Anatocismo, Usura Bancaria, Analisi econometriche

Nove milioni di euro alla concessionaria Autolelli

 

Nove milioni di euro alla concessionaria Autolelli

 

Nove milioni di euro alla concessionaria Autolelli

Nove milioni di euro
alla concessionaria Autolelli

ASCOLI – ll giudice azzera un debito di quasi sei milioni di euro alla concessionaria d’auto Autolelli nei confronti di un istituto di credito e riconosce a sua volta un credito di oltre tre milioni di euro. In tutto, poco meno di nove milioni di euro.

Dopo otto anni, il collegio giudicante – composto dal presidente Carlo Calvaresi, dal giudice relatore Mariangela Fuina e dal giudice Francesca Sirianni – ha emesso la sentenza che pone fine ad un contenzioso iniziato nel 2006, ben prima che la concessionaria di automobili consegnasse i libri in tribunale. Un procedimento lungo e complesso che proviamo a ripercorrere.

Proprio nel 2006 l’Autotelli aveva querela per presunta usura nei confronti di un istituto di credito che a seguito della fusione tra banche fu incorporata dal Monte dei Paschi di Siena.

 

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fonte: corriereadriatico.it

 

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I trucchi delle banche per fregare i clienti

I trucchi delle banche per fregare i clienti  è l’apertura di mercoledì 15 ottobre di Libero Quotidiano. “Ex bancario rivela in un libro come gli istituti raggirano i correntisti. Polizze, tassi, mutui: tutti i sotterfugi raccontati da chi li ha utilizzati per anni. E che ora spiega come difendersi”.

I trucchi delle banche per fregare i clienti

I trucchi delle banche per fregare i clienti

 

I trucchi delle banche per fregare i clienti.

 

Scrive Francesco Specchia:

Il nome in codice bancario, «72H», evoca crittogrammi e cospirazione. Nella realtà, è molto peggio. «Direttore abbiamo un problema: un cliente fa casino in coda, per la polizza che gli abbiamo venduto, dice che è una truffa e che ci denuncia…». Panico, sguardi liquidi. Attimo di silenzio tra l’impiegato allo sportello e il suo capofiliale: «Procediamo col 72H, non c’è altra soluzione…».

La procedura 72H è un sistema rapido, da Blitzkrieg («risolvere entro 72 ore»). Consente alle banche di attingere ad un’apposita riserva di denaro -dai 500 a 10mila euro a seconda dell’importanza della filiale- da mettere sul tavolo alla bisogna per sedare l’ira del correntista che ha sgamato qualcosa che non va sul contratto o nel conto. Occorre che il correntista si presenti fisicamente e che s’incazzi sull’orlo della denuncia (ma è vietato utilizzare per azzerare l’esposizione di un cliente dovuto, per esempio a un derivato). Nel caso di cui sopra il correntista ha ricevuto 3000 euro, le scuse ipocrite del direttore, un caffè freddo, ed è finita lì. Ma quella scena avviene ogni giorno in quasi tutti gli istituti d’Italia che «hanno il solo fine di imbrogliare il correntista». Così ci racconta Vincenzo Imperatore, ex dirigente spietato e veneratissimo che, nel suo libro Io so e ho le prove – Confessioni di un ex manager bancario (Chiarelettere) -ispirato al Pasolini corsaro di «Io so ma non ho le prove» del tentato golpe nel ’74- dettaglia per la prima volta tutte le tecniche bancarie che danneggiano i correntisti. Le conosce perché a spolpare i clienti era il migliore. Non è un libro di autoanalisi, è un bollettino di guerra. Si annida la fregatura dappertutto. Prendete le cosiddette «manovre massive sul tasso d’interesse». Senza avvertire le banche aumentano dal 1° gennaio ogni 3° trimestre impercettibilmente -dello 0,1 o 0,01%- il tasso d’interesse a tutti i conti correnti, indiscriminatamente.

