Anatocismo, Usura Bancaria, Perizia Conto Corrente, Mutui e Leasing, cropped UsurAinBancA min, anatocismo, usura bancaria, anomalie bancarie

Il Tribunale di Padova ha rigettato un decreto ingiuntivo interessi ultralegali

Il Tribunale di Padova ha rigettato un decreto ingiuntivo per   interessi ultralegali.

Il Tribunale di Padova ha rigettato un decreto ingiuntivo per applicazione di interessi ultralegali: una SRL vicentina beneficia di € 563.408

Il Tribunale di Padova ha rigettato un decreto ingiuntivo per applicazione di interessi ultralegali: una SRL vicentina beneficia di € 563.408, corte1, anatocismo, usura bancaria, anomalie bancarie

Il Tribunale di Padova ha rigettato un decreto ingiuntivo per applicazione di interessi ultralegali: una SRL vicentina beneficia di € 563.408

 

Un istituto bancario nel 2009 aveva notificato un decreto ingiuntivo ad una Srl vicentina che non rientrava per € 329.525 (LEGGI SENTENZA ).
L’azienda, nell’opposizione al decreto ingiuntivo, ha richiesto la rideterminazione del saldo del c/c per illegittima applicazione di interessi ultralegali, presenza di anatocismo e applicazione di Commissioni di Massimo Scoperto. Il Tribunale ha trovato fondate le contestazioni sollevate e ha così rideterminato il saldo del c/c ordinando:

i) la revoca del decreto per € 329.525,
ii)il risarcimento per € 233.883, a favore della Società, per applicazioni di interessi illegittimi.

 

INTERESSI ULTRALEGALI :

Con la dizione interessi ultralegali, si definiscono, in materia bancaria, gli interessi richiesti dalla banca al correntista a tasso superiore a quello legale pro tempore vigente.
Ai sensi dell’art. 1284, 3° comma cod. civ. “gli interessi superiori alla misura legale devono essere determinati per iscritto, altrimenti sono dovuti nella misura legale”.

Spesso, nella disamina della documentazione contrattuale bancaria, si riscontra, specie nei contratti di apertura del conto corrente di corrispondenza accesi prima della entrata in vigore della legge 154/92 (trasparenza bancaria) o la assenza di pattuizione alcuna circa il saggio degli interessi debitori applicati o il rinvio, per la loro determinazione, agli “usi abitualmente praticati su piazza”, con rimando ad una prassi allora utilizzata ma dichiarata invalida per indeterminatezza, anche se riferita a parametri che si suppongano conosciuti o facilmente conoscibili.In questi casi il correntista può richiedere il rimborso di quanto complessivamente pagato, a titolo di interessi debitori, in eccedenza rispetto al tasso legale pro tempore vigente fino al 31/12/93 e, dal 01/01/94 a quello di cui all’art. 117 TUB (tasso minimo di emissione dei BOT pro tempore vigenti).

www.usurainbanca.it

www.usurainbanca.it
Please follow and like us:
follow subscribe, anatocismo, usura bancaria, anomalie bancarie0

Mutui bancari tassi usurai Prima condanna a Salerno

«Segnalati numerosi casi nella Piana e nell’Agro» Sotto accusa l’ammortamento che prevede prima il pagamento degli interessi

 Mutui bancari a tassi usurai Prima condanna a Salerno  Sportello Codici denuncia: «Segnalati numerosi casi nella Piana e nell’Agro» Sotto accusa l’ammortamento che prevede prima il pagamento degli interessi , bankcri 300x225, anatocismo, usura bancaria, anomalie bancarie


Mutui bancari a tassi usurai Prima condanna a Salerno
«Segnalati numerosi casi nella Piana e nell’Agro» Sotto accusa l’ammortamento che prevede prima il pagamento degli interessi

Mutui bancari  tassi usurai Prima condanna a Salerno.

Mutui bancari tassi  usurai, dopo le denunce delle associazioni dei consumatori arrivano le prime sentenze a confermare che non si tratta solo di illazioni: se le banche hanno imposto, nel contratto di mutuo, un tasso d’interesse superiore a quello di legge comprensivo quindi anche di spese ed oneri accessori, il cliente è tenuto a restituire il solo capitale e la convenzione relativa agli interessi è da ritenersi nulla. Pronunce in tal senso erano già venute dai tribunali di Padova, Cagliari e Parma: ora una prima sentenza del Tribunale di Salerno, che ha visto contrapposti un istituto di credito nazionale, attivo anche al sud, e una donna che vive al confine tra Bellizzi e Pontecagnano.

«La banca – spiega l’avvocato Mario Manzo, responsabile dello Sportello Usura Bancaria  che ha seguito la controversia – aveva messo all’asta l’immobile, residenza e unica abitazione della signora, per un credito residuo da mutuo ipotecario di circa 30 mila euro. Dalle nostre verifiche è emerso un tasso d’interesse usuraio ed abbiamo quindi contestato le preteste dell’istituto di credito. Una perizia del Tribunale ha accertato la fondatezza delle nostre ragioni: il giudice, quindi, non solo ha respinto la richiesta della banca, ma l’ha condannata a rimborsare la somma di 15 mila euro, restituendo ovviamente l’immobile nella piena titolarità e disponibilità della nostra assistita».

Stando ai dati dello Sportello Usura Bancaria  in provincia di Salerno sono numerosi. «Stiamo seguendo – spiega ancora l’avvocato Manzo – numerose segnalazioni anche dall’Agro e da altre province. Il tasso che rileva, per stabilire se un mutuo è usuraio, non è solo quello convenuto: bisogna tener conto, come ha stabilito una sentenza della Cassazione, anche del tasso di mora» e di tutti gli altri oneri accessori. È questo importo totale che va rapportato al tasso soglia. «Dalle nostre stime – conclude l’avvocato – possiamo affermare che un mutuo su tre è usuraio».

