Anatocismo, Usura Bancaria, Perizia Conto Corrente, Mutui e Leasing, cropped UsurAinBancA min, anatocismo, usura bancaria, anomalie bancarie

Imprenditore denuncia banca per usura Il gip del tribunale di Firenze ordina: “Indagate sui vertici dell’istituto”

Fino al 2010 costruiva, ristrutturava, vendeva immobili

Imprenditore denuncia banca per usura Il gip del tribunale di Firenze ordina: "Indagate sui vertici dell, 300x156, anatocismo, usura bancaria, anomalie bancarie'istituto"

Imprenditore denuncia banca per usura Il gip del tribunale di Firenze ordina: “Indagate sui vertici dell’istituto”

Imprenditore denuncia banca per usura Il gip del tribunale di Firenze ordina: “Indagate sui vertici dell’istituto”

FIRENZE. Fino al 2010 costruiva, ristrutturava, vendeva immobili e gestiva condomini e la sua famiglia non aveva certo problemi. Ora Andrea Rossi, 54 anni, di Rufina (Firenze), che da anni vive facendo il lavapiatti in un ristorante, rischia di perdere definitivamente tutto. Eppure ha presentato una denuncia per usura contro un istituto bancario nazionale e il gip del tribunale di Firenze, Anna Liguori, dopo aver archiviato la posizione degli impiegati della filiale della banca, ha chiesto al pm Paolo Barlucchi di aprire un fascicolo nei confronti dei vertici della stessa banca. Un atto che richiederà, probabilmente, più tempo di quanto non ne abbia a disposizione Rossi: il 30 gennaio andranno all’asta i suoi beni personali, la casa alla Rufina, e il 25 febbraio quelli dell’azienda, 17 unità immobiliari nel Grossetano. L’avvocato Simone Gasparroni, difensore dell’ imprenditore ha presentato stamani una nuova istanza di sospensione dell’asta: la prima era stata respinta.

Tutta la vicenda nasce da 3 assegni che Rossi aveva dato in pagamento a un artigiano pensando di avere la copertura necessaria in una banca locale con la quale aveva rapporti da sempre. Appena capito che così non era l’imprenditore coprì immediatamente la cifra ricevendo assicurazione sul fatto che non sarebbe partita la procedura della Centrale d’allarme interbancaria. Invece, dopo poco, all’imprenditore vennero pignorati i beni e tutte le banche chiesero l’immediato rientro dei fidi a lui assegnati.

Negli anni Rossi ha denunciato le banche, e le inchieste hanno stabilito che sui conti erano stati applicati tassi del 15-20%, e in alcuni casi fino al 30%. Per alcune banche l’inchiesta  stata archiviata, pur riconoscendo l’applicazione di tassi usurai. Per un istituto nazionale  ancora aperta. “Se dovessero riconoscere che ho ragione – conclude Rossi – tutto sarebbe inutile: una volta venduti all’asta i beni miei e della società non mi resterebbe niente”.

Contattaci

 

fonte: iltirreno.geolocal.it

www.usurainbanca.it
Please follow and like us:
follow subscribe, anatocismo, usura bancaria, anomalie bancarie0

Usura: la Procura di Pistoia applica la sospensione ex art. 20, comma 7, legge n. 44/1999.

Tribunale di Pistoia, Procura della Repubblica – Provvedimento 24 dicembre 2014

Usura: la Procura di Pistoia applica la sospensione ex art. 20, comma 7, legge n. 44/1999., euro 300x167, anatocismo, usura bancaria, anomalie bancarie

Usura: la Procura di Pistoia applica la sospensione ex art. 20, comma 7, legge n. 44/1999.

Usura: la Procura di Pistoia applica la sospensione ex art. 20, comma 7, legge n. 44/1999.

L’ufficio del Pubblico Ministero della Procura della Repubblica di Pistoia, con il provvedimento in commento, ha riepilogato le condizioni di ammissibilità per la concessione dei benefici, in materia di usura, di cui alla legge n. 44/1999 recante “Disposizioni concernenti il Fondo di solidarietà per le vittime delle richieste estorsive e dell’usura”.

Da sottolineare soprattutto il rilievo in merito alla competenza del predetto ufficio per la valutazione e sommaria delibazione della genesi criminale rispetto alla difficoltà solutoria del debitore, che sola giustifica l’attivazione dei meccanismi sospensivi, comunque serventi rispetto alla concessione dei benefici economici di cui alla legge citata, ossia elargizione di una somma di danaro a ristoro del danno patrimoniale subito o concessione di mutuo senza interessi.

Tali adempimenti procedurali non possono che spettare ad esso, per il fatto che, in forza della direzione e coordinamento delle indagini, solo il P.M. possiede l’adeguata conoscenza dell’eventuale origine delittuosa delle pretese creditorie, in quanto tali idonee a far scattare i meccanismi agevolativi e provvidenziali previsti a favore delle vittime.

Infine, il provvedimento dispone:

– proroga di 300 giorni dei termini di scadenza, ricadenti entro un anno dalla data dell’evento lesivo, degli adempimenti amministrativi e del pagamento dei ratei dei mutui bancari e ipotecari, nonché di ogni altro atto avente efficacia esecutiva; – proroga di 3 anni dei termini di scadenza, ricadenti entro un anno dalla data dell’evento lesivo, degli adempimenti fiscali; – sospensione per 300 giorni dei termini di prescrizione e di quelli perentori, legali e convenzionali, sostanziali e processuali, comportanti decadenze da qualsiasi diritto, azione o eccezione, scaduti o che scadono entro un anno dalla data dell’evento lesivo;

– sospensione per 300 giorni dell’esecuzione dei provvedimenti di rilascio di immobili e dei termini relativi a processi esecutivi mobiliari ed immobiliari, ivi comprese le vendite e le assegnazioni forzate

www.usurainbanca.it
Please follow and like us:
follow subscribe, anatocismo, usura bancaria, anomalie bancarie0

ANATOCISMO Interessi su interessi, per le banche 2 miliardi di guadagni.

Il Movimento consumatori ha stimato l’ammontare dei proventi da anatocismo nel 2014

Interessi su interessi, per le banche 2 miliardi di guadagni., euro 300x167, anatocismo, usura bancaria, anomalie bancarie

Interessi su interessi, per le banche 2 miliardi di guadagni.

ANATOCISMO Interessi su interessi, per le banche 2 miliardi di guadagni.

Il Movimento consumatori ha stimato l’ammontare dei proventi da anatocismo nel 2014. E promette ricorso dopo che il tribunale di Milano ha respinto l’azione inibitoria contro Ing, Deutsche Bank e Bpm. I proventi da questa pratica vietata non bastano comunque per dare ossigeno ai bilanci degli istituti.