Statisticamente se ne accorge solo il 3% della clientela, e solo via posta ordinaria a metà aprile; quando il correntista tignoso si fa vivo, scatta il 72H, e la cosa rientra. Ma, per l’appunto, non rientra quasi mai. Prendete, in caso di fusione, le condizioni economiche contrattuali; le banche le modificano sempre, surrettizziamente, a proprio vantaggio «oltrepassando i limiti stabiliti dall’art 118 del testo unico». e con lettere semplici. Fatevi mandare le raccomandate. «Per essere legittime, le modifiche unilaterali devono avvenire solo per motivi o validi e comprovati; e devono essere comunicate al cliente personalmente, in modo formale, con adeguato preavviso e con l’avvertenza esplicita che, qualora il cliente volesse recedere dal contratto, potrebbe farlo prima della modifica», spiega Imperatore. Non avviene quasi mai. Idem per la «commissione di massimo scoperto», calcolata, illegittimamente, sulla punta più alta dello scoperto del cliente. La «commissione» fu ritenuta illegittima. Ma il governo Monti ne ha introdotte due nuove: la Civ (Commissione di istruttoria veloce) e la Dif (Disponibilità immediata fondi). Risultato: la spesa, per meccanismi complicatissimi, viene spesso decuplicata. Un ottimo lavoro di lobbying. Idem per l’usura bancaria che si verifica quando «Il prezzo del denaro praticato supera un tasso soglia stabilito trimestralmente dalla stessa banca». Fino al 12, 16%; il quotidiano Mf lo denucia, spesso inascoltato. «La banca è l’usuraio più diffuso: usa i mutui, ipotecari o chirografari (senza alcuna garanzia reale) – che sono, sicuramente quelli più esposti -, gli scoperti di conto corrente, i leasing».

Altro capitolo: l’importo degli assegni disponibile in valuta arriva solo dopo 4/5 giorni, e la banca«ci guadagna la differenza tra gli interessi che percepisce sul mercato interbancario per il fatto di aver depositato “oggi” l’importo degli assegni versati dal cliente e gli interessi che invece il cliente percepisce dopo giorni». Non si scappa. «La nostra è una formazione a delinquere. Lo so: ero uno dei migliori. Convocavo alle 7 di mattina i miei e gli dicevo di fare profitto, fregandocene dei clienti. Ci fu un momento che il mercato delle polizze assicurative era così saturo che li obbligammo a rottamarle, caricando quelle nuove di altri costi» continua «con le Lehman Brothers: il compito era “distrarre” il cliente, non farlo riflettere sul possibile risarcimento». Imperatore dettaglia pure su come si poteva canalizzare il «sommerso» attraverso polizze fittizie. Evoca belle funzionarie disposte a tutto che fanno sottoscrivere «piccole polizze assicurative “contro il rischio del cambiamento del tasso”, non facendo altro che mettere a repentaglio i risparmi del cliente, tentando tutto, persino dichiarando il falso». Per fare questo le banche usano (anche) i derivati. «Sui cui rischi, già 13 anni fa, tutti sapevano. Ricordo le circolari interne. Parlavano da sole, trasudavano paura e all’erta». Di devastante c’è l’istruzione dei bancari: l’inganno sistematico dei clienti in nome del Roe, l’indice di redditività del capitale. Sarà sempre peggio. Nel 2014 le aperture di credito sono diminuite dell’11%, gli anticipi del 12% e i finanziamenti dell’8,3%. Scomparsi 90 miliardi di crediti alle imprese. «Il sistema è marcio. Ma la soluzione è tenere tutte le carte, trattare sempre sulle precentuali dei contratti, controllare i tempi delle comunicazionei, spulciarsi i codicilli, se non si capisce chiedere a un proprio consulente».

E, soprattutto, denunciare. «Le banche sono abituate a non scontare pena, e non risarciscono . Al limite restituiscono per ricominciare la volta dopo. Però temono il danno reputazionale…»

 

I trucchi delle banche per fregare i clienti

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I trucchi delle banche per fregare i clienti –  fonte: Libero

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Usura bancaria: si calcolano anche le spese di assicurazione

Vanno conteggiate, ai fini del TAEGM, tutte le spese e le commissioni che ricadono sul mutuo erogato dalla banca.

