Anatocismo, Usura Bancaria, Analisi econometriche

La Deutsche Bank ha 54 trilioni di euro di derivati.

Non possiamo più permetterci il lusso di dirottare la maggior parte delle risorse a nostra disposizione nell’attività di banca d’affari e nei derivati La Deutsche Bank ha 54 trilioni di euro di derivati. Altro che tragedia

La Deutsche Bank ha 54 trilioni di euro di derivati. Altro che tragedia

La Deutsche Bank ha 54 trilioni di euro di derivati. Altro che tragedia[/caption]

La Deutsche Bank ha 54 trilioni di euro di derivati. Altro che tragedia

John Cryan, banchiere inglese di lungo corso, da meno di un mese alla guida di Deutsche Bank, ha aspettato qualche settimana prima di emettere questa sentenza in una dura lettera ai dirigenti. “È inutile negarlo – si legge tra l’altro – la nostra reputazione ha subito grossi danni. E ci vorrà un grande lavoro per ricostruire un clima di collaborazione con i regolatori”. Altro che Trojka.

Cryan ha carta bianca da parte di Angela Merkel e del ministro delle Finanze Wolfgang Schaeuble che gli hanno affidato una missione da far tremare i polsi: disinnescare la bomba ad orologeria dei derivati seppelliti nei bilanci dell’istituto simbolo della finanza d’oltre Reno, un incubo che pesa sulle sorti della Repubblica Federale. Vediamo perché.

L’ammontare degli strumenti derivati in mano all’istituto, secondo l’analisi compita nel settembre scorso dall’americana Zerohedge (ma la situazione, al limite, può essere solo peggiorata) si aggira su una cifra astronomica: 54.700 miliardi di euro, non invidiabile record mondiale, pari a venti volte il prodotto interno lordo tedesco e a cinque volte quello dell’eurozona. Per carità, non si tratta di un debito o di un’obbligazione a perdere. A fronte di questo tipo di operazioni, tipiche dei grandi istituti di importanza sistemica, ci sono controparti, per lo più bancarie. Deutsche Bank, insomma, ha venduto, attraverso i derivati, protezione finanziaria ad altri istituti impegnati in operazioni a rischio. Un po’ come fece a suo tempo l’americana Aig che fece da controparte alle operazioni inanzarie di Goldman Sachs, Merrill Lynch e così via, finendo sull’orlo del fallimento durante la tempesta Lehman Brothers. Quello che, probabilmente, potrebbe accadere nel caso di un tracollo finanziario di analoga potenza che potrebbe essere innescato dalla crisi greca.

In sintesi, la scelta tedesca del 2011/12 di salvare le banche trasferendo i crediti dagli istituti privati agli Stati (Italia compresa) aveva una motivazione precisa: evitare ad ogni costo che si potesse scatenare un effetto domino in grado di colpire il cuore della finanza tedesca, già impegnata nel costoso salvataggio di Commerzbank. Il problema si ripropone, in maniera più grave, oggi. Negli ultimi anni Deutsche Bank ha accresciuto la scommessa sulla finanza innovativa (e, sulla carta, più redditizia). Intanto, per far fronte ad un bilancio sempre più esagerato, la banca ha assorbito tre aumenti di capitale e ha in pratica divorato gli sportelli della Post Bank, acquisita dalle Poste grazie al sostegno del governo. Ma, soprattutto, l’obiettivo di recuperare posizioni, ha spinto i vertici dell’istituto a spingere i traders ad impegnarsi nelle attività più rischiose e spesso illegali. Deutche Bank è stata condannata sia per la manipolazione del Libor che del mercato dei cambi, per citare gli ultimi scandali. E’ troppo anche per la Merkel, anche perchè i depositi della Deutsche Bank rappresentano solo un centesimo di questi 55,6 trillioni di prodotti derivati… Cipro non è nulla al confronto.

di Ugo Bertone

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Pescara , tassi e interessi ultralegali: banca deve risarcire 200milaeuro

