Anatocismo, Usura Bancaria, Analisi econometriche

Carife. Depositato l’esposto contro il presidente di Bankitalia

È stato depositato dinanzi alla Procura della Repubblica di Ferrara l’annunciato esposto del Codacons sulla vicenda dei risparmiatori di Carife, in cui si chiede alla magistratura di disporre la sospensione dall’ufficio per il Governatore di Bankitalia, Ignazio Visco. Carife. Depositato l’esposto contro il presidente di Bankitalia

Carife. Depositato l’esposto contro il presidente di Bankitalia
Carife. Depositato l’esposto contro il presidente di Bankitalia  (foto di Lalupa/CC BY SA 3.0)

Carife. Depositato l’esposto contro il presidente di Bankitalia

È stato depositato dinanzi alla Procura della Repubblica di Ferrara l’annunciato esposto del Codacons sulla vicenda dei risparmiatori di Carife, in cui si chiede alla magistratura di disporre la sospensione dall’ufficio per il Governatore di Bankitalia, Ignazio Visco.

La richiesta – spiega l’associazione – si basa sull’art. 289 del Codice di Procedura Penale, che consente al giudice di disporre l’interdizione dall’esercizio di un pubblico ufficio, ed è motivata dall’ostinata quanto abnorme difesa che il Governatore ha fatto dell’operato dei vertici dell’istituto relativamente al caso delle banche salvate.

Si legge nell’esposto depositato dal Codacons: “Sarebbe evidente come il danno subito oggi dagli azionisti e obbligazionisti della sia derivato da condotte illecite nonché dall’omessa attenta vigilanza degli organi preposti, che si sono concretizzate in una danno per i risparmiatori, da una parte perché sono state celate informazioni rilevanti sul dissesto che già aveva investito la banca, ai sensi dell’art. 173 bis Tuf, nonché degli artt. 2621, 2622, 2625, 2638, 2391 c.c. e dall’altra gli organi di vigilanza con la propria condotta omissiva non hanno impedito il verificarsi dell’ipotesi delittuosa, avrebbero cioè concorso, insieme agli organi amministrativi della banca, ad indurre in errore i risparmiatori che hanno partecipato all’acquisto di azioni ed obbligazioni subordinate. Non basta, infatti, produrre note, o comminare sanzioni a distanza di anni, ma è necessario che gli organi istituzionalmente preposti, vigilino nella sostanza alla corretta informativa ai clienti bancari, e laddove riscontrino carenze in tal senso, impediscano che la banca stessa operi in maniera fraudolenta”.

“In questo caos economico-finanziario – prosegue il Codacons – non risulta plausibile che la Banca d’Italia possa andare esente da responsabilità ben possedendo tutti gli strumenti di controllo e vigilanza per potere impedire operazioni e scandali di questa portata. A fronte di tale escalation di eventi e responsabilità per omesso controllo e vigilanza da parte della Banca d’Italia, perplessità e preoccupazione suscitano le dichiarazioni rilasciate dal Governatore che, come riportato dai media, siti web e stampa, più volte si è lanciato in una difesa ad oltranza dei vertici della Banca d’Italia stessa mirando a difenderne l’operato. Una ulteriore condotta che farebbe emergere un modus operandi che potrebbe ripercuotersi anche nell’ attività di vigilanza sulle altre piccole banche a rischio crac. Alla luce di quanto evidenziato, nel richiamare integralmente il contenuto e le richieste contenute nell’esposto denuncia e nel reiterare la propria qualità di parte offesa, stante la palese condotta omissiva della Banca d’Italia ed il rischio di una reiterazione di tale comportamento anche sulle altre piccole banche a rischio crac, la scrivente fa istanza alla Ill.ma procura adita di voler procedere alla sospensione dall’esercizio del pubblico ufficio ex art. 289 c.p.p. del Governatore della Banca D’Italia”.