Usura bancaria: si calcolano anche le spese di assicurazione

Usura bancaria: si calcolano anche le spese di assicurazione

Usura bancaria: si calcolano anche le spese di assicurazione

 

Per determinare se un tasso di interesse è usurario o meno devono essere conteggiate, oltre al costo del denaro prestato, tutte le commissioni, le remunerazioni in favore della banca e le ulteriori spese che siano collegate all’erogazione del credito, escluse soltanto le imposte e le tasse.

 

Quanto sopra non è soltanto il frutto di un orientamento giurisprudenziale, bensì il testo dalla norma del Codice Penale che disciplina il reato di usura .Nonostante il dettato normativo sia estremamente chiaro, le banche lo hanno disapplicato per anni, facendo leva su un’interpretazione distorta di una Circolare della Banca d’Italia che forniva loro le istruzioni per il calcolo del c.d “tasso soglia” (ossia del tasso d’interesse il cui superamento determina il perfezionarsi del reato di usura).

 

Già nel 2011 la Corte di Cassazione ha condannato tale condotta ed precisato che le circolari della Banca d’Italia, la quale peraltro è una S.p.a. controllata quasi totalmente da banche private, non sono fonti di diritto primario e dunque non possono derogare alle norme di legge. La Suprema Corte ha inoltre sancito la responsabilità penale dei dirigenti bancari che applicano tassi di interesse usurari, i quali, in quanto operatori professionali, non possono invocare a loro discolpa l’ignoranza della legge, né farsi scudo delle istruzioni dettate dalle circolari della Banca d’Italia .

 

Può accadere dunque che la banca nel concedere un mutuo abbia applicato un tasso di interesse solo apparentemente inferiore a quello usurario ma che, se si sommano al costo del denaro tutti quegli importi aggiuntivi che in definitiva il cliente è tenuto a pagare (es. spese di assicurazione, commissioni di massimo scoperto, spese di istruttoria, spese di tenuta del conto, commissioni sulle singole operazioni etc.) il tasso soglia venga superato. Se tale superamento è presente sin dal momento della pattuizione, le conseguenze per la banca sono devastanti. Infatti, non soltanto dovranno essere restituite le somme indebitamente pagate a titolo di interessi usurari, ma risulterà addirittura nulla la clausola con cui sono stati pattuiti gli interessi. Il mutuo risulterà dunque a costo zero: in sostanza, nelle rate che il cliente continuerà a pagare alla banca non saranno conteggiati interessi ma soltanto il capitale; inoltre la banca dovrà restituire tutti gli interessi pagati sino a quel momento.

 

Il principio sopra enunciato è stato più recentemente confermato da un’ulteriore e discussa sentenza della Corte di Cassazione, la quale ha affermato la necessità di calcolare anche il tasso di interesse moratorio (cioè quello che la banca applica in caso di ritardo nell’adempimento del cliente) nel conteggio volto a verificare il superamento del tasso soglia usura, con le medesime conseguenze sopra descritte .

fonte:laleggepertutti.it
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Banca sospettata d’usura : Procura blocca l’asta dei beni pignorati

Banca sospettata

Procura della Repubblica di Parma

Banca sospettata d’usura : Procura blocca l’asta dei beni pignorati

 

 L’ISTITUTO DI CREDITO ERA PRONTO A VENDERE CASA, IMMOBILI E TERRENI DI UN’AZIENDA AGRICOLA PARMENSE

 

Per anni le rate di quel mutuo da 103mila euro contratto nel 2001 sono state regolarmente pagate. Ma nel 2010, quando il debito era quasi estinto, la situazione economica di un’azienda agricola parmense è decisamente peggiorata, rendendo impossibile continuare a rispettare le scadenze.

E la banca ha fatto il suo corso: pignorata casa, immobili agricoli e terreni per un valore di 900mila euro. Beni messi 5 volte all’asta ma sempre rimasti invenduti tant’è che la base è precipitata a 350mila euro. Un’altra sessione, prevista per il 2 ottobre, e sarebbero molto probabilmente andati venduti. Ma a bloccare tutto per ben 300 giorni è stata la Procura di Parma con un atto urgente firmato dal Pm Paola Dal Monte proprio a ridosso della nuova asta.

