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Dilagano gli sfratti, oltre 1650 in un anno – Rimini – Corriere di Romagna

Dilagano gli sfratti, oltre 1650 in un anno – Rimini – Corriere di Romagna: Il Comune ora corre ai ripari e alza gli affitti

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Veneto Banca: un altro azionista ottiene risarcimento, pari a 10.000 euro, grazie a MDC

Nuova vittoria di MDC a favore di un azionista di Veneto Banca, uno tra i tanti che aveva investito ingenti somme di denaro e che ha perso tutto. Come avvenuto nei giorni scorsi per altri due azionisti, grazie alla tutela del Movimento Difesa del Cittadino (MDC) di Treviso il Giurì Bancario ha condannato la Banca al risarcimento  di 10.000 euro a favore del cittadino.

Veneto Banca: un altro azionista ottiene risarcimento, pari a 10.000 euro, grazie a MDC

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Alla base della sanzione, come rilevato dal Giurì Bancario Ombudsman, il non aver adempiuto agli obblighi informativi che il Testo Unico della Finanza (D.Lgs. 58/98) e la Comunicazione Consob 9019104/09 impongono agli intermediari finanziari e relative al fatto che il prodotto acquistato rientrava nei prodotti finanziari illiquidi.
L’azionista in questione aveva investito circa 26.000 euro e, anche se non ha recuperato ancora tutta la cifra iniziale, è riuscito a ottenere un importante indennizzo che tiene conto sia della svalutazione, sia del fatto che i ricorrenti restano in ogni caso proprietari delle azioni.
“Questa pronuncia, che va ad unirsi alle due precedentemente ottenute, costituisce una nuova conferma – dichiara Matteo Moschini, responsabile MDC di Treviso – che la legislazione inizia a prendere una posizione chiara in merito alla vicenda. La nostra associazione continuerà a tutelare i cittadini coinvolti e a promuovere azioni al fine di ottenere la restituzione di tutti i soldi inizialmente investiti dagli azionisti”.

Fonte: difesadelcittadino.it

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Così Bankitalia ha svenduto le sofferenze delle banche (F. Bechis)

Svelati gli omissis sulla vendita del primo pacchetto di sofferenze di Etruria a opera del commissario di Via Nazionale: fu pagato appena il 14,7% del valore, una miseria. Il guaio è che ora quella è la cifra di riferimento imposta dalla Ue a tutti i nostri istituti

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Così Bankitalia ha svenduto le sofferenze delle banche (F. Bechis)

