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Le novità su bollette, pensioni e banche in arrivo dal 2016

Una serie di modifiche sono previste per il 2016 a carico di famiglie, imprese e professionisti: ecco le principali Le novità su bollette, pensioni e banche in arrivo dal 2016

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 Le novità su bollette, pensioni e banche in arrivo dal 2016

Le novità su bollette, pensioni e banche in arrivo dal 2016

fonte: Esperto di Cronaca

Con il nuovo anno vengono introdotte delle novità che incidono sulle imprese e sui professionisti oltre che sulle famiglie, in parte contenute nella legge di Stabilità per il 2016. A partire dal prossimo 1° gennaio cambia innanzitutto il meccanismo per garantire il salvataggio delle banche in dissesto finanziario che non è più a carico dello Stato ma dello stesso sistema bancario. Nel senso che le passività verranno colmate in primis dagli investimenti degli azionisti, poi dai titolari di obbligazioni subordinate e soltanto in ultimo dai titolari di conti correnti superiori ai 100 mila euro. Un’altra novità viene prevista per chi viaggia molto. Dall’anno prossimo il canone Telepass Premium sale da 0,78 a 1,50 euro mensili. Sono previste delle eccezioni solo per gli abbonati che dovranno scegliere se passare all’abbonamento base (non soggetto ad aumenti) oppure terminare il servizio a fine 2016. Aumenti sono previsti anche per la tariffa Telepass Family (che avrà un costo di 4,50 euro ogni 3 mesi), e per la tariffa Telepass Twin (che avrà un costo di 6,30 euro ogni 3 mesi). Coloro che vogliano recedere dal contratto avranno 60 giorni di tempo dal ricevimento della comunicazione di variazione delle tariffe da parte della società Telepass.

Da gennaio previsto il taglio delle bollette di elettricità e gas

La bolletta elettrica e del gas l’anno prossimo dovrebbe diventare più leggera. A dirlo è l’Authority per l’energia. Dal 1° gennaio scatta infatti una piccola rivoluzione nel sistema di tariffazione dei consumi energetici. Le modifiche in arrivo prevedono un graduale abbandono della struttura progressiva delle tariffe e degli oneri elettrici. Per la famiglia-tipo, la bolletta del gas segna un calo del 3,3%, con risparmi complessivi nei 12 mesi per quasi 60 euro. Quella dell’elettricità segna un diminuzione dell’1,2%. Tale riduzione delle tariffe comporterà un risparmio medio di 60 euro annui, però tale nuova fatturazione per il 75% degli utenti italiani porterà un aumento di spesa di circa 100 euro annuali

Pensioni: OK ai prepensionamenti anticipati

Dal 2016, dato che aumenta l’aspettativa di vita salgono i requisiti per la pensione di vecchiaia, con un allungamento dei tempi per il raggiungimento della stessa. L’aumento a partire dal 2016 è infatti di 4 mesi e quindi dall’anno prossimo gli uomini andranno in pensione di vecchiaia a 66 anni e 7 mesi. Per le donne dipendenti del settore privato l’età di uscita per vecchiaia passerà a 65 anni e 7 mesi mentre le autonome potranno prendere l’assegno di vecchiaia solo dopo aver compito 66 anni e 1 mese. Dal prossimo anno aumentano anche i requisiti per accedere alla pensione anticipata. Per i lavoratori dipendenti del settore privato e del settore pubblico e per i lavoratori autonomi sarà necessario avere 42 anni e 10 mesi di contribuzione. Per le donne occorrono invece 41 anni e 10 mesi di contribuzione sia nel pubblico che nel privato. Altrà novità riguarda invece riguarda l’introduzione a partire dall’anno prossimo del nuovo coefficiente di trasformazione del montante contributivo. Per info di economia premi tasto segui accanto al mio nome.

fonte: Esperto di Cronaca

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I giornalisti in banca? Schedati e privilegiati

Per gli istituti non sono clienti qualunque. Farseli nemici è troppo pericoloso,I giornalisti in banca? Schedati e privilegiati

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I giornalisti in banca? Schedati e privilegiati

I giornalisti in banca? Schedati e privilegiati

Per gli istituti non sono clienti qualunque. Farseli nemici è troppo pericoloso.

Forse è proprio il momento giusto per parlarne.
I giornalisti in Italia rappresentano una fetta esigua della popolazione ma per le banche, solo per il fatto che essi vengano associati spesso (ed erroneamente) al potere, figurano come il tipico cliente da “lisciarsi” sempre e comunque.
E se c’è da buttare dalla torre un piccolo imprenditore o un cronista di provincia la scelta è pressoché scontata.
RISCHIO REPUTAZIONALE. Anche il motivo è altrettanto scontato: paura del rischio reputazionale. Paura che le malefatte del sistema del credito vengano fatte emergere e gridate ai quattro venti grazie alla penna di un giornalista che si schiera dalla parte del correntista.
E se gli inglesi esortano i cronisti a essere dei veri «cani da guardia», dei watch dog, da scagliare alla bisogna contro i soprusi dei potenti, le banche italiane professano più l’addomesticamento del cagnolino da salotto.
Ciò che ho appena detto verrà negato in tutti i modi da ogni singolo manager del credito (e probabilmente anche dai giornalisti abituati ai trattamenti “speciali”). Nessuno avrebbe il coraggio di ammettere il “corteggiamento” diffuso nei confronti di una stampa da rendere asservita, ma ho le prove del contrario.
IL CODICE DI COMPORTAMENTO. Molti istituti tengono nel cassetto un codice di comportamento interno in cui è riportato come rapportarsi con la clientela. Clientela rigorosamente suddivisa per categorie.
Il documento si chiama «Manuale per l’erogazione del credito», nel gergo bancario altrimenti detto «La Bibbia»: il lasciapassare per i prestiti al correntista.
Vi sono situazioni in cui le restrizioni per le aziende e le persone sono molto marcate, altre in cui sono evidenti i “segnali di attenzione”; si parla addirittura di «declino del fido» per «azienda di scarso interesse bancario» salvo però «eccezioni suggerite da particolari ragioni di opportunità».
Inoltre, devono essere declinati fidi ad «autorità locali (prefetti, sindaci, etc) per sollecitare interventi finanziari in favore di istituzioni locali o aziende in difficoltà» o prestiti «per pagare imposte o tasse».
UN PUNTO DEDICATO ALLA STAMPA. Non si dica pertanto che le banche vengono sempre incontro alle necessità dei correntisti o dello Stato, che, al contrario, deve essere sempre pronto a ripianare i loro debiti.
Musica assai diversa nel caso della stampa per la quale esiste addirittura un punto specifico titolato «Fidi la cui concessione è di competenza della direzione centrale».
In questa sezione rientrano «amministratori, direttori, nonché membri degli organi di sorveglianza dell’istituto», quindi i pezzi grossi dell’azienda oppure di altre «banche italiane in generale» ed «esattorie», ma anche qualsiasi «giornalista ed amministratore di giornale, nonché aziende editrici di giornali, periodi, televisioni private».
TUTTO PASSA PER LA DIREZIONE. Quindi, se un qualsiasi giornalista viene in banca anche per richiedere una semplice carta di credito non c’è manager di rete che possa autorizzarla.
Deve passare tutto per la Direzione Centrale: per gli uffici che devono vagliare ogni minima richiesta soprattutto per “controllare”, e quindi imbonirsi, il giornalista.
Definirlo trattamento di favore sembra addirittura riduttivo.
Quanti ne cadono, anche inconsapevolmente, nella rete?

di 01 Gennaio 2016

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