Sentenza del tribunale dà ragione a un imprenditore che aveva chiuso il conto. Il giudice aumenta la richiesta della parte lesa che voleva un risarcimento di 130 mila euro. Pescara , tassi e interessi ultralegali: banca deve risarcire 200mila euro

Pescara , tassi e interessi ultralegali: banca deve risarcire 200mila euro
Pescara , tassi e interessi ultralegali: banca deve risarcire 200mila euro

Pescara , tassi e interessi ultralegali: banca deve risarcire 200mila euro

PESCARA. Il giudice civile Sergio Casarella ha condannato una banca a restituire a un imprenditore di Pescara la somma complessiva per sorte capitale, interessi e spese di quasi 200mila euro. Il tribunale ha rilevato l’illecita applicazione da parte della banca di interessi ultralegali, della capitalizzazione trimestrale degli interessi (cosiddetto anatocismo), oltre all’illegittima applicazione delle commissioni di massimo scoperto e di tutti gli altri oneri e interessi mai pattuiti tra la banca e il cliente. «Insomma», sottolinea Gennaro Baccile, presidente onorario dell’associazione consumatori Sos Utenti che ha reso nota la sentenza senza specificare il nome della banca né dell’imprenditore, «alcune banche, oltre a truffare e ingannare i risparmiatori, hanno costantemente ingannato con illegittimi contratti anche gli imprenditori e le cifre sono di gran lunga superiori a quelle sottratte ai risparmiatori».

Il tribunale, condannando la banca alla restituzione di tutte le somme illegittimamente addebitate e richieste all’impresa correntista, ha quindi accolto le ragioni di difesa dell’ex cliente. Il contenzioso avviato nel 2010, verteva sul rapporto di conto corrente estinto in precedenza, e ha visto la nomina di un consulente tecnico da parte del tribunale, il dottor Perfetto, che ha effettuato tutti i conteggi relativi ai rapporti di conto corrente tra le parti e alle cui risultanze il giudice ha fatto riferimento per determinare le somme dovute all’impresa correntista.

La condanna inflitta dal giudice è stata addirittura maggiore rispetto a quanto inizialmente chiesto dall’imprenditore: richiesta per 130.556 euro, condanna per 145.425,80 euro, più spese legali per altri 15.455 euro, maggiorazione di interessi legali e rivalutazione monetaria per complessivi 200mila euro circa.

L’assistenza legale dell’imprenditore è stata assicurata dall’avvocato Emanuele Argento di Pescara, storico referente di zona di Sos Utenti. Baccile, che ha trasferito la sua sede da Roma a Ortona nel corso del 2015, sottolinea che la Giurisprudenza civile pescarese continua a fare scuola in Italia nel contenzioso bancario. In questa occasione, peraltro il tribunale ha sottolineato come la stessa banca
ha confessato di essere debitrice di 129.828,68 euro. Sos Utenti, sottolinea Baccile, «pone in guardia la clientela bancaria da scellerati o falsi professionisti che promettono recuperi stratosferici con l’approccio delle preanalisi gratuite, ma che poi si rivelano vere e proprie truffe».

fonte: ilcentro.it

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Come non farsi fregare dalle banche: confessione choc di un ex squalodella finanza

Vincenzo Imperatore, ex squalo della finanza, ha deciso di vuotare il sacco e svelare i segreti del sistema bancario: “Ecco come non farsi fregare”. Come non farsi fregare dalle banche: confessione choc di un ex squalo della finanza
Come non farsi fregare dalle banche: confessione choc di un ex squalo della finanza
Come non farsi fregare dalle banche: confessione choc di un ex squalo della finanza

Come non farsi fregare dalle banche: confessione choc di un ex squalo della finanza

Vincenzo Imperatore è stato per vent’anni nelle direzioni operative di alcuni tra i più blasonati istituti di credito italiani. Prima e dopo la crisi economica. La sua testimonianza svela i segreti, le strategie e i maneggi delle banche a danno del correntista.

I costi eccessivi caricati sui conti correnti (“almeno il 20 per cento di quello che il correntista paga non dipende dal tasso d’interesse”, scrive Imperatore).

