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Bankitalia, Popolari e Coop:truffe e fallimenti

Bankitalia, Popolari e Coop: truffe e fallimenti

di Vladimiro Iuliano

23 ottobre 2015POLITICA

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Prima o poi bisognerà togliere gli incapaci di sinistra dai posti cardine del mercato in Italia. Come si occupano di qualcosa, i sinistri sbagliano e fanno danno rendendo chiaro il disastroso intreccio della sinistra, tra banche e cooperative rosse con il corollario di professori di sinistra dell’università pubblica italiana, tutti a spese ed in danno degli italiani. Questi ultimi, gli italiani, pagano carissima sulla propria pelle l’incapacità di quelli.
Si veda il disastro di Mps gestita senza capacità alcuna dalla sinistra italiana o, da ultimo, l’intreccio collusivo tra le coop rosse e la Banca d’Italia con il governatore Ignazio Visco indagato adesso a Spoleto per truffa e corruzione in quanto, gestendo e non vigilando come da sua competenza, ha determinato il depauperamento degli italiani, ciò facendo insieme ai commissari e componenti del comitato di “sorveglianza” della Popolare di Spoleto, tutti inquisiti e passibili di condanne fino a sei anni di reclusione, Gianluca Brancadoro, Giovanni Boccolini, Silvano Corbella, Giovanni Domenichini, Stefano Lado, Giuliana Scognamiglio e Nicola Stabile. Visco è difatti subito corso a chiedere aiuto a Mattarella, il quale è, come è noto, in qualità di presidente della Repubblica, è anche a capo del Consiglio superiore della magistratura, organo per lo più di mancato controllo dei giudici il quale, stavolta, controllerà al contrario molto accuratamente i giudici di Spoleto che hanno avviato l’indagine.
Il fatto è che per la Popolare di Spoleto,nel 2014, è stato disposto dai commissari l’aumento di capitale di 140mila euro in favore del Banco Desio e della Brianza, attuale proprietario della popolare, ignorando peró la ben più interessante proposta della Nit holdings limited di Hong Kong, con 100 milioni di euro da dividere tra i soci, specificamente 21 mila piccoli azionisti. Il danno è evidente e la Banca d’Italia non può non risponderne. Oltretutto quella stessa Popolare nel 2010 aveva già avuto un altro scandalo sempre in danno degli azionisti, e precisamente essa era stata oggetto di una scalata “in offerta” cioè con soli 20 milioni circa a fronte di altra offerta ben più remunerativa di 73 milioni. L’offerta convenientissima era stata concessa a tal Clitumnus guidata dalla coop rossa Centro Italia e dalla fondazione di sinistra Cassa di risparmio di Perugia. Già allora la cosa aveva avuto odore di bruciato dato che amministratore e socio di Clitumnus è il professore pubblico universitario Francesco Carbonetti il quale guarda caso è il consuocero del procuratore Gianfranco Riggio il quale aveva azionato l’azione giudiziaria contro il presidente dell’istituto “fatto fuori” alla bisogna insieme ad altre 33 persone indagate con l’accusa di reati gravi quali associazione per delinquere finalizzata all’usura e alla bancarotta fraudolenta. Si tratta quindi di una gestione sinistra tipo quella della banca comunista Monte dei Paschi di Siena. Si pensi solo che prima del commissariamento la Popolare di Spoleto valeva oltre 150 milioni, dopo il “trattamento” della sinistra, sotto il “controllo” di Banca d’Italia inclusa, è stato il disastro e la miseria.
Altro bell’esempio di coop della sinistra scoppiata per mala gestione della sinistra stessa è la coop Di Vittorio che oggi è fallita dopo essere stata ben bene spennata e depauperata dagli amministratori sinistri che, con il consenso e forse la direzione stessa della politica di sinistra, per anni hanno nascosto gravi buchi di bilancio, lasciando oggi a casa 653 cittadini italiani oltre che alle imprese. Oggi è il fallimento, italiani a casa, e maxibuco di 42 milioni di euro. Questo è il prodotto e l’effetto della gestione degli incapaci della sinistra fallimentare.

fonte: opinione.it

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Il consigliere della Lega Claudio Borghi “Banca Etruria, salvataggioincostituzionale”

Il consigliere della Lega Claudio Borghi ha puntato il dito contro un provvedimento che ha azzerato i risparmi di 60mila azionisti dell’istituto

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Il consigliere della Lega Claudio Borghi “Banca Etruria, salvataggio incostituzionale”

Il consigliere della Lega Claudio Borghi “Banca Etruria, salvataggio incostituzionale”

FIRENZE — All’inizio della seduta odierna del Consiglio regionale il numero uno della Lega nord in Toscana, Claudio Borghi, ha  chiesto di discutere del salvataggio deciso dal governo di Banca Etruria.