Due miliardi di euro intascati dalle banche prelevandoli da conti correnti finiti in rosso. In modo illegittimo secondo il Movimento Consumatori, che in base ai dati storici e ai tassi passivi attualmente praticati ha stimato in questo ammontare i proventi dell’anatocismo nel 2014. L’anatocismo non è altro che l’inclusione di interessi già maturati nel calcolo dei nuovi interessi da versare. Un esempio concreto chiarisce il meccanismo: se sono in rosso di 1.000 euro sul conto pago interessi passivi di circa il 10% annuo (vale sempre la pena ricordare che quelli attivi ammontano a pochi decimali). Se non rientro, dopo un anno sono quindi in debito verso la banca di 1.100 euro. Con il divieto di anatocismo, l’anno successivo la banca dovrà applicare gli interessi solo al capitale originario, ossia sempre 1.000 euro, senza includere gli interessi passivi maturati nel frattempo. Il risultato è che dopo due anni dovrò restituire alla banca altri 100 euro, in tutto 1.200 euro. Invece le banche monitorate applicano il 10% ai 1.100 euro, facendo crescere il debito di 110 euro e non 100. Così il cliente si trova a dover ripagare un debito di 1.210 euro invece che 1.200. In realtà il conteggio degli interessi passivi avviene in genere su base trimestrale, ma il meccanismo non cambia. All’inizio può trattarsi di pochi euro ma è facile capire che più gli interessi si accumulano nel tempo più la pratica diventa onerosa per il debitore.

L’anatocismo, almeno in teoria, è vietato: la legge di Stabilità 2014 lo ha esplicitamente proibito – dopo che il legislatore nel 1999 lo aveva ripristinato – disponendo l’inderogabilità dell’articolo 1283 del codice civile che vieta, appunto, l’applicazione di interessi su interessi. La legge demanda però al comitato interministeriale credito e risparmio il compito di emanare una delibera che regoli complessivamente la questione degli interessi alla luce delle nuove norme. Secondo il Movimento consumatori, in attesa di questa delibera e nonostante le pronunce contrarie dei tribunali e della Cassazione, tutti gli oltre 30 gruppi bancari monitorati continuano a praticare l’anatocismo. Peraltro non ha giovato una certa confusione normativa, che ha lasciato ampio spazio a interpretazioni di segno opposto, e l’atteggiamento passivo di Banca d’Italia, che secondo il Movimento consumatori non ha preso posizione sulla questione e, dopo la riforma del 2014, non ha avviato la necessaria attività di vigilanza sulle banche. Per di più quest’estate l’anatocismo stava per essere reso di nuovo legale attraverso un emendamento al decreto Competitività, prima della precipitosa marcia indietro seguita alle proteste delle associazioni consumatori.

Fonti bancarie fanno notare come, considerata la complessità della materia, sia molto difficile intervenire mentre la normativa è ancora in evoluzione. Una tesi discutibile, secondo l’avvocato Paolo Fiorio del Movimento consumatori, visto che in ogni caso non ci sono dubbi interpretativi su questo punto. Del resto lo stesso il Tribunale di Milano che in una sentenza dello scorso febbraio ha chiarito che “al di là delle espressioni contraddittorie usate è indubbia l’intenzione legislativa di abolire l’anatocismo dai contratti bancari”. Pochi giorni fa lo stesso tribunale di Milano ha però respinto l’azione inibitoria avviata dal Movimento contro Ing, Deutsche Bank e Bpm. La motivazione, spiega Fiorio che annuncia ricorso, riguarda tuttavia la legittimazione e non il merito della questione. I giudici hanno infatti ritenuto che non fosse possibile un’azione collettiva su questo tema poiché è regolato dal Testo unico bancario e non dallo Statuto dei consumatori.

Per i conti dell’intero sistema bancario italiano, 2 miliardi di euro sono una cifra relativamente modesta. Ma sono entrate che possono fare comodo in un momento in cui l’intero sistema è alle prese con sofferenze in continua crescita che zavorrano i bilanci e affossano la capacità di creare valore degli istituti di credito. L’ultima tornata di trimestrali è stata caratterizzata in molti casi da una riduzione delle svalutazioni sui crediti deteriorati, quei prestiti che rischiano di non poter essere recuperati integralmente. In pratica si tratta di una scommessa su una prossima ripresa economica che dovrebbe innescare (di solito con un ritardo di 12/18 mesi) un miglioramento della situazione del credito. Purtroppo per ora i dati continuano a dire il contrario. Secondo via Nazionale lo scorso novembre le sofferenze sono aumentate rispetto all’anno prima del 18,4% in valore lordo (cioè senza considerare le svalutazioni già messe a bilancio). Un leggero rallentamento rispetto al +19% di ottobre, ma non certo un’inversione di tendenza.

In valore assoluti lo stock di crediti deteriorati lordi sfiora ormai i 180 miliardi di euro. I bilanci annuali che inizieranno a essere pubblicati a marzo fotograferanno meglio il reale stato delle cose. Nei giorni scorsi era circolata anche l’ipotesi che il governo stesse lavorando a un piano per alleggerire i bilanci bancari di una parte delle sofferenze sfruttando il piano di acquisto di titoli Abs (asset backed securities) avviato dalla Banca centrale europea. Un’operazione che avrebbe potuto comportare perdite per le casse dello Stato e alla fine è stata espunta del decreto su sistema bancario e investimenti varato dal Consiglio dei ministri il 20 gennaio. Nel frattempo altre misure messe in campo dalla Banca centrale europea sembrano iniziare a dare qualche timidissimo risultato. Le aste di liquidità Tltro (targeted long term refinancing operation) permettono alle banche della zona euro di finanziarsi a tassi irrisori ma, almeno in teoria, con il vincolo di utilizzare i fondi per erogare prestiti a famiglie e imprese. Le banche italiane hanno attinto a questo “bancomat” poco meno di 50 miliardi di euro, e questo spiegherebbe la modestissima (+0,1% su base annua) ripresa dei prestiti registrata dall’Associazione bancaria italiana in dicembre. Primo segno più, comunque, dall’aprile del 2012.