Carife. Depositato l’esposto contro il presidente di Bankitalia

fonte: estense.com

www.usurainbanca.it
Please follow and like us:
0

Mutui e prestiti , tassi usurari del 1° trimestre 2016

Come si calcolano i tassi usurari. Le soglie di usura sono legate all’andamento dei tassi dei mutui. In particolare, vengono calcolate aumentando di un quarto i tassi effettivi globali medi (tegm) del secondo trimestre precedente e aggiungendo 4 punti percentuali. Con un limite: la differenza tra la soglia e il tasso medio non può superare gli 8 punti percentuali. In questo caso i mutui hanno fatto registrare tassi medi su base annua pari al 2,83% per il variabile e al 3,6% per il fisso. Mutui e prestiti , tassi usurari del 1° trimestre 2016

Mutui e prestiti , tassi usurari del 1° trimestre 2016

Mutui e prestiti , tassi usurari del 1° trimestre 2016

 

Mutui e prestiti ,  tassi usurari del 1° trimestre 2016

Resta stabile la soglia che i tassi dei mutui non potranno superare tra gennaio e marzo 2016. I mutui a tasso fisso non potranno eccedere l’8,5%, come nell’ultimo trimestre del 2015, mentre quelli a tasso variabile dovranno contenersi entro il 7,5375%. Il limite era del 7,7125% tra ottobre e dicembre.

L’andamento nel 2015. Dall’inizio dell’anno i limiti oltre i quali i tassi dei mutui vengono considerati usurari sono progressivamente diminuiti. Nel dettaglio, per il variabile sono passati dall’8,3375% del primo trimestre all’8,1375% del secondo, per arrivare al 7,9125% nel terzo e attestarsi al 7,7125% nell’ultimo. Con il nuovo anno saliranno leggermente. Per i finanziamenti ipotecari a tasso fisso la soglia è stata pari al 9,6250% tra gennaio e marzo, al 9,3875% tra aprile e giugno, all’8,95% tra luglio e settembre e all’8,5% tra ottobre e dicembre. E si manterrà invariata per i primi tre mesi del 2016.

Gli altri prestiti. Tornano invece a salire i tassi usurari dei prestiti personali. Dopo la flessione dal 18,425% del terzo trimestre 2015 al 17,5% del quarto, risalgono al 18,1625%. Il tasso medio di riferimento per il calcolo è pari all’11,33% (era al 10,8%).
I limiti per gli altri finanziamenti alle famiglie e alle imprese non potranno risultare più elevati del 17,325% (tasso medio 10,66%), risultano in aumento rispetto al 17,125% del trimestre precedente.
Per il prestiti finalizzati sono previste due tetti: uno al 19,1375% (dal 19,4125%) per i finanziamenti fino a 5.000 euro; l’altro al 16,1% (dal 15,9375%), per quelli di importo superiore.
Per i prestiti contro cessione del quinto dello stipendio e della pensione il tetto massimo da non superare tra gennaio e marzo sarà pari al 19,25% (dal 18,95%) per i finanziamenti fino a 5.000 euro e al 17,7375% (dal 17,825%) per gli importi superiori.

Come verificare la soglia di usura del proprio mutuo. Se il Taeg (Tasso annuo effettivo globale) applicato al proprio mutuo supera il limite massimo fissato dal Mef, il finanziamento è usurario. Il discorso non vale solo per il limite in vigore al momento dell’accensione del mutuo ma per tutta la durata del piano di rimborso. Un prestito immobiliare, dunque, pur non essendo usurario al momento della stipula può diventarlo nel corso degli anni a causa dei cambiamenti che si verificano nel mercato e che determinano una fluttuazione nei tassi di usura.

Se il Taeg è troppo alto il mutuatario va rimborsato. Se “il tasso di mora, le penali e le varie spese, tutte messe insieme superano il tasso soglia, stabilito dalla legge antiusura 108/96, anche i mutui diventano usurai e possono essere annullati con le relative procedure giudiziali bloccate”, spiega il presidente dell’Adusbef Elio Lannutti, ricordando la sentenza 350 del 2013 della Cassazione. In questo caso al consumatore devono essere rimborsati gli interessi pagati. Per verificare se il proprio mutuo è usurario si possono usare i moduli disponibili sul sito dell’Adicosum o dell’Aduc oppure ci si può rivolgere agli sportelli delle diverse associazioni di categoria sparse sul territorio.

Mutui e prestiti , tassi usurari del 1° trimestre 2016

Scritto da: Jennifer Zocchi

www.usurainbanca.it
Please follow and like us:
0

Disabili e invalidi ancora una volta vittime di un governo disumano

“Non so come Renzi faccia a guardarsi allo specchio” Lo scrive Giorgia Meloni, leader di FdI, commentando la bocciatura di un emendamento del suo partito che avrebbe permesso di escludere la pensione d’invalidità e l’accompagnamento come reddito nella dichiarazione Isee. Disabili e invalidi ancora una volta vittime di un governo disumano

Disabili e invalidi ancora una volta vittime di un governo disumano
Disabili e invalidi ancora una volta vittime di un governo disumano

Disabili e invalidi ancora una volta vittime di un governo disumano

​”VERGOGNA! Pd boccia l’emendamento di Fratelli d’Italia per esentare dal calcolo ‪#‎ISEE‬ (quello che serve a valutare la ricchezza delle famiglie ai fini dell’accesso ai servizi sociali) le pensioni di invalidità e le indennità di accompagnamento.