La moltiplicazione delle commissioni. Il ricatto psicologico dietro le richieste di rientro. L’anatocismo e l’usura. Le cosiddette manovre massive, aumenti quasi impercettibili dei tassi che più del 90 per cento dei correntisti non vede e che producono incassi d’oro per gli istituti.

Le procedure di calmierazione reclami per i clienti che si accorgono di movimenti strani sul conto e minacciano di chiuderlo (“Noi lo chiamavamo sistema 72H”, ricorda Imperatore).

Le tecniche per piazzare un diamante, una polizza assicurativa o un derivato (“Ci garantivano una redditività enorme”). E ancora centinaia di irregolarità e leggerezze nella redazione dei contratti. Questo libro rappresenta uno strumento utile dalla parte del correntista.

Le banche sono abituate a non scontare la pena, e non risarciscono. Al limite restituiscono per ricominciare la volta dopo. Però temono il danno reputazionale”.

Parola di esperto che garantisce che con gli istituti di credito servono preparazione, attenzione e nessuna remora nel denunciare.

In un’intervista rilasciata a Liberoquotidiano, Imperatore ha spiegato gli ultimi avvenimenti: “La vicenda delle quattro banche è solo la punta dell’iceberg. Ci sono migliaia di morti indiretti che detengono azioni di istituti non quotati che sono carta straccia; per le banche quotate magari ci perdi, ma un acquirente comunque lo trovi. Il mercato è il primo controllore”.

Cosa succederà ora? È sempre Imperatore a spiegarlo, con un aneddoto: “Sa cosa mi ha detto il direttore di Banca Popolare Etica, un istituto piccolo e sano con 18 sportelli? “Il sistema bancario – cioè noi – ha salvato quattro banche che sono l’1% del sistema stesso. A me personalmente questa cosa è costata 1 milione. Non so se il prossimo salvataggio lo reggo”. Capisce? A questo punto, per paradosso, meglio che le banche scoppiate per malagestio falliscano, come in America”.

La Ue ci accusa di aiuti di Stato, ma la Germania ha messo più di 400 miliardi per salvare le sue banche. “Vero. Ma ci si dimentica che la Merkel ha costretto le banche aiutate a prestare i soldi per le imprese del territorio”. In termine tecnico si chiama Funding for lending e anche in Inghilterra funziona benissimo.

Appunto. Provi a parlarne in Italia...”.

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Tribunale di Latina – Sospensione Procedura Esecutiva Immobiliare exart. 20 L. n. 44/99

A seguito dell’entrata in vigore della L.27.01.2012 n.3 (entrata in vigore il 29.03.2012) recante “Disposizioni in materia di usura e di estorsione, nonché di composizione delle crisi da sovraindebitamento” che all’art. 2 così dispone: “ d) all’art.20: Tribunale di Latina – Sospensione Procedura Esecutiva Immobiliare ex art. 20 L. n. 44/99

Tribunale di Latina – Sospensione Procedura Esecutiva Immobiliare ex art. 20 L. n. 44/99  Tribunale di Latina – Sospensione Procedura Esecutiva Immobiliare ex art. 20 L. n. 44/99

Tribunale di Latina – Sospensione Procedura Esecutiva Immobiliare ex art. 20 L. n. 44/99

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Tribunale-di-Latina-7DIC

La sentenza della Cassazione permette il recupero integrale degli interessi pagati sui mutui, nonché il risparmio degli interessi futuri, quando i tassi e le penali superano la soglia di usura: ciò vale anche qualora gli interessi di mora non vengano applicati, in quanto “Se sono convenuti interessi usurari , la clausola è nulla e non sono dovuti interessi”. Convenuti, cioè se questi interessi sono previsti dal contratto, anche se poi non vengono applicati effettivamente. Contratti di Mutuo

I mutui ipotecari sottostanno pienamente alla disciplina, tant’è che la Banca d’Italia comunica ogni trimestre due valori soglia (uno per i mutui a tasso fisso ed uno per i variabili), validi per qualsiasi contratto di mutuo, indipendentemente dall’importo e dalla finalità (sono quindi compresi i mutui per l’acquisto della casa).