Nei giorni scorsi anche Adusbef e Federconsumatori hanno notificato un atto di diffida a 13 primarie banche (Unicredit, Intesa San Paolo, Mps, Ubi Banca, Bnl, Banca Popolare di Milano; Cassa Risparmio Parma e Piacenza; Banca Popolare Vicenza, Credito Emiliano, Banca Popolare Emilia Romagna, Carige, Banca Popolare Bergamo e Banco di Sardegna), una richiesta di rimozione di tutte le clausole vessatorie presenti nei contratti bancari, in particolare dei mutui e dei conti correnti.

Sotto osservazione soprattutto il sistema di ammortamento cosiddetto “alla francese” che prevede prima il pagamento degli interessi, e poi la restituzione del capitale. Un sistema di calcolo che farebbe lievitare gli interessi di oltre il 17%. In soldoni, su un mutuo ventennale di 100 mila euro, vuol dire sborsare circa 12 mila euro in più.

http://www.usurainbanca.it/

Mutui bancari tassi usurai

fonte: Remo Ferrara – : lacittàdisalerno.it

www.usurainbanca.it
Please follow and like us:
follow subscribe, anatocismo, usura bancaria, anomalie bancarie0

Erano tassi da usura : La banca dovrà risarcire

Erano tassi da usura :  La banca dovrà risarcire

«Erano tassi da usura» , ripresa economica euro 5 770x541 300x210, anatocismo, usura bancaria, anomalie bancarie

Erano tassi da usura

Erano tassi da usura : La banca dovrà risarcire

LAGONEGRO – Le piccole imprese si prendono le loro rivincite contro il sistema bancario. La cronaca recente registra una sentenza a favore di una coppia di imprenditori (marito e moglie) di Moliterno, vittime di usura bancaria. Il tribunale civile di Lagonegro, in composizione monocratica (giudice Grazia Di Costanzo), ha condannato una banca di rilevanza nazionale (Unicredit Management Bank) a restituire alla coppia di imprenditori la somma di quasi 25mila euro.

Secondo la perizia del consulente nominato dal tribunale la somma degli interessi (convenzionali e di mora) pagati dai due imprenditori erano stati per tutto il tempo della durata del mutuo oltre la soglia prevista dalla legge. Dalla consulenza, è emerso, «che alla data del 27 aprile 2010 il mutuo si è estinto ed il credito vantato dalla banca per capitale ed interessi è pari a zero. È emerso, inoltre, che gli interessi di mora superano il tasso soglia previsto dalla legge e che la somma degli interessi convenzionali e di mora supera la soglia per tutto il periodo». E quindi la banca dovrà restituire all’impresa di Moliterno la cifra di 24.805,14 euro.
Il 6 novembre del ’97 marito e moglie avevano chiesto ed ottenuto un prestito di 120 milioni delle vecchie lire da restituire in 180 rate.

NOTIFICA – Il 6 aprile 2010 si vedono recapitare dalla banca un’istanza con cui veniva ordinato loro di pagare la somma complessiva di circa 38mila euro: secondo l’istituto bancario un residuo dovuto agli interessi per il mancato pagamento di alcune rate del mutuo. Scatta l’opposizione della coppia di imprenditori che chiedono, con la difesa legale dell’avvocato Nicola Solimando, una consulenza tecnico bancaria per accertare se la natura del prestito è usuraia. Grazie ai tempi rapidi della giustizia è arrivata la sentenza a favore dell’impresa. Nel frattempo, però, ai due imprenditori è stata pignorata l’abitazione. L’antivigilia di Natale del 2012 alla porta dei due bussò il consulente che doveva effettuare la stima dell’immobile.

SVILUPPI – «Ora grazie alla sentenza favorevole – sottolinea l’avvocato Solimando – non solo i miei clienti non devono dare nulla alla banca ma abbiamo intenzione di chiedere i danni per il pignoramento, a questo punto illegittimo, della casa e per lo stress causato da tutta questa situazione». È una sentenza importante che può far tirare un po’ di fiato a chi si trova ogni mese in difficoltà con le rate dei prestiti.

IMPRENDITORIA – Una boccata d’ossigeno per le imprese, in un periodo in cui notevoli sono le difficoltà di accesso al credito. Come se non bastassero le infrastrutture inadeguate e una burocrazia elefantiaca spesso anche lebanchedanno il loro contributo per affondare le aziende. Ottenere un prestito non è la parte più difficile, il peggio inizia quando l’istituto di credito pretende la restituzione del credito, soprattutto se lo fa applicando tassi da usura. Dal 1996 una legge regola il limite oltre il quale i tassi applicati vengono considerati usurai. Nonostante ciò i tassi folli sono ancora una pratica costante. Come dimostra il caso della coppia di imprenditori di Moliterno.

http://www.usurainbanca.it

FONTE: lagazzettadelmezzogiorno.it

www.usurainbanca.it
Please follow and like us:
follow subscribe, anatocismo, usura bancaria, anomalie bancarie0

Una banca locale ci ha chiesto tassi da usura: alla SAV di “BOLZANO”

Una banca locale ci ha chiesto tassi da usura.

La Sav: una banca locale ci ha chiesto tassi da usura , image 300x234, anatocismo, usura bancaria, anomalie bancarie

La Sav: una banca locale ci ha chiesto tassi da usura

 

Il dramma della famiglia Paganella, proprietaria della storica azienda di utensili:

«Tutto ciò che abbiamo andrà all’asta a novembre: ora chiediamo giustizia» di Antonella Mattioli

BOLZANO. «Siamo con l’acqua alla gola, al punto da non essere più in grado neppure di pagare le bollette del gas, tanto che Aew ci ha bloccato la fornitura. Abbiamo debiti arretrati con i fornitori e pendenze con Equitalia. Siamo andati in Provincia, abbiamo chiesto aiuto alla Caritas e al vescovo. Nessuno ci ha dato una mano, ma abbiamo deciso di resistere. Vogliamo tentare tutto per salvare l’azienda che i nostri genitori hanno avviato nel 1973». I fratelli Paganella Gianluca, 33 anni, e Andrea, 29, bolzanini, titolari della Savutensili di via Santa Geltrude 18, specializzata nella commercializzazione nel Trentino-Alto Adige di articoli tecnici industriali ausiliari alla produzione, puntano il dito contro un sistema bancario che strozzerebbe i piccoli imprenditori e in particolare contro un istituto di credito locale che avrebbe applicato all’azienda dei tassi d’interesse usurario. La loro è ormai una corsa contro il tempo: per l’11 novembre è fissata l’asta in cui si metterà in vendita tutto quello che la famiglia Paganella ha costruito in 40 anni di lavoro, ovvero l’edificio che in via Santa Geltrude ospita il magazzino della Savutensili e due grandi appartamenti. Valore stimato: poco meno di due milioni di euro.

