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Le imprese accusano: le banche in Toscana sono come gli usurai

La ricerca di Confapi: anomalie nel 99% dei conti correnti. Tassi superiore alla soglia di legge nel 94,8%

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Le imprese accusano: le banche in Toscana sono come gli usurai

Le imprese accusano: le banche in Toscana sono come gli usurai

La ricerca di Confapi: anomalie nel 99% dei conti correnti. Tassi superiore alla soglia di legge nel 94,8% dei casi

FIRENZE. Cresce il fenomeno dell’usura bancaria in Toscana. E’ praticata perlopiù dai grandi istituti, quelli che si sono fusi insieme negli ultimi anni di recessione, e colpisce soprattutto le piccole e medie imprese della manifattura: costruzioni, agricoltura, artigianato e turismo. Questo il grido d’allarme che salta fuori dalla prima ricerca su credito e conti correnti aziendali dei cosidetti “reclamanti” messa in piedi da Confapi, la confederazione delle pmi, e dalla fondazione per l’educazione finanziaria delle imprese. La presentazione si è svolta in un affollato auditorium del consiglio regionale, in via Cavour a Firenze. L’usura bancaria è un fenomeno forse poco conosciuto in Italia che mette in fila le illegalità nei rapporti tra alcuni operatori bancari, parabancari, mediatori creditizi e finanziari e molti imprenditori.

I dati della ricerca. Il rapporto di Confapi e la fondazione prende in esame l’usura bancaria partendo da un campione di 900 imprese toscane dove sono impiegati 5mila lavoratori. Mentre a livello nazionale la base di studio sale a 14mila imprese per un complesso di 125mila unità di occupati. Fermando lo sguardo sulla situazione regionale, i dati che emergono sono preoccupanti. Il 99% dei conti correnti aziendali presenta anomalie piccole e grandi: dalle commissioni applicate in maniera non corretta a contratti di finanziamenti non rispettati. Cresce il numero dei conti correnti che presentano tassi di interesse superiori alla soglia di usura: 94,8% in Toscana, mentre la media nazionale è 71%. Più l’azienda è piccola e a conduzione familiare, maggiore è la possibilità che sia soggetta a usura. Ogni 100 euro pagati alla banca per “commissioni, remunerazioni a qualsiasi titolo e spese, escluse quelle per imposte e tasse, collegate alla erogazione del credito”, così come recita testualmente la legge 108/96, un’alta percentuale non era dovuta. Infine, l’80% delle aziende è ancora attiva, dunque regge ai colpi della crisi e nonostante l’usura bancaria.

L’usura e la crisi. Il direttore del comitato scientifico, Maurizio Fiasco, mette a fuoco l’evoluzione dell’usura bancaria spalmandola in un arco di tempo ventennale: “Prima il fenomeno non faceva distinzione tra famiglie e imprese. Ora vengono colpite anche le imprese patrimonializzate, strutturate e con capacità produttive”. Fiasco spiega questo fenomeno attribuendolo all’onda lunga della crisi. “Negli ultimi anni la recessione ha portato ad un processo di privatizzazioni e di concentrazione di istituti bancari. Si è passati dalle banche che si preoccupavano dell’economia reale alle banche che generano denaro dal denaro con il gioco finanziario. E si è attivato – continua il direttore – un circolo vizioso per cui gli istituti cercano di sopperire alla recessione premendo sui clienti tradizionali”, ossia le piccole e medie imprese radicate nel territorio. Cosa fa la Regione. All’incontro di Firenze c’era anche l’assessore al bilancio Vittorio Bugli che ha fatto il punto su quanto sta facendo la Regione per contrastare l’usura: «Dal dicembre del 2009 la Toscana ha una legge che ha istituito antenne sul territorio per intercettare il fenomeno. Si appoggia sulle organizzazioni di volontariato e su nostri uffici con l’obiettivo di raccogliere le segnalazioni di disagio». Poi la Regione aiuta economicamente le vittime e le instrada in un percorso di assistenza.

Abbiamo contattato l’Abi regionale e nazionale (l’associazione degli istituti bancari), ma si è riservata di spiegare la propria posizione in seguito.

fonte: di Samuele Bartolini su iltirreno.gelocal.it

 

 

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Anatocismo : condanna Bnl, restituirà 7 milioni di Euro

Un’azienda “portata ingiustamente” al fallimento è riuscita a fare condannare la banca Bnl a restituire 7 milioni di euro per anatocismo (interessi su interessi).

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Anatocismo : condanna Bnl, restituirà 7 milioni di Euro

 

(ANSA) – BARI, 18 NOV – Un’azienda “portata ingiustamente” al fallimento è riuscita a fare condannare la banca Bnl a restituire 7 milioni di euro per anatocismo (interessi su interessi). Lo rende noto l’Adusbef a proposito di una sentenza del Tribunale civile di Lecce che ha accolto la domanda avanzata nel novembre del 2009 da due società salentine associate all’Adusbef (Associazione degli utenti servizi bancari e finanziari), la Nuova Adelchi Spa e Calzaturificio Adelchi.