Qualora, in un determinato trimestre, il TAEG del mutuo dovesse superare il tasso soglia stabilito per quel periodo, si verificherebbe un interesse usurario. In queste condizioni, la legge impone al mutuante di restituire l’intera somma ricevuta a titolo di interesse, e concede al mutuatario la facoltà di non remunerare ulteriori interessi per il mutuo usuraio.

Esame del contratto; Controllo della indicizzazione; Verifica della determinazione del tasso di interesse contrattualmente convenuto e,

in caso di difformità, annullamento delle clausole economiche e rielaborazione del piano di ammortamento ad interessi legali e capitalizzazione semplice;

Capitalizzazione del TAN stipulato e confronto dello stesso con i tassi soglia ex Legge 108/96 e, in caso di tassi usurari, azzeramento degli interessi addebitati.

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Il G.I.P del Tribunale di Oristano con provvedimento del 03-11-2015,ordina al Pubblico Ministero la prosecuzione delle Indagini

l’individuazione dei funzionari di banca responsabili degli illeciti penali. Il G.I.P del Tribunale di Oristano con provvedimento del 03-11-2015, ordina al Pubblico Ministero la prosecuzione delle Indagini

Il G.I.P del Tribunale di Oristano con provvedimento del 03-11-2015, ordina al Pubblico Ministero la prosecuzione delle Indagini e l'individuazione dei funzionari di banca responsabili degli illeciti penali.

Il G.I.P del Tribunale di Oristano con provvedimento del 03-11-2015, ordina al Pubblico Ministero la prosecuzione delle Indagini e l’individuazione dei funzionari di banca responsabili degli illeciti penali.

Il G.I.P del Tribunale di Oristano con provvedimento del 03112015, ordina al Pubblico Ministero la prosecuzione delle Indagini e l’individuazione dei funzionari di banca responsabili degli illeciti penali.

Il tasso anti usura viene rilevato trimestralmente dalla banca d’Italia ed è ottenuto come media dei tassi effettivi globali, ossia comprendenti anche spese e commissioni, praticati dal sistema bancario e finanziario. Il suddetto decreto fissa quindi i tassi di interesse effettivi globali medi che ha rilievo ai sensi della legge anti usura penale. Analisi e Perizia del Conto corrente

La Legge 108/96 inserisce come modifica importante, per il calcolo dell’usura in conto corrente, ulteriori parametri di riferimento che vanno a sommarsi determinando i costi addebitati al correntista, collegati alle operazioni di erogazione del credito.

Con una accurata analisi e la conseguente perizia econometrica è possibile evidenziare la presenza di usura in un conto corrente tale attività vi permette di richiedere i danni patiti fino all’annullamento dell’intero contratto bancario, potrete ottenere così la restituzione delle somme sottratte.

Gli elementi per il conteggio delle competenze sono molteplici, e vengono determinati dalle clausole indicate nel contratto di gestione del conto corrente. Da queste ed altre variabili, e dalla possibile mancanza di conoscenze dei meccanismi bancari e finanziari di chi è chiamato a leggere i movimenti del proprio conto, ne consegue che il calcolo corretto del saldo, così come la successiva analisi, riescono a produrre una panoramica integrale e approfondita

Il servizio di calcolo del saldo del conto corrente si concentra su ogni singolo movimento contabile effettuato nel corso del rapporto bancario, con verifica dei costi stabiliti nel contratto istitutivo del rapporto.

Tramite il calcolo del saldo aggiornato del conto corrente ,

aiutamo la Tua Azienda a verificare eventuali differenze tra quanto dovuto e quanto addebitato,

offrendoTi un ricalcolo finale del saldo secondo il Testo Unico Bancario (TUB).

Il G.I.P del Tribunale di Oristano con provvedimento del 03112015, ordina al Pubblico Ministero la prosecuzione delle Indagini e l’individuazione dei funzionari di banca responsabili degli illeciti penali.