Richiesta negata dal presidente Eugenio Giani, visto che il Consiglio regionale era stato convocato urgentemente per trattare solo il tema dell’aeroporto di Firenze. In compenso Giani ha assicurato che l’argomento, altrettanto urgente, verrà affrontato nei prossimi giorni in Commissione.

Ed è li che Borghi chiederà al Consiglio di approvare una mozione che impegni la giunta a sollevare la pregiudiziale di costituzionalità per un decreto che, secondo la Lega, ha violato le norme che proteggono i risparmi dei cittadini.

“Ritengo urgente – ha detto Borghi – adottare tutti i provvedimenti del caso per salvaguardare ben 60 mila azionisti ed obbligazionisti dell’Istituto che sono stati pesantemente penalizzati da quanto deciso, a Roma, nei giorni scorsi”.

“E’ un vero e proprio salasso – aggiunge in una nota – per decine di migliaia di persone che si vedono, infatti, azzerate le azioni sottoscritte a suo tempo. Faremo il possibile affinché tale, grave problematica venga rapidamente risolta per tutelare i tanti toscani che sono vittime di quanto deciso dal Governo centrale”

CLAUDIO BORGHI SU SALVATAGGIO BANCA ETRURIA, 0, anatocismo, usura bancaria, anomalie bancarie

fonte: toscanamedianews.it

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E se le piccole banche fossero state ‘uccise’ a discapito dei grandigruppi bancari?

A volte i fatti paiono accadere non per caso. A volte i fatti sembrano accadere per mano di alcune mani. Comprese quelle della provvidenza. E la questione si fa interessante non solo quando si parla di politica ma anche e soprattutto quando si parla di soldi e di banche in particolare.

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E se le piccole banche fossero state ‘uccise’ a discapito dei grandi gruppi bancari?

di : Antonio Del Furbo

L’estasi, poi, sale alle stelle se in tutto il caos di commissariamenti, inchieste e soldi ci si mette su una spruzzatina ‘cattiva gestione’ di dirigenti e direttori in ombra di intrallazzi. A quel punto il titolone per il giornalone giustizialista è fatto e la monnezza pronta per essere spalata sulla faccia del pubblico e del lettore ignorante (nel senso che ignora che possa esserci un’altra prospettiva nell’osservare i fatti).

Ve li ricordate i quattro ‘centri del potere’ economico del Centro Italia coinvolte in commissariamenti, ispezioni e inchieste? Erano loro: Banca Marche, dell’Etruria, Carife e Carichieti. Si è parlato, per tutte, di “una gestione quanto meno allegra e disinvolta del credito”. Ovvero di:”prestiti a piene mani spesso decisi dai vecchi manager in assoluta solitudine e dati a clienti non meritevoli o peggio ad amici degli amici.” 

Una gestione, insomma, che avrebbe portato le banche a un buco di bilancio, quindi a un commissariamento. Stesse motivazioni, stesse soluzioni.

Ma i parametri erano solo in negativo?

All’indomani del commissariamento della Carichieti, ad esempio, nel bilancio di fine anno 2009 i parametri gestionali erano nella norma e, nello specifico, in utile. Una banca a cui sono state contestate ‘oscure’ manovre sulla vicenda Merker ma in cui svolse compiti contabili e informativi. Un’operazione, tra l’altro, aperta e a cui parteciparono numerosi istituti di credito.

Perché Banca d’Italia interviene con un commissariamento in maniera così veloce e svendendo, di fatto, la banca? E perché, sempre Banca d’Italia, interviene con gli stessi metodi anche sulle altre banche?

Le domande, probabilmente, qualcuno già se le è poste e già l’ex presidente Mario Falconio presentò un ricorso straordinario al presidente della Repubblica in cui si avvalorava :”il sospetto, ormai diffuso nell’opinione pubblica e che ci si augura infondato, che la Carichieti sia stata commissariata nella logica ‘dell’assorbimento’ delle banche medio/piccole in gruppi bancari rispondenti a finalità di concentrazione, e non invece al fine, dichiarato, del ripristino di una gestione regolare.”

Se si pensa che proprio a causa del commissariamento, la stessa Carichieti non poté partecipare a un programma di rifinanziamento della Bce che avrebbe permesso di ottenere fondi consistenti a crediti a favore di piccole e medie imprese, qualche dubbio ulteriore sulla metodologia Banca d’Italia si aggiunge.

Tant’è che a febbraio 2014 il Movimento 5 Stelle Abruzzo presentò un’interpellanza al governatore della Regione, Luciano D’Alfonso, per vederci chiaro sui commissariamenti di altre banche come Tercas e Caripe, oltre che di Carichieti.