 

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

L’anatocismo (dal greco ἀνατοκισμός anatokismós, composto di ἀνα- «sopra, di nuovo» e τοκισμός «usura»)[1] nel linguaggio bancario è la produzione di interessi (capitalizzazione) da altri interessi resi produttivi sebbene scaduti o non pagati, su un determinato capitale. Nella prassi bancaria tali interessi vengono definiti composti. Esempi di anatocismo sono il calcolo dell’interesse attivo su un conto di deposito, o il calcolo dell’interesse passivo di un mutuo.

Il calcolo degli interessi in regime di capitalizzazione composta anziché in regime di capitalizzazione semplice determina una crescita esponenziale del debito, di conseguenza per periodi inferiori all’anno l’importo calcolato con la capitalizzazione composta sarà inferiore a quello che si determina nella capitalizzazione semplice.

Giuridicamente, in un’obbligazione pecuniaria l’applicazione dell’anatocismo comporterebbe, per il debitore, l’obbligo di pagamento, non solo del capitale e degli interessi pattuiti, ma anche degli ulteriori interessi calcolati sugli interessi già scaduti.

La legge non autorizza il pagamento degli interessi sulle quote di debito (capitale e interessi), che non sono state regolarmente pagate a scadenza. La sentenza della corte di Cassazione del 20 febbraio 2003 n. 2593 è molto chiara a riguardo: “Occorre, in primo luogo, rilevare che in ipotesi di mutuo per il quale sia previsto un piano di restituzione differito nel tempo, mediante il pagamento di rate costanti comprensive di parte del capitale e degli interessi, questi ultimi conservano la loro natura e non si trasformano invece in capitale da restituire al mutuante, cosicché la convenzione, contestuale alla stipulazione del mutuo, la quale stabilisca che sulle rate scadute decorrono gli interessi sulla intera somma integra un fenomeno anatocistico, vietato dall’art. 1283 c.c.” In generale tuttavia gli istituti di credito applicano gli interessi di mora su tutta la quota di debito (capitale e interessi), di fatto ignorando la legislazione vigente.

Malgrado l’anatocismo sia un istituto conosciuto dagli albori del prestito ad interesse, la normativa italiana non ha raggiunto un sufficiente grado di completezza, tant’è che la disciplina si basa ancora sul codice civile del 1942, ed in particolare sull’art. 1283 c.c. Secondo questa norma, gli interessi scaduti, in assenza di usi contrari, possono produrre a loro volta interessi solo dal giorno della domanda giudiziale o per effetto di convenzione posteriore alla loro scadenza, sempre che si tratti di interessi dovuti almeno per sei mesi. In linea di principio, il codice civile vieta un regime di capitalizzazione composta degli interessi, ovvero il pagamento degli interessi su interessi di periodi precedenti.

Nonostante la tutela approntata dal citato articolo, che subordina l’anatocismo alla compresenza di alcuni presupposti ben determinati, per circa mezzo secolo nella prassi bancaria italiana hanno trovato applicazione pressoché generalizzata, nei contratti di apertura di conto corrente, le clausole di capitalizzazione trimestrale degli impieghi. Ciò grazie (anche) all’avallo della giurisprudenza, tanto di legittimità quanto di merito, che ha affermato la validità delle clausole di capitalizzazione trimestrale, escludendo l’esistenza di un contrasto con la previsione di cui all’art. 1283 codice civile, sulla base dell’affermazione dell’esistenza di un uso idoneo a derogare al divieto di anatocismo stabilito da tale norma.

Nel 1999 la Corte di Cassazione, invertendo il proprio orientamento giurisprudenziale, ha più volte affermato la nullità della clausola di capitalizzazione trimestrale, sostanzialmente argomentando nel senso della inesistenza di un uso normativo idoneo a derogare all’art. 1283 c.c..

Per evitare scompensi tra il lavoro dei giudici e la prassi, il legislatore ha ritenuto opportuno, con il decreto legislativo 4 agosto 1999, n. 342, modificare l’art. 120 del decreto legislativo 1º settembre 1993, n. 385 (Testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia): tale intervento ha introdotto in materia il principio della eguale cadenza di capitalizzazione dei saldi attivi e passivi, nel contempo stabilendo – con norma transitoria – una sanatoria per il pregresso, facendo salve le clausole di capitalizzazione trimestrale contenute nei contratti conclusi prima dell’entrata in vigore della nuova disciplina.

La norma transitoria è stata però dichiarata illegittima, per eccesso di delega e conseguente violazione dell’articolo 77 Costituzione, dalla Corte Costituzionale (sentenza 17 ottobre 2000, n. 425,[2]).

Il cosiddetto “decreto salvabanche” fu presentato il 23 luglio 1999, sotto il Governo D’Alema I, convertito in legge n. 342 del 4 agosto 1999[3]. La Consulta, con la citata sentenza, ha abrogato l’art. 25, comma 3, dichiarato incostituzionale per: l’irretroattività della legge, la disparità di trattamento fra soggetti del testo Unico Bancario e creditori sottoposti all’anatocismo, il non rispetto dell’autonomia e indipendenza della magistratura.

Dopo la sentenza della Consulta, del 17 ottobre 2000, un secondo decreto fu approvato il 29 dicembre 2000, n. 394, a firma del Presidente del Consiglio Amato e della Repubblica, Ciampi, e convertito in legge 28 febbraio 2001, n. 24[4]. Il decreto fornisce l’interpretazione autentica della legge antiusura n. 108 del 1996.

