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Scandalo Mps: il giornalista di Report, Paolo Mondani, ascoltato incommissione d’inchiesta

L’attività della commissione d’inchiesta sui rapporti tra Monte dei Paschi e Regione Toscana, presieduta da Giannarelli del M5s, è proseguita con l’audizione dell’inviato di Report

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Scandalo Mps: il giornalista di Report, Paolo Mondani, ascoltato in commissione d’inchiesta

“Quella del Monte dei Paschi è una vicenda complessa su cui non è semplice indagare anche se è doveroso farlo. Vi si intrecciano questioni che sono di ordine economico e politico”. E ancora: “No, non ho mai avvertito pressioni. Le nostre inchieste sono sempre state svolte liberamente. A dicembre manderemo in onda un nuovo approfondimento”.

Ad affermarlo è stato il giornalista Paolo Mondani, inviato della trasmissione Report di Rai Tre, che ieri è stato ascoltato in audizione nella commissione d’inchiesta sui rapporti tra Mps e Regione Toscana presieduta da Giacomo Giannarelli del Movimento 5 Stelle.

Mondani ha ricostruito la storia ricordando che l’istituto bancario senese, agli inizi del 2011, era uno dei più floridi d’Italia, ma che da lì in poi è iniziata una discesa che l’ha portato nello stato di crisi in cui ancora versa, travolto dallo scandalo dei derivati bancari.

Il giornalista della Rai ha ripercorso alcune vicende, compresa la morte di David Rossi, il capo della comunicazione all’epoca in cui Mps era presieduto da Giuseppe Mussari. Mondani, oltre ad auspicare la ripresa delle indagini sul caso Rossi, ha ricordato la questione della banca Antonveneta e ha ripercorso l’intrecciarsi di “soldi e potere”, che ha contraddistinto il recente passato. La sua relazione è stata favorita, oltre che dall’introduzione del presidente Giannarelli, dagli interventi dei consiglieri Tommaso Fattori di Sì, Leonardo Marras del Pd e di Claudio Borghi della Lega Nord.

“La Magistraura deve accertare i bilanci della banca senese fino agli inizi del 2015 per comprendere come sono stati iscritti a bilancio i due derivati, Santorini ed Alexandria, che l’hanno mandata a fondo”, ha detto Mondani. E rispondendo alle domande dei consiglieri regionali, interessati a sapere se e come la politica toscana ha mischiato le proprie vicende con quelle del Mps, ha affermato che “il Monte dei Paschi negli ultimi anni ha subito l’influenza di tutte le famiglie politiche che contano”.

Significativa, infine, la valutazione che il giornalista della Rai ha fatto sulla gravità dello scandalo Mps: “Dopo quello della Lehman Brothers, quello del Monte dei Paschi è forse il più grande scandalo bancario del mondo, sicuramente lo è della recente storia bancaria europea, quindi fate bene ad approfondire. Anzi, mi stupisco che su ciò non vi sia stato finora un adeguato dibattito in Parlamento”.

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Banca Tercas, 20 indagati per truffa

Titoli azionari Tercas invece di prodotti rendimento garantito

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Banca Tercas, 20 indagati per truffa


Banca Tercas, 20 indagati per truffa

(ANSA) – TERAMO, 2 NOV – È un’accusa di truffa quella che la Procura di Teramo contesta all’ex presidente di Banca Tercas, all’ex dg e ad altre diciotto persone tra dirigenti e dipendenti nell’ambito di un’inchiesta relativa a prodotti finanziari che sarebbero stati venduti in maniera truffaldina a decine di clienti. I fatti risalgono al 2011. Secondo l’accusa gli indagati avrebbero promosso la sottoscrizione di prodotti venduti come investimenti ad un anno con rendimento garantito, mentre erano titoli azionari Tercas.

fonte: © ANSA

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Banche, Exane scarica il Banco Popolare

Exane Bnp Paribas , tooltip prende una posizione più ribassista sulle banche italiane. In un report di oggi la banca d’affari francese ha infatti tagliato le stime di utile per azione 2016-2017 in media dell’8% e del 5%, rispettivamente, a causa del più basso margine di interesse atteso, solo in parte compensato da tasse inferiori a partire dal 2017.

Ora il broker ha stime a due cifre più basse di quelle del consenso per la maggior parte delle banche italiane (il 20% al di sotto di quelle del consenso nel caso di Unicredit , tooltip) e si aspetta un rote medio di appena il 7,4% nel 2017. Exane ha anche avvertito che i coefficienti patrimoniali potrebbero diminuire in modo consistente nel quarto trimestre di quest’anno.