Contattaci

fonte: ilfattoquotidiano.it

www.usurainbanca.it
Please follow and like us:
follow subscribe, anatocismo, usura bancaria, anomalie bancarie0

Anatocismo bancario e profili tributari

Prima di affrontare il tema dell’anatocismo bancario

Anatocismo bancario e profili tributari, euro 300x167, anatocismo, usura bancaria, anomalie bancarie
Anatocismo bancario e profili tributari

Anatocismo bancario e profili tributari

Prima di affrontare il tema centrale di questo articolo ritengo indispensabile permettere che chi scrive è un avvocato civilista che si propone di affrontare e rendere accessibile a chiunque non abbia quotidianamente a confrontarsi con il tema specifico, una delicata questione in una materia, quella tributaria, di per se stessa ostica, a causa di una legislazione ed una giurisprudenza dalle peculiarità tali da renderla poco comprensibile, talvolta, anche agli addetti ai lavori.
Ripercorriamo innanzitutto i punti fondamentali dell’evoluzione della tematica relativa all’anatocismo bancario, sotto l’aspetto sia legislativo che giurisprudenziale, che ha avuto la sua massima espressione nel decennio scorso.
E’ molto probabile che chi legge sia già a conoscenza della nota sentenza del 4/11/2004 nella quale le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno definitivamente posto fine alla questione dell’anatocismo bancario illegittimamente praticato dalla totalità degli Istituti Bancari italiani; si legge infatti nella massima riassuntiva pubblicata sulla rivista Foro Italiano: “La legittimità della capitalizzazione trimestrale degli interessi a debito del correntista bancario va esclusa anche con riguardo al periodo anteriore alle decisioni con cui la Suprema Corte, ponendosi in contrasto con l’orientamento sin lì seguito, ha accertato l’inesistenza di un uso normativo idoneo a derogare al precetto dell’art. 1283 c.c. in quanto difettano i presupposti per riconoscere, anche con a detto periodo (e nonostante l’opposto orientamento espresso dalle pronunce dell’epoca), la convinzione dei clienti circa la doverosità giuridica di tale prassi” (Cass. S.U. 04.11.04 N. 21095)
Tale autorevole precedente giurisprudenziale, essendo stato pronunciato dalle Sezioni Unite della Suprema Corte, vincola per legge il potere decisionale di ogni analoga questione posta al vaglio di ogni singola Sezioni della Suprema Corte, nonché ovviamente dei giudici di merito, stabilendo pertanto certezza giuridica relativamente all’illegittimità dell’anatocismo.
Il testo della massima sopra riportata ha infatti posto fine al contrasto giurisprudenziale sorto in relazione alla legittimità o meno dell’anatocismo bancario. Tale definitivo principio suffraga un indirizzo giurisprudenziale già in precedenza instauratosi, come dimostrano le passate sentenze, più oltre richiamate, che avevano già stabilito “la clausola di capitalizzazione trimestrale degli interessi dovuti dal cliente di una banca è nulla in quanto essa risponde ad un uso negoziale e non normativo, ancorché la clausola medesima sia nello specifico contratto, dichiarata conforme alle N.B.U., giacché anche queste costituiscono usi negoziali”.(cfr. Trib. Vercelli 21.07.93; Trib. Napoli 24.04.1997; Trib. Busto Arsizio 15.06.1998; Trib. Monza 16.02.1999; Cass. n. 12507/99; Cass. n. 3096/99; Cass. N. 1281/02; CAss. n. 14091/02; Cass. n. 13739/03; Cass. n. 4498/02; CAss. n. 44090/02).
Possiamo quindi affermare che anche la giurisprudenza precedente alla sentenza delle S.U. della Corte di Cassazione aveva statuito, frequentemente, l’inesistenza di un uso normativo idoneo a derogare ai limiti di ammissibilità dell’anatocismo previsti dall’art. 1283 c.c., ossia l’ipotesi d’interessi dovuti per almeno sei mesi oppure la proposizione di una domanda giudiziale o il perfezionamento di una convenzione successiva alla scadenza degli interessi stessi.
E’ noto infatti che l’anatocismo, ovvero la produzione indefinita di interessi sugli interessi, è consentita esclusivamente nel caso in cui a tal fine sia stata presentata specifica domanda giudiziale oppure sia stata stipulata idonea convenzione posteriore di almeno sei mesi alla loro scadenza.
A tale sentenza, ne è seguita un’ altra di estrema importanza come verrà detto oltre, nel 2010, sempre della Cassazione a S.U. e quindi come tale vincolante sia per le tutte le Sezioni della Corte stessa, sia per i Giudici di merito, riguardante l’inizio della decorrenza della prescrizione dell’azione di ripetizione degli interessi anatocistici nel conto corrente bancario (Cass. S.U. 2 dicembre 2010 n°24418).
Il quadro giurisprudenziale di legittimità infine viene completato dalla sentenza avente effetti retroattivi n. 425 della Corte Costituzionale pubblicata il 17.10.2000.
Con la sentenza n. 425/2000, la Corte Costituzionale accogliendo i dubbi di costituzionalità sollevati da alcuni tribunali di merito (Cfr Trib. Lecce 21.10.99; Trib. Benevento 25.10.99; Trib. Brindisi 8.11.99; Trib. Civitavecchia 14.01.2000; Trib. Lanciano 10.04.2000; trib. Pescara 22.05.2000; C. App. Lecce 03.02.2000) ha definitivamente sancito l’illegittimità costituzionale del III comma dell’art. 25 Dlgs 342/99 secondo cui “le clausole relative alla produzione di interessi sugli interessi, contenute nei contratti stipulati anteriormente alla data dell’entrata in vigore della delibera del CICR di cui all’art. 120 T.U.B. (09.02.2000 ndr) sono valide ed efficaci fino a tale data e, dopo di essa, debbono essere adeguate al disposto della menzionata delibera, che stabilirà altresì le modalità e tempi di adeguamento “e, conseguentemente, della capitalizzazione trimestrale degli interessi passivi operata dagli Istituti di Credito.
E’ noto che la dichiarazione d’incostituzionalità di una norma comporta la caducazione dei soli effetti non definitivi e, nei rapporti ancora in corso alla data di pubblicazione della sentenza, anche degli effetti successivi.
L’annullamento con efficacia ex tunc del terzo comma dell’art. 25 Dlgs 342/99, al quale peraltro non si poteva certamente attribuire efficacia retroattiva, ha definitivamente risolto ogni problema d’interpretazione della medesima norma, ormai espunta dall’Ordinamento Giuridico, riconducendo tutti gli elementi caratterizzanti la fattispecie della produzione di interessi nei contratti intercorrenti tra Banche e clienti al dettato dell’art. 1283 c.c. che, come già detto, vieta espressamente l’anatocismo trimestrale illegittimamente praticato dagli Istituti di Credito. Va da sé che il lettore attento avrà già capito la notevole entità dell’impatto in conseguenza delle precedenti Sentenze citate su società di grandi dimensioni che hanno fatto ricorso pluriennale al credito bancario al punto da poter lecitamente immaginare che un ricalcolo di interessi e competenze illegittimamente addebitate possa, talvolta (come in effetti è avvenuto in casi reali), produrre come effetto un saldo attivo per il cliente sia temporaneo sia definitivo alla data di chiusura del conto. Ma vi è di più, in base alla sentenza succitata delle Sezioni Unite della Suprema Corte del 2010 il termine prescrizionale decennale per la ripetizione d’indebito, proposta del cliente di una banca, decorre dalla data di chiusura del conto e ciò per la natura giuridica del contratto di conto corrente di corrispondenza, che ha natura unitaria, benché costituito da una pluralità di operazioni, con la conseguenza che solo dalla chiusura del rapporto può decorrere il termine prescrizionale del diritto ad ottenere la restituzione delle somme indebitamente percepite.