Venuta meno la norma transitoria, finalizzata ad assicurare validità ed efficacia alle clausole di capitalizzazione degli interessi inserite nei contratti bancari stipulati anteriormente alla entrata in vigore della nuova disciplina, paritetica, della materia, la Corte di Cassazione ha continuato, con una ulteriore serie di sentenze (tra le altre, si veda la sentenza 13 dicembre 2002, n. 17813), a ribadire il suo approccio più recente, peraltro estendendo i principi enunciati inizialmente con riferimento al conto corrente bancario anche ai contratti di mutuo. Infine, con sentenza n. 21095/2004 (Cass. Civ., SS.UU., 4 novembre 2004, n. 21095), la suprema Corte ha confermato in modo netto il mutamento del 1999, così consolidando il nuovo trend giurisprudenziale.

 

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Potenza: l’odissea dell’imprenditore Satriani tra mutui, banche e tassi usurai

Una lunga storia di banche, tassi usurai e mutui non concessi quella denunciata  già in data 30 Luglio 2014 dall’imprenditore Michele Satriani che aveva già incontrato i giornalisti della Redazione“La Nuova del Sud”  .

 

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Potenza: l’odissea dell’imprenditore Satriani tra mutui, banche e tassi usurai

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Evento di protesta dinanzi al Tribunale di Potenza. Giornata di divulgazione per far comprendere alla Procura Generale che deve ricorrere alla Suprema Corte di Cassazione perché non può precludermi il diritto di avere Giustizia. Il giorno Lunedì 24 e Martedì 25 c.m. sarò costretto ad effettuare uno sciopero della fame, nonostante lo stato di salute precaria. Questo ritengo sia un reato di induzione al suicidio che mi riservo di valutare azioni legali e segnalazioni alla commissione Antimafia e Tribunali di competenza.

17 anni di intenso lavoro condotto con l’aiuto del fratello per mettere su in un contesto già precario “un’impresa innovativa e di altissima qualità in Basilicata”, messa a repentaglio dall’azione delle banche. Satriani, che si è definito un “usurato bancario”, ha raccontato come la sua azienda – fondata nel 1990 – “è stata messa in ginocchio da un sistema che colpisce gli imprenditori onesti a vantaggio degli istituti di credito”.

articolo del 30 luglio del 2014  intervista rilasciata  a “La Nuova del Sud”

Satriani nell’ Evento di protesta dinanzi al Tribunale attuata allo scopo di far comprendere alla Procura Generale che deve ricorrere alla Suprema Corte di Cassazione perché dichiara il Satriani non può precludermi il diritto di avere Giustizia e il giorno Lunedì 24 e Martedì 25 c.m. sarò costretto ad effettuare uno sciopero della fame, nonostante lo stato di salute precaria, a ragion veduta il Satriani ritiene vi sia un reato di induzione al suicidio che si riserva di valutare con azioni legali e segnalazioni alla commissione Antimafia e Tribunali di competenza.

Anomalie Bancarie

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Aziende Italiane uniche in Europa ad essere VITTIME di USURA BANCARIA

L’usura bancaria è un’ ingiustizia , diventata una vera piaga sociale subita dalle Aziende Italiane

di Vincenzo De Stefano

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Aziende Italiane uniche in Europa ad essere VITTIME di USURA BANCARIA

 

Aziende Italiane uniche in Europa ad essere VITTIME di USURA BANCARIA

In una Nazione come la nostra dove del resto Nulla funziona dove a farla da padrona è l’Ingiustizia Sociale non ci si poteva aspettare che all’appello mancassero le Banche. Tutto ha inizio con Basilea, tutti schedati e noi tutti zitti, loro le Banche che decidono chi è il bravo e chi è il cattivo e cosi si è poi passati a Basilea 2 poi Basilea 3 definito : “Schema di regolamentazione internazionale per il rafforzamento delle banche e dei sistemi bancari” nella sostanza “limitare le perdite e aumentare i profitti”.

Il Corriere della Sera del 30 Agosto 2014 dettava : “Banche, in sei mesi 2 miliardi di utili” insomma con l’Italia in Ginocchio, con 1,5 Milioni di bambini Italiani che sono in Povertà assoluta pare che a loro le cose vadano molto bene, per dare un’idea più veritiera dei profitti che hanno portato a casa in Lire 2.842.540.000.000 (questo hanno Marginato) riporto in Lire perchè vivo nella convinzione che presto torneremo alla Lira (anche se Loro che hanno inventato L’Euro senza dare a noi cittadini alcuna possibilità di scelta ce lo hanno fatto ingoiare e noi zitti, del resto questa è l’idea che in Italia i nostri Politici hanno della Democrazia!!) senza alcuna distinzione tra dx,sx,centro ecc…

Per tornare quindi a questa piaga sociale quale l’Usura Bancaria regolata con (art. 1815 c.c., dalla legge 7 marzo 1996 n. 108, la quale ha altresì modificato l’art. 644 c.p. che disciplina il reato di usura, nonché dalla legge 28 febbraio 2001 n. 24 di conversione del D.l. 29 dicembre 2000 n. 394 e dalla legge 12 luglio 2011 n. 106 di conversione del D.l. 70/11.) mi viene da chiedermi : “vedremo mai lo stesso ed Egual Trattamento come nel caso dei cittadini “normali” definiti Usurai che con ragione il codice Penale quando vengono presi con le mani nel sacco adotta sequestri preventivi, detenzione carceraria e tutte le misure dettate dal codice civile e quello penale?