La storia. Silvano Paganella si mette in proprio negli anni Settanta: l’azienda va bene. La Savutensili è distributore in esclusiva per la regione di prestigiosi marchi del settore degli articoli industriali. Ottiene importanti commesse pubbliche e private. Tra le altre cose cura l’allestimento delle officine della scuola professionale Max Valier di via Sorrento, installa il sistema di lavaggio delle ambulanze nella nuova sede della Croce Bianca, lavora per grandi gruppi come Hoppe, Durst, Röchling. Nel frattempo in azienda entrano Gianluca e Andrea: vogliono proseguire l’attività del padre e ingrandirla. Nel 2008 si cominciano ad avvertire anche in Alto Adige i primi segnali di crisi, ma la Savutensili, che all’epoca aveva quattro dipendenti, resiste bene. Il declino inizia l’anno dopo. «Quando – spiega Gianluca Paganella – entrano in vigore nel settore bancario europeo nuove direttive (Basilea 3) e la banca locale, con la quale lavoravamo da anni, comincia a chiudere i rubinetti del credito. I nostri guai sono iniziati allora: c’erano le commesse, ma avevamo difficoltà ad ottenere i soldi per pagare i fornitori. Ci hanno creato enormi difficoltà anche quando ci siamo aggiudicati un importante lavoro in Libia che, se non ci avessero messo i pali tra le ruote, ci avrebbe consentito di ripianare quasi tutti i debiti».

I debiti. Il “rosso” aumenta, si perdono clienti importanti, i fratelli Paganella nel 2011si rivolgono ad una società milanese specializzata in piani di ristrutturazione aziendale. «È lì che ci hanno consigliato di andare da un perito, in quanto da un’analisi dei conti era emerso che il peso degli oneri finanziari era tale da ipotizzare che la banca in questione ci applicasse un tasso usurario». Intanto l’istituto di credito chiede agli imprenditori di rientrare subito, pagando 600 mila euro. Impossibile.

È così che i Paganella decidono di avviare una causa contro la banca. Presentano una denuncia in cui si ipotizza il reato di usura, ma il pubblico ministero chiede l’archiviazione che il giudice per le indagini preliminari respinge. Il contenzioso è in corso.

«Eppure – dicono i Paganella – è la stessa Banca d’Italia ad aver riconosciuto che ci sono stati “lievi superi della soglia usuraria”. Nell’ultimo trimestre del 2009 e nel primo del 2010 – risulta dalla lettera del Commissario del governo – i tassi effettivi globali sono stati pari a 12,87% e 14,83% a fronte di tassi di soglia pari a 12,765% e 14,385%. Nonostante dunque che l’usura, seppur lieve, ci sia stata, nulla si muove sul piano giudiziario. Il paradosso è che noi in questo momento stiamo lavorando, le commesse non ci mancano, ma l’11 novembre tutto ciò che abbiamo andrà all’asta, visto che non c’è stata concessa la sospensione dei termini».

 

http://www.usurainbanca.it/

 

Fonte:  altoadige.gelocal.it/bolzano

 

www.usurainbanca.it
Please follow and like us:
follow subscribe, anatocismo, usura bancaria, anomalie bancarie0

USURA: la nullità parziale dei moratori ex art. 1419 c.c.

USURA: la nullità parziale dei moratori ex art. 1419 c.c. non si estende ai corrispettivi

USURA: la nullità parziale dei moratori ex art. 1419 c.c. non si estende ai corrispettivi, safe image.php 2 300x156, anatocismo, usura bancaria, anomalie bancarie

USURA: la nullità parziale dei moratori ex art. 1419 c.c. non si estende ai corrispettivi

Interessi corrispettivi e moratori sono istituti aventi diversa causa e non necessariamente dall’invalidità dell’uno deriva anche quella dell’altro: gli interessi moratori assolvono ad una funzione risarcitoria forfetizzata e preventiva del danno da ritardo nel pagamento di una somma esigibile; quelli corrispettivi implicano la regolare esecuzione del rapporto e rappresentano il corrispettivo del prestito. Non vi è tra i due istituti un rapporto di presupposizione necessaria.

Siccome la nullità parziale ex art.1419 cc non importa – di regola – la nullità dell’intero contratto, l’invalidità che involga la clausola degli interessi moratori usurari non si estende alla clausola degli interessi corrispettivi, che sono comunque dovuti.

In virtù del principio di tassatività delle nullità ex art. 14 delle Preleggi, mancando un’apposita norma che disponga l’estensione della sanzione della nullità del tasso di mora usurario anche a quello corrispettivo (non usurario per definizione), quest’ultimo si conserva, stante vieppiù il disposto dell’art. 1224, primo comma cc, laddove prevede in particolare che in mancanza di tasso di mora si applica quello corrispettivo o legale.

Così si è espresso il Tribunale di Taranto, in persona del dott. Claudio Casarano, con ordinanza ex art. 702 bis cpc del 17 ottobre 2014, sottolineando interessanti principi in merito alle conseguenze civilistiche dell’usura bancaria, in correlazione alle corrette tecniche di interpretazione del contratto, ed in particolare con riferimento alla nullità parziale del medesimo per effetto dell’usurarietà degli interessi moratori.