Le pronunce dei Giudici di merito che sono seguite alla succitata sentenza della Corte di Cassazione muovono dunque da un unico denominatore comune, ovvero dal fatto che l’addebito conseguente alla capitalizzazione trimestrale degli interessi altro non è che un’annotazione contabile operata dalla banca nell’ambito del rapporto di conto corrente. Il concetto di adempimento viene definito da consolidata giurisprudenza quale “atto dovuto, il che evidenzia il carattere esecutivo dell’adempimento, quale attuazione di un obbligo gravante sul debitore” (Cfr Cass. n. 530/92 ).
Dunque, stabilito che il rapporto tra banca e cliente va considerato in modo unitario, si può affermare, senza tema di smentita, che soltanto con la chiusura del conto che si verifica l’esistenza di un saldo attivo o passivo, nella formazione del quale ovviamente non si potrà tenere conto degli interessi anatocistici annotati, attesa la nullità della clausola che li prevede. Dalla conclusione del rapporto contrattuale decorrerà dunque il termine per ottenere quanto indebitamente trattenuto dalla banca a titolo di capitalizzazione trimestrale degli interessi.
Ulteriore incremento all’intervento dell’Autorità Giuiziaria in materia di ripetizione di indebite somme trattenute illegittimamente dagli Istituti Bancari è stata data dalla limitazione alla possibilità del cosiddetto ius variandi da parte della banca.
La facoltà della banca di variare il tasso d’interesse (c.d. “ius variandi” appunto) è stata prevista dal Legislatore solo come eventuale e per ragioni di carattere macroeconomico di tipo compensativo al fine di evitare alterazioni della sinallagmaticità del rapporto ed in considerazione della natura dei contratti bancari i quali sono in tutta evidenza contratti di durata. Per tale ragione ed in ossequio alla ratio ispiratrice del T.U.B. l’art. 118 prevede che: “Nei contratti a tempo indeterminato può essere convenuta, con clausola approvata specificamente dal cliente, la facoltà di modificare unilateralmente i tassi, i prezzi e le altre condizioni previste dal contratto qualora sussista un giustificato motivo. Negli altri contratti di durata la facoltà di modifica unilaterale può essere convenuta esclusivamente per le clausole non aventi ad oggetto i tassi di interesse, sempre che sussista un giustificato motivo.
2. Qualunque modifica unilaterale delle condizioni contrattuali deve essere comunicata espressamente al cliente secondo modalità contenenti in modo evidenziato la formula: “Proposta di modifica unilaterale del contratto”, con preavviso minimo di due mesi, in forma scritta o mediante altro supporto durevole preventivamente accettato dal cliente. Nei rapporti al portatore la comunicazione è effettuata secondo le modalità stabilite dal CICR. La modifica si intende approvata ove il cliente non receda, senza spese, dal contratto entro la data prevista per la sua applicazione. In tale caso, in sede di liquidazione del rapporto, il cliente ha diritto all’applicazione delle condizioni precedentemente praticate (…) Le variazioni contrattuali per le quali non siano state osservate le prescrizioni del presente articolo sono inefficaci, se sfavorevoli per il cliente”.
Deve invece riconoscersi piena validità alle variazioni favorevoli al correntista operate dalla banca; tale diverso regime di efficacia delle variazioni bancarie in questione è imposto non soltanto dal chiaro disposto degli artt. 6 e 118 TUB che sanzionano d’inefficacia soltanto le variazioni “sfavorevoli” per il cliente nonché, dall’art. 127 TUB, che sancisce (al pari del previdente art. 11 della Legge n. 154 del 1992) la derogabilità delle disposizioni precedenti “solo in senso più favorevole al cliente”.
Per tale motivo, è pacifico nella stessa Giurisprudenza di legittimità che, “in materia di contratti bancari, ai sensi del combinato disposto degli artt. 6 e 4 legge n. 154 del 1992 e 118 D.Lgs n. 385 del 1993, in ipotesi di variazioni delle condizioni contrattuali in senso sfavorevole per il cliente, l’obbligo di comunicazione al cliente medesimo sussiste per la banca solamente se ed in quanto essa abbia esercitato il diritto, contrattualmente previsto, di variare unilateralmente ed in senso sfavorevole alla controparte talune condizioni del contratto medesimo” (Cfr Cass. Sez. 3, n. 16568 del 25.11.2002 )
E’ appena il caso di notare che la suddetta nullità/inefficacia – “protettiva del cliente e rilevabile d’ufficio ex art. 1421 c.c. – non potrebbe essere superata dalla approvazione tacita degli estratti del conto corrente da parte del correntista, ai sensi dell’art. 1832 c.c.. E’ infatti noto che: “la mancata tempestiva contestazione dell’estratto conto trasmesso da una banca al cliente rende inoppugnabili gli addebiti soltanto sotto il profilo meramente contabile, ma non sotto i profili della validità dell’efficacia dei rapporti obbligatori dai quali le partite inserite nel conto derivano: in tal caso, infatti, l’impugnabilità investe direttamente il titolo ed è regolata dalla norme generali sui contratti”.(Cfr Cass. n. 12507/1999; Cass. n. 1978/1996; Trib. Genova 55/2002; C. App. Lecce 598/2001)
Ne consegue che gli “adeguamenti migliorativi” per il cliente operati dalla banca in pendenza di rapporto (adeguamenti astrattamente riferibili a maggiorazioni del tasso d’interesse creditore, a diminuzioni del tasso di interesse debitore, delle commissioni e delle spese, alla riduzione dello scarto tra data e valuta per le operazioni in accreditamento o aumento dello scarto medesimo per le operazioni di addebito etc) sono pienamente validi ed efficaci, mentre deve riconoscersi l’inefficacia delle variazioni sfavorevoli al cliente.
Per quanto concerne invece la retroattività di suddette variazioni, occorre premettere che la delibera del CICR del 04 marzo 2003 concernente le modalità di comunicazione alla clientela delle variazioni unilaterali delle condizioni economiche sfavorevoli al cliente, si limita ad introdurre modalità d’esecuzione del principio già sancito dal Legislatore con l’art. 118 T.U.B.
Dall’art. 118 T.U.B. è possibile infatti ricavare tre dati normativi a tutela del cliente; il primo consiste nel fatto che le variazioni delle condizioni economiche debbano avere carattere generale ovvero debbano essere comuni a tutti i clienti, tanto che prima di essere comunicate devono essere attuate mediante idonea pubblicazione. Il secondo è che il medesimo articolo riconosce al cliente, in seguito all’avvenuta comunicazione delle variazioni, il diritto di recedere dal contratto senza penalità. Infine il terzo è che in caso di recesso il cliente ha diritto di ottenere, in sede di liquidazione del rapporto, l’applicazione delle condizioni precedentemente praticate.
