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Tribunale di Padova: Usura sopravvenuta e ius variandi

Tribunale di Padova: Sentenza n. 2600-14 del 12-08-2014 –

Usura sopravvenuta e ius variandi.

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Usura Sopravvenuta

A differenza di quella originaria, l’usura sopravvenuta – figura ormai entrata in pianta stabile nel nostro diritto vivente – non comporta la «conversione» ex lege del negozio da oneroso in gratuito che è disposta dall’art. 1815, comma 2, c.c. (ma solo una riduzione del carico economico: o al limite massimo del consentito ovvero, secondo altra opinione, alla linea del TEGM). Da ciò l’importanza di distinguere con precisione tra i due casi di usura: al di là della constatazione generica, e piuttosto lasca, per cui quella originaria si manifesta già al momento di stipula del rapporto. E da qui pure l’importanza della decisione patavina qui pubblicata per cui, nel caso in cui «il tasso venga a superare il tasso soglia in seguito a modificazione unilaterale della banca, la sanzione non potrà essere che quella del comma 2 dell’art. 1815 c.c., con la conseguenza che nessun interesse sarà dovuto». La sentenza, peraltro, presenta altri due lati di sicuro interesse. Il primo attiene alla conferma – corrente in giurisprudenza, ma contrastata dalle Istruzioni di banca d’Italia – dell’onnicomprensività del carico economico rilevante ai fini della verifica usuraria: «per verificare il superamento del tasso soglia – precisa la sentenza – deve essere computato tutto ciò che possa configurarsi come somma richiesta per la restituzione della somma ottenuta o comunque quale costo del danaro». L’altro riguarda le modalità di adeguamento dei contratti in essere alla disciplina di fine millennio, che ha consentito le clausole di anatocismo bancario (art. 120, comma 2, TUB prima della revisione di fine 2013): per questa sentenza occorre, senza possibili alternative, un apposito consenso scritto da parte del cliente

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Banche: sosteniamo la procura di Trani che porta alle sbarre il sistemabancario

“Banche, chiunque ha avuto un fido potrebbe chiedere rimborso: ma nessuno lo sa!”
I mass media non ne parlano, ma quanto sta facendo la Procura di Trani è QUALCOSA DI STRAORDINARIO! Un giudice della Procura di Trani infatti sta portando alla sbarra il sistema bancario italiano, che come abbiamo illustrato più volte, per esempio nell’articolo “Banche, chiunque ha avuto un fido potrebbe chiedere rimborso: ma nessuno lo sa!” nella totale impunità praticano anatocismo e usura, sottraendo a imprenditori e commercianti somme importanti in modo ILLECITO!
La Procura di Trani inoltre è nota anche per avere aperto un’inchiesta sulle agenzie di rating, accusate (e probabilmente colpevoli) di aver agito per danneggiare deliberatamente l’Italia, rinviandole a giudizio,inoltre sempre la procura di Trani sta indagando sul vaccino trivalente: che secondo numerose evidenze scientifiche sempre più innegabili (anche se gli scienziati vicini a big pharma ovviamente negano) provocano autismo e gravi problemi di salute. (vedi intervista al noto scienziato Montanari)
I GIUDICI IN QUESTIONE DIMOSTRANO GRANDE SENSO DELLA GIUSTIZIA, E SOPRATUTTO IL CORAGGIO DI AGIRE CONTRO QUEI POTERI FORTI CHE CON LA COMPLICITA’ DELLA POLITICA E DI PARTE DELLA MAGISTRATURA DERUBANO E VESSANO I CITTADINI, CALPESTANDO LA LEGGE E LA DEMOCRAZIA!
Quando la Procura di Trani ha aperto l’inchiesta sui vaccini, il giudice è stato vittima di linciaggio mediatico: scienziati vicini a big pharma e persino il Ministero hanno attaccato la procura, per esercitare pressione contro questa inchiesta scomoda: EBBENE, NESSUNO TOCCHI LA PROCURA DI TRANI ED I GIUDICI CORAGGIOSI, PERCHE’ SE PER CASO DOVESSERO SUBIRE SOPRUSI O RITORSIONI, SIAMO PRONTI ALLA MOBILITAZIONE AD OLTRANZA! L’altra volta ci siamo limitati a lanciare un appello sul web a sostegno della Procura, raccolto da decine di liberi blogger: ma se necessario, siamo pronti a chiamare alla piazza migliaia di italiani.