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La finanziaria italiana prevede una riduzione del tasso di imposta sulle società dal 27,5% al ​​24% a partire dal 2017; con il consenso della Commissione europea l’aliquota potrebbe scendere al 24,5% nel 2016. La misura è positiva nel medio termine, ma Exane crede che possa anche portare a rilevanti svalutazioni delle imposte anticipate. Quindi i Common Equity Tier 1 ratio fully loaded potrebbero scendere di 35bps con il Banco Popolare , tooltip e Banca Monte dei Paschi , tooltip di Siene i più impattati e il Credem , tooltip il meno impattato.

Per quanto riguarda proprio le banche popolari, Exane ha deciso di allontanarsi da un approccio “basket” e ha downgradato il Banco Popolare , tooltip da outperform a neutral, abbassando il target price del 14% a 13 euro. “Ci aspettiamo il calcio d’inizio dell’M&A prima della fine dell’anno e le sinergie a livello di costo, in alcuni casi, non sono scontate nei prezzi attuali dei titoli. Mentre è troppo presto per rilassarsi completamente e andare lunghi sulle popolari, riteniamo che sia giunto il momento di diventare più selettivi”, spiegano gli analisti della banca d’affari.

A questo punto, quindi la Banca popolare Emilia Romagna (rating outperform e target price rivisto al ribasso del 10% a 8,4 euro) offre il miglior rapporto rischio/rendimento, è più conveniente dei competitor e, sempre secondo Exane, non rischia di scegliere il partner sbagliato. Exane ha mantenuto il rating outperform anche sulla Banca popolare di Milano , tooltip (target price rivisto del -7% a 0,95 euro) e sul Credito Valtellinese , tooltip (target price rivisto del -16% a 1,35 euro).

Il rating è positivo (outperform con target price tagliato del 7% a 2,6 euro) anche su Mps , tooltip, un modo per scommettere, secondo Exane, sulla ripresa dell’economia italiana. Infatti, il capitale non è più un problema con un Common Equity Tier 1 fully loaded 2017 visto al 12%. Assumendo un costante miglioramento macro, il costo del rischio della banca senese dovrebbe scendere in modo consistente a 89bps nel 2018 da 150bps nel 2015 e il rote convergere con quello dei competitor. A 0,5 volte il tangible book value 2015 l’upside per Mps , tooltip è abbondante.

Al contrario, sulla base delle nuove stime, Ubi Banca , tooltip (rating neutral e target price abbassato dell’11% a 6,5 euro) sembra correttamente valutata. Anche Unicredit , tooltip è coperta con un rating neutral (target price ritoccato del -8% a 6,1 euro) in quanto i rischi di diluizione rimangono parte di questo caso di investimento. Nonostante un’assunzione di dividendi scrip fino al 2017, gli analisti di Exane stimano un Common Euity Tier 1 fully loaded di appena l’11,1% nel 2018.

Anche su Intesa Sanpaolo , tooltip ribadiscono il rating neutral (target price abbassato del 3% a 3,1 euro) in quanto vedono rischi al ribasso per alcuni elementi chiave di questo investimento: crescita delle commissioni e prospettive per i dividendi. Infine, gli esperti della banca d’affari francese hanno alzato il rating sul Credem , tooltip da underperform a neutral per motivi di valutazione. Anche in questo caso, però, il prezzo obiettivo scende del 4% a 6,9 euro.

fonte: milanofinanza.it

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Banca Marche, sequestrati beni per 15 milioni

mmontano a circa 15 milioni di euro i sequestri eseguiti nelle Marche, in Puglia, in Emilia Romagna , in Lombardia e nel Lazio dal Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Ancona nell’inchiesta Banca Marche, c

, banca marcheMARCHE – Conti correnti, partecipazioni societarie, abitazioni.

Banca Marche, sequestrati beni per 15 milioni

Ammontano a circa 15 milioni di euro i sequestri eseguiti nelle Marche, in Puglia, in Emilia Romagna , in Lombardia e nel Lazio dal Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Ancona nell’inchiesta Banca Marche, coordinata dal procuratore capo facente funzioni Irene Bilotta e dai pm Serena Bizzarri, Andrea Laurino e Marco Pucilli.

Nel mirino l’ex Dg dell’istito e altri due imprenditori-clienti.  La contestazione per tutti è relativa l’art. 2635 del codice civile: corruzione tra privati.