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Usura su mutuo , tribunale di Torre Del Greco condanna banca

Il Giudice di pace con sentenza n. 7785 15 del 15 07 2015 ha ritenuto che la pattuizione usuraria del mutuo determina la gratuità dell’intero negozio. Usura su mutuo , tribunale di Torre Del Greco condanna banca

Usura su mutuo , tribunale di Torre Del Greco condanna banca
Usura su mutuo , tribunale di Torre Del Greco condanna banca

Usura su mutuo , tribunale di Torre Del Greco condanna banca

In una recente sentenza il Giudice di Pace di Torre del Greco (sent. n. 7785 15  giorno 15 07 2015) la banca vince o perde,la grande differenza è la serietà del … del superamento della soglia di usura nei mutui bancari attraverso il … sentenza della Suprema Corte e dall’altro su un criterio di calcolo .

I tassi di interesse richiesti per prestiti e finanziamenti, mutui compresi, non debbono superare determinate soglie; altrimenti subentra l’usura, che è un reato penale.

La Banca d’Italia stabilisce ogni tre mesi i tassi massimi di interesse, detti anche tassi soglia, da applicare alle varie forme di finanziamento.

Se i tassi del finanziamento superano i tassi soglia, il mutuo è illegale e si ha diritto al rimborso degli interessi.

La sentenza della Cassazione permette il recupero integrale degli interessi pagati sui mutui, nonché il risparmio degli interessi futuri, quando i tassi e le penali superano la soglia di usura: ciò vale anche qualora gli interessi di mora non vengano applicati, in quanto “Se sono convenuti interessi usurari , la clausola è nulla e non sono dovuti interessi”. Convenuti, cioè se questi interessi sono previsti dal contratto, anche se poi non vengono applicati effettivamente. Contratti di Mutuo

I mutui ipotecari sottostanno pienamente alla disciplina, tant’è che la Banca d’Italia comunica ogni trimestre due valori soglia (uno per i mutui a tasso fisso ed uno per i variabili), validi per qualsiasi contratto di mutuo, indipendentemente dall’importo e dalla finalità (sono quindi compresi i mutui per l’acquisto della casa).

Qualora, in un determinato trimestre, il TAEG del mutuo dovesse superare il tasso soglia stabilito per quel periodo, si verificherebbe un interesse usurario. In queste condizioni, la legge impone al mutuante di restituire l’intera somma ricevuta a titolo di interesse, e concede al mutuatario la facoltà di non remunerare ulteriori interessi per il mutuo usuraio.

Esame del contratto; Controllo della indicizzazione; Verifica della determinazione del tasso di interesse contrattualmente convenuto e,

in caso di difformità, annullamento delle clausole economiche e rielaborazione del piano di ammortamento ad interessi legali e capitalizzazione semplice;

Capitalizzazione del TAN stipulato e confronto dello stesso con i tassi soglia ex Legge 108/96 e, in caso di tassi usurari, azzeramento degli interessi addebitati.

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Il futuro di Veneto banca e Popolare di Vicenza: ecco cosa potrebbesuccedere

Due delle principali banche popolari italiane si preparano al debutto in borsa: sarà l’inizio della fine anche per altri istituti di credito? Il futuro di Veneto banca e Popolare di Vicenza: ecco cosa potrebbe succedere Il futuro di Veneto banca…

BCC PICENA TRUENTINA LE MOTIVAZIONI DELLA SENTENZA DI CONDANNA ALL’EXPRESIDENTE

E’ una vera e propria “trama usuraia, posta in essere da chi agiva per conto della Banca Picena Truentina”, quella che il Tribunale di Teramo mette nero su bianco nelle motivazioni, depositate pochi giorni fa, della sentenza con cui i giudici del collegio, nel settembre scorso, hanno condannato a due anni e due mesi per usura bancaria, in primo grado, l’ex presidente della Banca Picena Truentina di credito cooperativo Gino Gasparretti, in carica fino al giugno 2011. BCC PICENA TRUENTINA