Crediti svenduti ai Vip

C’è una amara sorpresa negli omissis finalmente svelati che erano contenuti nella lettera del 22 novembre scorso con cui la Commissione europea, a firma di Margrethe Vestager, scriveva al ministro degli Affari esteri Paolo Gentiloni per autorizzare al governo italiano la proposta risoluzione di Banca Etruria, Banca delle Marche, Carife e Cassa di risparmio di Chieti. La sorpresa, emersa solo quando il testo integrale della missiva è stato depositato al Tar del Lazio in uno dei ricorsi contro la risoluzione, è nel criterio utilizzato dalla Commissione per stabilire il valore dei crediti in sofferenza delle quattro banche e quindi l’impianto stesso della risoluzione in modo da non incorrere in una procedura per aiuti di Stato non autorizzati.
I commissari partono ovviamente dai casi già esaminati dall’Europa in precedenti crisi bancarie, come quelle di Spagna, Irlanda e in tempi più recenti Slovenia. Ma a fare da benchmark, da punto di riferimento per la decisione, è in realtà una operazione conclusasi sul mercato solo pochi giorni prima (il 17 novembre) da parte di Banca Etruria, che in quel momento era amministrata dai commissari scelti dalla Banca d’Italia. Si tratta di una cessione di crediti in sofferenza per 284 milioni di euro che ha visto come controparte il Fonspa. La notizia di quella transazione fu comunicata ufficialmente in poche righe, ma già all’epoca aveva suscitato non poche polemiche.
L’Espresso aveva pubblicato un reportage titolato significativamente «Popolare Etruria, il crac è un affare per la banca dei vip», notando come dietro la holding di controllo del Fonspa ci fosse «un club esclusivo» che riuniva a vario titolo l’ex presidente dell’Enel e poi commissario straordinario dell’Ilva, Piero Gnudi, l’ex membro del comitato esecutivo della Bce, Lorenzo Bini Smaghi, l’ex manager di Citigroup Panfilo Tarantelli, la famiglia De Agostini, Alessandro Benetton, l’ex manager Fiat Umberto Quadrino e il presidente dello Ior, Jean Baptiste de Franssu. Una sorta di boutique finanziaria con ottimi nomi alle spalle.
Era curioso che fossero riusciti a strappare quei crediti in sofferenza solo quattro giorni prima che Banca Etruria andasse in risoluzione. Ma il comunicato di Banca Etruria in commissariamento faceva intuire che quella transazione fosse stata pagata a caro prezzo: l’unica informazione data sulla transazione era quella su un passaggio dei crediti al loro valore di carico in bilancio. Siccome a fine 2014 i crediti erano stati svalutati del 66%, l’ipotesi era dunque che in bilancio fossero appostati al 34% del loro valore. E infatti sulla stampa la stima che si fece di quella operazione che valeva circa 300 milioni di euro fu quella di un prezzo pagato «intorno ai 100 milioni di euro». Cifra perfino ritenuta alta per questo tipo di operazioni, ma i commentatori la spiegarono con il fatto che su circa 2 miliardi di crediti in sofferenza da piazzare Fonspa aveva presumibilmente scelto nel mazzo quelli migliori.
Arrivò la risoluzione con tutti i guai che si portò dietro e le grandi polemiche politiche e nessuno ha pensato più a quella piccola – per quanto curiosa nella tempistica – operazione. Nella lettera della Commissione Ue all’Italia quella operazione era citata al punto 70, ma molto genericamente: «Banca Etruria, un altro istituto attualmente in amministrazione straordinaria, è recentemente riuscita a vendere un portafoglio di prestiti garantiti e non garantiti per 284 milioni di euro. L’Italia ha fornito dati dettagliati su questa operazione». Seguivano puntini e una frase coperta da omissis. Eccola: «che si è realizzata a un valore netto contabile del 14,7%. In tale operazione la parte non garantita del portafoglio è stata venduta al valore netto contabile del 3%». Ecco la verità: quei 284 milioni di crediti in sofferenza non erano stati venduti a poco meno di 100 milioni come si era ipotizzato all’epoca, ma a meno di 42 milioni di euro netti.
Nella stessa lettera della Ue quel valore diventa fondamentale per stabilire le condizioni della risoluzione per le quattro banche italiane. Fino a quel momento il prezzo più basso trattato dalla Commissione era quello del 20% stabilito nel caso sloveno (con un 5% per i non garantiti). Ma l’operazione Banca Etruria-Fonspa era avvenuta sul mercato, e quindi quel 14,7%, che è stato sicuramente un affarone per il compratore, è stato interpretato dalla Commissione come un punto di riferimento essenziale per valutare a che valore trasferire i crediti in sofferenza alla bad bank italiana, con un prezzo che si sarebbe rivelato capestro per i risparmiatori. Non solo: è diventato un prezzo di riferimento anche per le successive operazioni bancarie in Italia.
Se in un’operazione in qualche modo guidata dal ministero dell’Economia e dalla Banca d’Italia il prezzo di passaggio dei crediti in sofferenza si discostasse troppo da quello, si aprirebbe una procedura per aiuti di Stato. È un hara-kiri per l’Italia e il suo sistema bancario che ha visto per altro un solo protagonista: la Banca d’Italia. Rispondeva a via Nazionale il commissario di Banca Etruria che ha effettuato quella operazione solo a pochi giorni dal decreto di risoluzione, e se quel prezzo così insolitamente basso aveva altro tipo di ragioni, queste erano sicuramente note a Bankitalia che avrebbe dovuto rappresentarle in contraddittorio alla Commissione europea per evitare di mettere nei guai tutti, risparmiatori e altre banche che successivamente (come sta accadendo) avessero dovuto trovarsi nella stessa situazione. Ma questo non è stato fatto.
Anche la Commissione europea deve avere capito che quel prezzo «di mercato» della transazione Etruria-Fonspa era troppo basso: negli altri paesi esaminati il valore delle sofferenze era sempre stato almeno del 50% più alto. La contraddizione è stata risolta dalla Commissione con un ragionamento «di mercato» che speriamo per l’Italia sia fallace come molte previsioni e decisioni europee: le sofferenze in Italia hanno a garanzia immobili, e la caduta del loro prezzo sarebbe assai lontana dall’aver toccato il fondo.
Autore:  F. Bechis
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Udine, il vescovo contro le banche: “Sono come i terroristi di Bruxelles”

