Anatocismo, Usura Bancaria, Analisi econometriche

Elsa: “Cinque anni di lotta contro l’usura bancaria”. Adesso il giudicele dà ragione

Elsa: “Cinque anni di lotta contro l’usura bancaria”. Adesso il giudice le dà ragione

 

Elsa: “Cinque anni di lotta contro l’usura bancaria”. Adesso il giudice le dà ragione

Elsa: “Cinque anni di lotta contro l’usura bancaria”. Adesso il giudice le dà ragione

Elsa: “Cinque anni di lotta contro l’usura bancaria”. Adesso il giudice le dà ragione, Elsa: “Cinque anni di lotta contro l’usura bancaria”. Adesso il giudice le dà ragione

Sono cinque anni di lotta per la famiglia di Elsa. La lotta contro il male oscuro dell’usura bancaria. Una storia che inizia nel 2009, quando Elsa e suo marito si vedono richiedere da alcune banche il rientro immediato ed integrale di due finanziamenti, che fino a quel momento erano stati regolarmente pagati e che erano serviti per l’azienda di famiglia intestata al marito e per la casa.

Lì comincia il calvario, nessuno riesce a spiegare ai due coniugi le motivazioni di tale comportamento, del perché le due linee di finanziamento vengano revocate nonostante le rate fossero state pagate secondo le scadenze prefissate.

“Non potevamo avere tutti i 200 mila euro subito, eravamo spiazzati, dopo alcuni mesi è arrivato un atto di precetto per rate scadute, poi ne è arrivato un altro motivato con il fallimento dell’azienda, fallimento provocato dalla banca che aveva chiuso i nostri conti. Adesso la nostra casa è in vendita, è passata da 4 aste giudiziarie, decine di persone in questi anni sono venute a vederla. E noi lì ad assistere, consapevoli e convinti che abbiamo pagato sempre tutto. Ad un certo punto abbiamo anche fatto fare le perizie bancarie ed abbiamo scoperto che specialmente in due banche abbiamo soldi da avere e non da pagare con tassi usurari che sono arrivati anche al 350%.”

La famiglia, così distrutta psicologicamente ed economicamente non si è persa d’animo ed ha continuato a lottare, con la forza delle ricevute pagate che dimostrano la loro verità. “Ed a giugno è arrivato un primo riconoscimento giudiziario – racconta Elsa – il giudice ha detto che la banca non aveva diritto ad agire nei confronti della casa. Io aggiungo che se non aveva diritto nei confronti della casa, non ne aveva nemmeno verso l’azienda di mio marito. Per questo procedere in appello.”

Nel video, l’intervista ad Elsa realizzata da Matteo Marzotti

 

fonte: Arezzonotizie.it  Distrutta dalle Banche

 

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Mutui Stop ai Tassi Usurai

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Mutui Stop ai Tassi Usurai

Con sentenza n. 350 del 9 gennaio 2013, la Corte di Cassazione ha sancito due principi importanti a favore dei consumatori: innanzitutto i mutui con tassi usurai possono essere interamente annullati; inoltre, il calcolo del tasso di usura si fa sommando tutte le somme addebitate dalla banca e non solo guardando agli interessi pattuiti per contratto. Pertanto, se le penali, le commissioni, gli interessi di mora e/o qualsiasi tipo di spesa, sommate al tasso degli interessi, superano la soglia dei tassi ufficiali (fissati in base alla legge antiusura n.108 del 1996), il mutuo è nullo. Con tale chiarimento la Suprema Corte ha così ribaltato la posizione dei giudici sia del Tribunale che della Corte d’Appello di Napoli, i quali sostenevano viceversa che nella contestazione dell’importo degli interessi applicati nel contratto di mutuo non dovesse essere ricompresa anche la maggiorazione del 3% prevista in caso di mora. Di conseguenza il consumatore non dovrà pagare gli interessi perché nulli e quelli già pagati dovranno essere restituiti dalla banca. I consumatori che stanno subendo una procedura espropriativa da parte di una banca possono chiedere l’annullabilità del mutuo e questo sarà motivo per bloccare qualunque eventuale azione esecutiva intrapresa dalla banca erogante il mutuo.