“Le motivazioni del commissariamento dell’istituto sembrerebbero non idonee a giustificare tale provvedimento, che risulta abnorme e non proporzionale rispetto alle criticità contestate alla società bancaria” scrivevano i grillini. Un sospetto, quindi, che:”Carichieti sia stata commissariata in base ad una logica di razionalizzazione del sistema creditizio da realizzare previo assorbimento delle banche medio/piccole in gruppi bancari di grandi dimensioni”. 

Un commissariamento fatto, pare di capire, non per l’avvio di un risanamento ma per ‘ucciderla’ a solo vantaggio di realtà economiche nazionali.

Altrimenti perché svendere un così ingente patrimonio? Se ne sarà accorto anche il governo che qualcosa non tornava? Chissà.

Oggi, guarda caso, è arrivata la notizia che le 4 banche commissariate (Carichieti, Cariferrara, Banca Marche e Banca Etruria) avranno l’opportunità di continuare a operare grazie all’apporto di 3,6 miliardi di euro, tutte sulle spalle del sistema bancario.

Via i crediti ‘sofferenti’ e via verso la cessione. Obiettivo: massimizzazione del prezzo di vendita.

Altra domanda: perché il governo ha dato il via libera a questa operazione? Se tutto passa nelle mani dei grandi istituti finanziari, cosa rimarrà della piccola e media impresa locale?

fonte: zonedombratv.it

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Banca Marche, in 40mila hanno perso tutto

Il presidente dei piccoli azionisti Bruno Stronati: “Una condanna a morte e una rapina ai cittadini”

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Banca Marche, in 40mila hanno perso tutto

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Ancona, 24 novembre 2015 – «Una rapina, così hanno tradito la nostra buona fede e si sono firmati la condanna a morte». E’ infuriato Bruno Stronati, il presidente dei piccoli azionisti di Banca Marche i quali (40mila in tutto) con l’operazione di salvataggio nella prima vera domenica fredda della stagione hanno visto liquefarsi, in un secondo, tutti i loro risparmi.

Nel ‘day after’ lo studio dell’ing Stronati il telefono squilla in continuazione: «Il telefono è incandescente, da stamattina non smette di suonare. Una signora singhiozzava, ha perso tutto. Padre e figlio insieme hanno perso otto milioni di euro. Come azionisti privati avevamo 409 milioni e 412mila azioni a fine dicembre del 2012 (su un totale di 1,3 milioni di azioni). Lacrime e sangue. Avevamo considerato che lasciando appena 3 centesimi ad azione (alcune sono state acquistate a 2,65 euro) sarebbe rimasto un valore complessivo di poco più di 38milioni di euro (erano 279 milioni quando ad agosto 2014 le azioni sono state bloccate a 0,52), considerato che le tre banche hanno investito 1,2 miliardi, sarebbe stati poco più che bruscolini che avrebbero portato frutti in futuro. Così invece noi azionisti privati difficilmente metteremo più nulla. E siamo tanti, la banca così è destinata a morire».

«Molti – aggiunge Stronati – avevano acquistato le azioni caldeggiate da funzionari e dipendenti, come soci avrebbero avuto una via preferenziale dicevano nelle pratiche in caso di finanziamento. E’ assurdo: avevano garantito a noi ma anche al governatore Ceriscioli che stavano lavorando per salvaguardare gli azionisti e questo è il risultato. Abbiamo convocato un’assemblea straordinaria per il 10 dicembre e già domani (oggi, ndr) ci incontreremo per valutare il da farsi. Credo che, parallelamente all’inchiesta giudiziaria, punteremo tutto sulla class action verso gli ex amministratori che hanno portato la banca al dissesto. Chiederemo conto pure di due anni e mezzo di commissariamento».

«Banca Marche era la cassaforte di famiglia» riferisce uno di loro Alberto Andreoli, titolare dell’omonima agenza immobiliare. Lui parla di «tragedia per il territorio che avrà una ripercussione e un danno oggettivo che nessuno ha calcolato. Nessuno ci ha considerati – aggiunge -. Io personalmente sono un imprenditore con otto dipendenti e perdite di questo calibro non potranno non ripercuotersi sull’economia e sulla città, sull’intera regione». Umori altalenanti nelle filiali ieri mattina. «Questo non è un salvataggio, ma un sequestro dei cittadini. Ho perso i risparmi di una vita». Settantatre anni, ingegnere in pensione, il signor Vincenzo Maria da Jesi è sul piede di guerra. Lascia l’ombrello nell’atrio: «Sono una persona pacifica, io» e si dirige agguerrito verso lo sportello della sede di Corso Matteotti a Jesi della Nuova Banca delle Marche spa. Correntista da un trentennio è Gian Battista, 64 anni: «Vecchia o nuova, per me è sempre la stessa. E tra pochi giorni mi concederà un mutuo».