La vicenda processuale s’inserisce nel classico contenzioso banca-cliente, per un rapporto di mutuo che si era peraltro fisiologicamente svolto con la corresponsione degli interessi corrispettivi, senza ritardo nel pagamento.

Il cliente aveva comunque richiesto la ripetizione degli interessi corrispettivi, sulla base del rilievo che gli interessi moratori risultavano asseritamente pattuiti oltre soglia.

Vengono in rilievo, in primis, la questione della cumulatività-incumulabilità dei due saggi d’interesse ed, in secundis, il tema degli effetti dell’usurarietà del tasso di mora sulle “sorti” degli interessi corrispettivi.

Sulla prima questione, ampiamente approfondita sulle pagine di questa rivista (cfr. Rassegna Giurisprudenziale “Il punto sull’usura bancaria”) il Giudice tarantino non si è soffermato, sostenendo direttamente che il passaggio rilevante non è quello della sommatoria degli interessi corrispettivi e moratori, dacché ad essere vietata non è quest’ultima, ma l’automatica applicazione della sanzione prevista per i secondi ai primi.

In altri termini, bisogna analizzare se, una volta stabilito che gli interessi moratori diano luogo all’usura oggettiva, siccome pattuiti oltre-soglia, la sanzione ex art.1815, secondo comma, cc si estenda automaticamente agli interessi corrispettivi, “trasformando” il mutuo da oneroso a gratuito.

Netta la risposta negativa del Tribunale: “deve considerarsi fallace il ragionamento giuridico posto a base della domanda, sotto il profilo della incongruenza logico – giuridica tra premessa e conclusione”.

In particolare, il Giudice ha accolto la premessa dell’attore, dimostrando di aderire all’orientamento della giurisprudenza di legittimità secondo cui “si intendono usurari gli interessi che superano il limite stabilito dalla legge nel momento in cui essi sono promessi o comunque convenuti, a qualunque titolo, quindi anche a titolo di interessi moratori” (ex multis, Cass.Civ. sent. 09.01.2013 n.350), addivenendo tuttavia a conclusioni assai differenti da quelle prospettate dal mutuatario.

Infatti, è insostenibile logicamente e giuridicamente l’estensione automatica della sanzione applicabile per il tasso moratorio anche al tasso corrispettivo.

Tanto – si legge nell’ordinanza in commento – per la semplice ragione che si tratta di istituti aventi diversa causa e che non necessariamente dall’invalidità dell’uno deriva anche quella dell’altro: gli interessi moratori assolvono ad una funzione risarcitoria forfetizzata e preventiva del danno da ritardo nel pagamento di una somma esigibile; quelli corrispettivi implicano la regolare esecuzione del rapporto e rappresentano il corrispettivo del prestito.

Chiarita tale importante differenza ontologica e funzionale, il Tribunale si è spostato sull’analisi dell’interpretazione del contratto e delle conseguenze della c.d. nullità parziale ex art.1419 cc, affermando che tra i due istituti non vi è un rapporto di presupposizione necessaria.

Orbene, stabilito che interessi corrispettivi ed interessi di mora fanno capo a due autonome clausole, non può che farsi riferimento alla regola dell’art. 1419, I co., c.c., a mente dela quale “la nullità di una clausola contrattuale solo quando sia stata motivo determinante del contratto può implicare la sua totale invalidità”.

Volgendo tale regola “in positivo”, può affermarsi che in linea di principio la nullità di una singola clausola implica la conservazione del contratto (c.d. principio di conservazione degli atti giuridici) e quindi anche di altra clausola che regola un fatto diverso.

Analogamente – l’esito del ragionamento è scontato – “la nullità della clausola che contempla gli interessi moratori non può implicare la nullità di quell’altra clausola che contempla gli interessi corrispettivi”.

La regola, dunque, è quella della conservazione della clausola che determina gli interessi corrispettivi-leciti, a ciò aggiungendosi, nel caso di specie, la circostanza che la clausola che contemplava il tasso corrispettivo trovava regolare esecuzione – cioè il mutuatario pagava per tempo – e quindi al più si sarebbe potuta dare la sola eventualità della nullità (virtuale) della clausola che contemplava l’interesse moratorio.

In generale, tuttavia, valga la precisazione offerta dal Giudice, secondo cui, anche nell’ipotesi in cui vi sia un ritardo nella corresponsione degli interessi corrispettivi e la banca abbia preteso in sua vece quello moratorio, rivelatosi usurario, la sanzione non potrebbe colpire anche il tasso corrispettivo; tanto, oltre che per le ragioni sopra spiegate, perché ai sensi dell’art. 1224, I co., c.c., in caso di mancata espressa pattuizione, come interesse di mora dovrebbe applicarsi quello corrispettivo lecito.

In altri termini mancando un’apposita norma che disponga l’estensione della sanzione della nullità del tasso di mora usurario anche a quello corrispettivo (non usurario per definizione), quest’ultimo si conserva.

Il Tribunale non ha omesso di considerare che tale conclusione è coerente con il principio di tassatività delle nullità, vigente il quale, per giungere alle conclusioni prospettate dal mutuatario, il legislatore avrebbe dovuto sanzionare espressamente gli interessi corrispettivi con la nullità ex art.1815, secondo comma cc, anche in caso di usurarietà dei soli moratori (ipotesi che nell’ordinanza in commento viene peraltro criticata, perché non sarebbe stata “spiegabile razionalmente”).

Per tutte le argomentazioni esposte, la domanda del mutuatario non ha potuto trovare accoglimento.

fonte: xpartecreditoris.it”
www.usurainbanca.it
Please follow and like us:
follow subscribe, anatocismo, usura bancaria, anomalie bancarie0

Rimini: Provvisoria esecuzione Sospesa per quattro decreti ingiuntivi

il Giudice Tribunale di Rimini con 4 ordinanze ha sospeso la provvisoria esecuzione  dei decreti ingiuntivi per quattro diverse società.