Disabili e invalidi ancora una volta vittime di un governo disumano. Non so come Renzi riesca a guardarsi allo specchio. Ma la battaglia di Fratelli d’Italia continua”. Lo scrive Giorgia Meloni su Facebook pubblicando anche la foto della votazione all’emendamento presentato dal suo partito.

A stretto giro è arrivato, sempre su Facebook, un suo nuovo affondo contro il governo sullo stesso tema: “Dopo una lunga battaglia parlamentare, il Pd e la maggioranza bocciano l’emendamento di Fratelli d’Italia per chiedere che le pensioni di invalidità e di accompagnamento non siano considerate reddito nel calcolo dell’ISEE. Un provvedimento che costerebbe allo Stato 3 milioni di euro e che restituirebbe a tante famiglie che hanno a casa un disabile o un invalido il minimo sindacale di giustizia sociale. Mi chiedo come riescano ancora a guardarsi allo specchio”.

fonte: ilgiornale.it

www.usurainbanca.it
Please follow and like us:
0

Inchiesta BpVi cominciati gli interrogatori dei funzionari indagati perestorsione

La procura di Prato ha dato il via alla tornata di interrogatori degli undici finiti sotto indagine un paio di settimane fa. Guardia di finanza al lavoro per esaminare l’enorme quantità di documenti sequestrati in una decina di filiali. Inchiesta BpVi cominciati gli interrogatori dei funzionari indagati per estorsione
Inchiesta BpVi cominciati gli interrogatori dei funzionari indagati per estorsione
 Inchiesta BpVi cominciati gli interrogatori dei funzionari indagati per estorsione[/caption]

Inchiesta BpVi cominciati gli interrogatori dei funzionari indagati per estorsione

La procura di Prato ha dato il via alla tornata di interrogatori degli undici finiti sotto indagine un paio di settimane fa. Guardia di finanza al lavoro per esaminare l’enorme quantità di documenti sequestrati in una decina di filiali

“C’è anche materiale interessante tra tutto quello sequestrato nelle filiali della Banca popolare di Vicenza. Nei prossimi giorni ci raccorderemo con la procura vicentina per il coordinamento e per lo scambio degli atti ad ora disponibili”.

Così il procuratore capo di Prato Giuseppe Nicolosi a proposito dell’inchiesta che nelle settimane scorse ha portato a una decina di perquisizioni in altrettante filiali della città e delle province di Lucca e di Pistoia.

Per gli undici funzionari indagati sono cominciati gli interrogatori. Per tutti il reato ipotizzato è estorsione: secondo il procuratore e il sostituto Laura Canovai, ai clienti intestatari di un fido sarebbe stato imposto l’acquisto di azioni della banca dietro la minaccia verbale della revoca dell’affidamento. Azioni vendute a 62 euro e 50 e ad aprile scorso crollate a 48 euro con imprenditori e risparmiatori che hanno visto andare in fumo quasi un quarto del loro investimento.

Gli interrogatori sono all’inizio ma già si starebbe delineando uno scenario di responsabilità riferita ad una politica dell’istituto di credito in ordine alla vendita dei pacchetti azionari.

Questa fase dell’inchiesta sta cercando di individuare le leve che venivano utilizzate per piazzare le azioni ai clienti interessati non solo a mantenere aperto il rubinetto del credito, ma anche a rinegoziare o acquistare questo o quel prodotto bancario. Dall’analisi dei documenti e dei supporti informatici sequestrati nelle filiali, sarà possibile ricostruire con più precisione i contorni della vicenda.