di SARA FERRERI

fonte: ilrestodelcarlino.it

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La rabbia dei clienti: “Banca Etruria salvata con i nostri risparmi”

«Banca Etruria l’abbiamo salvata io e mia madre che in una notte abbiamo visto evaporare 100mila euro.  Esplode la rabbia dei clienti. Il valore dei bond subordinati degli istituti di credito salvati dal governo è stato azzerato. Una “trappola” che coinvolge 5 mila persone

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La rabbia dei clienti: “Banca Etruria salvata con i nostri risparmi”

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Che ora sono diventati carta straccia». Letizia Giorgianni è originaria di Montepulciano e con la mamma Sonia è una dei migliaia di risparmiatori che hanno sottoscritto in passato un bond subordinato con la banca aretina. E come tale, è rimasta col cerino in mano. Anche a Letizia e Sonia è stato chiesto il conto del salvataggio dell’Etruria, di Banca delle Marche, Carife e Carichieti varato domenica da Palazzo Chigi. Il paracadute aperto dalle big del credito arrivate in soccorso del governo – si vedrà poi in cambio di quali, effettive, contropartite – salva infatti i correntisti e chi possiede obbligazioni ordinarie (che non saranno più al riparo dal gennaio 2016 quando scatteranno le nuove regole sul cosiddetto bail-in). Ma lascia fuori i possessori di bond subordinati per i quali il valore è stato semplicemente azzerato. O meglio, sacrificato sull’altare di chi ha portato l’Etruria sull’orlo del dissesto fino al commissariamento deciso da Bankitalia.

Chi paga? «Noi, di sicuro», risponde Letizia che sul bond ha investito 25mila euro mentre altri 70mila erano stati messi dalla madre Sonia. Era stata quest’ultima, nel 2008, a sottoscrivere l’obbligazione con scadenza 30 ottobre 2016 a un tasso di rendimento al 7%, consigliata dal consulente finanziario della banca di famiglia. «Sono correntista da anni, mi avevano detto che era a basso rischio, di non preoccuparmi anche se si trattava dei risparmi di una vita. Nessuno mi ha spiegato che poteva fallire la banca! E comunque la banca non è fallita, perché è proprio questo il paradosso», dice Sonia. Per la signora era soltanto un codice (l’Isin, usato per identificare i titoli, che in questo caso era l’It0004119407). Nel luglio scorso, con l’istituto commissariato, si è accorta che stava perdendo circa 12mila euro. «Sono andata personalmente in banca ma mi è stato detto di stare tranquilla, che il bond sarebbe stato rimborsato a scadenza».

Poi, ieri mattina, è arrivata una telefonata dalla filiale. «Il direttore ci ha detto che i soldi servivano per risanare il debito e quindi se fossimo andate a ritirarli non li avremmo trovati. L’ha definita una mossa politica del governo quasi per giustificarsi», racconta la figlia Letizia. Che non si spiega perché un contratto firmato fra due parti – come quello su un bond – sia stato disatteso. «Di solito chi non rispetta i patti deve pagare e qui, invece, a rimetterci siamo state noi».Sonia e Letizia non hanno ancora deciso se rivolgersi a un avvocato. Ma nella loro stessa situazione, secondo le stime dell’associazione amici di Banca Etruria guidata da Vincenzo Lacroce (per oltre vent’anni ispettore di Bankitalia), sono circa 5mila obbligazionisti subordinati, un terzo dei 15mila bondisti delle quattro banche da «salvare». Alle nove obbligazioni subordinate emesse dall’Etruria per un totale di circa 375 milioni si aggiungono infatti le quattro di Banca Marche (205 milioni) e le tre di Carife (148 milioni) per un controvalore complessivo di quasi 730 milioni di euro. Tutte rimaste nella «bad bank» aretina.

Dietro a queste cifre ci sono risparmi, sacrifici e soprattutto persone. Che potrebbero promuovere una class action: mentre anche la politica locale comincia ad alzare la voce. Ieri il consigliere regionale della Lega Nord e portavoce dell’opposizione nell’assemblea toscana, Claudio Borghi, ha annunciato una mozione urgente chiedendo di adottare tutti i provvedimenti del caso per salvaguardare «decine di migliaia di persone» rimaste «vittime di quanto deciso dal governo». Chissà se anche Pierluigi Boschi, papà del ministro nonché ex vicepresidente dell’Etruria, ha investito in un bond subordinato della banca che ha amministrato fino al commissariamento. E chissà se la figlia si è liberata delle 1.557 azioni dell’Etruria per un valore complessivo 1.100 euro dichiarate nel 2014. Di certo, quei titoli – già sospesi da febbraio a Piazza Affari – ora valgono zero e sono di proprietà di una società destinata alla tomba.