Fonte: sole24ore

La pre-analisi  del contratto di Mutuo è gratuita: potete compilare la richiesta via mail e vi invieremo la lista dei documenti da inviare in formato cartaceo o digitale. Analizzeremo il tutto ed elaboreranno un documento di sintesi evidenziando tutte le anomalie – perizia econometrica

I tassi di interesse richiesti per prestiti e finanziamenti, mutui compresi, non debbono superare determinate soglie; altrimenti subentra l’usura, che è un reato penale.

La Banca d’Italia stabilisce ogni tre mesi i tassi massimi di interesse, detti anche tassi soglia, da applicare alle varie forme di finanziamento.

Se i tassi del finanziamento superano i tassi soglia, il mutuo è illegale e si ha diritto al rimborso degli interessi.

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Interessi anatocistici? Con una mozione chiediamo al Sindaco diverificare.

Il Movimento 5 Stelle di Verona ha presentato una mozione per chiedere al sindaco, in qualità di presidente della Fondazione Arena, di controllare se gli istituti di credito abbiano fatto pagare interessi illegittimi e di chiederne la loro restituzione.

 

anatocismo

 

Interessi anatocistici? Con una mozione chiediamo al Sindaco di verificare.

In un momento di grave difficoltà per Fondazione Arena e la cultura a Verona, recuperare un cospicuo valore indebitamente sottratto dalle banche, risulta un dovere morale da parte del sindaco, oltre che obbligo di legge inadempiuto da un anno a questa parte.

La pratica degli interessi anatocistici applicata da alcune Banche ai loro crediti, consiste nell’aggiungere gli interessi al debito residuo che il cliente deve all’istituto bancario affinchè siano a loro volta produttivi di interesse e richiedendo quindi al debitore l’obbligo di pagamento, non solo del capitale e degli interessi pattuiti, ma anche degli ulteriori interessi calcolati sugli interessi.

Questa prassi dell’anatocismo è l’ennesimo strumento a favore dello strapotere degli istituti di credito che depriva il territorio di vere risorse. Grazie alle modifiche emendative del M5S alla legge 112/2013 (decreto “Valore-Cultura”) è oggi obbligo dei sindaci, nella qualità di legali rappresentanti delle Fondazioni Lirico Sinfoniche, verificare che non siano stati pagati interessi anatocistici e pretenderne, nel caso, la restituzione da parte degli istituti di credito che ne hanno beneficiato indebitamente.

L’iniziativa nasce a seguito del lavoro sinergico istituito tra Portavoce del Movimento 5 Stelle a livello locale e nazionale, una vera e propria “rete a 5 stelle”.

La mozione presentata dal M5S a Verona impegna inoltre il sindaco ad effettuare le opportune verifiche anche per i mutui contratti dal comune di Verona e dalle aziende partecipate.

vedi la mozione: portale.comune.verona.it/nqcontent.cfm?a_id=14555&onum=436&tipo=5

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Usura: Articolo 644 c.p.

Chiunque, fuori dei casi previsti dall’articolo 643, si fa dare o promettere, sotto qualsiasi forma, per sè o per altri, in corrispettivo di una prestazione di denaro o di altra utilità, interessi o altri vantaggi usurari, è punito con la reclusione da uno a sei anni e con la multa da lire sei milioni a lire trenta milioni dicasi reato di usura.

Alla stessa pena soggiace chi, fuori del caso di concorso nel delitto previsto dal primo comma, procura a taluno una somma di denaro od altra utilità facendo dare o promettere, a sè o ad altri, per la mediazione, un compenso usurario.
La legge stabilisce il limite oltre il quale gli interessi sono sempre usurari. Sono altresì usurari gli interessi, anche se inferiori a tale limite, e gli altri vantaggi o compensi che, avuto riguardo alle concrete modalità del fatto e al tasso medio praticato per operazioni similari, risultano comunque sproporzionati rispetto alla prestazione di denaro o di altra utilità, ovvero all’opera di mediazione, quando chi li ha dati o promessi si trova in condizioni di difficoltà economica o finanziaria.

Per la determinazione del tasso di interesse usurario si tiene conto delle commissioni, remunerazioni a qualsiasi titolo e delle spese, escluse quelle per imposte e tasse, collegate alla erogazione del credito.

Le pene per i fatti di cui al primo e secondo comma sono aumentate da un terzo alla metà:
1) se il colpevole ha agito nell’esercizio di una attività professionale, bancaria o di intermediazione finanziaria mobiliare;
2) se il colpevole ha richiesto in garanzia partecipazioni o quote societarie o aziendali o proprietà immobiliari;
3) se il reato è commesso in danno di chi si trova in stato di bisogno;
4) se il reato è commesso in danno di chi svolge attività imprenditoriale, professionale o artigianale;
5) se il reato è commesso da persona sottoposta con provvedimento definitivo alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale durante il periodo previsto di applicazione e fino a tre anni dal momento in cui è cessata l’esecuzione.

