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Anatocismo, condannate Deutsche Bank, Ing e Bpm. “Via ai risarcimenti”

Due miliardi di euro. È questa la cifra che le banche italiane si potrebbero trovare presto a dover restituire ai risparmiatori per avere, dal primo gennaio 2014 ad oggi, applicato gli interessi agli interessi sugli affidamenti o sugli scoperti in conto corrente.

Anatocismo, condannate Deutsche Bank, Ing e Bpm. “Via ai risarcimenti”, tribunale milano 2 4 300x132

Anatocismo, condannate Deutsche Bank, Ing e Bpm. “Via ai risarcimenti”

Anatocismo, condannate Deutsche Bank, Ing e Bpm. “Via ai risarcimenti”

Due miliardi di euro. È questa la cifra che le banche italiane si potrebbero trovare presto a dover restituire ai risparmiatori per avere, dal primo gennaio 2014 ad oggi, applicato gli interessi agli interessi sugli affidamenti o sugli scoperti in conto corrente. A rendere percorribile la strada ai risarcimenti è il verdetto emesso dal Tribunale di Milano che ha condannato Ing Bank, Banca Popolare di Milano e Deutsche Bank a cessare ogni forma di capitalizzazione degli interessi passivi e ogni pratica di anatocismo in tutti i contratti di conto corrente con i consumatori. Con due provvedimenti cautelari depositati lo scorso 14 aprile, il foro meneghino ha accolto le domande inibitorie avanzate dal Movimento consumatori per “stoppare” l’anatocismo nei conti correnti bancari.

“Pronte le azioni collettive”

L’associazione nel frattempo ha depositato un’altra decina di inibitorie – nel mirino anche i big italiani del credito – e si prepara a promuovere azioni collettive di risarcimento qualora “né il sistema bancario né la vigilanza del settore intervengano per sanare questa situazione”, spiega a testmagazine.it Alessandro Mostaccio, segretario generale del Movimento consumatori. “Dalla nostra rilevazione – aggiunge – la pratica anatocistica viene portata avanti da tutte le banche italiane. Financo da Banca Etica, tanto per capire quanto diffusa sia la pratica”.

Vietato dal 1° gennaio 2014

La legge Finanziaria 2014, entrata in vigore il primo gennaio 2014, ha riformato l’articolo 120 del Tub, il Testo unico bancario, che da allora prevede, come spiega l’avvocato Paolo Fiorio, coordinatore dell’Osservatorio Credito e risparmio del Movimento consumatori, che “gli interessi scaduti non possono più produrre nuovi interessi che devono essere conteggiati solo sul capitale”. Chi continua ad applicare il tasso di interesse oltre che al capitale anche agli interessi già maturati continua a praticare l’anatocismo, la pratica inibita dal Tribunale di Milano.

Secondo le banche invece affinché il nuovo articolo 120 del Tub avesse forza di legge, era necessaria una delibera del Cicr, il Comitato interministeriale per il credito e il risparmio, che però, nonostante siano passati 16 mesi dall’entrata in vigore della Finanziaria 2014 non è mai arrivata.

Muro di gomma

Il Tribunale di Milano, accogliendo il ricorso del Movimento consumatori che in primo grado invece si era visto negare la “legittimità di proporre l’azione inibitoria”, ha sentenziato che è sufficiente la stessa previsione di legge per vietare nel nostro paese l’anatocismo: anche se il Cicr non si è mai pronunciato, la pratica anatocistica è fuorilegge dal primo gennaio 2014.

“La nostra campagna contro l’anatocismo prosegue – assicura Mostaccio – e in questi giorni abbiamo depositato altre inibitorie contro altrettanti istituti di credito. Tuttavia ci chiediamo cos’altro deve accadere prima che, il governo, Banca d’Italia e l’Abi prendano atto di quella che è ha tutti gli effetti una sentenza storica. Le decisioni dei giudici del Tribunale di Milano stanno facendo discutere gli esperti di diritto bancario mentre ancora non dal settore bancario nessuno è uscito dal coro, ovvero nessuna banca ha dichiarato di non applicare più l’anatocismo. Di fronte al muro di gomma promuoveremo azioni risarcitorie collettive in difesa degli interessi dei correntisti italiani”.