BCC PICENA TRUENTINA LE MOTIVAZIONI DELLA SENTENZA DI CONDANNA ALL’EX PRESIDENTE
BCC PICENA TRUENTINA LE MOTIVAZIONI DELLA SENTENZA DI CONDANNA ALL’EX PRESIDENTE

BCC PICENA TRUENTINA LE MOTIVAZIONI DELLA SENTENZA DI CONDANNA ALL’EX PRESIDENTE

di

E’ una vera e propria “trama usuraia, posta in essere da chi agiva per conto della Banca Picena Truentina”, quella che il Tribunale di Teramo mette nero su bianco nelle motivazioni, depositate pochi giorni fa, della sentenza con cui i giudici del collegio, nel settembre scorso, hanno condannato a due anni e due mesi per usura bancaria, in primo grado, l’ex presidente della Banca Picena Truentina di credito cooperativo Gino Gasparretti, in carica fino al giugno 2011.

Condanna emessa nell’ambito di procedimento che vedeva vittima del reato una società cooperativa agricola affidatasi alla filiale di Torano (Teramo) dell’istituto di credito.

Per il Tribunale di Teramo, sulla base delle risultanze istruttorie, non ci sarebbero dubbi sul fatto che in due rapporti su tre, relativi a due conti correnti, la banca avesse applicato “pattuizioni geneticamente usuraie, ossia incardinate fin dall’inizio su fondamenta illecite”, con lo sforamento del tasso di soglia “per tutti i periodi oggetto di valutazione”, con Gasparetti che, si legge nelle motivazioni, proprio in virtù del suo ruolo apicale, sarebbe stato “certamente consapevole di un meccanismo gestionale produttivo, per finalità di spasmodica locupletazione, di un tasso di interessi che, traducendosi in una comprovata violazione di un precetto penale di portata imperativa e inderogabile, di certo lo individua come responsabile di tale condotta criminosa di cui il prevenuto ben conosceva gli effetti”.

fonte : certastampa.it

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Belpietro, lo schiaffo dell’Europa a Renzi: “C’è la prova: potevasalvare i conti”

Adesso c’ è la prova. Il decreto salva banche, che poi come si è visto sembra più un salva-papà, non era l’ unica strada per mettere in sicurezza i conti correnti dei clienti dei quattro istituti di credito sull’ orlo del fallimento.Belpietro, lo schiaffo dell’Europa a Renzi: “C’è la prova: poteva salvare i conti”

Belpietro, lo schiaffo dell'Europa a Renzi: "C'è la prova: poteva salvare i conti"
Belpietro, lo schiaffo dell’Europa a Renzi: “C’è la prova: poteva salvare i conti”

Belpietro, lo schiaffo dell’Europa a Renzi: “C’è la prova: poteva salvare i conti”

C’ era anche un’ altra via, quella dell’ intervento del fondo di tutela interbancario alimentato da contributi volontari e non obbligatori, ossia di quella rete di salvataggio che il sistema aveva steso trent’ anni fa, dopo il fallimento del Banco Ambrosiano, a tutela dei risparmiatori. Purtroppo questa diversa via d’ uscita non poteva garantire alle banche circa un miliardo di sgravi fiscali e dunque il governo per non scontentare gli istituti di credito ha preferito scontentare azionisti e obbligazioni delle banche in dissesto, trasformando i loro investimenti in carta straccia.

La prova dell’ esistenza di un piano B l’ ha fornita incautamente il governo che, dopo le polemiche dei giorni scorsi con cui si tendeva ad attribuire la colpa di quanto successo alla Ue, ha fatto filtrare il contenuto della lettera riservata che gli uffici dell’ Unione hanno spedito a Palazzo Chigi tre giorni prima che si varasse il famigerato decreto. E si scopre che quando Matteo Renzi dice di essere stato costretto a intervenire, liquidando le vecchie banche e creandone di nuove da affidare alle cure di un pool di salvatori della patria, non la racconta giusta, perché la soluzione era a portata di mano, a patto però che fosse privata e non con i soldi dello Stato.