***
Alla luce del quadro normativo e giurisprudenziale di legittimità e di merito, unitamente agli interventi legislativi e regolamentari succedutisi negli anni recenti appare chiaro come tali presupposti abbiano consentito ad avvocati d’impresa e professionisti -che hanno avuto modo di occuparsi prevalentemente di aziende, ovvero di persone giuridiche che abitualmente fanno ricorso in larga misura al credito bancario- di vedere situazioni apparentemente debitorie per il correntista, per centinaia di migliaia di euro, ridursi di molto ed in alcuni casi addirittura trasformarsi in posizioni creditorie, sia con riguardo al saldo finale sia-più spesso-per essere andate virtualmente a credito in uno o più periodi del rapporto bancario.
Da qui il problema, non indifferente, del trattamento tributario di tale rimborso, sia per chi ha operato nell’ambito della sfera giuridico-patrimoniale dell’impresa e nell’ambito del lavoro autonomo, sia per chi ha operato nell’ambito della sfera giuridico-patrimoniale privata. Chi tratta professionalmente la materia tributaria (Commercialista, Avvocato, Consulente di Tribunale, Magistrato, ecc.) non può non aver già intuito lo stretto legame problematico tra diritto civile e diritto tributario che entrambe le situazioni sopra prospettate inevitabilmente abbiano creato relativamente al disposto dell’art. 26, DPR 29 settembre 1973, n° 600, il quale attraverso vari interventi legislativi che hanno modificato nel tempo la ritenuta sugli interessi attivi (per il correntista), stabilisce quanto e quando la banca, in qualità di sostituto di imposta, deve trattenere periodicamente (attualmente fissata al 27%). Da questa prima lettura della normativa riguardante l’obbligo di corresponsione di una percentuale a titolo impositivo da parte della banca in qualità di sostituto di imposta del correntista percipiente di interessi attivi, si pongono solo poche certezze e diversi interrogativi. È certo infatti che solo una sentenza passata in giudicato in una causa civile tra banche e correntista potrà dare certezza ad una mera eventualità: ovvero la possibilità che in alcuni casi il correntista sia stato a) temporaneamente in attivo, oppure b) lo sia stato alla fine del rapporto. La situazione prospettata sub a) provocherà conseguenze diverse sotto il profilo tributario, a mio avviso, a seconda che ciò sia avvenuto 4 piuttosto che 10 anni prima dell’esito del giudizio. Se infatti la banca ha capitalizzato illegittimamente passività inesistenti non ha corrisposto interessi attivi che una corretta gestione del denaro avrebbe invece generato e dovrà corrispondere a quel correntista interessi a loro volta maggiorati per via della loro legale capitalizzazione annuale.
La questione civilisticamente chiara, lo è meno sotto il profilo tributario, e non è affatto facilmente risolvibile se non si affronta preventivamente una questione della massima importanza: l’Erario è parte nella causa civile? Il giudice è obbligato a segnalare all’Ufficio delle Entrate la situazione? E ancora: può il magistrato civile disporre trasferimenti di denaro di cui (in parte) nessuna delle due parti in causa potrebbe aver titolo ad ottenere ?
Andiamo per ordine. Alla prima domanda mi sentirei di escludere che la Pubblica Amministrazione possa essere qualificata come litisconsorte necessario (art.102 c.p.c.), non fosse altro per l’assoluta incertezza del ruolo di creditore di un’imposta che non è dato sapere all’ inizio del giudizio se verrà ad esistenza ed in caso affermativo se sia esigibile all’esito della causa in virtù di eventuali decadenze nel frattempo intervenute.
Né mi pare, per rispondere al secondo interrogativo, che un magistrato civile sia obbligato da alcuna norma ad ordinare ad alcuna delle parti in causa una integrazione del contraddittorio (art.102, secondo comma, c.p.c.), prima ancora di aver almeno una idea di massima sull’esito di una causa ancora da istruire e non quantificabile economicamente, se non dopo almeno aver espletato una consulenza contabile sempre indispensabile in questo genere di cause che vede normalmente solo due parti contendere e il Magistrato decidere secondo giustizia dettata da regole civilistiche e null’altro, lasciando quindi alle parti l’onere di adempiere ad eventuali obbligazioni di carattere tributario che dovessero scaturire dalla sentenza. Personalmente potrei portare la mia testimonianza su cosa è stato deciso in casi di questo tipo, ma la diversità delle soluzioni adottate di volta in volta rischierebbe solo di complicare ulteriormente lo scenario già di per sé non chiaro.
Detto ciò, coordinando le diverse disposizioni in materia civilistica, procedurale e tributaria non mi pare che il rimborso, qualora stabilito dal giudice, possa essere qualificato diversamente da un provento di natura straordinaria, pur trattandosi d’interessi, qualificare gli stessi come interessi compensativi, non avendo una vera e propria natura risarcitoria, con la conseguenza che, a livello tributario, lo stesso rimborso può configurarsi, essendo relativo a periodi d’imposta pregressi, come una vera e propria sopravvenienza attiva, in quanto derivante da evento inatteso ed imprevedibile.
Se tale impostazione appare corretta, per i lavoratori autonomi e ai fini dell’imposizione diretta, detti proventi si dovrebbero ritenere esclusi dalla formazione del reddito professionale, in assenza di una norma specifica in tal senso (si ricorda che le sopravvenienze attive del professionista non sono imponibili) e ancorché derivanti da oneri, dedotti in precedenza (interessi passivi), in quanto restano esclusi dal reddito professionale (art.54 del Tuir), i proventi, le indennità, le cessioni aventi progetto diverso dal comprensivo professionali.
Discorso diverso e più complicato appare invece a quello da farsi per le imprese, dal momento che l’articolo 88 del d.p.r. 917/1986 (Tuir) pone una prima condizione per la tassazione delle sopravvenienze attive, ossia che le stesse devono essere tassate se conseguite “a fronte di spese, perdite e oneri dedotti o di passività iscritte in bilancio nei precedenti esercizi ….. nonchè la sopravvenuta insussistenza di spese, perdite e oneri dedotti o di passività iscritte in precedenti esercizi” ; tali disposizioni devono essere coordinate anche con quelle presenti nell’art.96 del medesimo Tuir che impongono la deducibilità degli interessi passivi per ciascun periodo di imposta, fino a concorrenza degli interessi attivi, limitando la deducibilità dell’eccedenza al 30% del risultato operativo lordo (Rol) con rinvio dell’ulteriore eccedenza a periodi successivi.
Come conseguenza di quanto fin qui detto, se la ditta individuale o il soggetto collettivo/società è soggetto alla determinazione del reddito d’impresa, secondo i canoni indicati dagli articoli 55 e seguenti del Tuir, assodato che il rimborso degli interessi per anatocismo si riferisca ad interessi dedotti negli anni precedenti, non può esserci alcun dubbio sul fatto che gli stessi formino proventi tassabili, giacché derivanti da oneri dedotti in passato.
Un’ultima annotazione, non certo di scarsa importanza, va fatta circa i diversi termini in materia di prescrizione, ovvero, sotto il profilo civilistico 10 anni dalla chiusura del rapporto di conto corrente con la banca ha a favore del correntista a ed ha il minor a termine indicato dall’arte. 43 ha va fatta relativamente all’articolo 43 letto in relazione alla decadenza dell’Ufficio ad eventuali accertamenti .