Monsignor Mazzoccato attacca i responsabili della crisi di Veneto Banca e Popolare di Vicenza: “Lo spirito del male che ha agito a Bruxelles è lo stesso che ha permesso il fallimento degli istituti” Udine, il vescovo contro le banche: “Sono…

Rimborsi dalle banche? C’è chi li attende da 15 anni

La storia di Giovanni Vallesi, unico di un gruppo di 73 truffati ad essere rimasto all’asciutto

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La storia di Giovanni Vallesi, unico di un gruppo di 73 truffati ad essere rimasto all’asciutto 
di Robert Vignola
Non solo vittime del salva-banche, non solo obbligazionisti ormai con carta straccia, eppure rovente, in mano, non solo correntisti che avvertono nel bail-in ormai entrato a regime una trappola aperta sotto i loro piedi, con quei conti che peraltro (unico effetto del per il resto inefficace bazooka di Draghi) virano ormai verso interessi addirittura negativi.
Lo strapotere delle banche, anche quando i loro manager si dimostrano incapaci, è una vicenda che per Giovanni Vallesi ha quasi la maggiore età. Ormai da tre lustri questo dipendente statale cerca infatti giustizia rispetto alle acrobazie di un istituto di credito, la Cassa di Risparmio di Pescara, che partendo dal denaro del suo conto corrente ha creato un buco di milioni di euro.
Non è stato l’unico, Vallesi, ad incappare nella vicenda, una specie di antesignana delle storture che stanno mettendo a repentaglio l’intero sistema bancario nazionale al giorno d’oggi. Il crac dei derivati che interessò Caripe risale infatti al 2001, tanto in là che allora l’istituto si chiamava Banca Popolare Italiana (ex Lodi). I “risparmi di intere generazioni”, come li ha definiti lo sventurato protagonista di questa storia, sono spariti, insieme ad altri creando una voragine da cento miliardi di lire. Fu il nono di 73 persone ad aderire a quei titoli tossici su spinta dei solerti funzionari bancari, che gli mostrarono le mirabolanti performance dei prodotti affibbiati ad otto persone prima di lui. Quei funzionari sono stati nel tempo condannati, e quelle persone risarcite: 72. Vale a dire tutti, tranne lui.
Tutta colpa anche e soprattutto di un complesso cambio di casacche articolatosi, perdita dopo perdita, agli sportelli di Pescara. Caripe, Banca di Lodi, Popolare Adriatica e via discorrendo: le insegne cambiavano ma i soldi non sono mai ricomparsi. Ora le richieste di Vallesi si sono spostate sulla “erede” Banca Popolare di Bari, alla quale inevitabilmente il signor Vallesi ha fatto presente che attende giustizia. Anche perché nel corso degli anni, da quel lontano 2001, l’anno d’ingresso nell’euro della mirabolante finanza, gli interessi passivi sono naturalmente esplosi nelle sue tasche ormai vuote. Ha interessato Consob, Bankitalia, Procure (da Pescara, a L’Aquila, a Campobasso) senza vedersi tuttavia soddisfatto e con l’incredibile presa in giro di interessi milionari che gli vengono tuttora richiesti. È il destino che attende quello di molti italiani, o la giustizia finalmente smaschererà coloro che hanno iniziato a far circolare questi velenosi strumenti finanziari, intossicando il sistema bancario e rovinando la vita alle persone come Vallesi?

 

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Piano finanziario “4You” nuova vittoria di un risparmiatore pari a circa € 26.000, oltre interessi e spese legali

(Movimento Difesa Cittadino) – Grazie a MDC il Tribunale di Pisa ha dichiarato il contratto non meritevole di tutela e condannato MPS al risarcimento dei danni
Ancora una sentenza che fa giustizia degli strumenti finanziari ad alto rischio venduti a piccoli risparmiatori, spesso pensionati, che hanno visto andare in fumo i risparmi di una vita. E’ così che dopo 6 anni di causa il Tribunale di Pisa ha deciso l’annullamento del contratto di acquisto del famigerato prodotto 4You venduto ad un anziano di Empoli ed il risarcimento del danno patrimoniale subito.
Una storia di risparmio tradito come tante, iniziata nel 2001 quando il risparmiatore era stato convinto da un solerte impiegato della Banca della Toscana a sottoscrivere il contratto d’investimento “4You”, allora spacciato come un prodotto assicurativo previdenziale. Naturalmente, come emerso in giudizio, l’investitore non riceveva  informazioni chiare sul prodotto, nè gli venivano richieste le informazioni obbligatorie circa la sua esperienza e le condizioni patrimoniali.