Nella missiva indirizzata a Roma, i commissari incaricati di seguire l’ affaire in pratica scrivono che se lo Stato decide di garantire i depositi per ricapitalizzare una banca, l’ intervento è soggetto alle regole Ue sugli aiuti di Stato e quindi scatterà la risoluzione europea, ma se l’ intervento è privato, cioè se lo Stato non mette un euro, la Commissione non ci ficcherà il naso né pretenderà di sanzionare l’ operazione. Tradotto: tocca all’ autorità italiana decidere il da fare, l’ importante è che Palazzo Chigi non apra il portafoglio e non usi quattrini pubblici.

La storia è dunque ben diversa da quella che ci è stata fin qui raccontata. Non era una strada obbligata quella imboccata dal governo. Volendo, se ne potevano percorrere altre, ovviamente a carico del sistema. Ma evidentemente al grosso delle banche di dover mettere mano al portafogli per salvare quattro istituti travolti dal crac non era una prospettiva che piaceva, dunque si è preferito liquidare Etruria, Banca Marche CariFerrara e CariChieti cedendo in blocco le attività a nuove entità, le quali, liberate dai crediti incagliati potevano essere finanziate da altre banche senza che queste dovessero passare sotto la tagliola di Bruxelles. Non solo: l’ intervento di salvataggio potrà premiare i partecipanti con un recupero Ires che secondo stime oscillerà tra i 900 e 1200 milioni. Insomma, le banche con una mano mettono e con l’ altra prendono.

Chi invece perde tutto sono gli azionisti e gli obbligazionisti, che sono i veri gabbati di tutta questa faccenda. Il sistema che ha inventato i derivati, i subordinati e i certificati si salva e può ricominciare da capo senza problemi. I risparmiatori che si sono fidati cascando nella truffa, al contrario si leccano le ferite. Per lo meno se le leccano coloro i quali non si sono lasciati prendere dalla disperazione, come il pensionato di Civitavecchia che dopo aver appreso di aver perso ogni risparmio si è impiccato.
E usando il sostantivo truffa non sbagliamo. Nel caso di Luigi D’ Angelo, l’ ex dipendente dell’ Enel che aveva investito i propri risparmi in obbligazioni subordinate e alla fine di novembre si è ritrovato con un pugno di mosche, la Procura ha aperto un fascicolo con l’ ipotesi di truffa ai danni del pensionato. Ipotizzando che chi gli abbia venduto i titoli non sia stato corretto nell’ informarlo dei rischi che si stava assumendo con l’ investimento.

Nel mirino ovviamente ci sono i famosi modelli di valutazione dell’ investitore, questionari che vengono fatti sottoscrivere alla clientela senza che questa sia in grado di valutare ciò che sta firmando. In genere si tratta di documenti che mettono al riparo la banca da un’ azione di responsabilità qualora ci siano perdite: di certo non mettono al riparo il risparmiatore. Nel caso di Luigi D’ Angelo è molto difficile che un anziano impiegato fosse in grado di valutare che cosa il consulente gli stesse proponendo e quali fossero i pericoli di un investimento costituito al cento per cento di obbligazioni subordinate. Tuttavia questo, oltre che argomento da Procura, sarà argomento da approfondire con la commissione parlamentare d’ inchiesta. Che, se mai vedrà la luce, avrà il compito di fare piena chiarezza su tanti misteri dei crac bancari italiani. Speriamo che il 2016 sia l’ anno giusto per illuminare i fattacci.