www.usurainbanca.it
Please follow and like us:
follow subscribe, anatocismo, usura bancaria, anomalie bancarie0

Banca tenta il blocco del Tfr di un debitore: denunciata per usura

Perde il lavoro mentre paga un finanziamento. Federitalia: «Prestito con condizioni vessatorie e usurarie»

Banca tenta il blocco del Tfr di un debitore: denunciata per usura , 1 300x156, anatocismo, usura bancaria, anomalie bancarie

Banca tenta il blocco del Tfr di un debitore: denunciata per usura

Banca tenta il blocco del Tfr di un debitore: denunciata per usura

GUALTIERI. «Abbiamo appreso che il nominativo in oggetto ha cessato con voi il suo rapporto di lavoro in data 5/12/2014. Vi ricordiamo che in virtù dell’articolo 5 del contratto sottoscritto dal cedente emarginato, in caso di interruzione del rapporto di lavoro la cessione estende i suoi effetti sul Tfr dovuto al dipendente, nonché sulle somme che a qualunque titolo dovessero essere corrisposte, ad esclusione della retribuzione al netto della trattenuta dovuta. Tali importi dovranno essere versati fino a concorrenza del nostro credito», firmato Barclays Bank Plc.

Si tratta della raccomandata ricevuta, il 7 gennaio, dall’azienda Tecno Spa di Gualtieri, dove Adriana Curatola («il nominativo in oggetto») ha lavorato per anni prima di essere messa in mobilità e poi – «a causa del perdurare della negativa situazione di mercato», come si legge nella lettera spedita dalla stessa ditta all’ex dipendente – licenziata. Adriana Curatola, così, si è trovata senza lavoro e con un ingente prestito da restituire.

Prestito che, stando a quanto dichiarato dalla presidente e socia fondatrice di Federitalia Wally Bonvicini, «è stato sottoscritto a condizioni vessatorie e usurarie. Le azioni di Barclays sorprendono, e non poco – spiega la presidente – intanto la somma finanziata dalla banca era di 32 mila euro, ma sono stati erogati solo 21 mila perché il resto era per le spese. Ad oggi, poi, Angela Curatola ha restituito 19 mila 851 euro di capitale e 5 mila e 981 di interessi. Nonostante la signora abbia già restituito 25 mila euro, però, Barclays afferma che dovrà darne altri 17 mila. Non ci vuole un esperto in matematica finanziaria per capire che questi calcoli sono da usurai».

«Per quale ragione – rincara la dose Wally Bonvicini – Angela Curatola dovrebbe ora vedersi sottrarre il suo Tfr? Soprattutto in un momento delicato come quello che la sua famiglia sta attraversando? Ieri mattina abbiamo denunciato Barclays per usura e tentata estorsione, e abbiamo chiesto all’azienda Tecno Spa di Gualtieri di non corrispondere alle somme richieste. Se così non fosse, infatti, la ditta gualtierese concorrerebbe al reato».

Non è la prima volta che Angela Curatola, insieme al marito Gaetano Nolasco, si fa assistere da Federitalia. Lo scorso ottobre, dopo aver pagato le rate di un mutuo decennale a tasso variabile per otto anni, ha dovuto interrompere i versamenti (del valore di 800 euro al mese) e si è vista pignorare la casa. Assistiti dall’Associazione contro l’usura della Bonvicini, marito e moglie avevano presentato al comando dei carabinieri di Parma una querela contro la banca per «usura» ed «estorsione finalizzata all’appropriazione indebita».

In quel caso, anche grazie a un articolo uscito sulla Gazzetta di Reggio, Unicredit aveva fatto marcia indietro e i coniugi erano riusciti a mantenere un tetto sulle loro teste. «Ricordandosi quell’esperienza – racconta Wally Bonvicini – Adriana Curatola è corsa subito da noi e, dopo averci esposto il suo problema, è uscita di qui molto serena. Il suo pensiero, tuttavia, è andato a tutti quelli che non sanno che esistono strumenti per opporsi alle banche. E a quei cinque o sei lavoratori della Tecno Spa che non si sono opposti alla consegna del loro Tfr alla banca con cui avevano sottoscritto il prestito. Adriana deve ringraziare una giovane e brava segretaria dell’azienda che, dopo aver ricevuto la richiesta da Barclays, ha temporeggiato permettendo a noi di intervenire. Spero che in tanti leggano la storia di questa donna – conclude la presidente di Federitalia – e che il passaparola possa aiutare chi, come Adriana e suo marito, è vessato ingiustamente dalle banche».