Sospesa la provvisoria esecuzione di quattro decreti ingiuntivi per quattro diverse società., corte, anatocismo, usura bancaria, anomalie bancarie

Sospesa la provvisoria esecuzione di quattro decreti ingiuntivi per quattro diverse società.

 Provvisoria esecuzione Sospesa per quattro decreti

Tribunale di Rimini:  il Giudice ha sospeso con 4 ordinanze la provvisioria esecuzione per 4 società diverse,  la provvisoria esecuzione erano stati  ottenuti da un istituto bancario estero (San Marino)  in forza di un contratto di apertura di conto corrente in quanto nel negozio vi è una clausola di rinvio agli usi per la determinazione dei tassi di interesse e di ogni altro presso (cd. uso piazza), applicabile nello stato di appartenenza della banca, ma non nello stato Italiano, in cui è considerata nulla ai sensi dell’art. 16,comma 2, della legge 218/1995

Norme stabilite dalla Comunità Europea per l’apertura dei conti all’estero:

Il Parlamento europeo ha chiesto che i conti bancari di base siano offerti da tutti, o da un numero di istituti di credito in tutti gli Stati Ue tale da garantire sia un facile accesso per tutti, sia la competitività delle offerte.
Tali offerte non dovranno essere limitate alle banche che forniscono esclusivamente servizi online.

Chiunque risieda legalmente nell’Ue, anche senza fissa dimora, potrà aprire un conto di base.
Tuttavia gli Stati membri potrebbero richiedere ai futuri clienti di indicare il loro interesse e la finalità dell’apertura del conto, a condizione che rispettino pienamente i diritti fondamentali del cliente e che l’esercizio di tale diritto non risulti eccessivamente complicato o gravoso per il consumatore.

La legge garantisce che chiunque apra un conto bancario sia in grado di capirne le commissioni e tassi d’interesse e di confrontare le offerte.
In ogni Stato membro dovrà essere creato almeno un sito web indipendente che permetta di confrontare i tassi d’interesse e le tariffe applicate dalle banche, che dovranno inoltre informare i propri clienti sulla possibilità di aprire conti bancari di base.

Quali operazioni:
Secondo il testo approvato i conti bancari di base consentono ai clienti di effettuare pagamenti o prelievi ed eseguire operazioni di pagamento all’interno dell’Ue, comprese le operazioni mediante carte di pagamento e online.
Ai clienti deve essere consentito un numero illimitato di tali operazioni, a costo zero o addebitando una cifra ragionevole.
Gli Stati membri possono decidere che tali conti non possano prevedere uno scoperto oppure limitarne l’ammontare.

La migliore offerta
Per beneficiare delle migliori offerte in Europa, ai clienti dovrà essere possibile, per una cifra ragionevole, cambiare conto bancario.
Il passaggio da un conto a un altro, nella stessa valuta e nello stesso paese, sarà effettuato dalla banca che riceve la richiesta di apertura di conto, previa autorizzazione del titolare del conto.
Tutti i bonifici in entrata, gli ordini permanenti e gli addebiti diretti da trasferire sul nuovo conto, dovranno essere identificati.

 

www.usurainbanca.it

 

www.usurainbanca.it
Please follow and like us:
follow subscribe, anatocismo, usura bancaria, anomalie bancarie0

San Benedetto – Lotta contro l’usura

San Benedetto – Lotta contro l’usura

La pre-analisi è gratuita cosi come gratuita è la prima consulenza.

Anomalie Bancarie e Usura

La rivoluzionaria sentenza della Corte di Cassazione n. 350/2013 permette il recupero integrale degli interessi pagati su mutui, leasing e finanziamenti, quando i tassi o le penali superano la soglia di usura.

La pre-analisi è gratuita: potete compilare la richiesta ed inviare le copie degli estratti conto (in formato cartaceo o digitale). Analizzeremo il tutto ed elaboreranno un documento di sintesi evidenziando tutte le anomalie – perizia econometrica

La Legge 108/96 inserisce come modifica importante, per il calcolo dell’usura in conto corrente, ulteriori parametri di riferimento che vanno a sommarsi determinando i costi addebitati al correntista, collegati alle operazioni di erogazione del credito.

Con una accurata analisi e la conseguente perizia econometrica è possibile evidenziare la presenza di usura in un conto corrente tale attività vi permette di richiedere i danni patiti fino all’annullamento dell’intero contratto bancario, potrete ottenere così la restituzione delle somme sottratte.

Anomalie bancarie – soglia usura

L’articolo 644 del codice penale detta:

ART. 644 – (Usura) – Chiunque, fuori dei casi previsti dall’articolo 643, si fa dare o promettere, sotto qualsiasi forma, per sé o per altri, in corrispettivo di una prestazione di denaro o di altra utilità, interessi o altri vantaggi usurari, è punito con la reclusione da uno a sei anni e con la multa da lire sei milioni a lire trenta milioni.

Alla stessa pena soggiace chi, fuori del caso di concorso nel delitto previsto dal primo comma, procura a taluno una somma di denaro od altra utilità facendo dare o promettere, a sé o ad altri, per la mediazione, un compenso usurario.

La legge stabilisce il limite oltre il quale gli interessi sono sempre usurari.

Sono altresì usurari gli interessi, anche se inferiori a tale limite, e gli altri vantaggi o compensi che, avuto riguardo alle concrete modalità del fatto e al tasso medio praticato per operazioni similari, risultano comunque sproporzionati rispetto alla prestazione di denaro o di altra utilità, ovvero all’opera di mediazione, quando chi li ha dati o promessi si trova in condizioni di difficoltà economica o finanziaria.

Per la determinazione del tasso di interesse usurario si tiene conto delle commissioni, remunerazioni a qualsiasi titolo e delle spese, escluse quelle per imposte e tasse, collegate alla erogazione del credito.