 

fonte: ilgiornale

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Circuì 89enne prima che lei morisse? Indagato un funzionario di banca

MAGLIE (Lecce) – Non sarà archiviato il procedimento su un presunto caso di circonvenzione d’incapace ai danni di un’anziana di Maglie. Con un’apposita ordinanza, il gip Carlo Cazzella ha infatti accolto l’opposizione alla richiesta di archiviazione discussa nei giorni scorsi dall’avvocato Arcangelo Corvaglia disponendo che il pm iscriva nel registro degli indagati il nome di un funzionario di banca proprio con l’accusa di circonvenzione d’incapace.

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Circuì 89enne prima che lei morisse? Indagato un funzionario di banca

MAGLIE (Lecce) – Non sarà archiviato il procedimento su un presunto caso di circonvenzione d’incapace ai danni di un’anziana di Maglie. Con un’apposita ordinanza, il gip Carlo Cazzella ha infatti accolto l’opposizione alla richiesta di archiviazione discussa nei giorni scorsi dall’avvocato Arcangelo Corvaglia disponendo che il pm iscriva nel registro degli indagati il nome di un funzionario di banca proprio con l’accusa di circonvenzione d’incapace.

L’inchiesta è stata avviata dopo la denuncia presentata dal beneficiario della polizza. Nel 2002, Ginevra Rocca De Toraldo (questo il nome della vittima) aveva nominato l’uomo legato a lei da un rapporto di profondo affetto risalente nel tempo come unico beneficiario di una polizza vita del valore di 200mila euro. Il giorno della sua morte, avvenuta nel maggio del 2014 alla veneranda età di 89 anni, giunge la notizia del tutto inattesa.

Diciannove giorni prima del decesso la pensionata aveva interamente riscattato la somma lasciando quindi il designato erede senza un centesimo. A detta del denunciante, la copia del riscatto presentava solo il timbro della banca ed una sigla illeggibile. Alcuni impiegati di banca avrebbero riferito che l’8 maggio, 19 giorni prima della morte, l’anziana si sarebbe personalmente presentata in banca per effettuare il riscatto ma una signora deputata alla sua assistenza avrebbe invece precisato che quel giorno la pensionata non si sarebbe mossa da casa. A suo dire, invece, un ragioniere della banca si sarebbe recato da lei per questioni relative al rapporto bancario. Interpellato dall’uomo, il ragioniere avrebbe sostenuto che l’anziana avrebbe riscattato la polizza per effettuare investimenti. Per il gip, tutto falso. E ora ha disposto l’iscrizione nel registro degli indagati del funzionario.

fonte:  corrieresalentino.it

 

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Maxi inchiesta Carim: fissata per l’8 marzo prossimo l’udienza preliminare

E’ stata fissata l’udienza preliminare per gli ex vertici di banca Carim rinviati a giudizio: si terrà alle 9.30 dell’8 marzo prossimo. Le posizioni di partenza sono diversificate per i 23 fra amministratori, consiglieri e revisori che hanno tenuto le redini dell’istituto di credito

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Maxi inchiesta Carim: fissata per l’8 marzo prossimo l’udienza preliminare