Stando alla quantità del carteggio e del resto del materiale finito sotto sequestro, un lavoro enorme per gli investigatori. E’ solo una delle bufere giudiziarie che si è abbattuta negli ultimi mesi sulla Popolare di Vicenza con gli ex vertici, Gianni Zonin presidente e Samuele Sorato direttore generale, che a settembre sono finiti nel registro degli indagati della procura vicentina con le accuse di aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza.

fonte: toscanatv

www.usurainbanca.it
Please follow and like us:
0

Scoppia il caso delle coop: a rischio 12 miliardi di euro

In Friuli oltre 20mila pensionati travolti dal terremoto di due società. Ma il dissesto del sistema può allargarsi in tutto il Paese: in ballo i risparmi di 1,3 milioni di italiani. Scoppia il caso delle coop: a rischio 12 miliardi di euro
Nel calderone bollente del risparmio tradito, non ci sono solo i soldi di azionisti e obbligazionisti che hanno pagato con i loro investimenti il salvataggio di Banca Etruria, Banca Marche, Cari Chieti e CariFerrara.

Scoppia il caso delle coop: a rischio 12 miliardi di euro Scoppia il caso delle coop: a rischio 12 miliardi di euro

Scoppia il caso delle coop: a rischio 12 miliardi di euro

di :

Ma anche quelli di migliaia di piccoli risparmiatori, che nel silenzio mediatico hanno visto andare in fumo i risparmi di una vita riposti nel fidato «fortino» delle cooperative rosse. Le stesse che oggi corrono ai ripari, promettendo revisioni normative e strette ai controlli per evitare che l’effetto psicologico del Salva-banche inneschi la fuga dei soci.In ballo, infatti, ci sono 15 miliardi di euro – 12 miliardi solo nelle nove grandi cooperative di consumo – che 1 milione e 300mila italiani hanno scelto di affidare alla pancia del prestito sociale. Una fetta rilevante, tanto che se la macchina coop fosse una banca, ipotizza il Sole24Ore, per volume di raccolta sarebbe la venticinquesima in Italia. Con la differenza, sostanziale, di non essere soggetta alla vigilanza cui sono sottoposti gli istituti bancari e gli intermediari finanziari. Nel ventre molle delle cooperative, dove non ci sono ispezioni di Bankitalia, commissariamenti e segnalazioni sospette, per le società che hanno fatto crac hanno pagato azionisti e prestatori. Altro che bail in. Nel terremoto finanziario e giudiziario che ha travolto Cooperative Operaie e Coop Carnica in Fvg – senza scomodare i dissesti recenti della Di Vittorio a Parma e di Coopsette a Reggio Emilia – a pagare non sono stati arditi speculatori finanziari, ma un esercito di 20mila pensionati talmente certi dell’infallibile cassaforte cooperativistica da trasformare conti correnti in azioni e libretti, per 130 milioni di euro. Scandali che hanno macchiato l’immacolata reputazione de «La coop sei tu» e hanno fatto scattare pure l’allerta di Bankitalia, che alla vigilia del Salva-banche ha avviato una consultazione pubblica per arginare la raccolta selvaggia del risparmio e assicurare maggiori garanzie al popolo dei prestatori. Perché con le banche, le coop hanno in comune non solo il volume della raccolta, ma anche l’immagine agli occhi di consumatori che nel libretto di risparmio vedono più un deposito bancario, con il plus di una rendita, che un capitale a rischio. Tanto che in Fvg veniva incentivato con depliant al banco dei salumi del supermercato sotto casa.In considerazione, sottolineano da via Nazionale, delle «problematiche emerse in alcuni episodi di crisi d’impresa», è necessario «rafforzare i presidi normativi, patrimoniali e di trasparenza a tutela dei risparmiatori che prestano fondi a soggetti diversi dalle banche, specie con riferimento a forme che coinvolgono un pubblico numeroso composto da consumatori». Raccolta che non deve, avverte Bankitalia, superare il limite del triplo del patrimonio. Le cooperative possono spingersi fino a cinque volte tanto solo accendendo una fideiussione che garantisca ai soci il rimborso del 30% dei loro prestiti. Non solo, nella definizione dei parametri e delle soglie di sicurezza, Bankitalia sottolinea che «il valore del patrimonio da assumere a riferimento dovrà essere quello risultante dal bilancio consolidato». Ovvero quello che rispecchia la reale situazione economico e finanziaria dell’azienda. Adottando questo criterio, in Toscana e Umbria, rivela ancora Il Sole, il campanello d’allarme suona per due giganti delle cooperative: Unicoop Tirreno, 122mila prestatori per 1 miliardo di fondi, mostra un rapporto prestito-patrimonio di 6,22, mentre Coop Centro Italia, 73mila soci per 582 milioni, si avvicina a 3. Chi controlla?