Le pene per i fatti di cui al primo e secondo comma sono aumentate da un terzo alla metà:

  • se il colpevole ha agito nell’esercizio di una attività professionale, bancaria o di intermediazione finanziaria mobiliare;
  • se il colpevole ha richiesto in garanzia partecipazioni o quote societarie o aziendali o proprietà immobiliari;
  • se il reato è commesso in danno di chi si trova in stato di bisogno;
  • se il reato è commesso in danno di chi svolge attività imprenditoriale, professionale o artigianale;
  • se il reato è commesso da persona sottoposta con provvedimento definitivo alla misura di prevenzione della. sorveglianza speciale durante il periodo previsto di applicazione e fino a tre anni dal momento in cui è cessata l’esecuzione.

Nel caso di condanna, o di applicazione di pena ai sensi dell’articolo 444 del codice di procedura penale, per uno dei delitti di cui al presente articolo, è sempre ordinata la confisca dei beni che costituiscono prezzo o profitto del reato ovvero di somme di denaro, beni ed utilità di cui il reo ha la disponibilità anche per interposta persona per un importo pari al valore degli interessi o degli altri vantaggi o compensi usurari, salvi i diritti della persona offesa dal reato alle restituzioni e al risarcimento dei danni”.

2. L’articolo 644-bis del codice penale è abrogato.

www.usurainbanca.it
Please follow and like us:
follow subscribe, anatocismo, usura bancaria, anomalie bancarie0

Il reato di usura è mobile e di fatto senza limiti?

Il reato di Usura è mobile

Sa che il livello in cui scatta il reato di usura è mobile e di fatto senza limiti?

Il reato di usura è mobile e di fatto senza limiti?, usurainbanca.it 2 300x156, anatocismo, usura bancaria, anomalie bancarie
Il reato di usura è mobile e di fatto senza limiti?

Matteo, Signor Presidente del Consiglio, sa come funziona la legge sull’usura in Italia? Sa che il livello in cui scatta il reato di usura è mobile e di fatto senza limiti? Non ci crede? Il metodo di calcolo che affida alla Banca d’Italia il compito di fissare per i differenti tipi di finanziamento il tasso massimo al di là del quale diventa usura è stato introdotto dal decreto legge 70/2011, che ha modificato l’art. 2, comma 4 della legge 108/96.

Il calcolo da fare è questo: la Banca d’Italia rileva ogni trimestre il tasso medio effettivo per ciascuna categoria, lo aumenta del 25% e aggiunge a questa soglia quattro punti base. Il risultato mette paura: tassi che, per esempio, per lo scoperto senza affidamento possono arrivare a essere usura quando sono pari al 24,16% fino a uno sconfino di 1.500 euro. Sa qual è il tasso medio effettivo applicato nell’ultimo trimestre? Il 16,18%. Certo, lontano dall’usura: ma comunque enormemente alto. Si dirà, ma quando una persona o una società sconfina è giusto che paghi per così dire l’infrazione. Bene: vediamo com’è la situazione per i crediti personali senza limite di importo: il tasso medio effettivo è il 12,12%, il tasso soglia dell’usura ben il 19,15%; eh sì, perché più alto è il tasso effettivo e più alto in assoluto è il 25% da aggiungere con in più i 4 punti base. In ogni caso il campionario di questi tassi effettivi che, se non ci fosse la citata legge, non potrebbero non essere considerati di usura, è ben dettagliato all’interno di questo giornale, nell’inchiesta di Paola Valentini e Roberta Castellarin.

Non solo agli occhi di cittadini e imprenditori ma ancor più a quelli degli esperti questi tassi vengono ritenuti quasi usura, perché a tutti è noto che il tasso di sconto presso la Bce non è stato mai così basso come oggi, cioè lo 0,15%. Ed è altrettanto noto che la banca centrale guidata da Mario Draghi sta di fatto concedendo alle banche tutta la liquidità che vogliono. Come mai allora le banche si sentono autorizzate a praticare tassi effettivi tanto alti, che nel calcolo di Bankitalia sono medi, cioè frutto di tassi più bassi ma anche di tassi ben più alti, probabilmente vicini all’usura?

La risposta di un onesto bancario che ha parlato su queste colonne la settimana scorsa i lettori la conoscono già ma vale la pena ripeterla: oggi il cavallo sano non beve, nel senso che le aziende che vanno bene (e per fortuna ce ne sono soprattutto fra gli esportatori) non hanno bisogno di denaro, ma sono a loro che le banche concedono linee di credito cospicue; non tirando denaro le banche non incassano il differenziale di tasso fra quello di raccolta e quello che pagano i debitori, che per quanto contenuto trattandosi di aziende sane e liquide produrrebbe comunque un utile; a chiedere denaro sono invece le altre due categorie di aziende: quelle che non vanno bene ma che possono riprendersi, e quelle che invece sono vicine al default. A queste ultime le banche non fanno proprio credito o, sostenendo che sono ad altissimo rischio, lo prestano a tassi vicini all’usura; a quelle sul filo del rasoio le banche fanno credito, ma a tassi molto alti, anche se non vicini all’usura.

È evidente che una spirale perversa come quella che si è innescata porta inevitabilmente alla recessione, alla deflazione e alla fine al fallimento di un Paese con sommovimenti di folla per la disoccupazione e la miseria.

Come si può evitare il disastro? Intanto rottamando la attuale legge per il calcolo delle soglie di usura. Il presidente Renzi è il re dei rottamatori e quindi non può farsi sfuggire una norma così distorcente e iniqua nel contesto attuale del costo del denaro per le banche e della liquidità di cui dispongono. Naturalmente non si tratta di scaricare il fardello sulle banche, perché già ne hanno non pochi da sopportare. Ma c’è da riflettere su una modifica normativa, che stabilisca che la base di calcolo non deve essere il tasso medio effettivo ma il tasso corrispondente al costo della raccolta. Se il denaro costa così poco (anzi quasi zero) come mai è costato, non è corretto che le banche ne approfittino al punto in cui avviene oggi. Con il che, in primo luogo, si spingono le banche a una maggiore efficienza. Efficienza che deve derivare anche da un completo cambiamento di regole interne imposte alle banche dalle banche centrali nazionali.