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Ferrara e provincia Oltre venti istituti bancari praticano anatocismo

La denuncia dell’Adusbef: applicano interessi sugli interessi, ma è vietato

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Oltre venti istituti bancari praticano anatocismo

Oltre venti istituti bancari praticano anatocismo

L’anatocismo è l’azione con cui si sommano gli interessi al capitale sul quale sono stati calcolati, in modo che detti interessi producano a loro volta altri interessi supplementari. In altre parole si tratta del cosiddetto calcolo degli interessi sugli interessi.

Dal primo gennaio 2014 i  è stato reintrodotto per le banche il divieto di praticare l’anatocismo, una norma che le banche hanno faticato ad accettare, tanto che il Tribunale di Milano si è recentemente pronunciato per ben due volte per impedire alle banche qualsiasi pratica anatocistica.

Ciò premesso, la delegazione Adusbef di Ferrara ha cercato di fare chiarezza sul comportamento delle banche presenti in città e provincia, avviando un’ indagine per verificare il rispetto della norma che sancisce il divieto assoluto di applicare l’anatocismo.

A questo fine sono stati analizzati, presso le filiali o con la consultazione online, i fogli informativi di 29 istituti bancari. Per ogni istituto sono state analizzate diverse categorie di prodotti, sia per gli utenti “consumatori”, sia per gli utenti “imprese”. Complessivamente sono state analizzate le condizioni praticate per 77 “prodotti bancari”.

“I risultati dell’analisi sono assolutamente sconcertanti – dicono da  Adusbef – abbiamo  infatti rilevato che nessun istituto operativo a Ferrara e provincia ha recepito quanto stabilito dalla legge dello Stato. In 28 casi gli Istituti bancari operativi a Ferrara continuano ad applicare la capitalizzazione trimestrale degli interessi, come era legittimo solo fino al 31/12/2013, mentre una sola banca ha previsto la capitalizzazione annuale degli interessi: si tratta di una procedura che, pure se non rispetta pienamente quanto previsto dalla legge, se ne discosta in modo meno penalizzante per i correntisti”.

Adusbef ha verificato anche che non si tratta di un semplice ritardo “burocratico” nell’aggiornare le comunicazioni alla clientela, riscontrando che i fogli informativi consultati riportano date successive al 1/1/2014, con la sola eccezione di due prodotti bancari dei 77 controllati.

“E’ stata quindi effettuata una simulazione: considerando un correntista che utilizzi un fido di c/c di 10.000 euro, corrispondendo alla banca un tasso di interesse pari al tasso medio rilevato dalla Banca d’Italia (tasso che successivamente al 1/1/2014 si aggira attorno al 10%). Si può quindi calcolare che se la legge venisse correttamente applicata, il nostro correntista tra il 1/1/2014 ed il 31/3/2015 avrebbe corrisposto alla banca interessi per una somma complessiva pari ad euro 1.255,62. Con la capitalizzazione trimestrale, quella invece applicata da praticamente tutte le banche che operano nel nostro territorio, il monte interessi complessivamente pagato dal nostro correntista sarebbe stato di euro 1.320,28, superiore di euro 64,66 a quanto dovuto per legge. Una differenza che potrebbe anche sembrare non particolarmente significativa, ma si può pensare che in pratica una mensilità del famoso “bonus Renzi” di 80 euro è stato illegittimamente incamerato dalle banche. Senza contare che l’effetto anatocistico ha una evoluzione esponenziale: a tassi invariati, a fine 2015, l’effetto della capitalizzazione trimestrale degli interessi porterebbe il maggior onere per il nostro correntista ad euro 185,16”.