I titolari dell’impresa, infatti, nel 2013 si sono rivolti all’associazione antiusura Federitalia che ha valutato il loro caso e consigliato di sporgere una denuncia-querela nei confronti dell’istituto di credito. Ma la procedura esecutiva intanto faceva il suo corso e, su richiesta degli avvocati degli imprenditori, la Procura ha applicato la sospensiva prevista dall’articolo 20 della legge sulle ‘Disposizioni concernenti il Fondo di solidarietà per le vittime di richieste estorsive e dell’usura’.

Adesso l’impresa agricola avrà il tempo per cercare un accordo con l’istituto bancario per il rientro del debito forte del sostegno dell’associazione antiusura.

Banca sospettata d’usura

«E’ importante che i cittadini sappiano che esistono gli strumenti per opporsi alle banche, inoltre chi compra all’asta case su cui gravano mutui contestati non sono certo garantiti. Nolasco – conclude – non è a debito della banca perché ha diritto alla restituzione di tutti gli interessi pagati, in quanto in presenza di usura deve essere reso solo il capitale erogato».

 

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Banca sospettata d’usura

fonte: ilmattinodiparma.it

 

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Usura concreta: la Cassazione ne precisa i principi di accertamento

Usura concreta: la Cassazione ne precisa i principi di accertamento.

Cassazione penale , sez. II, sentenza 07.05.2014 n° 18778

L’art. 644 c.p. distingue due fattispecie di usura, l’usura presunta, che ricorre quando si eccede la soglia d’usura, e l’usura concreta che, invece, ricorre nel caso di abuso dello stato di difficoltà della vittima, quale strumento di lucro indebito attraverso la sproporzione delle prestazioni.

La giurisprudenza si è occupata principalmente della prima fattispecie: soprattutto in questi ultimi anni, anche a seguito delle ferme posizioni assunte dalla Suprema Corte, sono ampiamente proliferati i ricorsi all’Organo giudiziario per i presunti debordi dei limiti di usura negli interessi, commissioni ed altre spese praticati dagli intermediari creditizi. Si è nel contempo avuto modo di riscontrare tuttavia il diffondersi di comportamenti che, nelle pieghe delle ‘Istruzioni’ per la rilevazione del TEGM della Banca d’Italia, adottano, in talune circostanze, sistemi di tariffazione del credito non propriamente coerenti con il merito di credito del cliente; nel rispetto formale dei limiti d’usura, il costo del credito appare esoso, sproporzionato rispetto alle condizioni e alla natura del finanziamento, configurando aspetti che richiamano l’usura concreta prevista dall’art. 644 c.p.

Con una recente sentenza la Cassazione Penale interviene, per la prima volta, sull’usura concreta, regolata dal 3° comma dell’art. 644 c.p.: ‘La legge stabilisce il limite oltre il quale gli interessi sono sempre usurari. Sono altresì usurari gli interessi, anche se inferiori a tale limite, e gli altri vantaggi o compensi che, avuto riguardo alle concrete modalità del fatto e al tasso medio praticato per operazioni similari, risultano comunque sproporzionati rispetto alla prestazione di denaro o di altra utilità, ovvero all’opera di mediazione, quando chi li ha dati o promessi si trova in condizioni di difficoltà economica o finanziaria.

L’intervento della Corte Suprema è puntuale e circostanziato, ponendo ben cinque principi di diritto che, ancorché chiari e definiti nel loro enunciato, non mancheranno di sollevare sul piano applicativo dispute e confronti:

I. ‘Ai fini dell’integrazione dell’elemento materiale della c.d. usura in concreto (art. 644 c.p., commi 1 e 3, seconda parte) occorre che il soggetto passivo versi in condizioni di difficoltà economica o finanziaria e che gli interessi (pur inferiori al tasso-soglia usurario ex lege) ed i vantaggi e i compensi pattuiti, risultino, avuto riguardo alle concrete modalità del fatto e al tasso medio praticato per operazioni similari, sproporzionati rispetto alla prestazione di denaro o di altra utilità, ovvero all’opera di mediazione’.