Nel caso di condanna, o di applicazione di pena ai sensi dell’articolo 644 del codice di procedura penale, per uno dei delitti di cui al presente articolo, è sempre ordinata la confisca dei beni che costituiscono prezzo o profitto del reato ovvero di somme di denaro, beni ed utilità di cui il reo ha la disponibilità anche per interposta persona per un importo pari al valore degli interessi o degli altri vantaggi o compensi usurari, salvi i diritti della persona offesa dal reato alle restituzioni e al risarcimento dei danni.

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Chiede più di 560 mila € alle banche (anatocismo).

Chiede più di 560 mila € alle banche (anatocismo).

Chiede più di 560 mila € alle banche (anatocismo).

Chiede più di 560 mila € alle banche (anatocismo).

MESTRE – Più di 560 mila euro di interessi sugli interessi (anatocismo) che un imprenditore della zona di via Torino a Mestre ha pagato alle banche; e ora ne chiede la restituzione senza contare altri 106mila euro per interessi considerati a tasso di usura su un mutuo casa, e altrettanti per un leasing sul capannone sede dell’azienda.
Per Mario (nome fittizio perch teme che, pubblicando il nome vero, i clienti pensino stia chiudendo aggiungendo danno al danno) la battaglia iniziata da qualche mese e ha fruttato qualche risultato positivo. Tutte queste cause sono l’ultima cosa che avrei voluto fare, perch portano via tempo e fatica e procurano sofferenza a me e alla mia famiglia – spiega Mario -. Avrei preferito di gran lunga concentrarmi sulla mia attivit ma sono costretto a difendermi.

fonte : gazzettino.it

Con il termine anatocismo (dal greco anà – sopra, e tokòs – prodotto) si intende la capitalizzazione degli interessi su un capitale, affinché essi siano a loro volta produttivi di altri interessi (in pratica è il calcolo degli interessi sugli interessi). Nella prassi bancaria, tali interessi vengono definiti “composti”. Esempi di anatocismo sono il calcolo dell’interesse attivo su un conto di deposito, o il calcolo dell’interesse passivo di un mutuo.

Il calcolo degli interessi in regime di capitalizzazione composta anziché in regime di capitalizzazione semplice determina una crescita esponenziale del debito, di conseguenza per periodi inferiori all’anno l’importo calcolato con la capitalizzazione composta sarà inferiore a quello che si determina nella capitalizzazione semplice.

Giuridicamente, in un’obbligazione pecuniaria l’applicazione dell’anatocismo comporterebbe, per il debitore, l’obbligo di pagamento, non solo del capitale e degli interessi pattuiti, ma anche degli ulteriori interessi calcolati sugli interessi già scaduti.

La legge non autorizza il pagamento degli interessi sulle quote di debito (capitale e interessi), che non sono state regolarmente pagate a scadenza. La sentenza della corte di Cassazione del 20 febbraio 2003 n. 2593 è molto chiara a riguardo: “Occorre, in primo luogo, rilevare che in ipotesi di mutuo per il quale sia previsto un piano di restituzione differito nel tempo, mediante il pagamento di rate costanti comprensive di parte del capitale e degli interessi, questi ultimi conservano la loro natura e non si trasformano invece in capitale da restituire al mutuante, cosicché la convenzione, contestuale alla stipulazione del mutuo, la quale stabilisca che sulle rate scadute decorrono gli interessi sulla intera somma integra un fenomeno anatocistico, vietato dall’art. 1283 c.c.” In generale tuttavia gli istituti di credito applicano gli interessi di mora su tutta la quota di debito (capitale e interessi), di fatto ignorando la legislazione vigente.