È noto che oggi a comandare sono i signori dei crediti e in particolare dei crediti problematici; il potere che la banca centrale nazionale ha affidato a questi signori è tale che contano in molti casi più dei direttori generali e degli amministratori delegati. Con la generazione di fenomeni distorsivi e corruttivi. Ma soprattutto con una via univoca alla valutazione del rischio di un’azienda: cioè il freddo calcolo attraverso il computer dei dati di quella società per arrivare, con la formuletta magica, al rating. Senza nessuna conoscenza o senza nessun interesse a conoscere i programmi dell’azienda, la qualità di chi la gestisce, il contesto di mercato in cui opera.

Qui non si dice che devono essere tagliati i margini delle banche, che costituiscono un ganglo fondamentale del sistema. Ma si dice che, richiamando i capi degli istituti di credito a misurarsi sull’efficienza, operazione che diventa obbligatoria partendo dal costo della raccolta e non dal tasso effettivo applicato, si rendono davvero sane le banche e si ottiene anche un respiro per le aziende che chiedono credito per salvarsi, perché i tassi che dovranno pagare saranno sicuramente più bassi di quelli che pagano, che essendo altissimi non fanno altro che spingere sempre più verso il baratro le aziende che già sono pericolanti.

Si dice che le crisi hanno l’effetto darwiniano di pulire il mercato: è vero, ma quando la crisi dura, ininterrotta e sempre più grave da ormai sette anni, o si decide di far ripartire un ciclo positivo aiutando chi può ancora produrre e quindi generare ricchezza e creare posti di lavoro, oppure si spingerà sempre più verso il baratro aziende che hanno tutte le risorse umane, di prodotto, di management per essere salvate.

Quindi, il primo passo, mentre il Parlamento dovrà approvare una legge per il calcolo delle soglie di usura basato sui costi di raccolta e non sul tasso effettivo medio praticato, la prima mossa la deve fare Bankitalia. Non basta che il serio governatore Ignazio Visco dichiari, come ha fatto più volte, che nelle banche servono sempre di più uomini capaci di valutare le capacità di ripresa delle diverse società. In pratica Visco dice che ci vogliono bancari e banchieri che hanno il gusto di scoprire il vero volto e le reali potenzialità delle aziende, entrandoci dentro, dialogando, e non fermandosi solo ai numeri del computer per far uscire il numerino magico del rating. Sì, ma se non vengono ricondotti nell’ambito di una governance corretta, che lascia il potere finale di decidere ai capi, le parole di Visco saranno parole al vento.

Perché il governatore Visco, sì, proprio lui in persona, non prova a fare un viaggio fra i centri produttivi della Brianza? Lo spettacolo è desolante. Aziende che apparivano floride, robuste, con imprenditori orgogliosi del proprio lavoro, sono oggi chiuse. Una confraternita che gestisce il servizio ambulanze, di un paese vicino a Lecco, ha bisogno di garage più grandi. Appena si è sparsa la voce, le sono arrivate decine di offerte di capannoni dove fino a poco tempo fa c’erano attività produttive e centinaia di operai impegnati nel lavoro. Stanno andando male le aziende meccaniche; non parliamo delle aziende dell’abbigliamento: sì, potrebbero anche vendere quanto vendevano prima, ma da almeno cinque stagioni non ricevono pagamenti dai negozi, che poi in molti casi chiudono. In questo momento in Brianza lavorano solo le aziende di stampaggio per l’industria automobilistica tedesca, ma stanno completando gli ultimi ordini, perché anche dalla Germania arrivano, come ormai è chiaro, solo segnali di recessione e odore di deflazione.

«Ho spesso difeso la politica della cancelliera Angela Merkel», diceva in forma privata pochi giorni fa Federico Ghizzoni, amministratore delegato di Unicredit e quindi il più internazionale dei banchieri italiani, «oggi non posso più farlo: oggi ci sono in Germania tre o quattro centri di ricerca che stanno attaccando frontalmente la politica della Merkel. Non si capisce come con quel surplus di bilancia dei pagamenti non si facciano investimenti pubblici e privati, anche nelle infrastrutture piuttosto vecchie. Se si facessero, la macchina si rimetterebbe in moto». In conclusione, sembra oggi palese che il governo tedesco preferisca la recessione e la deflazione allo sviluppo. Ma questa non è una novità.

Una novità è invece che Unicredit, dopo aver tirato capitali importanti dalla Bce, si sia deciso a fare quanto Visco auspicava senza aspettare che Bankitalia corregga la governance. Un piccolo esercito di varie centinaia di uomini e donne con la migliore preparazione all’interno della banca sta per fare un nuovo mestiere, definibile di fatto consulente delle aziende. Per conoscerle, sostenerle, aiutarle con una rettifica dei rating che indicherebbero zero credito. Naturalmente, occorre che le aziende abbiano risorse umane, tecniche e manageriali per potersi salvare. Comunque verso queste aziende, che Unicredit ha già classificato, il rischio della banca aumenterà, ma se non aumenta diminuiranno sempre più drasticamente i posti di lavoro, quindi anche i clienti della banca. Da sopra o da sotto, la spirale perversa va interrotta, e gli strumenti per limitare il rischio ci sono: nella bella super torre di Unicredit, nel nuovo centro direzionale di Milano, stanno pensando di attivare sempre più l’assicurazione del credito, anche a costo di pagarne la banca il costo. Una polizza di assicurazioni del resto che cos’è, se non una ripartizione del rischio su più soggetti? Applicare il principio assicurativo in modo scientifico ai crediti (ed esistono compagnie più che specializzate in questo campo, a cominciare dalla Sace in odore di essere privatizzata) può essere un primo passo per invertire il ciclo. C’è da augurarsi che Unicredit lo faccia e che le altre banche lo imitino.