Piccole Imprese e Piccoli Imprenditori ancora una volta Feriti e Prigionieri del Sistema senza speranza, senza più coraggio e soprattutto stremati senza più la forza di reagire.

Questa Europa di Banchieri, Europeisti, Perbenisti, Salotti chic e raffinati dove ci porterà? ci sveglieremo in tempo da questo torpore ?…

@RIPRODUZIONE RISERVATA

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Mutui a tassi elevati e usura bancaria, come difendersi

Istituti tengono spesso comportamento sul filo della legalità, ma ci sono azioni bancarie di supporto a imprenditori e individui vittime di tali pratiche.

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ROMA  – Non è un segreto: le banche tendono ad avere talvolta un comportamento sul filo della legalità quando si tratta di erogare mutui, finanziamenti o contratti di leasing a imprenditori e singoli individui. Quello che spesso non si dice è che ci sono pratiche e azioni bancarie di supporto alle vittime di tali pratiche ai limiti del lecito.

Operazioni di finanziamento nascondo spesso delle irregolarità da parte delle banche. Un incontro a Milano cercherà di mettere in luce tali irregolarità e fornire gli strumenti necessari al consumatore finale per riconoscere la buona o cattiva condotta degli istituti bancari.

“In un periodo particolare come quello che si sta vivendo, è importante che piccoli e grandi imprenditori, ma anche gente comune, vengano correttamente informati riguardo alle azioni bancarie che potrebbero dare loro supporto e realizzazione”, dice il comunicato che annuncia il dibattito che si terrà giovedì 4 dicembre e che verrà presediuto dal giornalista Luigi Pelazza del programma televisivo “Le Iene”.

Presso la sala “Sandro Pertini” di Villa Casati a Cologno Monzese, il giornalista presidente dell’Associazione Diritti al Diritto, organizzazione che opera nel settore bancario per assistere e tutelare i consumatori, approfondirà i temi legati alle possibili irregolarità che si annidano dietro alle più comuni operazioni bancarie.

Dal 2013, Pelazza ha condotto diverse inchieste relative all’usura e all’anatocismo bancario suscitando grande clamore e riscontro al programma “Le Iene” – “denunciando un atteggiamento spesso sul filo della legalità da parte degli istituti bancari nei confronti dei fruitori finali”, dice un comunicato.

Come riporta la nota, l’incontro, gratuito e patrocinato dal Comune di Cologno Monzese, offre anche la possibilità di richiedere successivamente eventuali chiarimenti al team di professionisti di Diritti al Diritto.

Mutui a tassi elevati e usura bancaria, come difendersi

Luigi Pelazza è un giornalista e conduttore televisivo, da oltre 10 anni nel team del programma di Italia Uno “Le Iene”, per il quale si è occupato soprattutto di inchieste. In molti suoi servizi andati in onda ha evidenziato alcune irregolarità messe in atto dagli istituti di credito verso i consumatori. A questo proposito è diventato presidente onorario dell’Associazione Diritti al Diritto che promuove la serata del 4 Dicembre, tappa di un ciclo di incontri su territorio nazionale.

Mutui a tassi elevati e usura bancaria

Diritti al Diritto è un’associazione senza scopo di lucro che si prefigge l’obiettivo etico di assistere, aiutare e risolvere questioni relative all’usura e all’anatocismo bancario. La struttura si avvale di professionisti del settore con i quali ha stabilito delle convenzioni al fine di offrire ai propri iscritti la stessa possibilità di reagire e pretendere i propri diritti con spese accessibili. Tecnici e Periti di prim’ordine, Avvocati con esperienza nel settore bancario, strutture associative consolidate e rinomate che già operano sul territorio da tempo, costituiscono il punto di forza di Diritti al Diritto.

fonte: WSI

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Tribunale Palermo: mutuo in usura pattizia sospende procedura esecutiva

Tribunale Palermo: mutuo in usura pattizia, con ordinanza del 7 11 febbraio 2014

 

Tribunale Palermo: mutuo in usura pattizia, con ordinanza del 7 11 febbraio 2014    il Tribunale di Palermo, in composizione collegiale, ha sospeso la procedura esecutiva avviata da una Banca nei confronti di un imprenditore., corte, anatocismo, usura bancaria, anomalie bancarie

Tribunale Palermo: mutuo in usura pattizia, con ordinanza del 7 11 febbraio 2014
il Tribunale di Palermo, in composizione collegiale, ha sospeso la procedura esecutiva avviata da una Banca nei confronti di un imprenditore.

 

il Tribunale di Palermo, in composizione collegiale, ha sospeso la procedura esecutiva avviata da una Banca nei confronti di un imprenditore.