Sequestro preventivo su due abitazioni a Bologna, un appartamento  a Parma e  due  a Roma, tra cui l’immobile di pregio ubicato in via Archimede, a Roma; partecipazioni societarie e oltre 20 conti correnti in diversi istituti di credito, per un importo complessivo pari a quasi 15 milioni di euro.

Secondo le indagini “l’allora Direttore Generale si sarebbe adoperato, per mezzo della sua qualifica, per far concedere, da parte di Banca delle Marche, linee di credito a breve tempo a un gruppo di società riconducibili ad uno degli imprenditori , in mancanza delle condizioni e delle garanzie finanziarie previste. Nello stesso contesto, l’altro imprenditore avrebbe posto in essere operazioni immobiliari e finanziarie tra loro connesse, volte a far ottenere, all’ex Direttore Generale, vantaggi patrimoniali”.

Ma non è tutto perchè ‘il procedimento penale prosegue per numerose altre ipotesi di reato in ordine alle quali sono ancora in corso valutazioni sulle attività da svolgersi e nel prosieguo saranno prese altre decisioni finalizzate progressivamente a definire eventuali ulteriori aspetti penalmente rilevanti”.

fonte: indiscreto.it

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Mestre, ospedale Angelo: tassi da Usura

Interessi “usurari” per la costruzione dell’Ospedale dell’Angelo di Mestre. L’ipotesi è emersa dai documenti acquisiti dai finanzieri del Gico di Venezia che, insospettiti dai meccanismi utilizzati dalla Mantovani nella vicenda del Mose, hanno indagato sul project financing di cui Mantovani era uno dei soci con circa il 20 per cento.
Mestre, ospedale Angelo: tassi da Usura, dellangelo Mestre, ospedale Angelo: tassi da Usura

Mestre, ospedale Angelo: tassi da Usura

Interessi “usurari” per la costruzione dell’Ospedale dell’Angelo di Mestre. L’ipotesi è emersa dai documenti acquisiti dai finanzieri del Gico di Venezia che, insospettiti dai meccanismi utilizzati dalla Mantovani nella vicenda del Mose, hanno indagato sul project financing di cui Mantovani era uno dei soci con circa il 20 per cento. I sospetti sono che la concessione, rivalutata come fosse un leasing finanziario, costringesse l’azienda sanitaria a pagare interessi intorno al 20-21 per cento. Come riportato dal Corriere del Veneto, è per questo che qualche mese fa il pm di Venezia Laura Cameli ha aperto un fascicolo per usura contro ignoti, un fascicolo rimasto nascosto proprio per motivi investigativi.

Ma è da quando Giuseppe Dal Ben è stato scelto da Luca Zaia per sostituire Antonio Padoan e rimettere in ordine i conti che le vicende giudiziarie coinvolgono l’ospedale. Dal Ben ha subito bloccato un altro project, vicenda ora in mano ai giudici. Poi, su spinta della Corte dei Conti, ha aperto 4 vertenze sui costi interni. Dal Ben ha quindi chiesto una revisione dei contratti, finiti in arbitrato secondo la procedura, di fronte al “no” dei privati. L’arbitro ha scontentato entrambi: se l’Usl infatti aveva avanzato pretese per circa 260 milioni sui circa 1,2 miliardi dell’intera concessione di 24 anni, il lodo ne ha riconosciuti circa 150. Gli arbitri avevano accolto la tesi che si applicasse al project uno sconto del 5 per cento nel 2012 e del 10 per cento dal 2013, come previsto nella spending review degli appalti: circa 7 milioni su un canone di 72 milioni.

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Economia dello strozzo, imprenditore vessato costretto a chiudere attività: il Codacons denuncia notissima banca nazionale

“Ii Codacons, che da sempre è al fianco degli utenti vittime del sistema bancario,  ha depositato alla Procura della Repubblica di RAGUSA una denuncia per usura, estorsione ed appropriazione indebita nei confronti di una importante banca nazionale. LO RENDE NOTO FRANCESCO TANASI SEGRETARIO NAZIONALE CODACONS.

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Economia dello “strozzo”, imprenditore vessato costretto a chiudere l’attività: il Codacons denuncia notissima banca nazionale alla Procura di Ragusa per usura, estorsione ed appropriazione indebita

La vicenda riguarda un IMPRENDITORE  CATANESE che nell’ambito della sua attività aveva stipulato due contratti di apertura di credito in conto corrente con la banca con filiale a Ragusa negli anni 2001-2006.