Nel presentare i risultati della ricerca, l’Avv. Lorenzo Buldrini, delegato Adusbef di Ferrara, ha voluto precisare che si tratta di una prima limitata verifica delle condizioni praticate dalle banche a Ferrara, ma che si sta mettendo a punto un progetto per costituire un osservatorio permanente, con l’obiettivo di individuare e denunciare ogni comportamento anomalo praticato dalle banche sul territorio ferrarese.

“Le ordinanze di Milano – conclude Buldrini – uno dei Tribunali più ascoltati e seguiti per quanto riguarda le questioni economico-finanziarie, ci incoraggiano a proporre anche a Ferrara la tutela dei correntisti nei confronti di questo ennesimo abuso delle banche, che invitiamo tutti a denunciare senza alcuna esitazione, rendendoci disponibili ad una verifica delle condizioni effettivamente applicate sui c/c.”

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Padova, Imprenditrice denuncia: «La banca mi “marchia” e mi riduce sullastrico»

La donna manifesta con Confedercontribuenti L’istituto: abbiamo applicato i protocolli dell’Abi

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Padova, Imprenditrice denuncia: «La banca mi “marchia” e mi riduce sul lastrico»

SELVAZZANO (Padova) – «Prelievi illeciti dai conti correnti, ma anche azioni di usura». Accuse pesanti quelle lanciate dai rappresentanti di Confedercontribuenti guidati da Alfredo Belluco, volto noto agli istituti bancari per le numerose azioni di protesta messe in piedi in tutto il Veneto in difesa dei correntisti che si rivolgono all’associazione per avere un riscatto da un trattamento bancario ritenuto pressante e ingiusto. L’altro giorno l’associazione era a manifestare davanti alla filiale della Banca del Centroveneto di Caselle di Selvazzano. Qui è stato srotolato uno striscione con uno slogan piuttosto eloquente «Direttore o.. .400 miliardi da recuperare». Uno slogan rivolto a tutto il sistema bancario con chiaro riferimento alla contestazione dei «prelievi illeciti» che Confedercontribuenti muove nei confronti delle banche.

«Chiedo agli imprenditori di far analizzare i conti correnti che hanno un fido, oppure che sono sconfinati – ha detto Belluco – perché tutto il sistema bancario ha approfittato di un vuoto legislativo con l’applicazione di spese, interessi e commissioni che sfociano spesso nel superamento della soglia di usura, che non è dovuto e che deve essere restituito. E proprio ieri a Monselice c’è stato un convegno sugli illeciti bancari, con la testimonianza di un imprenditore che ha salvato la sua azienda grazie a 550mila euro recuperati da tre banche».

Ma la manifestazione era anche in supporto ad una cliente, un’imprenditrice nel settore immobiliare, che negli ultimi due anni vive gravi difficoltà dopo l’attivazione nel 2007 di un conto corrente ipotecario per l’acquisto di un terreno da 400 mila euro. E per l’imprenditrice lo «stato di sofferenza» in cui la banca l’ha inserita, dopo non aver pagato due rate nel 2014, è stato l’inizio di un’escalation. «Due anni fa avevo chiesto aiuto alla banca – racconta la donna – rimettendoci avevamo anche trovato la possibilità di vendere il terreno pur di chiudere questa posizione, ma non ci è stato possibile farlo. E la situazione di sofferenza con cui siamo stati bollati ci ha creato grossi problemi».

Da parte sua la direzione generale della Banca del Centroveneto ha fatto sapere di avere aderito e di applicare correttamente le moratorie e i protocolli previsti dall’Associazione Bancaria Italiana (Abi).