 

Tribunale Palermo: mutuo in usura pattizia, con ordinanza del 7-11 febbraio 2014, il Tribunale di Palermo, in composizione collegiale, ha sospeso la procedura esecutiva avviata da una Banca nei confronti di un imprenditore (e giunta alla fissazione dell’asta per la vendita) a causa del presunto inadempimento relativo a un mutuo fondiario. I Giudici hanno accolto, in fase cautelare, la tesi difensiva proposta da parte opponente, secondo la quale il tasso realmente applicato a detto mutuo aveva superato il c.d. tasso-soglia di usura.

Analisi dei contratti di Mutuo

La pre-analisi  del contratto di Mutuo è gratuita: potete compilare la richiesta via mail e vi invieremo la lista dei documenti da inviare in formato cartaceo o digitale. Analizzeremo il tutto ed elaboreranno un documento di sintesi evidenziando tutte le anomalie – perizia econometrica

I tassi di interesse richiesti per prestiti e finanziamenti, mutui compresi, non debbono superare determinate soglie; altrimenti subentra l’usura, che è un reato penale.

La Banca d’Italia stabilisce ogni tre mesi i tassi massimi di interesse, detti anche tassi soglia, da applicare alle varie forme di finanziamento.

Se i tassi del finanziamento superano i tassi soglia, il mutuo è illegale e si ha diritto al rimborso degli interessi.

I mutui ipotecari sottostanno pienamente alla disciplina, tant’è che la Banca d’Italia comunica ogni trimestre due valori soglia (uno per i mutui a tasso fisso ed uno per i variabili), validi per qualsiasi contratto di mutuo, indipendentemente dall’importo e dalla finalità (sono quindi compresi i mutui per l’acquisto della casa).

Qualora, in un determinato trimestre, il TAEG del mutuo dovesse superare il tasso soglia stabilito per quel periodo, si verificherebbe un interesse usurario. In queste condizioni, la legge impone al mutuante di restituire l’intera somma ricevuta a titolo di interesse, e concede al mutuatario la facoltà di non remunerare ulteriori interessi per il mutuo usuraio.

Esame del contratto; Controllo della indicizzazione; Verifica della determinazione del tasso di interesse contrattualmente convenuto e,

in caso di difformità, annullamento delle clausole economiche e rielaborazione del piano di ammortamento ad interessi legali e capitalizzazione semplice;

Capitalizzazione del TAN stipulato e confronto dello stesso con i tassi soglia ex Legge 108/96 e, in caso di tassi usurari, azzeramento degli interessi addebitati.

La sentenza della Cassazione permette il recupero integrale degli interessi pagati sui mutui, nonché il risparmio degli interessi futuri, quando i tassi e le penali superano la soglia di usura: ciò vale anche qualora gli interessi di mora non vengano applicati, in quanto “Se sono convenuti interessi usurari , la clausola è nulla e non sono dovuti interessi”. Convenuti, cioè se questi interessi sono previsti dal contratto, anche se poi non vengono applicati effettivamente.

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Bankitalia: a settembre prestiti in calo del 2,3%

Bankitalia: a settembre prestiti in calo del 2,3%, sofferenze in aumento. E cresce ancora il risparmio: +3,6%

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Bankitalia: a settembre prestiti in calo del 2,3%, sofferenze in aumento. E cresce ancora il risparmio: +3,6%

 

Credito bancario ancora in contrazione (anche se la flessione rallenta) e sofferenze sempre in aumento a settembre. È quanto emerge dalla rilevazione di Bankitalia sulle principali voci dei bilanci bancari. In dettaglio, a settembre i prestiti al settore privato, corretti per tener conto delle cartolarizzazioni e degli altri crediti ceduti e cancellati dai bilanci bancari, hanno registrato una contrazione su base annua del 2,3 per cento (-2,5 per cento ad agosto). I prestiti alle famiglie sono scesi dello 0,6 per cento sui dodici mesi (-0,7 per cento nel mese precedente); quelli alle società non finanziarie sono diminuiti, sempre su base annua, del 3,3 per cento (-3,8 per cento ad agosto).

Il trend dei tassi di interesse
I tassi d’interesse, comprensivi delle spese accessorie, sui finanziamenti erogati nel mese alle famiglie per l’acquisto di abitazioni sono stati pari al 3,27 per cento (3,38 nel mese precedente); quelli sulle nuove erogazioni di credito al consumo al 9,24 per cento (9,34 per cento ad agosto). I tassi d’interesse sui nuovi prestiti alle società non finanziarie di importo fino a 1 milione di euro sono risultati pari al 3,60 per cento (3,97 per cento nel mese precedente); quelli sui nuovi prestiti di importo superiore a tale soglia al 2,43 per cento (2,20 per cento ad agosto). I tassi passivi sul complesso dei depositi in essere sono stati pari allo 0,79 per cento (0,81 per cento ad agosto).

A settembre sofferenze aumentano del 19,7%
Ancora in crescita le sofferenze bancarie a settembre. Secondo la rilevazione di Bankitalia sulle principali voci dei bilanci bancari a settembre le sofferenze – senza correzione per le cartolarizzazioni ma tenendo conto delle discontinuità statistiche -registrano un tasso di crescita del 19,7 per cento sullo stesso mese dell’anno scorso, mentre ad agosto l’incremento era stato del 20%.