II. ‘In tema di c.d. usura in concreto (art. 644 c.p., commi 1 e 3, seconda parte) la ‘condizione di difficoltà economica’ della vittima consiste in una carenza, anche solo momentanea, di liquidità, a fronte di una condizione patrimoniale di base nel complesso sana; la ‘condizione di difficoltà finanziaria’ investe, invece, più in generale l’insieme delle attività patrimoniali del soggetto passivo, ed è caratterizzata da una complessiva carenza di risorse e di beni’.

III. ‘In tema di c.d. usura in concreto (art. 644 c.p., commi 1 e 3, seconda parte) le ‘condizioni di difficoltà economica o finanziaria’ della vittima (che integrano la materialità del reato) si distinguono dallo ‘stato di bisogno’ (che integra la circostanza aggravante di cui all’art. 644 c.p., comma 5, n. 3) perchè le prime consistono in una situazione meno grave (tale da privare la vittima di una piena libertà contrattuale, ma in astratto reversibile) del secondo (al contrario, consistente in uno stato di necessità tendenzialmente irreversibile, non tale da annientare in modo assoluto qualunque libertà di scelta, ma che comunque, comportando un impellente assillo, compromette fortemente la libertà contrattuale del soggetto, inducendolo a ricorrere al credito a condizioni sfavorevoli)’.

IV. ‘In tema di c.d. usura in concreto (art. 644 c.p., commi 1 e 3, seconda parte) le ‘condizioni di difficoltà economica o finanziaria’ della vittima (che integrano la materialità del reato) vanno valutate in senso oggettivo, ovvero valorizzando parametri desunti dal mercato, e non meramente soggettivo, ovvero sulla base delle valutazioni personali della vittima, opinabili e di difficile accertamento ex post’.

V. ‘In tema di cd. usura in concreto (art. 644 c.p., commi 1 e 3, seconda parte) il dolo generico, oltre alla coscienza e volontà di concludere un contratto sinallagmatico con interessi, vantaggi o compensi usurari, include anche la consapevolezza della condizione di difficoltà economica o finanziaria del soggetto passivo e la sproporzione degli interessi, vantaggi o compensi pattuiti rispetto alla prestazione di denaro o di altra utilità, ovvero all’opera di mediazione’.

La Suprema Corte si è premurata di distinguere le ‘condizioni di difficoltà economica o finanziaria’ dal più grave ‘stato di bisogno’, stabilendo una gradazione della privazione della piena libertà contrattuale che si ritiene nel primo caso astrattamente reversibile mentre nel secondo tendenzialmente irreversibile[1]. Lo stato di bisogno designa ipotesi nelle quali risultano pregiudicate le più elementari esigenze di vita ovvero necessarie al mantenimento della propria situazione patrimoniale, mentre la ‘difficoltà economica o finanziaria’ denota una situazione di criticità che tuttavia non è tale da compromettere, in maniera irreversibile, tali esigenze, determinando quell’assillo e indifferibile necessità che sembra costituire il tratto caratteristico dello stato di bisogno[2].

 

 

Invertendo, presumibilmente in un refuso, i concetti, la Suprema Corte riconduce la ‘condizione di difficoltà economica’ ad una carenza, anche solo momentanea, di liquidità, in una situazione patrimoniale sana, a fronte di una ‘condizione di difficoltà finanziaria’ che investe l’insieme delle attività patrimoniali.

Nella situazione di profonda crisi che da più anni interessa buona parte dell’economia nazionale, assai ricorrenti sono i rapporti bancari di operatori che si trovano in una situazione di difficoltà finanziaria, quando non risulta già pregiudicata la situazione economico-patrimoniale: in situazioni estreme non sono infrequenti gli elementi che travalicano nella situazione di ‘stato di bisogno’. In tali circostanze la dominanza della controparte bancaria diviene palese e, alla luce delle indicazioni della Cassazione, presenta particolari criticità il processo di valutazione e definizione delle condizioni contrattuali del credito; ‘l’usura è un delitto a dolo generico, nel cui ‘fuoco’ rientrano la coscienza e volontà di concludere un contratto sinallagmatico con interessi, vantaggi o compensi usurari’. Rimane più arduo escludere la consapevolezza dello stato di difficoltà economica e finanziaria da parte dell’intermediario che eroga il credito, proprio sulla base di una formale istruttoria.