Fonte: ilgazzettino

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Anatocismo dal 1° gennaio 2014 i titolari di conti correnti hanno diritto al ricalcolo del saldo

Sulla base delle prime pronunce giurisprudenziali

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Anatocismo dal 1° gennaio 2014 i titolari di conti correnti hanno diritto al ricalcolo del saldo

Anatocismo dal 1° gennaio 2014 i titolari di conti correnti hanno diritto al ricalcolo del saldo

Sulla base delle prime pronunce giurisprudenziali sul nuovo art. 120 del Testo Unico Bancario, si può senz’altro ritenere che i correntisti, con decorrenza dal 1° gennaio del 2014, hanno diritto alla  restituzione di quanto pagato a titolo di “anatocismo” .

 

Il termine anatocismo indica la trasformazione degli interessi scaduti di un debito in capitale, con conseguente applicazione di nuovi interessi sul nuovo capitale e, quindi, anche sugli interessi già maturati.

 

Storicamente l’anatocismo nelle aperture di credito in conto corrente era prima vietato dall’art.1183 c.c., con conseguente nullità delle clausole che lo prevedevano e diritto dei clienti alla restituzione di quanto indebitamente pagato; poi,  è  stato  consentito  a decorrere dal 1 luglio 2000 per effetto del decreto legislativo  4 agosto  1999, n. 342 e della delibera del CICR (Comitato Interministeriale Credito e Risparmio) del 9/2/2000.

A decorrere dal 1° gennaio 2014, in applicazione dell’art.1, comma 629, legge n.147/2013, che ha modificato il secondo comma dell’art. 120 T.U.B, non è più ammessa la capitalizzazione periodica degli interessi passivi maturati sui rapporti di conto corrente.

Pertanto, tutti i correntisti hanno diritto al ricalcolo del saldo del conto corrente con eliminazione del costo dell’anatocismo  a partire dal 1° gennaio 2014.

Lo hanno affermato due ordinanze collegiali del Tribunale di Milano emesse  il 25 marzo e il 3 aprile 2015 su ricorso di una associazione dei consumatori e degli utenti, ai sensi art. 140, comma 8, del Codice del Consumo.

Ad avviso del Tribunale  di Milano l’espressione, contenuta nel nuovo art.120 del T.U.B, “gli interessi periodicamente capitalizzati non possono produrre interessi ulteriori”, esclude l’anatocismo nei rapporti bancari e cioè l’applicazione di interessi sugli interessi già maturati sul capitale.

Infatti,  la prassi bancaria di capitalizzare trimestralmente gli interessi ha comportato nel corso degli anni enormi costi per i clienti. Si consideri un esempio di calcolo trimestrale degli interessi con un tasso del 10% e un capitale iniziale di € 10.000,00. Quando non si applica l’anatocismo l’interesse trimestrale corrisponde ad € 250,00, quindi ogni trimestre i 10.000,00 euro di capitale fruttano sempre € 250,00.
Applicando l’anatocismo solo nel primo trimestre l’interesse sarà sempre € 250,00; nel secondo trimestre l’interesse, poiché si calcolerà su € 10.250,00 (€ 10.000,00 + € 250,00), salirà ad € 256,25; nel terzo trimestre, dovendolo calcolare su € 10.506,25 (€ 10.250,00 + € 256,25), aumenterà ad € 262,66; e così via per i successivi trimestri in cui progressivamente aumenteranno gli interessi da corrispondere alla banca.

Peraltro, l’esempio non tiene conto delle commissioni e spese varie che vengono anch’esse capitalizzate trimestralmente facendo lievitare enormemente il debito iniziale nel corso degli anni.

E’ evidente che detta prassi oltre ad essere scorretta appare giuridicamente illecita.

Di tale parere è, anche, il sopra richiamato Tribunale di Milano che conferma l’illegittimità del comportamento degli istituti bancari, affermando che gli interessi devono essere conteggiati, sulla base del nuovo art. 120 T.U.B., sulla sola sorte capitale e che quindi sono nulle le clausole dei contratti che prevedono l’anatocismo.