fonte :

www.usurainbanca.it
Please follow and like us:
0

Test banche: litigio in atto tra Eba e Bce

Litigio in atto tra l’Eba, l’autorità competente per la supervisione bancaria nei 28 paesi Ue e la Bce. Motivo del contendere, secondo quanto riporta la stampa tedesca, il quotidiano Boersen-Zeitung in particolare, la pubblicazione delle richieste individuali di capitale da parte della Bce che emergono nel corso dello Srep (Supervisory Review and Evaluation Process), il processo di revisione e valutazione prudenziale condotto dalla Banca centrale su base annua.Test banche: litigio in atto tra Eba e Bce

Test banche: litigio in atto tra Eba e Bce
Test banche: litigio in atto tra Eba e Bce

Test banche: litigio in atto tra Eba e Bce

di Alessandra Caparello

MILANO (WSI) – Litigio in atto tra l’Eba, l’autorità competente per la supervisione bancaria nei 28 paesi Ue e la Bce. Motivo del contendere, secondo quanto riporta la stampa tedesca, il quotidiano Boersen-Zeitung in particolare, la pubblicazione delle richieste individuali di capitale da parte della Bce che emergono nel corso dello Srep (Supervisory Review and Evaluation Process), il processo di revisione e valutazione prudenziale condotto dalla Banca centrale su base annua.

“Chiediamo più trasparenza perchè siamo convinti che, se sono gli investitori a dover sopportare i costi di un fallimento bancario, dovrebbero anche avere accesso a tutte le informazioni rilevanti”.

Nessun commento da parte della Bce anche se sembra che all’interno della stessa istituzione bancaria europea si stiano facendo sentire voci che premono per una maggiore trasparenza, come richiesta dall’Eba in merito ai test Srep realizzati per le 120 banche più importanti dell’area dell’euro l’anno scorso.

Ma la riservatezza sulle richieste di capitale dello Srep, come ricorda il quotidiano tedesco, non vale però dappertutto. Le Autorità di Borsa negli Stati Uniti e in Italia hanno richiesto la pubblicazione e proprio il sistema bancario italiano è diventato di fatto il più trasparente d’Europa. Una dichiarazione che stride parecchio con la cronaca degli ultimi giorni in merito al decreto salva banche.

fonte: WSI

Chi è EBA :

L’Autorità bancaria europea (ABE) è un’autorità indipendente dell’Unione europea (UE), che opera per assicurare un livello di regolamentazione e di vigilanza prudenziale efficace e uniforme nel settore bancario europeo.  Gli obiettivi generali dell’Autorità sono assicurare la stabilità finanziaria nell’UE e garantire l’integrità, l’efficienza e il regolare funzionamento del settore bancario.

L’ABE fa parte del Sistema europeo di vigilanza finanziaria (SEVIF), che è costituito da tre autorità di vigilanza: l’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (ESMA), l’Autorità bancaria europea (ABE) e l’Autorità europea delle assicurazioni e delle pensioni aziendali e professionali (EIOPA). Il sistema comprende inoltre il Comitato europeo per il rischio sistemico (CERS), il comitato congiunto delle autorità europee di vigilanza e le autorità di vigilanza nazionali.

Pur essendo indipendente, l’ABE è responsabile dinanzi al Parlamento europeo, al Consiglio dell’Unione europea e alla Commissione europea.

Il compito principale dell’ABE è contribuire, attraverso l’adozione di norme tecniche vincolanti e orientamenti, alla creazione del corpus unico di norme del settore bancario. Il corpus è inteso a fornire un’unica serie di norme prudenziali armonizzate per gli istituti finanziari in tutta l’UE, che consentano di assicurare condizioni di parità e una tutela elevata dei depositanti, degli investitori e dei consumatori

www.usurainbanca.it
Please follow and like us:
0

Impiegato di banca indagato: avrebbe imbrogliato per diversi anni i suoi clienti

La conferma arriva da una nota dello stesso gruppo bancario: “Unicredit conferma l’esistenza di un’indagine, avviata dalla questura di Verona riguardante un dipendente della propria filiale di San Giovanni Lupatoto” Impiegato di banca indagato: avrebbe imbrogliato per diversi anni i suoi clienti

 