Maurizio Belpietro

fonte: liberoquotidiano.it

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Lo Stato attacchi i trust, vere casseforti dell’evasione

Nascondono al fisco capitali milionari. Eppure paiono intoccabili. Troppo elevati gli interessi delle banche. Lo Stato attacchi i trust, vere casseforti dell’evasione

Lo Stato attacchi i trust, vere casseforti dell'evasione
Lo Stato attacchi i trust, vere casseforti dell’evasione

Lo Stato attacchi i trust, vere casseforti dell’evasione

In queste ultime settimane abbiamo affrontato il tema del trattamento delle categorie “privilegiate” da parte delle banche.
Come fa una banca a coprire la grande evasione fiscale delle categorie “protette”? Offrendo un servizio chiamato «società fiduciaria», anche conosciuto come trust.
Che cosa sono di preciso? Sono delle società, appunto, che ogni gruppo bancario ha al suo interno, che garantiscono l’anonimato nei confronti di terzi e quindi anche del fisco.
QUEI CONTI FANTASMA. Tu cliente puoi cedere il patrimonio e scomparire facendo perdere le tracce. Un conto «fantasma» intestato alla fiduciaria con un numero segreto inaccessibile a tutti.
«È quello che desiderano i nostri clienti. E noi siamo lo schermo tra il loro patrimonio e terzi. La prudenza con cui rilasciamo informazioni, anche al nostro interno, garantisce discrezione assoluta per chi sceglie di affidarci i suoi beni»: con questo giro di parole, dolce e suadente, riportato sulle brochure di una grande banca del paese, le società fiduciarie aprono le porte ai correntisti che hanno soldi, titoli, beni immobili, partecipazioni societarie da distrarre o nascondere a parenti, fornitori, Stato e quindi al fisco.
LA MANIPOLAZIONE DELL’INFORMAZIONE. Queste società di solito sono di diritto estero ma ne esistono anche di diritto italiano.
Ovviamente anche i trust vengono venduti dagli istituti manipolando le informazioni (esattamente come per tutti gli altri prodotti spazzatura bancari): al cliente spesso si dice che questi siano inattaccabili.
Ma è vero solo in parte perché un’indagine della magistratura può obbligare la banca a svelare i conti nascosti.
Ai correntisti più facoltosi e con grossi capitali da far “sparire” vengono forniti dettagli parziali e fuorvianti, nello stile consolidato del sistema del credito.

Un meccanismo malato su cui le banche mangiano

Questo ha alimentato un meccanismo malato in cui i capitali sommersi si sono moltiplicati.
Certo, perché le banche stesse vivono dei patrimoni delle evasioni e io nella mia carriera non ho mai visto un conto di una fiduciaria essere attaccato da un magistrato o dalla Guardia di finanza.
Ho visto bloccare conti corrente ufficiali, quelli visibili, quelli la cui identità del legittimo proprietario è palese, ma un trust mai.
LA PIÙ POTENTE LOBBY DEL PAESE. Perché? Partiamo da un assunto: se lo Stato attaccasse quei capitali con più costanza e decisione, essi migrerebbero all’estero. Si bloccherebbe, dunque, un meccanismo di accumulo di denaro grazie al quale gli stessi istituti mangiano.
Forse sono proprio questi ultimi, la più potente lobby del paese, a impedire che si indaghi; forse sono le banche, che in Italia manovrano il sistema politico e quello dei controlli, a mettere il veto sulle fiduciarie.
E finché persiste questa situazione sarà molto difficile fare chiarezza su certe falle che hanno contribuito al dissesto economico dello Stato.
MILIONI DI EURO SOMMERSI. Nei trust ci sono milioni e milioni di euro sommersi. Soldi che non si possono distrarre comprando una polizza assicurativa o un diamante (altri prodotti su cui “distrarre” evasione fiscale e di cui ho ampiamente parlato in Io so e ho le prove e sulle colonne di Lettera43.it).
La banca mettendo a disposizione una società fiduciaria, sicura e legale, guadagna assai di più che con i “normali” junk products: un buon motivo per non mutare il sistema e favorire i privilegiati.
Una prova? Se il capitale è di 5 milioni, l’istituto prende una media di 15 mila euro all’anno per la sola gestione (quindi senza alcuna movimentazione delle disponibilità presenti).
In Italia la Corte dei Conti stima ci siano 100-120 miliardi di euro frutto di evasione fiscale. È così difficile capire dove siano?

di

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