Contattaci:

fonte: gazzettadireggio.it

www.usurainbanca.it
Please follow and like us:
follow subscribe, anatocismo, usura bancaria, anomalie bancarie0

Padova Il prete alla Messa: «L’usura delle banche è un omicidio lento»

Messa al Santo di don Torta organizzata da Confedercontribuenti: dedica alle vittime del credito

Padova Il prete alla Messa: «L’usura delle banche è un omicidio lento» , euro 300x167, anatocismo, usura bancaria, anomalie bancarie

Padova Il prete alla Messa: «L’usura delle banche è un omicidio lento»

Padova Il prete alla Messa: «L’usura delle banche è un omicidio lento»

PADOVA. «Fratelli che diventano oppressori e schiacciano i propri fratelli». Questa è l’usura secondo don Enrico Torta, parroco di Dese (Venezia), particolarmente sensibile riguardo a questo tema, che ieri mattina ha celebrato una messa speciale al Santo, per le tante vittime di questa piaga sociale. Vittime che ce l’hanno fatta e familiari di vittime che invece non sono riuscite a portare questo peso e si sono tolte la vita. Insieme, sedute nei primi banchi della basilica di Sant’Antonio, che come ha ricordato lo stesso don Torta è stato uno dei più grandi difensori degli usurati della storia. «Non si ha la forza di reagire perché si è troppo divisi», ha detto il sacerdote durante la predica.

«Occorre un’energia comune, un grido che dica che l’uomo viene prima del denaro, troppo spesso trasformato in un idolo su cui alcuni hanno perso anche la vita». E ancora sull’usura: «È un omicidio che lo Stato non dovrebbe permettere, ma che è accettato dalle istituzioni politiche». E sulle banche: «L’usura delle banche è un omicidio lento». In chiesa insieme alle vittime il presidente della Confedercontribuenti del Veneto, Alfredo Belluco. «Ci stiamo occupando adesso di sei casi evidenti di usura delle banche», ha detto Belluco. «La nostra lotta non si ferma. Mercoledì abbiamo il primo appuntamento in tribunale. Un processo, in cui ci siamo costituiti parte civile, che si è trasformato in penale poiché è stata accertata l’usura al 58% da parte della Banca di Credito Cooperativo dei Colli Euganei nei confronti dell’azienda commerciale di frutta e verdura di Galzigano “L’altra frutta”».

Un’usura «assassina e dilagante», che in Italia ha portato a 1350 suicidi dal 2014 e che, dice Belluco: “É presente nel 90% dei conti correnti bancari che abbiamo esaminato», anche se in proposito sembra esserci ancora molta omertà. Tanto sta facendo lo sportello di Confedercontribuenti a cui ogni settimana si rivolgono dalle dieci alle quindici persone, provenienti da tutto il Nordest. «Analizziamo gratuitamente gli estratti conto, facendo attenzione che non ci siano anomalie e soprattutto usura», ha spiegato Raffaella Zanellato, responsabile Imprese Confedercontribuenti, che amaramente aggiunge: «Purtroppo nella maggior parte dei casi la rileviamo».

Contattaci :

fonte: http://mattinopadova.gelocal.it

www.usurainbanca.it
Please follow and like us:
follow subscribe, anatocismo, usura bancaria, anomalie bancarie0

TRIBUNALE di UDINE La rilevanza del tasso di mora nella verifica del superamento del «tasso soglia»

In questa significativa pronuncia, il Tribunale di Udine si sofferma sul ruolo giocato dal tasso di mora nella verifica del superamento della soglia di usura.

UDINE: La rilevanza del tasso di mora nella verifica del superamento del «tasso soglia», sole24ore11gennaio2014 261x300, anatocismo, usura bancaria, anomalie bancarie

TRIBUNALE di UDINE: La rilevanza del tasso di mora nella verifica del superamento del «tasso soglia»

TRIBUNALE di UDINE  La rilevanza del tasso di mora nella verifica del superamento del «tasso soglia»

In questa significativa pronuncia, il Tribunale di Udine si sofferma sul ruolo giocato dal tasso di mora nella verifica del superamento della soglia di usura.

Anzitutto, sulla scia dell’ormai consolidato orientamento della Suprema Corte, il Tribunale ribadisce che, per stabilire se vi sia o meno una clausola usuraria all’interno di un contratto, occorre rilevare anche gli interessi moratori: la norma di interpretazione autentica (d.l. n. 394/2000) della legge sull’usura, infatti, prevede espressamente che, al fine di verificare l’eventuale superamento del «tasso soglia», vanno prese in considerazione tutte le voci del carico economico caricato sul cliente, nessuna esclusa. La decisione, in effetti, sottolinea che il sistema della legge n. 108/96 vuole porre un limite, massimo e perentorio, entro il quale ricomprendere tutti i costi del credito, relativi ad ogni criticità e/o patologia presente o futura; ogni pattuizione eccedente è quindi da considerarsi usuraria, ed in ciò si qualifica il presidio imperativo.

La pronuncia precisa che il tasso di mora è solo uno dei tassi semplici, una delle tante voci che integra il tasso corrispettivo e concorre ad individuare il costo effettivo del credito. Va esclusa, quindi, per la verifica del superamento della soglia di usura, l’autonoma rilevanza del tasso di mora; tale verifica va infatti condotta determinando il tasso effettivo globale annuo concretamente pattuito (e non i tassi semplici indicati in contratto).

Il Tribunale, poi, ritiene infondata la tesi secondo cui non sarebbe possibile, ai fini della verifica del superamento del «tasso soglia», prendere in esame anche gli interessi di mora pattuiti, in ragione del fatto che il TEGM periodicamente rilevato dalla Banca d’Italia non sarebbe determinato considerando anche gli interessi di mora praticati dal mercato. A tale proposito, il Tribunale precisa che la soglia di usura oggettiva, secondo la legge, deve essere stabilita in funzione della natura e della tipologia del credito (non della natura del tasso praticato) ed è costruita sulla fisiologia, e non sulla patologia, del rapporto. La decisione afferma, altresì, come non possa tenersi conto della maggiorazione media di 2,1 punti percentuali rilevata dalle indagini statistiche della Banca d’Italia: non è legittimo, infatti, predicare uno specifico TEG medio per la mora.

La sentenza aderisce, infine, alla tesi secondo la quale, una volta constatato il superamento della soglia di usura da parte del TEG, debba applicarsi l’art. 1815, comma 2, c.c.; ne deriva, pertanto, la gratuità dell’intero negozio e, di conseguenza, l’obbligo di restituzione del solo capitale mutuato.

TRIBUNALE di UDINE  La rilevanza del tasso di mora

Contattaci :

www.usurainbanca.it
Please follow and like us:
follow subscribe, anatocismo, usura bancaria, anomalie bancarie0

Richiesta copia contratto conto corrente alla Banca

Se vuoi copia del tuo contratto di conto corrente dalla banca dopo 10 anni

Richiesta copia contratto conto corrente alla Banca, img1 300x64, anatocismo, usura bancaria, anomalie bancarie

Richiesta copia contratto conto corrente alla Banca

Richiesta copia contratto conto corrente alla Banca

La banca è obbligata a fornirmi copia del contratto di conto corrente, dietro mia richiesta, anche se il contratto risale agli anni 80?