Maxi inchiesta Carim: fissata per l’8 marzo prossimo l’udienza preliminare

Giuliano Ioni, all’epoca presidente del cda, il direttore generale, Alberto Martini e il vice direttore generale Claudio Grossi, sono accusati di essersi associati fra loro “allo scopo di commettere un numero indeterminato di reati societari” e di avere costituito “un’organizzazione delinquenziale operante negli organi direttivi” della banca. Di avere favorito, nella concessione delle linee di credito rilasciate da Carim, “soggetti e gruppi societari da tempo insolventi”, senza evidenziare nei bilanci le perdite maturate “avallando stime e valutazioni palesemente non corrispondenti alla reale situazione del credito”. Il pm Luca Bertuzzi elenca anche la registrazione in bilancio di utili inesistenti ma distribuiti agli azionisti, l’acquisto di 1 milione 300 mila azioni ad un prezzo illecitamente maggiorato e altro.
Sono invece usciti di scena gli ex commissari di Banca d’Italia, Sora e Carollo (che in un primo momento erano stati iscritti nel registro degli indagati per indebita restituzione dei conferimenti) ma resta lungo elenco delle persone coinvolte: Giuliano Ioni, Alberto Martini, Claudio Grossi, appunto. E poi Luciano Liuzzi, Mauro Gardenghi, Franco Paesani, Raffaele Mussoni, Vincenzo Leardini, Fabio Bonori, Ulderico Vicini, Roberto Ferrari, Mauro Ioli, Gianfranco Vanzini, Bruno Vernocchi, Gianluca Spigolon, Giancarlo Mantellato, Attilio Battarra, Alduino Di Angelo, Claudio Semprini Cesari, Massimo Conti, Giuseppe Farneti, Marcello Pagliacci, Bruno Piccioni.
Anche ai consigli di amministrazione che hanno approvato il bilancio chiuso al 31 dicembre 2009 e la semestrale al 30 giugno 2010 viene contestato di non avere effettuato accantonamenti per rischi sui crediti (inducendo pertanto in errore i soci e il pubblico “sulla reale situazione finanziaria e patrimoniale della banca”), nel primo caso per oltre 35 milioni di euro e nel secondo per oltre 29 milioni. Se lo avessero fatto – ne è convinta la procura – si sarebbe azzerato il risultato positivo indicato in bilancio ed anzi sarebbe maturata una perdita. Ma così facendo avrebbero procurato un danno patrimoniale alla società, ai soci e ai creditori non inferiore a oltre 18 milioni di euro (per il cda che ha approvato il bilancio 2009) e di oltre 10 milioni per l’altro cda.
Le parti offese nel procedimento sono invece l’ex comandante provinciale della Guardia di finanza Enrico Cecchi, che in buona parte è all’origine del terremoto giudiziario che ha investito la Cassa di Risparmio di Rimini, il Comitato di tutela dei piccoli azionisti e una risparmiatrice cattolichina.

fonte: riminiduepuntozero.it

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Bce Draghi contro la deflazione: tutto il necessario non basta più

Draghi ha perso il suo magic touch? I suoi impegni solenni lasciano le prime pagine dei giornali e i pensieri dei trader

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 BCE  Draghi contro la deflazione: tutto il necessario non basta più

Bce  Draghi contro la deflazione: tutto il necessario non basta più

Un paio di anni fa questo articolo sarebbe stato in prima pagina e molto più lungo. Perché la notizia pare di quelle epocali. Ieri il presidente della Banca centrale europea ha detto: “Se decidiamo che l’attuale traiettoria della nostra azione non è sufficiente a raggiungere l’obiettivo (l’inflazione al 2 per cento annuo, ndr), faremo tutto quello che dobbiamo per alzare l’inflazione il più in fretta possibile”. In inglese: “We will do what we must”, che assomiglia molto a quel “whatever it takes”, la promessa di fare tutto il necessario, del famoso discorso del 26 luglio 2012, quando Draghi fermò con la sola forza delle parole il panico attorno all’euro.

Alla riunione del Consiglio dei governatori di dicembre, come molti si aspettano, la Bce potrebbe quindi potenziare il suo bazooka anti-deflazione: aumentare gli acquisti mensili da 60 miliardi, allargarne la gamma, prolungare la scadenza (prevista, ma non vincolante, per settembre 2016), aumentare la penalità per le banche che tengono immobilizzati i capitali presso Francoforte invece che metterli in circolo. Ieri, le Borse e il cambio euro-dollaro hanno reagito restando praticamente piatti, dopo qualche sussulto.

Draghi ha perso il suo magic touch? I suoi impegni solenni lasciano le prime pagine dei giornali e i pensieri dei trader per colpa dei numeri: l’inflazione annuale nell’eurozona è sempre inchiodata, allo 0,1 per cento. Nonostante gli sforzi della Bce e di Draghi in persona. La politica monetaria ha fallito? Nel suo discorso Draghi sostiene di no: ha fatto quello che poteva, il Quantitative easing ha spinto in alto i valori di immobili e titoli azionari (creando un “effetto ricchezza” che può spingere i consumi), ha ridotto i costi di finanziamento deprimendo i tassi di interesse da pagare, le imprese piccole e grandi trovano credito più a buon mercato. E i rischi di finanziamenti troppo generosi a chi non li merita sono contenuti grazie alla nuova vigilanza europea sulle banche. La domanda, quindi, per Draghi non è se il Quantitative easing funziona. Ma se è grande abbastanza.

Il vicedirettore della Banca d’italia, Fabio Panetta, in un intervento presentato ieri ha mostrato però un po’ meno certezze. Il Qe funziona, ma nessuno sa esattamente stimare come: i meccanismi di trasmissione nel mercato finanziario sono prevedibili, quelli dalla finanza all’economia reale molto meno. I critici dicono che il Qe aiuta i ricchi (che hanno asset finanziari e case), tiene in vita imprese decotte, incentiva i governi a rinviare misure di aggiustamento inevitabili. E che forse l’inflazione bassa non è un problema ma, essa stessa, uno stimolo all’economia. L’ex presidente della Federal Reserve americana, Ben Bernanke, ha elaborato un suo test per misurare l’efficacia del Qe: “Se il lavoratore medio avesse la scelta tra lo status quo (le attuali politiche della Banca centrale) e una situazione con mercato del lavoro più debole e prezzi delle azioni più bassi, cosa sceglierebbe?”. Le cose non vanno bene, ma senza Qe andrebbero peggio. Poco scientifico ma chiaro. Panetta dice però che i banchieri centrali non sanno bene chi ci guadagna e chi perde davvero. La redistribuzione è la specialità dei politici, non della Bce.