L’effetto delle ordinanze del Tribunale di Milano è che le banche dovranno restituire ingenti somme (sono stati stimati  circa  2 miliardi  di euro) e che  ogni correntista  ha diritto di chiedere la restituzione di quanto versato  illegittimamente.

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Se non compri azioni della banca non ti do i soldi del mutuo, costo a carico del cliente va compreso nel Taeg

e poi quelle azioni si deprezzano pesantemente, il costo a carico del cliente va compreso nel Taeg

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Se non compri azioni della banca non ti do i soldi del mutuo, costo a carico del cliente va compreso nel Taeg

Se non compri azioni della banca non ti do i soldi del mutuo, costo a carico del cliente va compreso nel Taeg

TREVISO. «Se per concederti il mutuo ti “obbligo” a comprare azioni, e poi quelle azioni si deprezzano pesantemente, il costo a carico del cliente va compreso nel Taeg, il tasso complessivo del prestito. E in questo modo si sfonda il tetto dell’usura». L’avvocato Sergio Calvetti è incattivito e molto determinato. È lui, con il suo studio legale Tlc Lawyers, a portare avanti la nuova guerra contro Veneto Banca per conto «di oltre un migliaio di piccoli soci». Nel mirino finiscono anche i direttori di filiale, non solo i vertici dell’istituto.

Avvocato, hanno colpe anche i bancari?

«Decisamente, se sono stati operativi in prima persona in quello che si configura come un raggiro».

Ci spieghi perché.

«Perché non vale solamente l’articolo 2049 del codice civile, che prevede che sia il datore di lavoro a rispondere degli illeciti commessi dai dipendenti. Nel caso di vendita di azioni dal valore palesemente sovrastimato, il ruolo del bancario è attivo: fa opera di convincimento in prima persona».

Quindi solo i direttori di filiale o anche gli sportellisti?

«Chiunque abbia indotto il cliente a fare determinate azioni di indebitamento».

Voi ora presentate querela.

«Sì, doppia: una a Roma dove c’è già l’indagine per aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza, e una anche a Treviso. Se qui la magistratura ritiene di agire in prima persona, può farlo».

Voi ipotizzate quali reati?

«Associazione per delinquere finalizzata alla truffa, all’estorsione e all’usura».

Truffa per le azioni, se abbiamo capito bene, ma l’estorsione?

«Il meccanismo in molti casi era questo: se non compri azioni della banca non ti do i soldi del mutuo o del finanziamento».

E l’usura?

«La Cassazione su un punto è stata chiara: il Taeg, tasso complessivo del prestito, comprende tutti gli oneri. Se tra questi c’è anche l’acquisto di azioni, il loro deprezzamento deve rientrare nel Taeg. E in questo modo la soglia di usura viene superata, anzi: letteralmente sfondata».

Quanti azionisti raccoglie la vostra azione legale?

«Oltre un migliaio. Sono proprio i piccoli azionisti le vere vittime del reato di aggiotaggio, che con speculazioni e crediti in sofferenza nascosti (se le accuse formulate dalla Procura di Roma dovessero essere confermate, ndr) ha gonfiato il valore delle azioni a vantaggio della banca ma a scapito dei piccoli soci. Ora sono loro a pagare la svalutazione delle azioni da 39,50 a 30,50 euro per coprire la perdita di bilancio da quasi un miliardo di euro».

Come studio legale sarete in assemblea?

«Vediamo, ma non possiamo comunque avere deleghe di voto dai soci. Gli azionisti che seguiamo si opporranno alla svalutazione delle azioni e chiederanno di deliberare un’azione di responsabilità nei confronti dell’ex presidente e dell’ex amministratore delegato. Ci sarà anche la richiesta di costituire un accantonamento al fondo rischi futuri da utilizzare a fronte di specifiche e ben individuate perdite, e attendere per questo la chiusura dell’esercizio al 31 dicembre 2015».