 

 

 

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Usura : la legge parla chiaro ma nessuno la applica

Usura : la legge parla chiaro ma nessuno la applica

Usura : la legge parla chiaro ma nessuno la applica

Usura : la legge parla chiaro ma nessuno la applica

Benjamin Franklin scrive sul suo “l’Almanacco del povero Riccardo”: “Se vuoi renderti conto del valore del denaro, prova a chiedere un prestito”. Non sappiamo se da politico lungimirante, Franklin avesse previsto con largo anticipo gli effetti nefasti del difficile rapporto tra banche e utenti. Un fatto è certo: con il suo aforisma, Franklin, ha anticipato l’attuale realtà dei fatti. Sì, perché quando gli istituti che dovrebbero garantire l’accesso al credito legalmente riconosciuto vìolano palesemente norme di legge e regolamenti attuativi, solo allora il cittadino si accorge del reale “valore del denaro” che tiene in piedi la sua attività lavorativa e, in molti casi, la sua stessa vita familiare. Diciamolo apertamente e senza troppe perifrasi: oggi parlare di “usura bancaria” significa scoperchiare il vaso di Pandora del sistema italiano di credito, guardarvi dentro e accorgersi come i cittadini, siano essi semplici correntisti o imprenditori alle prese con una serie di prodotti e servizi bancari, paghino interessi che, in molte situazioni, superano in gran lunga il tasso di usura previsto dalla legge.
E’ ormai evidente come in Italia il credito usuraio si muova su due binari ben distinti: non esiste più solo l’usura da strada quella, tanto per intenderci, operata dalla criminalità organizzata; sempre più di frequente i media accendono i riflettori della cronaca su situazioni imbarazzanti che coinvolgono istituti regolarmente controllati dalla Banca d’Italia. Solo qualche mese fa (giugno 2014) alcuni quotidiani si sono occupati della chiusura dell’inchiesta da parte della Procura di Trani sui tassi usurai applicati da alcune importanti banche italiane: 62 persone – molti i nomi in vista orbitanti tra Bankitalia e ministero dell’Economia – hanno ricevuto dalle Fiamme Gialle l’avviso di notifica di fine indagine. Quel che dovrebbe far riflettere, ovviamente, è quanto viene contestato dalla Procura pugliese ai vertici degli stessi istituti indagati. Il reato, infatti, è quello che solitamente viene affibbiato ai criminali comuni e a quelli organizzati: usura. Eppure la legge parla chiaro. La 108 del 1996, la normativa che chiarisce una volta per tutte “chi” e “cosa” rappresentino usura, è arrivata a sostituire un intero articolo del Codice Penale: “Chiunque, fuori dei casi previsti (…), – recita il testo – si fa dare o promettere, sotto qualsiasi forma, per sé o per altri, in corrispettivo di una prestazione di denaro o di altra utilità, interessi o altri vantaggi usurari, è punito con la reclusione da uno a sei anni e con la multa da lire sei milioni a lire trenta milioni”. Quel “chiunque”, oltre che da un punto di vista grammaticale, avrebbe dovuto sciogliere ogni dubbio anche sul fronte giurisprudenziale. Malgrado l’inequivocabile incipit della normativa, il Legislatore ritenuto opportuno abbattere ostacoli invisibili, uscendo dal dogma secondo il quale la banca, o chi per essa, fosse intoccabile (e avesse sempre ragione). Ecco quindi l’innalzamento delle pene (“aumentate da un terzo alla metà”) se “il colpevole – è quanto indica la normativa – ha agito nell’esercizio di una attività professionale, bancaria o di intermediazione finanziaria mobiliare”. Ma la sanzione è stata inasprita anche nei casi in cui “il colpevole ha richiesto in garanzia partecipazioni o quote societarie o aziendali o proprietà immobiliari; se il reato è commesso in danno di chi si trova in stato di bisogno; se il reato è commesso in danno di chi svolge attività imprenditoriale, professionale o artigianale; se il reato è commesso da persona sottoposta con provvedimento definitivo alla misura di prevenzione della. sorveglianza speciale durante il periodo previsto di applicazione e fino a tre anni dal momento in cui è cessata l’esecuzione”. Trarre le dovute conclusioni, almeno allo stato attuale dei fatti, non è facile, ma un paio di consigli ci sentiamo di fornirli a titolo gratuito: oggi gli strumenti per capire se un mutuo o un conto corrente bancario siano “usurati” ci sono. Combattere l’asimmetria informativa che favorisce sempre la banca a danno del cliente è possibile. L’importante è cercare soluzioni idonee che mettano in grado un’azienda di non crollare sotto i colpi di un “rientro forzato”, e che consentano a un imprenditore e alla sua famiglia di non morire di credito.

Usura : la legge parla chiaro ma nessuno la applica
(fonte iogiornalista.com)

 

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