Vessato da insistenti ed esorbitanti richieste di pagamento da parte della banca, l’imprenditore catanese, assistito dal Codacons, decideva di commissionare una perizia econometrica sui predetti rapporti di conto corrente bancario per quantificare il costo effettivo dei finanziamenti.

La perizia tecnico-contabile evidenziava in entrambi i conti ilmacroscopico, reiterato e continuo esubero del tasso soglia antiusura,pubblicato trimestralmente dalla Banca d’Italia.

Nello specifico l’imprenditore, lungi dall’essere debitore, risultava creditore nei confronti della banca per diverse decine di migliaia di euro.

Pertanto, il maltrattato utente provvedeva a contestare formalmente le intimazioni di pagamento della banca e contestualmente diffidava la suddetta banca alla restituzione delle somme indebitamente percepite (interessi usurari).

Ciononostante, la banca insisteva nelle intimazioni di pagamento e segnalava la posizione dell’utente “a sofferenza” alla Centrale dei Rischi della Banca d’Italia.

L’imprenditore, quindi, si affidava al Codacons per ottenere giustizia, che tramite l’Avv. Carmelo Sardella, Dirigente dell’Ufficio legale regionale, ha deciso di denunciare tutto alla Procura della Repubblica.

L’illegittima segnalazione “a sofferenza” presso la Centrale rischi, afferma l’Avv. Sardella, di fatto, ha paralizzato l’accesso al credito dell’imprenditore ed ha determinato l’effetto “a cascata” di richieste di rientro da parte di tutti gli altri istituti con cui collaborava, e la conseguente crisi e successiva chiusura dell’impresa.

La dolosa consapevolezza della banca, continua l’Avv. Sardella, si ricava dall’aver superato in numerosi trimestri i tassi soglia attraverso l’applicazione di interessi elevatissimi, commissioni, remunerazione, spese rilevanti.

Inoltre, è altamente improbabile ritenere che i rappresentanti dell’Istituto di credito non fossero consapevoli di aver applicato condizioni di usura, a maggior ragione perchè nel corso del rapporto l’imprenditore ha mosso specifiche e formali contestazioni alla banca responsabile.

Pertanto, la successiva attività di recupero del credito e di segnalazione alla Centrale rischi da parte della banca ha materializzato anche condotte estorsive, poiché, consapevolmente, ha richiesto il frutto dell’indebito, nella piena consapevolezza del proprio agire.

La banca si è inoltre indebitamente appropriata della somma di cui l’utente risulta creditore nonostante la formale e precisa diffida all’immediata restituzione.

Purtroppo, afferma  Tanasi, si tratta di una pratica diffusa fra gli istituti di credito, che tendono ad addebitare somme illegittime ai propri correntisti, per poi pretenderne il pagamento con l’avvio di azioni esecutive sui beni di questi ultimi. È evidente che in un contesto del genere le banche, anziché essere un volano per l’economia, ne costituiscono il freno, perdendo l’alta funzione sociale che dovrebbe essere loro propria.

Tanasi, pertanto, invita gli utenti del sistema bancario a verificare periodicamente la legittimità delle pretese degli istituti di credito, rivolgendosi agli sportelli Codacons sul territorio.”

fonte: leienesiciliane

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La Banca d’Italia, l’incapacità di autoriforma e la democrazia

Giustizia & Impunità: Da tempo ci siamo persuasi che la democrazia in Italia non funzioni. Infatti le conseguenze più gravi dell’azione trionfante di corrotti e corruttori non sono il furto e l’appropriazione indebita (che pure ci dispiacciono), ma il fatto che costoro hanno frantumato le fondamenta istituzionali sulle quali avrebbe dovuto reggersi il Paese nato dalla Costituzione del 1948. Renzi, Letta, Monti, Berlusconi, Prodi e D’Alema personalmente non sono certamente fascisti, ma portano la pesante responsabilità di aver lasciato cadere l’Italia, molto più dei “nostalgici” sparsi per la penisola, nella direzione di una situazione pre-1945. Sarà anche brutale, ma questa è la triste realtà con la quale oggi dobbiamo confrontarci e alla quale sarebbe ora che gli italiani incominciassero a mettere qualche pietra in senso “ostinato e contrario”. La Banca d’Italia, l’incapacità di autoriforma e la democrazia

La Banca d’Italia, l’incapacità di autoriforma e la democrazia, martello giudice soldi 630x396