 

fonte: http://tribunatreviso.gelocal.it/

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Stop anatocismo, commissioni e spese sul conto corrente

Non basta che il contratto faccia un generico riferimento alle “commissioni” per legittimare la misura del massimo scoperto e ogni altra spesa di tenuta del conto.
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Stop anatocismo, commissioni e spese sul conto corrente

Stop anatocismo, commissioni e spese sul conto corrente

Se il giudice dichiara illegittima la clausola del contratto di conto corrente bancario che prevede la capitalizzazione trimestrale degli interessi, per contrasto con il divieto di anatocismo disposto dal codice civile , deve essere rifatto tutto il conteggio degli interessi dovuti dal correntista, che andranno determinati senza alcuna capitalizzazione, neanche quella di tipo annuale. Non solo: non basta che il contratto faccia un generico riferimento alle “commissioni” per legittimare la misura della commissione di massimo scoperto e ogni altra spesa di tenuta del conto non pattuita in modo chiaro.

Questi gli importanti principi affermato dal Tribunale di Bari in una recente sentenza  che, così facendo, ha condannato un istituto di credito a rifondere, nei confronti del cliente, circa 72 mila euro: mica poco se si considera che a tanto ammontavano gli interessi calcolati illegittimamente sul conto con la tecnica (vietata dalla legge) dell’anatocismo.

Secondo quanto giustamente ha affermato il giudice pugliese, una volta pronunciata la nullità della clausola di previsione degli interessi, non si può neanche stabilire la capitalizzazione annuale degli stessi (che, al contrario di quella trimestrale, è consentita dalla giurisprudenza). Una volta, infatti, annullata la relativa previsione contrattuale per contrasto con la legge, non solo la capitalizzazione trimestrale degli interessi passivi è illegittima perché viola il divieto di anatocismo, ma la stessa circostanza esclude che si possa applicare anche la capitalizzazione annuale (e ogni altra) sugli interessi debitori.

Si tratta, infatti, di un risultato ormai acquisito nella giurisprudenza della Cassazione che, dal 1999, ha dichiarato illegittima la clausola che prevede la capitalizzazione degli interessi passivi, per quanto radicata nella prassi bancaria e contenuta nelle norme bancarie uniformi sui conti correnti. Non è mai esistito – chiarisce la Corte – un uso normativo in grado di derogare al divieto contenuto nel codice civile  che, pertanto, resta fermo e inviolabile.

In ogni caso risulta escluso che nel ricalcolo dei rapporti dare/avere fra correntista e banca si debba applicare la capitalizzazione annuale degli interessi. E questo in conformità con quanto, di recente, affermato dalla Cassazione a Sezioni Unite , secondo cui: “Qualora nell’ambito de contratto di conto corrente bancario, venga dichiarata la nullità della previsione di capitalizzazione trimestrale degli interessi per contrasto con il divieto di anatocismo, gli interessi a debito devono essere calcolati senza operare capitalizzazione alcuna”.

La sentenza inoltre afferma la nullità della clausola cosiddetta “uso piazza”, ossia quando gli interessi dovuti dal correntista si intendono determinati alle condizioni praticate usualmente dalle aziende di credito sulla piazza e producono a loro volta interessi nella stessa misura. La clausola è nulla per via della necessità di forma scritta per la determinazione degli interessi convenzionali ultralegali.

La commissione di massimo scoperto, inoltre, non può essere desunta dal generico riferimento contenuto nel contratto che fa riferimento alle “commissioni” senza alcuna ulteriore specificazione; allo stesso modo, in assenza di una espressa preventiva pattuizione delle spese di tenuta di conto (ossia delle spese per operazione e di quelle fisse di chiusura), anche queste ultime non sono dovute dal correntista.