Impiegato di banca indagato: avrebbe imbrogliato per diversi anni i suoi clienti

Impiegato di banca indagato: avrebbe imbrogliato per diversi anni i suoi clienti

Impiegato di banca indagato: avrebbe imbrogliato per diversi anni i suoi clienti

Impiegato di banca indagato: avrebbe imbrogliato per diversi anni i suoi clienti
„La conferma arriva direttamente dal colosso del credito bancario: “Unicredit conferma l’esistenza di un’indagine, avviata dalla questura di Verona riguardante un dipendente della propria filiale di San Giovanni Lupatoto“. A riportare la notizia è il giornale L’Arena, il quale afferma che l’impiegato sarebbe finito sotto la lente d’ingrandimento della Questura e dei vertici aziendali per diversi brogli messi in atto ai danni di numerosi clienti. Per il momento non sarebbe possibile sapere i numeri della vicenda, mentre il lavoratore sarebbe stato sospeso dall’azienda che annuncia: “La banca sta proseguendo le verifiche relative alle posizioni coinvolte, incontrando i clienti interessati e collaborando con le forze dell’ordine”. Le indagini quindi proseguono, nel tentativo di portare a galla tutta la verità.
Intanto il giornale scaligero, basandosi su alcune informazioni trapelate, ipotizza che le vittime delle truffe del dipendente Unicredit possano essere circa un centinaio e di una presunta appropriazione indebita di alcuni milioni di euro. Notizie che però non trovano conferme dal momento che i controlli sono tuttora in corso e che la vicenda si starebbe rivelando decisamente complessa: investigatori della polizia e ispettori dell’istituto di credito infatti stanno cercando di ricostruire questa maxi truffa che però andrebbe avanti da anni, con montagne di documenti falsi consegnati agli ignari clienti.
Secondo L’Arena, il presunto truffatore approfittava di coloro che non utilizzavano l’home banking nel suo portafoglio clienti e che quindi non potevano vedere i movimenti in atto sul loro conto corrente: l’uomo allora avrebbe consegnato documenti falsi a queste persone, relativi all’acquisto mai avvenuto di titoli mentre lui incassava il denaro. Dove sia finito però questo tesoretto è ancora un mistero: gli investigatori stanno cercando di risalire al frutto del “lavoro” del 45enne ma per ora non si sarebbero sbilanciati, mentre alcuni vociferano di un giro di gioco d’azzardo nel quale sarebbe caduto. Lo stesso starebbe collaborando con le forze di polizia per fare chiarezza su questa ingarbugliata vicenda, per la cui soluzione bisognerà ancora pazientare.
Come afferma la nota di Unicredi, “La vicenda è emersa a seguito di controlli interni predisposti dall’istituto e riguarda il portafoglio clienti di un solo gestore”, ma secondo L’Arena il caso sarebbe esploso il mese scorso, quando alcuni clienti avrebbero notato che i soldi non venivano restituti, dando il via ad azioni legali contro l’istituto di credito.
Ma come già detto, tutto è ancora piuttosto fumoso e in fase di accertamento. L’unica cosa certa è la rabbia di quelle persone che hanno affidato i loro risparmi all’uomo che ha tradito la loro fiducia. “
fonte : veronasera

www.usurainbanca.it
Please follow and like us:
0

Protesta a Bankitalia. Crollo fiducia su banche, si fida solo il 16%

Non si placano le polemiche in merito al salvataggio delle quattro banche ad un passo dal default alle spalle dei piccoli risparmiatori e gli effetti non si fanno attendere. Ed è in corso proprio oggi una protesta dei risparmiatori truffati dinanzi alla sede di Bankitalia. La protesta è stata organizzata da Comitato vittime del Salva-banche, da Federconsumatori e Adusbef, in via Nazionale a Roma. Protesta a Bankitalia. Crollo fiducia su banche, si fida solo il 16%

Protesta a Bankitalia. Crollo fiducia su banche, si fida solo il 16%
Protesta a Bankitalia. Crollo fiducia su banche, si fida solo il 16%

Protesta a Bankitalia. Crollo fiducia su banche, si fida solo il 16%

22 dicembre 2015, di Alessandra Caparello

MILANO (WSI) – Non si placano le polemiche in merito al salvataggio delle quattro banche ad un passo dal default alle spalle dei piccoli risparmiatori e gli effetti non si fanno attendere. Ed è in corso proprio oggi una protesta dei risparmiatori truffati dinanzi alla sede di Bankitalia. La protesta è stata organizzata da Comitato vittime del Salva-banche, da Federconsumatori e Adusbef, in via Nazionale a Roma.