E il vero problema di Draghi è proprio questo. La Bce ha fatto la sua parte, ora toccherebbe ai governi. Ma, come scrive l’economista Innocenza Cipoletta nella newsletter InPiù, che senso ha una politica monetaria espansiva in un momento in cui i vincoli europei di bilancio continuano a imporne una fiscale restrittiva?

di   il Fatto Quotidiano, 21 novembre 2015

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Governo-Bankitalia in campo per Carife

Colpo di scena: niente Fondo interbancario, il salvataggio riguarderà forse una “good bank” più piccola. Soldi da trovare

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Governo-Bankitalia in campo per Carife

Governo-Bankitalia in campo per Carife

Scusate, su Carife abbiamo scherzato. Decine di pagine di giornale, le delibere dell’assemblea dei soci del 30 luglio, un fiume di dichiarazioni pubbliche che comprendono l’ultima, datata appena tre giorni fa, del presidente dell’Associazione bancaria italiana, Antonio Patuelli, a garanzia del fatto che il Fondo interbancario sarebbe intervenuto a salvare la cassa ferrarese e gli altri tre istituti in crisi, nonostante l’opposizione dell’Europa. Tutto spazzato via da 24 ore che hanno cambiato completamente le carte in tavola: per salvare le quattro banche dovrà convocarsi il governo in seduta straordinaria, di domenica pomeriggio, e affidarsi direttamente a Bankitalia. Di fatto viene azzerato il lavoro svolto finora soprattutto da Carife, che come noto ha da mesi varato l’aumento di capitale da 300 milioni per consentire un ingresso del Fitd che, a questo punto, non avverrà. Lo strumento di salvataggio sarà un altro, l’Autorità nazionale di risoluzione delle crisi bancarie appena istituita da Bankitalia e guidata da Stefano De Polis, che avrebbe dovuto prioritamente occuparsi dei piani di risoluzione di Intesa, Unicredit e Mps, ma sarà chiamato a risolvere entro fine anno il problema di Carife e delle altre. L’Autorità disporrà di Fondo di risoluzione nazionale (istituto che si affianca al Fondo di garanzia dei depositi delle banche) che dovrà chiedere subito il contributo 2015 alle banche italiane: il contributo e’ pari all’1% dei depositi protetti, circa 500 milioni.

E qui si pone il primo problema, visto che l’importo complessivo per il salvataggio delle quattro banche (Banca Marche, Etruria e Carichieti le altre) era stimato attorno a 2,2 miliardi. Si torna quindi a parlare di conversione di una parte delle obbligazioni subordinate, e poi dell’intervento dello Stato, che la direttiva Ue appena recepita dall’Italia mette all’ultimo posto tra i possibili strumenti. Questa parte, tra l’altro, non è stata inserita nella normativa di recepimento, ma basterebbe un decreto legge ad hoc, come ipotizzava ieri il Sole 24 Ore, di qui l’esigenza di un Consiglio dei ministri straordinario. L’idea di base sarebbe di costituire quattro bad bank in cui far confluire i crediti deteriorati, e altrettante good bank, più piccole di quelle attuali, da rilanciare per poi rimettere sul mercato.

In ogni caso Carife finisce in pieno nel calderone delle altre banche, perdendo così il vantaggio dei 300 milioni di euro già stanziati dal Fondo interbancario. «La banca è salva» è l’sms arrivato ieri sera sul telefonino di uno dei “lobbisti” ferraresi impegnati sul fronte Carife, ed è senz’altro rassicurante che Renzi in persona si stia occupando della salvezza di questi piccoli istituti di credito. Non si può che rimanere sconcertati, però, di come si è dipanata questa vicenda, e del resto è rimasto senza parole lo stesso Riccardo Maiarelli, presidente della Fondazione, «posso solo dire che non abbiamo informazioni dirette su quanto sta succedendo».

fonte: lanuovaferrara  di: Stefano Ciervo

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Tribunale di Pescara: Banca Condannata a Restituire EURO 428.000 perAnatocimo

Il Giudice con sentenza n.1276 15 del 23 07 2015, condanna una primaria banca alla restituzione di euro 428464,98 alla società, revoca il decreto ingiuntivo avanzato dalla banca, dichiara l’illegittimà della segnalazione del nominativo degli opponenti alla Centrale Rischi e, per l’effetto, ordina l’immediata cancellazione, condanna per colpa grave e risarcimento danni la banca al pagamento nei confronti della società di euro 40000,00, condanna la banca al pagamento delle spese processuali in favore degli opponenti alla somma di euro 21387,00.