Piano finanziario “4You” nuova vittoria di un risparmiatore

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Solo dopo alcuni anni il pensionato scopriva che l’investimento consisteva in un vero e proprio mutuo della durata di 15 anni e da rimborsare con periodicità mensile in 177 rate. Con il denaro concesso in prestito dell’investitore,  la banca acquistava obbligazioni Monte dei Paschi di Siena e quote di Fondi Comuni ad altissimo rischio collegati sempre alla Banca che, massimizzando i profitti, poneva nel contempo tutti i rischi sull’investitore.
Richiesta la risoluzione  del contratto, che prevedeva persino una penale aggiuntiva oltre che la perdita dell’investimento fino ad allora profuso, il pensionato ha deciso di farsi tutelare da MDC che ha dimostrato il palese conflitto di interessi e l’illiceità di un contratto atipico non meritevole di tutela da parte dell’Ordinamento giuridico, facendo solo gli interessi della banca proponente.
Il Giudice ha infatti confermato tutti i profili di illegittimità denunciati dai legali dell’associazione, disponendo la restituzione di tutta la somma di denaro versata dal risparmiatore pari a circa € 26.000, oltre interessi e spese legali sostenute per questa la lunga battaglia giudiziaria.
“La Sentenza conferma il modus operandi delle banche nei confronti dei piccoli risparmiatori costretti a giudizi estenuanti e come nulla sia cambiato negli ultimi 10 anni sul fronte della tutela, – dichiara Francesco Luongo, Vicepresidente MDC – molti promotori finanziari interni alle banche o alle Poste continuano a violare il TUF ed i Regolamenti Consob, integrati dalla Direttiva MIFID, ignorando il profilo di rischio dei clienti e l’adeguatezza dell’operazione rispetto al loro patrimonio. L’obiettivo resta sempre quello di  vendere  di prodotti finanziari ricollegabili alla banca stessa (come obbligazioni anche subordinate) o alle finanziarie del gruppo (fondi comuni ad alto rischio, assicurazioni indicizzate, piani di accumulo ecc.). Si tratta di comportamenti fraudolenti e di illeciti che come associazione siamo impegnati a contrastare da anni, questa decisione ed i noti episodi degli ultimi tempi devono indurre a ripensare completamente le tutele per gli investitori nel settore bancario e postale”.
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Si desidera rimuovere tutto il grasso dal ventre? Basta preparare questa semplice ricetta

Gli infusi di piante naturali sono molto efficaci nel trattamento di malattie, ma sono anche molto utile quando attivare dimagrimento bruciare il grasso corporeo immagazzinato e eliminare l’eccesso di grasso localizzato.

Si desidera rimuovere tutto il grasso dal ventre? Basta preparare questa semplice ricetta

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Questi alimenti hanno una lunga storia di indagini e casi che mostrano tutti I benefici che sono disponibili a consumare. Oltre a contribuire a questo processo di dimagrimento tè servirà come protezione e come una cura per le malattie come la bronchite. Oltre ad essere un attivatore delle difese immunitarie.
La preparazione di questo tè è molto semplice e utilizza ingredienti che sono prontamente disponibili. Tutti gli ingredienti sono molto potenti per il processo di assottigliamento.
Ingredienti
2 bastoncini di cannella
Tritate 3 limoni freschi
1 pezzetto di zenzero
3/4 litro di acqua purificata
Qualche foglia di menta (opzionale)
Preparazione
Per trarre il massimo vantaggio dieta è necessaria la fase di processo di preparazione per passo.
Passo 1: far bollire 3/4 litro di acqua, una volta che è bollente aggiungere la cannella, limoni e zenzero.
Fase 2: dopo aver gettato gli ingredienti in acqua bollente, mettere la fiamma lentamente a ebollizione e cuocere gli ingredienti per 25 minuti.
Passo 3: quando si spendono 25 minuti procede a scolare e servire.
Questa bevanda si dovrebbe prendere 1 tazza prima di ogni pasto principale ogni giorno ed I risultati che stai andando a percepire in pochissimo tempo.
Ricordate che questo tè è molto buono per aiutare a perdere peso, ma dovrebbe integrare con una dieta equilibrata ed esercizio fisico. Per chi cerca di perdere peso, una opzione molto intelligente è quella di aggiungere un sacco di frutta e verdura nella vostra dieta.

fonte : danoncredere.info

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(Codacons) presenta le prime 20 cause risarcitorie nei tribunali per far ottenere agli obbligazionisti il rimborso integrale dei soldi persi

Ancora in alto mare la questione degli indennizzi in favore dei risparmiatori coinvolti nel salvataggio di Banca Etruria, Banca Marche, Carichieti e Carife, mentre gli obbligazionisti attendono oramai da mesi di conoscere quale destino li attende.