Sulla scia dello scandalo, crolla la fiducia dei consumatori nei confronti del sistema bancario italiano.

Oltre alle quattro banche oggetto del decreto del governo Renzi (Banca Etruria, CariChieti, CariFerrara, Banca Marche) ci sono altre 16 banche che sono state commissariate dalla Banca d’Italia. Ma dove sono concentrati gli istituti di credito che sono oggi in crisi? La loro geolocalizzazione, secondo quanto riporta Repubblica, è correlata al sistema aziendale.

“La crisi del sistema bancario riflette –e moltiplica – le difficoltà dei sistemi aziendali che, in queste aree ( Nordest e Centro) hanno perduto la spinta propulsiva degli anni Ottanta e Novanta. Ma risente anche della fine dei grandi partiti di massa, DC e PCI, che garantivano coesione e rappresentanza politica. Non solo ai cittadini, ma anche agli interessi”.

Emerge così da un sondaggio Demos, che il trend della fiducia degli italiani nei confronti delle banche agli inizio degli anni 2000 era al 30% – “non moltissimo, ma, comunque, non poco”. Le banche vengono percepite, in tutta Italia, come delle “istituzioni della Finanza”, fino alla crisi del 2008 dopo di che la fiducia nei loro confronti cala sotto il 20% e negli ultimi anni scende ancora attestandosi tra il 12 e il 16 per cento, secondo un sondaggio Demos realizzato a dicembre del 2015.

Ma come hanno “utilizzato” le banche gli italiani negli ultimi anni? A rivelarlo il 49esimo Rapporto del Censis presentato nelle ultime settimane secondo cui gli italiani hanno continuato ad accrescere il loro patrimonio finanziario ma adottando strategie difensive, “privilegiando il contante e i depositi bancari, mentre sono crollate azioni e obbligazioni”. Secondo quanto scrive Repubblica:

“Negli ultimi mesi questa tendenza è perseguita. Si assiste così ad un costante aumento della liquidità e, insieme, a un incremento di assicurazioni e fondi pensione. Mentre gli investimenti in azioni e obbligazioni degli italiani continuano a ridursi. (E anche questo spiega le operazioni, talora poco trasparenti, di alcune banche per orientare i clienti in questa direzione.) (…) Dietro alla crisi delle banche si coglie, così, la crisi del rapporto fra economia, società e politica”.

fonte: WSI

www.usurainbanca.it
Please follow and like us:
0

Conto corrente: fideiussore è tenuto al pagamento fino alloscioglimento del rapporto, purché sia legittimo il recesso della banca

 Con la sentenza in analisi, la Corte di Cassazione (Presidente: Di Palma, Relatore: Nappi) si occupa, inter alia, di analizzare gli effetti che il recesso di un istituto di credito da un contratto di conto corrente genera sul fideiussore in relazione al medesimo, sottolineando come il garante personale sia tenuto al soddisfacimento del debito sussistente alla data dello scioglimento del rapporto, purché tale scioglimento, come nella situazione in esame, sia legittimo. Conto corrente: fideiussore è tenuto al pagamento fino allo scioglimento del rapporto, purché sia legittimo il recesso della banca

Conto corrente: fideiussore è tenuto al pagamento fino allo scioglimento del rapporto, purché sia legittimo il recesso della banca
Conto corrente: fideiussore è tenuto al pagamento fino allo scioglimento del rapporto, purché sia legittimo il recesso della banca

Conto corrente: fideiussore è tenuto al pagamento fino allo scioglimento del rapporto, purché sia legittimo il recesso della banca

Cassazione Civile, Sez. I, 10 novembre 2015, n. 22961

Davide Camasi, dottorando presso Leiden Law School

n particolare, a seguito della sentenza di rigetto della Corte di Appello di Roma, che non aveva accolto una domanda volta ad ottenere il risarcimento dei danni derivanti da una supposta ingiustificata revoca degli affidamenti accordati su conti correnti degli attori, caratterizzati da una considerevole esposizione debitoria, e di una società da essi garantita con fideiussioni, i ricorrenti hanno provveduto a dedurre in Cassazione, inter alia, violazione e falsa applicazione degli artt. 1175, 1375, 1461 e 1845 c.c. e omessa pronuncia sulla domanda di risarcimento danni contrattuale. Tali ricorrenti hanno posto in rilievo come, a parere dei medesimi, non fosse stata adeguatamente considerata la circostanza che oggetto della revoca risultasse essere un contratto di conto corrente (non di apertura di credito, a cui si connette l’art. 1845 c.c.) né il principio di buona fede sembrasse agli stessi correttamente rispettato dalla banca.