 

Un indistinto ed indifferenziato accostamento delle condizioni praticate alle soglie d’usura, può costituire per l’intermediario un serio rischio di incorrere nelle circostanze di usura concreta stigmatizzate dalla Cassazione.

Momenti topici di particolare criticità si ravvisano in sede di ristrutturazione del credito, negli scoperti senza affidamento che si protraggono nel tempo, in talune circostanze di scoperti in extra-fido e nelle penali di mora previste nelle situazioni di mancato pagamento alla scadenza. In tali circostanze si richiede all’intermediario un’attenzione particolare: per configurarsi l’usura non é necessario l’approfittamento dello stato del cliente, cioè un’azione pro-attiva volta a trarre profitto dallo stato di difficoltà del debitore, ma è sufficiente la mera consapevolezza dello stato in cui verte il cliente e la sproporzione dei compensi richiesti.

Dopo un lungo, lunghissimo silenzio, negli ultimi anni la Suprema Corte è intervenuti reiteratamente in materia d’usura, ponendo principi di estremo rigore a presidio del reato d’usura, escludendo ogni forma di deroga o zona grigia che possa condurre a forme di elusione e pregiudizio alla determinatezza e tassatività della norma.

Se per l’usura presunta gli intermediari hanno posto in essere procedure in grado di presidiare in termini efficienti il rispetto delle soglie d’usura – intervenendo automaticamente con ‘blocchi’ in sede di predisposizione dei contratti e con ‘cimature’ in sede di addebito delle competenze – per l’usura concreta i presidi di rispetto appaiono più complessi, dovendo questi essere coordinati in strutture di parametrazione della situazione economico-finanziaria e in funzione della natura del credito richiesto dalla clientela.

Certamente la sentenza viene a costituire un serio monito a presidio di comportamenti opportunistici che, nell’attuale situazione economica del paese, possono seriamente pregiudicare l’attività imprenditoriale e con essa lo sviluppo del paese. Per contro, le indicazioni della Cassazione possono alimentare argomentazioni in grado di produrre un cospicuo allargamento dei ricorsi alla Magistratura, anche quando il tasso praticato, pur rimanendo entro i limiti di soglia, risulti superiore alla media, per accertamenti d’usura che spesso si risolvono in un nulla di fatto.

L’usura concreta viene ad assumere una funzione che rimane sussidiaria all’usura presunta, essendo rivolta, come ribadisce la Cassazione, a ‘colmare possibili vuoti di tutela’. Viene rimesso, in ultima analisi, alla discrezionalità del giudice il delicato ruolo di mediazione fra le giuste pretese dell’intermediario e il corretto ausilio creditizio prestato al cliente. Un’eccessiva tensione e attenzione alle difficoltà economiche e finanziarie della clientela, senza una parallela considerazione dei rischi di insolvenza che l’intermediario deve necessariamente coprire, può facilmente indurre un generale innalzamento dei tassi ed effetti indesiderati di razionamento del credito, con risvolti sistemici più nocivi di quelli che nelle finalità della legge si vuole temperare[3]. E’ auspicabile che l’usura concreta mantenga un ruolo ancillare all’usura presunta, fondata sul più oggettivo e trasparente limite stabilito dalle soglie d’usura

 

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Usura concreta: la Cassazione ne precisa i principi di accertamento

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Commissioni Bancarie e Spese su conti correnti

Commissioni Bancarie e spese, casi di (non) applicazione della CIV

Commissioni Bancarie e spese, la recentissima Relazione sull’attività dell’ABF, 4, 2014, curata dalla Banca d’Italia, riporta tra l’altro: “l’ABF ha precisato che la CIV non può essere applicata dall’intermediario quando il saldo di fine giornata o addirittura ridotto rispetto al saldo giornaliero precedente. La CIV non può essere considerata una sorta di equipollente di altre commissioni, variamente denominate, diffuse prima dell’introduzione dell’art. 117-bisTUB; grava pertanto sulla banca l’onere di dimostrare di aver compiuto l’istruttoria veloce per ogni singola applicazione della CIV. Non appare inoltre giustificabile un utilizzo intensivo di tale commissione, in quanto il ricorso all’extrafido deve essere considerato eccezionale”.