Raccolta +3,6% su base annua
A settembre il tasso di crescita sui dodici mesi dei depositi del settore privato è stato pari al 3,6 per cento (3,1 per cento ad agosto). La raccolta obbligazionaria, includendo le obbligazioni detenute dal sistema bancario, è scesa del 14,2 per cento su base annua (-14,1 per cento nel mese precedente).

fonte: ilsole24ore.com

 

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Anatocismo Bancario, Corte d’Appello Campobasso condanna le banche

Anatocismo Bancario, Corte d’Appello Campobasso condanna banche

 

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CAMPOBASSO – Con due sentenze della Corte di Appello di Campobasso ed una del Tribunale di Isernia due istituti bancari,tra i maggiori in Italia,sono stati costretti a restituire quanto illegittimamente percepito, ovvero ingenti somme a tre correntisti che si erano rivolti a uno studio legale. Le sentenze sono state depositate il 30 Settembre 2014,il 14 Ottobre 2014 e il 27 Ottobre 2014.Sia la Corte di Appello di Campobasso,sia il Tribunale di Isernia, hanno confermato l’illegittimità della capitalizzazione trimestrale composta degli interessi, spese e commissioni di massimo scoperto, condannando le banche, di primario interesse nazionale, alla restituzione del maltolto. Soddisfazione dei correntisti e degli avvocati Aldo e Carmine De Benedittis che hanno visto accogliere le loro richieste.
Chi ha avuto nel corso degli anni passati scoperti di conto corrente con contratti stipulati prima dell’anno 2000 può richiedere la restituzione di ingenti somme pagate indebitamente alle banche! Ciò è possibile anche per i rapporti di conto corrente già estinti,purchè non siano decorsi 10 anni dalla loro chiusura o estinzione.La ripetizione dell’indebito può essere richiesta fin dall’inizio del rapporto contrattuale (quindi,a ritroso,anche da 10,20 o 30 anni) purchè si sia in possesso della documentazione contabile di riferimento (estratti conto).

Massima attenzione per i correntisti a cui è stato notificato un Decreto Ingiuntivo! Nella maggior parte dei casi dalla rielaborazione del conto corrente risulta un credito a favore e non un debito,oppure l’eventuale debito si riduce di somme consistenti.

Opporsi sempre entro 40 giorni dalla notifica del Decreto Ingiuntivo.

 

 

CAMPOBASSO – Con due sentenze della Corte di Appello di Campobasso ed una del Tribunale di Isernia due istituti bancari,tra i maggiori in Italia,sono stati costretti a restituire quanto illegittimamente percepito

fonte: mytermoli.com

 

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Associazione ANTONINO CAPONNETTO : L’USURA BANCARIA E LE ASTE GIUDIZIARIE

ANTONINO CAPONNETTO : L’USURA BANCARIA E LE ASTE GIUDIZIARIE

 

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ASSOCIAZIONE ANTONINO CAPONNETTO : L’USURA BANCARIA E LE ASTE GIUDIZIARIE

Usura bancaria ed aste giudiziarie. E’ allarme. Si rischia di far finire tutte le aziende italiane sotto il tallone della mafie. Si invitano tutti gli amici dell’Associazione Caponnetto, iscritti ma anche simpatizzanti, ad incentrare la loro massima attenzione su questo problema. Ma qui DEVE essere TUTTA l’antimafia, istituzionale e sociale, Procure, Forze dell’ordine, Associazioni Antimafia, Fondazioni ecc. , ad accendere i riflettori e ad attivare i meccanismi previsti dalle leggi. TUTTI, nessuno escluso. Prima che sia troppo tardi.

 Associazione ANTONINO CAPONNETTO

L’USURA BANCARIA E LE ASTE GIUDIZIARIE
Due temi,questi,strettamente connessi sui quali l’Associazione Caponnetto richiama l’attenzione di tutta l’antimafia istituzionale e sociale.
L’usura bancaria va vista come la causa che costringe molte aziende in Italia al fallimento e,attraverso le aste giudiziarie ,le porta dritto dritto nelle mani delle mafie.
Qualche anno fa,interessandoci delle aziende agricole pontine in crisi,noi cominciammo ad affrontare i due problemi segnalandoli a chi di dovere, a Roma.
Abbiamo la certezza che quella segnalazione é stata raccolta e qualcosa si é cominciata a fare.
Ora,però,il problema ci é stato riproposto e,quindi,ci siamo visti costretti a fare ulteriori passi.
Sappiamo ,però,che non si tratta di un fenomeno che riguarda solamente un’area geografica – nel nostro caso il Lazio – ma l’intero Paese.
Leggiamo quasi ogni giorno,infatti,di aziende sane che,per difficoltà dovute alle ristrettezze del credito ed all’usura nel sistema bancario,vanno in
fallimento e finiscono all’asta ,consentendo ,così,alle mafie di fare man bassa.
Intanto invitiamo tutti gli amici,iscritti e simpatizzanti,dell’Associazione Caponnetto delle altre regioni del Paese a cominciare a dedicare a questi due temi la massima attenzione,ma,al contempo,riteniamo che sia necessario che tutta l’antimafia,quella istituzionale e quella sociale,faccia altrettanto.
Al punto in cui siamo arrivati, TUTTE le Associazioni antimafia nel Paese dovrebbero mobilitarsi e cominciare a fare quello che é necessario.
Banche e usura, rischia di chiudere azienda simbolo Sindacati schierati in difesa della ditta di De Masi
Salta la mediazione del Governo per il contenzioso dell’imprenditore di Gioia Tauro con gli istituti di credito. In bilico ci sono 40 posti di lavoro. Annunciato un pacchetto di scioperi 