Il Supremo Collegio, pur riconoscendo l’autonomia del contratto di conto corrente rispetto a quello di apertura di credito, ha considerato assenti problematiche in relazione allo scioglimento del primo rapporto contrattuale, dato che l’art. 1833 c.c. “prevede la facoltà di ciascuna delle parti di recedere dal contratto di conto corrente a tempo indeterminato a ogni chiusura periodica del conto, previo preavviso di dieci giorni”, né i decorrenti avevano eventualmente dedotto che il rapporto fosse da considerarsi a tempo determinato. In aggiunta permane nell’alveo dell’insindacabile discrezionalità del giudice di merito la valutazione in ordine alla “giustificabilità del recesso in ragione dell’entità dell’esposizione debitoria, in mancanza di prova della sua contrarietà a buona fede” (come ricordato anche in Cass., sez. I, 7 marzo 2008, n. 6186, citata espressamente nella pronuncia in analisi). In relazione alla figura del fideiussore, la Suprema Corte, ricollegandosi ad una pronuncia anteriore del giugno scorso (Cass., sez. I, 12 giugno 2015, n. 12263), ha sottolineato come la tutela del medesimo si risolva nel principio in base al quale “in caso di recesso della banca dal contratto di conto corrente bancario, il fideiussore resta tenuto al soddisfacimento del debito quale esistente alla data dello scioglimento del rapporto e in tale misura cristallizzato”.

Per completezza, è opportuno ricordare il rigetto altresì degli altri motivi di ricorso in Cassazione. Nel dettaglio, con il secondo motivo veniva lamentata violazione e falsa applicazione dell’art. 112 c.p.c., dato che i giudici di merito avevano riconosciuto all’istituto di credito interessi convenzionali pur in assenza di un’esplicita domanda di parte (dato che ai giudici di merito era stato devoluto, a seguito altresì della riunione dei giudizi conseguenti all’opposizione proposta dai ricorrenti avverso talune ingiunzioni monitorie decretate su richieste delle banche estese anche agli interessi, l’accertamento della giusta misura di questi ultimi). Infine, non è stato accolto il terzo motivo, con cui si lamentava l’erronea compensazione delle spese del giudizio di primo grado benché concluso con l’accoglimento della domanda, dato che tale compensazione risulta legittima anche in presenza di “parzialità dell’accoglimento meramente quantitativa, riguardante una domanda articolata in un unico capo” (come posto in luce da corposa giurisprudenza richiamata nella pronuncia in esame).

Cassazione Civile, Sez. I, 10 novembre 2015, n. 22961

Davide Camasi, dottorando presso Leiden Law School
www.usurainbanca.it
Please follow and like us:
0

No alla buona fede dell’Istituto bancario nella concessione del mutuoin un quadro di entrate illecite

Ai fini dell’opponibilità del diritto di garanzia del terzo sul bene oggetto di confisca, la condizione della sua buona fede deve essere verificata in relazione al momento in cui il contratto è stato stipulato. No alla buona fede dell’Istituto bancario nella concessione del mutuo in un quadro di entrate illecite

No alla buona fede dell’Istituto bancario nella concessione del mutuo in un quadro di entrate illecite
No alla buona fede dell’Istituto bancario nella concessione del mutuo in un quadro di entrate illecite

No alla buona fede dell’Istituto bancario nella concessione del mutuo in un quadro di entrate illecite

Ai fini dell’opponibilità del diritto di garanzia del terzo sul bene oggetto di confisca, la condizione della sua buona fede deve essere verificata in relazione al momento in cui il contratto è stato stipulato. Essa può essere ravvisata soltanto nel caso in cui risultino dimostrate: l’estraneità a qualsiasi collusione o compartecipazione all’attività criminosa, l’inconsapevolezza credibile in ordine alle attività svolte dal prevenuto e un errore scusabile sulla situazione apparente del medesimo.
Con la sentenza n. 50018/15, depositata il 18 dicembre scorso, la sesta sezione penale della Corte di Cassazione interviene in tema di finanziamenti operati dalla banca al cliente in un quadro di entrate illecite da parte del beneficiario del mutuo. Diritto…

l’articolo continua sù : dirittoegiustizia.it
www.usurainbanca.it
Please follow and like us:
0