 

Il testo unico bancario  stabilisce che i contratti che la banca fa firmare ai propri clienti devono necessariamente essere redatti per iscritto (e, quindi, non possono avere altre forme come, per esempio, quella orale). Un esemplare del contratto va sempre consegnato al cliente che, pertanto, potrà pretenderlo. Se non dovesse essere rispettata tale forma, il contratto sarebbe nullo e nulla sarebbe anche l’eventuale pretesa della banca di rientrare nel possesso di somme o prestiti. La consegna del contratto, che il dipendente di banca deve curare personalmente, è attestata mediante sottoscrizione del cliente sull’esemplare del contratto conservato dalla banca (secondo quanto previsto dalle istruzioni di vigilanza della Banca d’Italia).

 

Non v’è dubbio che il cliente debba custodire la propria copia del contratto con diligenza. Tuttavia, qualora dovesse smarrirla, potrebbe sempre chiederne un duplicato alla propria banca, la quale sarebbe comunque tenuta a fornirglielo (salvo eventuali giuste cause), in ragione degli obblighi di buona fede nell’esecuzione del contratto che il codice civile e il testo unico bancario impongono alle parti. Quest’ultima disposizione, infatti, stabilisce che il cliente (o l’eventuale erede o anche colui che subentra nell’amministrazione dei suoi beni) ha diritto di ottenere, a proprie spese, entro un congruo termine e comunque non oltre novanta giorni, copia della documentazione inerente a singole operazioni poste in essere negli ultimi dieci anni.

 

È dello stesso avviso la Banca d’Italia che, nelle proprie disposizioni del 29 luglio 2009, raccomanda agli intermediari la trasparenza e correttezza.

 

Nell’ipotesi in cui la documentazione contrattuale dovesse essere antecedente di oltre 10 anni alla richiesta, la banca potrà eccepire l’intervenuta prescrizione. Tuttavia, ciò avviene di rado. E ciò perché, di norma, la banca che sia in causa col proprio cliente per il recupero delle somme prestate (si pensi all’opposizione a decreto ingiuntivo) qualora voglia dimostrare la legittimità della propria pretesa (per esempio, l’assenza di anatocismo o usura) deve consegnare gli estratti conto anche oltre gli ultimi dieci anni (per un approfondimento, leggi: “Anatocismo e usura: la banca deve consegnare gli estratti conto oltre gli ultimi 10 anni”). E ciò in quanto tale documentazione costituisce la prova dell’esistenza del rapporto e delle sue condizioni iniziali.

 

Contattaci :

 

fonte:laleggepertutti

www.usurainbanca.it
Please follow and like us:
follow subscribe, anatocismo, usura bancaria, anomalie bancarie0

Cessione quinto stipendio: per l’usura conta anche l’assicurazione sulla vita

Per verificare se il finanziamento erogato dalla banca, a seguito della cosiddetta “cessione del quinto dello stipendio”, sfori o meno il tetto dell’usura è necessario considerare ogni spesa addebitata al cliente
Cessione quinto stipendio: per l’usura conta anche l’assicurazione sulla vita, banche, anatocismo, usura bancaria, anomalie bancarie

Cessione quinto stipendio: per l’usura conta anche l’assicurazione sulla vita

Cessione quinto stipendio: per l’usura conta anche l’assicurazione sulla vita

Per verificare se il finanziamento erogato dalla banca, a seguito della cosiddetta “cessione del quinto dello stipendio”, sfori o meno il tetto dell’usura è necessario considerare ogni spesa addebitata al cliente: ivi compreso il contratto di assicurazione sulla vita che, in questi casi, viene imposto all’atto del prestito. A dirlo è stato il Tribunale di Padova con una recente ordinanza.

 

La prassi del contratto di assicurazione

Di norma, quando il consumatore sottoscrive una cessione del quinto, l’Istituto di credito, per garantirsi dal rischio di mancata restituzione dell’intero finanziamento – rischio normalmente collegato o alla perdita del lavoro da parte del cliente (che, ovviamente, impedirebbe la cessione anche del quinto) o alla morte di quest’ultimo – impone anche la sottoscrizione di una polizza assicurativa per:

 

– il rischio vita,

 

– e/o rischio impiego.

 

La prima serve a tutelare la banca dal caso in cui il lavoratore o il pensionato deceda prima della restituzione dell’intero prestito; la seconda per il caso di licenziamento (a riguardo leggi l’approfondimento in “Cos’è la cessione del quinto dello stipendio”).

 

Il costo dell’assicurazione va sommato a quello degli interessi

Secondo la sentenza in commento, l’assicurazione sulla vita a garanzia della cessione dello stipendio va conteggiata nella determinazione del tasso-soglia usurario previsto dalla legge .

Le spese di assicurazione fanno parte dei costi obbligatori dell’esercizio del credito, in quanto la banca deve avere (per legge) garanzia contro i rischi di eventi che impediscano il recupero delle somme versate al suo debitore; fanno dunque parte di quell’ampio elenco di voci  (commissioni, remunerazioni e spese, escluse imposte e tasse) che, secondo la giurisprudenza, vanno calcolate agli interessi per verificare il superamento della soglia dell’usura. Né rileva il fatto che le istruzioni della Banca d’Italia escludano le spese assicurative dal conteggio del Tegm: secondo, infatti, quanto più volte detto dalla Cassazione, tali istruzioni non hanno carattere vincolante per i giudici.

 

Il ricorso all’articolo 700

In tali casi, il correntista, per difendersi immediatamente e smettere di pagare (almeno in via provvisoria) gli interessi esosi, potrebbe chiedere al tribunale (così com’è avvenuto nel caso in commento) un provvedimento d’urgenza (il famoso “articolo 700” del codice di procedura civile), volto ad ottenere l’immediata sospensione delle rate residue del finanziamento sospettato di essere usurario.

 

Per poter accedere a tale procedura speciale, il cittadino dovrebbe comunque dimostrare due presupposti:

 

1 – il grave danno che subirebbe se la tutela del giudice non interviene immediatamente: tale potrebbe essere il fatto che la decurtazione del quinto dello stipendio non consente al ricorrente di far fronte alle basilari esigenze della vita;

 

2 – che il diritto fatto valere è già evidente sulla base di una semplice analisi sommaria della vicenda.

fonte:laleggepertutti.it

www.usurainbanca.it
Please follow and like us:
follow subscribe, anatocismo, usura bancaria, anomalie bancarie0
anatocismo | usura bancaria | anomalie bancarie
SEO Automation powered by SEOgenie