di MICHELE ALBANESE

Associazione ANTONINO CAPONNETTO

GIOIA TAURO – “Difendere la De Masi Costruzioni significa battersi per il lavoro e la legalità”. Lo affermano le segreterie regionali della Fiom Cgil, Fim Cisl e la Uilm Uil, oltre alle rappresentanze sindacali, che si pongono come scudo alla tutela di questa azienda ormai nota in tutta Italia per le lotte antimafia e antiusura del suo amministratore Nino De Masi. Il pericolo è stato ribadito ieri nel corso di un’assemblea dei lavoratori per discutere le iniziative da prendere a difesa del lavoro e delle prospettive industriali. Il paradosso della De Masi Costruzioni è che il sindacato, piuttosto che la sua organizzazione di categoria: gli industriali reggini, a avviare iniziative di tutela e di difesa di questa azienda. Una delle poche sopravvissute nell’area industriale di Gioia Tauro che assomiglia sempre più ad un deserto. «Dalle notizie di cui siamo venuti a conoscenza in questi giorni è venuta meno la mediazione del Governo tra la De Masi e le banche tanto da ipotizzarsi drammaticamente l’apertura a fine anno delle procedure di licenziamento dei 40 lavoratori in forza, con conseguenze anche sulle altre aziende». I lavoratori per contrastare questa situazione hanno proclamato lo stato di agitazione e hanno affidato alle Organizzazioni e alle Rsa un pacchetto di 20 ore di sciopero. La prima giornata di sciopero con manifestazione è stata fissata per giovedì 13 novembre a Reggio Calabria davanti alla Prefettura. Subito dopo i lavoratori sono persino decisi di promuovere altre iniziative anche a Roma. «Il Governo così come la Regione e le Istituzioni locali devono – dicono i lavoratori – continuare, e non rinunciare a premere sugli Istituti Bancari interessati per risolvere l’annoso e non più tollerabile contenzioso finanziario aperto. La De Masi – aggiungono – è un modello industriale, un’azienda produttiva, in una regione drammaticamente colpita dalla crisi, che non può e non deve chiudere a causa di una pressione inaccettabile delle Banche e dalla oppressione criminale». Se si arrivasse a questa conclusione si offrirebbe in pasto una delle pochissime realtà produttive gioiesi e soprattutto finirebbe un’azienda che si è contraddistinta per le sue coraggiose battaglie antimafia in un’area strategica nello scontro tra legalità e illegalità diffuse. Non si può accettare, infatti che possa correre dei rischi una società che realizza prodotti che hanno mercato e tecnologie moderne. Non una crisi che nasce dalla impossibilità di piazzare sul mercato i prodotti che produce ma una crisi che nasce dalla illegalità e dall’usura applicata da alcuni istituti bancari come hanno certificato numerose sentenza anche della Cassazione. Ci credeva Nino de Masi e continua a crederci sul futuro dei suoi prodotti. Ci ha creduto quando grazie alla legge 488, decide di avviare serie una sere di investimenti. Da artigiani, i De Masi diventano industriali e sbarcano nella zona del porto di Gioia Tauro con uno stabilimento che si estende su un’area di 30mila mq. «Ero giovane e volevo cambiare il mondo, credevo che la realtà fosse fatta solo di bianco e nero e che i confini fossero facilmente rintracciabili: invece, compresi ben presto che il nero è anche dove non te l’aspetti». Anche tra le cifre degli estratti conto bancari. I ritardi e gli intoppi nell’erogazione dei fondi della 488, la cui gestione, tra valutazioni delle pratiche ed emissione delle varie tranche di finanziamento, fu affidata dal Governo proprio agli istituti di credito, hanno costretto la ditta De Masi a ricorrere largamente al credito bancario. Ma i conti, a controllarli bene, non tornano. I tassi di interesse e gli altri “costi” imposti (soprattutto la commissione di massimo scoperto) sembrano superare tutti i limiti previsti dalla legge 108/1996. La legge sull’usura. La ditta De Masi si ritrova a pagare oneri finanziari per 6 milioni di euro su linee di credito di 12, 13 milioni. Nino reagisce seguendo
l’esempio del padre Giuseppe, poco importa se davanti ci sono da una parte gli ’ndranghetisti della Piana e dall’altra i colossi bancari italiani: nel 2003 presenta un esposto in Procura. Quattro anni dopo il presidente di Capitalia, Cesare Geronzi, il presidente della Bnl, Luigi Abete, e l’ex presidente della Banca Antonveneta, Dino Marchiorello, vengono rinviati a giudizio. Le sentenze di primo, secondo grado e persino al Cassazione confermano l’usura. Giustizia solo sulla carta perché le banche continuano ancora a negare quanto stabilito dalla sentenze.