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(Codacons) presenta le prime 20 cause risarcitorie nei tribunali per far ottenere agli obbligazionisti il rimborso integrale dei soldi persi.

“Renzi e Cantone avevano garantito che entro marzo sarebbero stati definiti i criteri relativi ai rimborsi per i risparmiatori, ma dal Governo arrivano solo bugie e inutili perdite di tempo che danneggiano gli investitori – denuncia il presidente Codacons, Carlo Rienzi – Sembra quasi che si voglia rimandare alle calende greche la decisione finale sugli indennizzi, scaricando le responsabilità sui limiti imposti dall’Europa, così da far cadere in prescrizione i possibili rimborsi”.
Per tale motivo il Codacons ha deciso di presentare le prime 20 cause pilota nei tribunali civili, volte a far ottenere ai risparmiatori delle 4 banche il rimborso integrale del valore delle obbligazioni azzerato dal decreto salva-banche. Cause di cui nei prossimi giorni saranno illustrati i dettagli, in attesa della decisione del Tar del Lazio del prossimo 18 aprile sul ricorso promosso dal Codacons contro la legge sul bail-in.

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I consumatori contro il Pd: “Via l’ anatocismo o raffica di ricorsi”

 Le associazioni dei consumatori in audizione in commissione Finanze al Senato hanno chiesto ieri l’ eliminazione o “una radicale modifica” dell’ emendamento Boccadutri, approvato giovedì al Dl Banche, “che di fatto ristabilisce l’ anatocismo bancario eliminato dalla legge di Stabilità del 2013 dal 1° gennaio 2014″. Le associazioni( Acu, Adiconsum, Adoc, Adusbef, Asso-Consum, Assoutenti, Cittadinanzattiva, Codacons, Codici, Confconsumatori-Acp, Ctcu, Federconsumatori, Movimento consumatori, Movimento difesa del cittadino) chiedono che la nuova norma venga immediatamente modificata, “perché prevede che la quota interessi maturati possa produrre interessi di mora in contrasto con la giurisprudenza della Cassazione”. L’ esclusione degli interessi di mora dal divieto di anatocismo – dicono – “è un gravissimo passo indietro”. Se questo non avverrà sono pronte a una raffica di ricorsi e a impugnare il Dl alla Consulta.

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I consumatori contro il Pd: “Via l’ anatocismo o raffica di ricorsi” 

Fonte: codacons.it

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Due istituti bancari del Padovano sono stati condannati per usura, anatocismo e illegittima segnalazione risarcimenti oltre 870 mila euro

Due istituti bancari del Padovano sono stati condannati dal Tribunale di Padova a pagare complessivamente oltre 870 mila euro di risarcimenti per usura bancaria, anatocismo e indebita segnalazione alla centrale rischi interbancari a due Pmi

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Due istituti bancari del Padovano sono stati condannati dal Tribunale di Padova a pagare complessivamente oltre 870 mila euro di risarcimenti per usura bancaria, anatocismo e indebita segnalazione alla centrale rischi interbancari a due Pmi del territorio colpite da addebiti ingiustificati e calcoli errati degli interessi sul credito. A causa di questi guai finanziari con le banche una delle due imprese è fallita: «per oltre 11 anni la società in questione aveva visto addebitati su uno dei due conti storici utilizzati per far fronte alle esigenze di cassa e commerciali, commissioni di massimo scoperto non dovute, interessi ultra-legali, ma anche la capitalizzazione trimestrale degli interessi debitori – spiega l’avvocato Daniela Ajese al Mattino -. Una violazione palese che avrebbe potuto risolversi ben prima. Già nel 2011 avevamo fatto istanza di restituzione presso la stessa banca che però aveva risposto con un netto rifiuto. Ora invece con sentenza in primo grado immediatamente esecutiva l’Istituto ha dovuto sborsare oltre 534 mila euro».
«Si tratta solo di alcune delle innumerevoli cause che vedono le imprese reagire alla tenuta dei rapporti bancari posti in essere dagli istituti di credito – conclude Ajese – E se fino a qualche anno fa le imprese non contestavano oggi, anche per effetto della crisi, diventa doveroso verificare con attenzione ogni posta a debito per evitare poi di trovarsi di fronte a conti molto pesanti e talvolta illegittimi»

fonte:  vvox.it

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