TRIBUNALE DI PESCARA: BANCA CONDANNATA A RESTITUIRE EURO 428.000 PER ANATOCISMO, 300x153, anatocismo, usura bancaria, anomalie bancarie
TRIBUNALE DI PESCARA: BANCA CONDANNATA A RESTITUIRE EURO 428.000 PER ANATOCISMO

TRIBUNALE DI PESCARA: BANCA CONDANNATA A RESTITUIRE EURO 428.000 PER ANATOCISMO

Tribunale di Pescara: Il Giudice con sentenza n.1276 15 del 23 07 2015, condanna una primaria banca alla restituzione di euro 428464,98 alla società, revoca il decreto ingiuntivo avanzato dalla banca, dichiara l’illegittimà della segnalazione del nominativo degli opponenti alla Centrale Rischi e, per l’effetto, ordina l’immediata cancellazione, condanna per colpa grave e risarcimento danni la banca al pagamento nei confronti della società di euro 40000,00, condanna la banca al pagamento delle spese processuali in favore degli opponenti alla somma di euro 21387,00.

La Banca aveva presentato un decreto ingiuntivo nei confronti dell’azienda, al fine di recuperare il credito (almeno apparente) che vantava nei suoi confronti. Il Giudice, dopo aver verificato i conteggi attraverso l’ausilio di un consulente tecnico, anziché ordinare al cliente di pagare il debito verso la Banca, ha ordinato alla Banca di restituire la somma di Euro 428.000, in forza delle irregolarità compiute dalla Banca.

Non sempre un decreto ingiuntivo presentato dalla Banca risulta fondato, sia nella legittimità della richiesta che negli importi oggetto della pretesa. Sovente accade che l’azienda risulta essere a credito verso la Banca anziché a debito, e per giunta per importi molto rilevanti.

È consigliabile , pertanto, di verificare la correttezza dei contratti bancari e delle condizioni effettivamente applicate all’azienda, sia su conti correnti che sui mutui, sui leasing e sugli strumenti derivati. Una perizia analitica e ben fondata può mettere in seria difficoltà la Banca, permettendo al cliente addirittura di ribaltare la situazione e recuperare importi rilevanti.

La Banca aveva presentato in giudizio, nei confronti di un’azienda correntista, un decreto ingiuntivo per Euro 131.570,85: l’importo derivava in parte dal debito di un finanziamento chirografario stipulato per ripianare l’esposizione debitoria sul conto corrente intrattenuto con la stessa Banca, ed in parte dal debito generato da anticipi su fatture non pagate alla scadenza, secondo quanto previsto nell’ambito dell’affidamento concesso.
Il cliente, opponendosi al decreto ingiuntivo, ha richiesto al Giudice la revoca del decreto ingiuntivo sulla base di irregolarità rintracciate nel rapporto di conto corrente oggetto di vertenza, in essere sin dagli anni Novanta.
Il Consulente Tecnico d’Ufficio, incaricato dal Giudice di stabilire la reale consistenza del debito del cliente, ha totalmente invertito la situazione “debito-credito” tra azienda e Banca, avendo ravvisato la nullità di  numerose clausole contrattuali a causa dei seguenti motivi:
(1) illegittimo rinvio ai cd. “usi piazza” (condizioni abitualmente praticate sul mercato per prodotti analoghi);

(2) illegittima capitalizzazione degli interessi (capitalizzazione trimestrale degli interessi debitori a fronte di una capitalizzazione annuale degli interessi creditori);
(3) mancanza di una valida pattuizione delle CMS ed altri oneri e spese, applicati ma non espressamente pattuiti.

Una volta depurato il conto dell’azienda dalle somme ingiustamente addebitate, l’effettivo saldo è risultato in un credito dell’azienda nei confronti della Banca di ben Euro 428.464,98, anziché del debito per il quale era stato richiesto dalla Banca il decreto ingiuntivo.

In conseguenza di ciò, il Giudice ha condannato la Banca alla restituzione della somma di Euro 428.464,98 oltre  interessi legali, unitamente al risarcimento dei danni nei confronti del cliente – liquidati in ulteriori Euro 40.000 – a causa dell’illegittima segnalazione in Centrale Rischi effettuata dalla Banca, segnalazione che pertanto dovrà essere cancellata.

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