 

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Sindacati schierati in difesa della ditta di De Masi

Sindacati schierati in difesa della ditta di De Masi

Salta la mediazione del Governo per il contenzioso dell’imprenditore di Gioia Tauro con gli istituti di credito. In bilico ci sono 40 posti di lavoro. Annunciato un pacchetto di scioperi

Banche e usura

GIOIA TAURO – “Difendere la De Masi Costruzioni significa battersi per il lavoro e la legalità”. Lo affermano le segreterie regionali della Fiom Cgil, Fim Cisl e la Uilm Uil, oltre alle rappresentanze sindacali, che si pongono come scudo alla tutela di questa azienda ormai nota in tutta Italia per le lotte antimafia e antiusura del suo amministratore Nino De Masi.

Il pericolo è stato ribadito ieri nel corso di un’assemblea dei lavoratori per discutere le iniziative da prendere a difesa del lavoro e delle prospettive industriali. Il paradosso della De Masi Costruzioni è che il sindacato, piuttosto che la sua organizzazione di categoria: gli industriali reggini, a avviare iniziative di tutela e di difesa di questa azienda. Una delle poche sopravvissute nell’area industriale di Gioia Tauro che assomiglia sempre più ad un deserto. «Dalle notizie di cui siamo venuti a conoscenza in questi giorni è venuta meno la mediazione del Governo tra la De Masi e le banche tanto da ipotizzarsi drammaticamente l’apertura a fine anno delle procedure di licenziamento dei 40 lavoratori in forza, con conseguenze anche sulle altre aziende». I lavoratori per contrastare questa situazione hanno proclamato lo stato di agitazione e hanno affidato alle Organizzazioni e alle Rsa un pacchetto di 20 ore di sciopero.

Banche e usura

La prima giornata di sciopero con manifestazione è stata fissata per giovedì 13 novembre a Reggio Calabria davanti alla Prefettura. Subito dopo i lavoratori sono persino decisi di promuovere altre iniziative anche a Roma. «Il Governo così come la Regione e le Istituzioni locali devono – dicono i lavoratori – continuare, e non rinunciare a premere sugli Istituti Bancari interessati per risolvere l’annoso e non più tollerabile contenzioso finanziario aperto. La De Masi – aggiungono – è un modello industriale, un’azienda produttiva, in una regione drammaticamente colpita dalla crisi, che non può e non deve chiudere a causa di una pressione inaccettabile delle Banche e dalla oppressione criminale». Se si arrivasse a questa conclusione si offrirebbe in pasto una delle pochissime realtà produttive gioiesi e soprattutto finirebbe un’azienda che si è contraddistinta per le sue coraggiose battaglie antimafia in un’area strategica nello scontro tra legalità e illegalità diffuse. Non si può accettare, infatti che possa correre dei rischi una società che realizza prodotti che hanno mercato e tecnologie moderne. Non una crisi che nasce dalla impossibilità di piazzare sul mercato i prodotti che produce ma una crisi che nasce dalla illegalità e dall’usura applicata da alcuni istituti bancari come hanno certificato numerose sentenza anche della Cassazione. Ci credeva Nino de Masi e continua a crederci sul futuro dei suoi prodotti. Ci ha creduto quando grazie alla legge 488, decide di avviare serie una sere di investimenti. Da artigiani, i De Masi diventano industriali e sbarcano nella zona del porto di Gioia Tauro con uno stabilimento che si estende su un’area di 30mila mq. «Ero giovane e volevo cambiare il mondo, credevo che la realtà fosse fatta solo di bianco e nero e che i confini fossero facilmente rintracciabili: invece, compresi ben presto che il nero è anche dove non te l’aspetti». Anche tra le cifre degli estratti conto bancari. I ritardi e gli intoppi nell’erogazione dei fondi della 488, la cui gestione, tra valutazioni delle pratiche ed emissione delle varie tranche di finanziamento, fu affidata dal Governo proprio agli istituti di credito, hanno costretto la ditta De Masi a ricorrere largamente al credito bancario. Ma i conti, a controllarli bene, non tornano. I tassi di interesse e gli altri “costi” imposti (soprattutto la commissione di massimo scoperto) sembrano superare tutti i limiti previsti dalla legge 108/1996. La legge sull’usura. La ditta De Masi si ritrova a pagare oneri finanziari per 6 milioni di euro su linee di credito di 12, 13 milioni. Nino reagisce seguendo l’esempio del padre Giuseppe, poco importa se davanti ci sono da una parte gli ’ndranghetisti della Piana e dall’altra i colossi bancari italiani: nel 2003 presenta un esposto in Procura. Quattro anni dopo il presidente di Capitalia, Cesare Geronzi, il presidente della Bnl, Luigi Abete, e l’ex presidente della Banca Antonveneta, Dino Marchiorello, vengono rinviati a giudizio. Le sentenze di primo, secondo grado e persino al Cassazione confermano l’usura. Giustizia solo sulla carta perché le banche continuano ancora a negare quanto stabilito dalla sentenze.

 

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fonte: ilquotidianoweb.it

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