Le tre decisioni qui edite costituiscono – insieme a quella del Collegio Roma, 16 maggio 2014, già pubblicata da questa Rivista – espressione esemplare di quanto riportato dalla Relazione. Tra le altre cose, la decisione del Collegio Napoli, n. 1337/2014 rileva che “se si seguisse il modus operandi utilizzato nel caso concreto dalla banca – che dall’esame dei prospetti versati in atti risulta aver applicato anche quando lo sconfinamento risultava essere invariato, ovvero quando era ridotto rispetto al giorno precedente … – ne deriverebbe un vero e proprio cambiamento della funzione della CIV”. Quella del Collegio Roma n. 397/2014 rimarca che, “ove si consideri che nel solo IV trimestre del 2012 la CIV è stata applicata per ben 26 volte, appare del tutto verosimile che la stessa sia stata erroneamente considerata dalla banca avente funzione risarcitoria analoga ad una penale predeterminata”. Infine la decisione del Collegio Roma, n. 3170/2014 precisa che è “non verosimile che la banca … abbia operato con cadenza settimanale un’istruttoria (ancorché veloce) finalizzata a stabilire se la ricorrente fosse, o meno meritevole di essere destinataria di ulteriore credito”; per concludere che la “lettura complessiva dell’art. 117-bis … dovrebbe indurre a ritenere che le fattispecie dell’extrafidoe dell’ultra fido vadano ormai considerate come complessivamente eccezionali”.

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Napoli usura bancaria: presentato primo report in Italia

Napoli usura bancaria:

presentato primo report su usura bancaria in Italia, Su 170mila conti

analizzati, più del 90% presenta anomalie.

 

Napoli usura bancaria: presentato primo report su usura bancaria in Italia, Su 170mila conti analizzati, più del 90% presenta anomalie.

Napoli usura bancaria: presentato primo report su usura bancaria in Italia, Su 170mila conti analizzati, più del 90% presenta anomalie.

 

Il fenomeno dell’ usura bancaria è oramai divenuta una vera e propria piaga sociale, un fenomene che mina le fondamenta della nostra società e della nostra economia, riuscire a determinare con certezza l’entità del danno all’economia reale è purtroppo nostro malgrado impossibile, ma un’idea e due numeri anche se non precisi possiamo farcela da soli.

Immaginare che forse una delle cause di questo impoverimento generale, del crollo della nostra Economia fosse l’USURA BANCARIA non è un azzardo, tante aziende chiuse, tante famiglie senza più un tetto, i danni al sistema paese forse mai più recuperabili.

Tutto questo solo per l’arricchimento di pochi su MILIARDI di cittadini che spesso si SUICIDANO nel silenzio assoluto delle ISTITUZIONI
che oramai anche loro in un TUNNEL senza uscita, costretti in questo momento a fare il tifo per i nostri cugini Francesi d’oltralpe.

Vi riporto la conferenza che vi è stata alcuni giorni fa’ a Napoli dove è stato presentato un REPORT sullo stato dell’USURA BANCARIA in ITALIA numeri che lasciano senza parole, si arriva quasi al 100% dei conti analizzati con anomalie, io stesso oramai raccolgo il 90% delle pratiche con anomalie.

Mancano all’appello alcune realtà piccole rurali intese come Regioni intere dormienti o con rapporti di conoscenza con i Direttori e le agenzie locali che soffrono quasi come se si scoprissero stati usurati fosse una colpa da addebitare a loro e non al sistema, mi auguro che spazzino via questi dubbi e portano fuori questo fenomeno anche li dove si puo’ pensare che la situazione sia diversa.

Napoli usura bancaria:

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