Ma c’è anche da augurarsi, Signor Presidente del Consiglio, che fra le riforme urgentissime da attuare ci sia una legge (o perché no, un decreto legge) per modificare un metodo di calcolo delle soglie di usura che poteva andare bene quando non c’era la crisi e che oggi, nella più grave crisi che si ricordi almeno per durata, genera distorsioni gravissime e soprattutto una scollatura fra quanto la gente apprende dalla bocca di Draghi e quanto poi si trova a leggere negli estratti conti delle banche.

Oggi nelle banche serpeggia il terrore: per riportare serenità e per riportare le banche a fare bene il loro mestiere non basta che la Bce, nonostante l’opposizione irriducibile di alcuni irriducibili tedeschi, offra denaro a basso costo, anzi quasi senza costo. Occore la riforma della governance che il governatore Visco deve avere il coraggio di varare, per essere consequenziale con quanto auspica in termini di bancari e banchieri capaci di valutare il merito del rischio senza il magico rating. Occorre che i capi delle banche, come sta facendo Ghizzoni, si ingegnino per trovare metodi utili a finanziare soprattutto le aziende che ancora possono essere salvate con i loro posti di lavoro. Occorre che il governo sappia riformare una legge sull’usura che attualmente genera usura, che non può essere chiamata usura ma che usura è, vanificando gli sforzi di quel San Sebastiano trafitto dalle frecce, che è Draghi. (riproduzione riservata)

Paolo Panerai

Fonte: italiaoggi.it

www.usurainbanca.it

www.usurainbanca.it
Please follow and like us:
follow subscribe, anatocismo, usura bancaria, anomalie bancarie0

Credito, interessi fino al 20% per pmi

Credito, interessi fino al 20% per pmi

safe_image.php (2), safe image.php 300x156, anatocismo, usura bancaria, anomalie bancarie

Credito, interessi fino al 20% per pmi

Credito bancario sempre più caro e inaccessibile, anche con le garanzie statali. Possono arrivare a sfiorare il 20%, infatti, gli interessi e i costi complessivi a carico di una piccola e media impresa che chiede denaro in banca sfruttando il Fondo centrale di garanzia e i Confidi. Ai tassi standard sulla somma richiesta vanno aggiunte molte altre voci: le spese di gestione della pratica in banca, la quota associativa da pagare alle associazioni collegate ai Confidi, le garanzie sulla copertura assicurata dagli stessi Confidi, il fondo cauzione una tantum e quello annuale. Voci che, se sommate, pesano fino al 19,58% per una piccola linea di credito. Lo rileva un’analisi del Centro studi di Unimpresa.
Secondo l’analisi dell’associazione, basata su segnalazioni raccolte fra le 122.000 aziende associate sparse su tutto il territorio nazionale, l’accesso al Fondo centrale di garanzia e ai Confidi è spesso così costoso da risultare impraticabile. Uno dei casi clamorosi, rilevati nell’indagine, riguarda un finanziamento da 25.000 euro. Nel dettaglio si trattava di una linea di credito, finalizzata all’esportazione, chiesta utilizzando la garanzia del Fondo centrale istituito dal ministero per lo Sviluppo economico. L’istituto a cui è stata presentata la domanda di finanziamento, dopo aver visionato i bilanci e la situazione patrimoniale, ha chiesto all’impresa cliente anche la garanzia di un Confidi che copre il 50% dell’importo richiesto, quindi 12.500 euro. Il Confidi incamera una garanzia dall’impresa, pari al 5,5% dell’intero finanziamento (25.000 euro), quindi 1.375 euro. Oltre a tale importo, l’impresa è obbligata a pagare 270 euro di quota associativa all’organizzazione imprenditoriale collegata, 250 euro a titolo di fondo cauzione una tantum e altri 160 euro a titolo di fondo cauzione annuale. In totale, l’utilizzo dei Confidi impone costi per 2.055 euro, pari all’8,22% del finanziamento richiesto. Costi a cui vanno aggiunti quelli pretesi dalla banca erogante la linea di credito: 1.750 euro di interessi, pari al 7% dell’importo; 1.000 euro per la gestione della pratica. Complessivamente l’istituto incassa 2.750 euro, pari all’11% della somma richiesta. Il Fondo centrale di garanzia copre il 60% dell’importo richiesto in banca dall’impresa e si fa pagare, a titolo di garanzia, lo 0,60% sulla somma garantita (15.000 euro su 25.000), cioè 90 euro. Considerando i 2.055 euro dei Confidi (8,22%), i 2.750 euro della banca (11%) e i 90 euro del Fondo centrale (0,36%) gli interessi e i costi complessivi che un’impresa è costretta a pagare per una linea di credito arrivano a 4.895 euro, pari al 19,58% del finanziamento.
“Abbiamo analizzato migliaia di casi e vogliamo portare all’attenzione del governo di Matteo Renzi una situazione ormai non più sopportabile: per rimettere in moto il motore del credito serve un intervento drastico. Le garanzie pubbliche sono importanti e vanno rese più accessibili, altrimenti la liquidità extralarge immessa nel mercato dalla Banca centrale europea non potrà essere sfruttata dalle piccole e medie imprese” commenta il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi.”Il nodo principale da risolvere – osserva Longobardi – è proprio quello delle garanzie: ne vengono chieste troppe agli imprenditori e se si cerca di utilizzare strumenti statali o di categoria si scopre che i costi sono elevati, al punto da rendere non conveniente chiedere un finanziamento”.

www.usurainbanca.it

fonte:uninpresa

www.usurainbanca.it
Please follow and like us:
follow subscribe, anatocismo, usura bancaria, anomalie bancarie0
anatocismo | usura bancaria | anomalie bancarie
SEO Automation powered by SEOgenie