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Tribunale di Verona: Il Giudice con Sentenza n. 8092015 condanna la Banca

accertando l’illeggittima applicazione degli interessi ultralegali, anatocistici, c.m.s ha condannato la Banca accertando l’illeggittima applicazione degli interessi ultralegali

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Tribunale di Verona: Il Giudice con Sentenza n. 8092015 condanna la Banca

Tribunale di Verona: Il Giudice con Sentenza n. 8092015 condanna la Banca

Tribunale di Verona: Il Giudice con Sentenza n. 809 2015 del 27.03.2015 ha condannato la Banca accertando l’illeggittima applicazione degli interessi ultralegali, anatocistici, c.m.s ed ha rigettato l’eccezione di prescrizione per non aver la banca assolto all’onere di indicare i singoli pagamenti con funzione solutoria.

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Tribunale di Benevento condanna la Banca a restituire Euro 59.635,18

con sentenza n. 722 15 del 23 03 2015 condanna la Banca a restituire ad un imprenditore

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Tribunale di Benevento condanna la Banca a restituire Euro 59.635,18

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Tribunale di Benevento:Il Giudice con sentenza n. 722-15 del 23-03-2015 condanna la Banca a restituire ad un imprenditore di Benevento la somma complessiva di Euro 59.635,18 , a fronte di una richiesta di pagamento avanzata dalla Banca per la somma di Euro 40.000,00

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Tribunale Ordinario di Benevento
Giudice Unico dott. Pietro Vinetti
ha pronunciato la seguente sentenza nella causa iscritta a n.RG.3514
/ 2008 , avente ad oggetto Contratti bancari, ad istanza di .
Curatela del Fallimento EDIL 2000 SRL in persona del curatore leg. rappr.
p.t. , rappr. e dif., giusta procura a margine ricorso in riassunzione di processo interrotto e provvedimento del G.D., dall’avv. DE LONGIS ANDREA , presso cui el.mente domicilia
attore
e

BANCA INTESA SANPAOLO , rappr. e dif. dall’avv. CRISCOLI FRANCESCO , giusta procura a margine comparsa di costituzione, presso cui el.mente domicilia

§ § §

convenuto

All’udienza del 21/11/2014 le parti concludevano come da rispettivi scritti difensivi. Il giudice riservava la causa in decisione concedendo i termini ex art.190 c.p.c..
MOTIVI DELLA DECISIONE
La curatela riassumeva il giudizio interrotto dalla società in bonis volto alla rideterminazione del saldo di conto corrente intrattenuto presso l’istituto di credito convenuto alla data del 31/3/2008, previa epurazione dal conteggio delle appostazioni a proprio carico fondate su capitalizzazioni degli interessi debitori, cms, sistema delle valute fittizie, addebito di interessi passivi ingiusti per avere l’istituto trattato il conto corrente come conto depositi procedendo alla contabilizzazione dello sconto di effetti salvo buon fine.
È ormai pacifico in giurisprudenza – Cass. SS.UU. 11.24418/2010, che, con riferimento al destino delle clausole anteriori all’adeguamento di cui alla…….    RICHIEDI LA SENTENZA….

 

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Occhio ai contratti con servizi gratuiti migliaia di conti a rischio Usura

e al calcolo degli interessi trimestrali. Prevenzione come nell’attenzione che si presta per la salute fisica, con un controllo annuale, così bisognerebbe fare per il mutuo o il proprio conto corrente.