La Banca d’Italia, l’incapacità di autoriforma e la democrazia

La Banca d’Italia, l’incapacità di autoriforma e la democrazia

La prova provata più eloquente del declino della democrazia italiana sta nell’incapacità corporativista dei corpi dello Stato di auto-riformarsi, come è essenziale per ogni Paese che non voglia essere guidato da un autocrate. I toni eversivi di una certa Lega, nel corso degli anni, si spiegano e si giustificano soprattutto dalla presenza di istituzioni incapaci di risolvere i problemi dei cittadini, anzi in molti casi contrarie alla stessa espressione dei legittimi diritti individuali. La Magistratura da tempo, attraverso il Csm, ha dato ampia prova di non saper risolvere i suoi gravi problemi, come ha ricordato anche Gustavo Zagrebelsky in un recente libro e in questo modo si è esposta agli attacchi sconsiderati della politica. Il risultato è stato che il sistema giudiziario – fondamentale per la permanenza della democrazia – ha mantenuto le sue pesanti inefficienze, il prestigio della Magistratura è calato e le leggi che sono state introdotte dal Parlamento hanno peggiorato la situazione. Questo a causa di una evidente incapacità della Magistratura di uscire da una logica di bande, introducendo quelle autoriforme che erano indispensabili nell’interesse generale del Paese. La dinamica “lotta tra bande-prevalenza interessi dei gruppi maggioritari-peggioramento a seguito degli interventi legislativi” è una costante che ha caratterizzato negli ultimi decenni un po’ tutti gli ambiti: medici, avvocati, notai, giornalisti, parlamentari, docenti universitari, che non hanno saputo o voluto auto-riformarsi in senso virtuoso ed efficiente, hanno condannato le loro categorie al declino e hanno assestato un colpo via via crescente alla democrazia e al consenso verso di essa.

Uno dei casi cruciali è quello della Banca d’Italia. Ha voglia il governatore Visco di affermare e il presidente della Repubblica di sottoscrivere che la Banca d’Italia ha “sempre fatto il suo dovere”. Non so in che cosa consista il “suo dovere”, secondo questi autorevoli difensori dell’operato della Banca d’Italia. Può darsi, se si tratta dell’osservanza di qualche comma o mansionario di recente promulgazione, che le loro coscienze possano essere tranquille. È probabile che nessun magistrato avrà mai materia per accertare la presenza di reati – anche nei casi in cui è stata aperta un’indagine – ma che conta? Sul piano dei fatti, l’attività ispettiva e di vigilanza alla quale la Banca d’Italia è chiamata da sempre in modo primario ed esclusivo, certamente non ha prodotto i risultati che ne giustificano l’esistenza e che servono a creare la stabilità sociale necessaria alla democrazia.

“Dai frutti si distingue il profeta” e se negli ultimi venti anni molti sono stati gli scandali finanziari, i buchi milionari, le storie finite con danni miliardari per i risparmiatori e i cittadini, qualcosa vorrà dire, o che le norme e i regolamenti erano fatti male, o che l’applicazione è stata scadente. Nella lotta tra guardie e ladri, il compito principale delle guardie è quello di impedire che i furti avvengano. Invece da Parmalat a Monte Paschi, dal Banco Ambrosiano alla Popolare di Lodi, dalla società di gestione di Carige fino alla recentissima vicenda della Popolare di Spoleto, siamo sicuri che una più stringente e imparziale azione ispettiva non avrebbe potuto ridurre i costi per le casse pubbliche e i danni al risparmio privato?

Così mentre la Banca d’Italia non riteneva di dover assumere nessuna auto-correzione di fronte ai ricorrenti fallimenti della sua attività ispettiva, si sono create le basi per una ancora maggiore inefficienza nel sistema dei controlli bancari e finanziari, oggi in capo quasi esclusivamente alla Bce. Di grande attualità è in questi giorni la vicenda della Banca Popolare di Vicenza, alla quale nel silenzio generale (non dimentichiamo la Consob e l’Abi) è stato permesso in una decina di anni di gonfiare arbitrariamente il prezzo delle azioni, portandole a oltre 62 euro di valore nominale già nel 2011, lasciando ora soci, azionisti e risparmiatori con le sole lacrime di un verosimile valore di mercato reale attorno ai 5 euro. Un grave danno per i sottoscrittori (che, ovviamente, hanno le loro colpe, soprattutto omissive per non aver denunciato prima quello che potevano vedere stava succedendo), ma soprattutto un altro grave colpo a tutto il sistema finanziario e bancario e in ultima analisi verso il sistema democratico.