Di seguito l’articolo di Dagospia:
Anna Maria Tarantola
CI VOLEVA LA PROCURA DI TRANI PER SPUTTANARE IL SISTEMA BANCARIO ITALIANO – ALLA SBARRA SACCOMANNI, TARANTOLA, LUIGI ABETE, MUSSARI, PROFUMO, GHIZZONI E CALTAGIRONE: TUTTI ACCUSATI DI AVER CREATO UN SISTEMA DI TASSI DI USURA CON L’AVALLO DI BANKITALIA –
È la tesi con la quale il pm di Trani, Michele Ruggiero, ha chiuso le indagini e chiederà di mandare a giudizio quasi tutto il sistema bancario italiano. Una battaglia che se dovesse trovare fondamento metterebbe in ginocchio l’intero credito nel Paese: chi ha mutuo sulle spalle potrebbe continuare a pagarlo senza dover corrispondere alcun interesse…

Walter Galbiati per ‘La Repubblica’
Due direttori generali della Banca d’Italia, Vincenzo Desario e Fabrizio Saccomanni, già ministro dell’Economia, due responsabili della Vigilanza bancaria, Francesco Frasca e Anna Maria Tarantola (oggi presidente della Rai).
Ma anche l’ex presidente di Bnl, Luigi Abete, i vertici passati e attuali di Unicredit, Dieter Rampl, Alessandro Profumo e Federico Ghizzoni, Fabrizio Mussari e Francesco Gaetano Caltagirone per Mps, e i numeri uno della Popolare di Bari, il presidente Fulvio Saroli e l’amministratore delegato Marco Jacobini. E con loro molti altri rappresentanti dei consigli di amministrazioni, tutti accusati di aver creato un sistema di tassi di usura con l’avallo della Banca d’Italia. In tutto 62 avvisi di conclusione indagine. È la tesi con la quale il pm di Trani, Michele Ruggiero, non nuovo a inchieste ciclopiche e roboanti, ha chiuso le indagini e chiederà di mandare a giudizio quasi tutto il sistema bancario italiano. Una battaglia che se dovesse trovare fondamento metterebbe in ginocchio l’intero credito nel Paese, in quanto permetterebbe a chi possiede un mutuo di continuare a pagarlo senza dover corrispondere alcun interesse.
I dirigenti dalla Banca d’Italia e il ministero dell’Economia (Giuseppe Maresca) avrebbero, nelle rispettive cariche, «adottato determinazioni amministrative (leggi circolari e regolamenti, ndr) in contrasto/violazione della legge in materia di usura n.108 del 7/3/1996 così consapevolmente fornendo un contributo morale necessario ai fatti reato di usura materialmente commessi dalle banche».
Secondo l’accusa le banche, «dopo aver utilizzato per il calcolo del cosiddetto T. e. g. (tasso effettivo globale) l’algoritmo indicato da Banca d’Italia che indicava l’incidenza degli oneri e delle commissioni al credito accordato piuttosto che a quello effettivamente utilizzato, avrebbero adoperato anche per la verifica di sussistenza dell’usura, ossia per la verifica del limite tasso soglia previsto dalla legge, il suddetto medesimo algoritmo (tarato sull’accordato) anziché quell’altro algoritmo che rapportava l’incidenza di oneri e commissioni e spese al credito erogato ed effettivamente utilizzato, elaborato per il calcolo del Taeg».

Il PM di Trani Michele Ruggiero
In questo modo venivano segnalati alla Banca d’Italia tassi più bassi entro il limiti dell’usura, che a seconda dei periodi variava tra il 9 e il 20%, mentre ai clienti venivano caricati interessi maggiori. Il reato di usura bancaria continuata e pluriaggravata è stata commessa ai danni di alcune imprese di Barletta, la Costruzioni Crescente con un vantaggio per Bnl di circa 42mila euro e la Best Side per poco più di 2mila euro, la Aligest con un vantaggio per Unicredit di 1.800 euro. Contro Unicredit, giunta Vincenzo Longo per interessi usurari per 9.500 e la Tiesse srl, (2mila euro). Lo stesso Longo ha accusato Mps per 16mila euro.
La Popolare di Bari è finita nell’inchiesta per 296 euro di vantaggio usuraio sottratti dalle tasche di Luigi Salvatore Gianfrancesco. Gli interessi e i soldi in gioco sono pochi, ma la posta è grande. L’accusa punta in alto, starà ai giudici stabilire chi ha ragione. Altri nomi illustri finiti nelle indagini per le loro cariche sono gli avvocati Sergio Erede e Berardino Libonati, i tributaristi Guglielmo Maisto e Tommaso di Tanno, i banchieri Fabrizio Palenzona, Paolo Fiorentino, Piergiorgio Peluso, Vittorio Ogliengo, Vincenzo Nicastro, Antonio Vigni.

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