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La prevenzione è indicata sia ai privati sia alle aziende. E di questo si occupa lo Sportello emergenza privati, di consulenza aziendale, anche per usura e anatocismo, esteso anche alle partite Iva e mutui con verifiche e perizie sui conti correnti, sui mutui-leasing, controllo su rating, perizie su swap e derivati, controllo periodico trimestrale. Nei 200mila casi analizzati sono emerse queste statistiche: il 91% dei conti correnti aperti dopo il 2001 contiene usura per lo scoperto. Nel 60% dei mutui si riscontrano pattuizioni di clausole irregolari. Nel 100% dei conti aperti prima del 2001 si riscontra qualche irregolarità.
«Non è in atto alcuna guerra alle banche, ma l’unica arma per parlare con una banca è una perizia che deve essere oggettiva – affermano dall’associazione – Molto spesso i cliente contesta il contratto per spese e interessi non previsti, ma la banca risponde che se il cliente lo ha firmato non si può fare nulla, al massimo si può rinegoziare. Se il ricorso è impostato bene, invece, si può fare meglio e ottenere di più».
Come nel caso di un cliente di un istituto di credito che aveva contratto un mutuo sulla casa. Poi ha perso il lavoro e non ha più potuto pagare le rate. La banca ha attivato la rivalsa sugli anziani genitori 80enni che risultavano garanti del mutuo. L’associazione è intervenuta dimostrando che si era di fronte ad un caso di usura e la vendita è stata bloccata. «Per questo puntiamo molto sull’informazione – dicono allo sportello emergenza – La consulenza aziendale o personale è importantissima, ma va fatta bene e senza illudere il cliente. si fa una preanalisi degli estratti conto trimestrali a scalare e della documentazione per verificare se c’è stato il superamento del tasso soglia stabilito dalla Banca d’Italia». Come nel caso di un imprenditore che aveva contratto un mutuo per 2 milioni di euro, ma una rata è stata  pagata con un giorno di ritardo non per colpa del cliente. Il sistema ha calcolato, comunque, la penale che superava il tasso soglia, così per un’usura di 4.50 euro e con un’analisi attenta della situazione il cliente ha risparmiato 360mila euro e ha pagato solo quota capitale.
«Un altro fenomeno da tenere sotto controllo è quello dell’usura con contrattuale, con la modifica unilaterale dei costi delle operazioni – prosegue l’associazione – Spesso il cliente sottoscrive dei contratti che prevedono la gratuità dei prelievi, del bancomat e degli assegni, poi arriva a casa l’estratto conto e nel retro delle comunicazioni contabili ci sono voci per comunicazioni e servizi a pagamento su operazioni gratis. Questa è usura contrattuale con costi nascosti in voci ulteriori».
Donne, impiegati, commercianti e gli artigiani. Sono le vittime dell’usura in Umbria. Nel 2014 ben 233 persone, vittime dell’usura e di estorsione, in Italia hanno avuto una risposta positiva dallo Stato. Di queste sette sono umbre di cui ben sei vittime dell’usura mentre una oggetto di estorsione. Per l’Umbria sette istanze accolte (6 usura, 1 estorsione) per quasi 260mila euro. Queste le cifre erogate: 39.802,01 euro a favore di una vittima umbra per estorsione e 216.558,00 euro a favore di sei persone umbre al centro di storie per usura.
«Lo Sportello emergenza impresa privati cerca di sopperire alle difficoltà dei clienti sia nel non sapere a chi rivolgersi e sia per la vergogna che provano nel chiedere aiuto – proseguono dall’associazione – Prima si fa l’analisi della situazione del cliente e poi si va a trattare con la banca. Il cliente viene affidato ad un avvocato con lettera di messa in mora sulla base della perizia. In genere la la prima risposta della banca è: per noi è tutto a posto. Alcuni istituti cercano l’accordo, altri tirano per le lunghe. Quando si va in mediazione si dice alla banca: se non vi sedete al tavolo si va dal giudice. Nel 95% delle volte non si arriva in tribunale. L’istituto preferisce pensare che se hai un cliente è meglio tutelarlo che perderlo».
Un ultimo caso ha riguardato un imprenditore al quale è stato richiesto di rientrare immediatamente di un fido sullo scoperto di conto per un mutuo di 200mila euro. A garanzia del piano di rientro, però, la banca ha chiesto all’uomo la firma di una lunga serie di cambiali in bianco da incassare mensilmente. Un’operazione irregolare che configura il reato di estorsione.

 

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