L’incapacità di risolvere le difficoltà della gente comune prima o poi può portare all’uomo forte, che risolva i problemi prescindendo dalle leggi e dai legittimi interessi di parte, oggi così male rappresentati. Le istituzioni deboli, che stanno con i più forti, che non tutelano i deboli portano acqua al mulino dei dittatori. E anche nel caso della Banca d’Italia il dovere degli uomini di via Nazionale, ancorché praticato formalmente, in molte vicende era un altro.

fonte: ilfattoquotidiano.it

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Protestati: conto bancario ad hoc

Le leggi in vigore, si noti, non vietano esplicitamente ai protestati di aprire un conto corrente bancario. Tuttavia, tale possibilità è spesso negata nella pratica, proprio per la mancanza di fiducia delle banche riguardo al potenziale cliente

 

Protestati: conto bancario ad hoc

Protestati: conto bancario ad hoc

Prima di tutto, partiamo dalla definizione. Il termine “protestato” indica comunemente una persona che ha ricevuto un protesto, cioè il rifiuto da parte di un istituto di credito di liquidare una cambiale o un assegno bancario, di solito a causa della mancanza dei fondi necessari. Come intuibile tale situazione porta alla compromissione dei rapporti fra il singolo e gli istituti bancari: si tratta prima di tutto un problema di credibilità nei confronti della capacità della persona in questione di rispettare gli impegni presi con le banche. Prime evidenti conseguenze e relativi dubbi: i protestati possono aprire un conto corrente? La legge cosa dice? Prevede delle effettive limitazioni di accesso ai prodotti bancari per questa categoria di persone?

Conti correnti per protestati: le possibilità
Le leggi in vigore, si noti, non vietano esplicitamente ai protestati di aprire un conto corrente bancario. Tuttavia, tale possibilità è spesso negata nella pratica, proprio per la mancanza di fiducia delle banche riguardo al potenziale cliente, al quale si attribuisce un profilo di rischio troppo alto per accedere con sicurezza ai prodotti “normali”. Alcune banche, tuttavia, hanno creato prodotti ad hoc, denominati conti correnti per protestati (forse con un’espressione un po’ antipatica). Di cosa si tratta? Di conti che, a differenza da un conto corrente tradizionale, offre minori funzioni. Di norma, tale tipologia di conto corrente non concede:

  • l’utilizzo di carte di pagamento,
  • l’utilizzo del libretto degli assegni,
  • l’accesso ai fidi o ai prestiti
  • la possibilità di effettuare bonifici o di addebitare sul conto utenze o altri tipi di pagamento (in molti casi).

Non di rado, a questa funzionalità limitata si affianca un canone mensile più alto rispetto alla media dei conti correnti (dovuto principalmente alla bassa presenza di prodotti di questo tipo sul mercato bancario e alla bassa affidabilità dei suoi utenti).

E le carte prepagate con IBAN?
Sono una seconda possibilità. Anche i protestati possono accedere alle carte di pagamento con IBAN. Come molti sapranno, si tratta di strumenti di pagamento del tutto simili a un bancomat, ma ai quali è collegato un IBAN bancario (su cui, ad esempio, farsi accreditare lo stipendio). Nella pratica, la carta è una semplice ricaricabile, e consente di effettuare/ricevere pagamenti, prelevare e avere a disposizione una serie di funzionalità che la rendono uno strumento utile e, senza troppe rinunce, un valido sostituto del conto corrente. Il costo di questo strumento, infine, è di solito molto contenuto. Dove trovare gli strumenti di cui vi abbiamo parlato? In molti istituti bancari e di credito, uffici postali e altro: basta cliccare sui rispettivi siti ufficiali.

, emptyfonte: affaritaliani.it

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Deutsche, piano anticrisi. In arrivo 35mila esuberi

Deutsche Bank esce da dieci paesi e taglia 9mila dipendenti. È una cura drastica, quella messa a punto dal nuovo ceo John Cryan. Un piano che si pone come obiettivo quello di riportare in acque sicure la più grande banca tedesca e riguadagnare credibilità dopo gli scandali del passato. L’impresa non è semplice: non è un caso che il titolo ieri sia sceso del 6,9%, con una Borsa di Francoforte in…
Deutsche, piano anticrisi. In arrivo 35mila esuberi, bank bloomberg 258
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