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Banche, la cura di Visco: “Tagliare il personale” – giornaleditalia

Nessuna autocritica, da parte di Bankitalia. Che si smarca dalle accuse di una ragilità evidente degli istituti di credito mai annunciata. Ma balzata agli occhi e agli onori delle cronache in questi ultimi mesi drammatici che hanno portato all’azzeramento dei risparmi di migliaia di ex obbligazionisti delle quattro banche salvate lo scorso novembre dal governo. Alcun mea culpa da parte del governatore Ignazio Visco nella sua relazione annuale. Un’assoluzione, su tutta la linea, che non convince.

Una sorta di sproloquio che non ha prodotto alcuna soluzione concreta. Ma un’unica ammissione: “Per le banche, è stato un anno difficile”. Non ci voleva certo Pico della Mirandola per capirlo. Anche se gli unici a vivere momenti critici sono stati tutti quei risparmiatori beffati dal decreto di Palazzo Chigi che ancora attendono la restituzione del maltolto e non sanno se e quando potranno vedersi riaccreditati in banca i risparmi di una vita.
Gioca allo scaricabarile, Visco. E invita gli istituti bancari a “tagliare i costi, anche sul personale,
proseguendo con la riduzione degli sportelli”. Una ricetta lacrime e sangue, quella del numero uno di Palazzo Koch. Dove a pagare per tutti sono i dipendenti.
Dal “proscioglimento” per Bankitalia alla “condanna” per Renzi e Padoan. “Sono deludenti le valutazioni sul potenziale di crescita della nostra economia. Si deve e si può fare di
più. Per sostenere una ripresa rapida e duratura, è necessario il rilancio di investimenti pubblici mirati, anche in infrastrutture immateriali, a lungo differiti”. E ancora: “Urge un’ulteriore riduzione
del cuneo fiscale gravante sul lavoro, il rafforzamento di incentivi per  l’innovazione, il sostegno ai redditi dei meno abbienti, particolarmente colpiti dalla crisi. La disoccupazione – la sentenza –
resta troppo alta”. Colpo basso al premier e un avvertimento chiaro: così continuando il debito rischia di non scendere. Critiche ma anche apprezzamenti sull’azione del presidente del Consiglio con Visco
che ha elogiato la mossa degli 80 euro (da tutti criticata), perché “ha spinto i consumi”. Lodata pure, incredibilmente, la riforma sulla giustizia civile: “incoraggiante”. Davvero una relazione deludente, quella di Visco. Che fa acqua da quasi tutte le parti e fugge da quelli che sono i problemi reali senza fornire – se non su grandi linee – la soluzione ai problemi.
Marco Zappa

Banche, la cura di Visco: “Tagliare il personale”La ricetta (sbagliata) del governatore di Bankitalia. Che poi attacca Renzi: “Il debito rischia di non scendere”
Banche, la cura di Visco: “Tagliare il personale” – giornaleditalia

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Veneto banca, azioni azzerate: un disastro annunciato E alla fine la storia si ripete. Dopo la Popolare di Vicenza, anche Veneto Banca

MILANO (WSI) – E alla fine la storia si ripete. Dopo la Popolare di Vicenza, anche Veneto Banca ha previsto una maxi svalutazione che in un batter di ciglia ha bruciato cinque miliardi di euro detenuti dagli 87mila e oltre…

Tassi negativi, prelievo sui conti italiani: si comincia

GINEVRA (WSI) – Il primo giugno è una data che si ricorderanno molti risparmiatori e correntisti italiani con un conto in una banca svizzera come Edmond de Rothschild e Julius Baer. Da quel giorno non saranno più coperti dall’impatto dei tassi sotto zero. A riferirlo sono in questi giorni gli stessi istituti di credito, tramite una lettera indirizzata ai propri clienti.

“La qualità della relazione instaurata con i clienti e la loro soddisfazione sono le nostre maggiori priorità – esordisce il messaggio di Edmond de Rothschild -. Nel 2015 il nostro istituto aveva deciso di salvaguardarla dalle ripercussioni dei tassi d’interesse negativi sui saldi dei conti correnti espressi in euro fatturati alla scrivente società dalla Banca centrale europea“. Il tempo verbale utilizzato (trapassato imperfetto) fa capire che non sarà più così.

Dopo una serie in successione di tagli al costo del denaro, la Bce applica ormai tassi di interesse negativi sulle somme in euro depositate dai risparmiatori, che gli istituti a loro volta depositano presso la banca centrale. In sostanza, l’istituto centrale di Francoforte esegue su quei fondi un prelievo che le banche commerciali finora non scaricavano sulla clientela.

Come un prelievo annuale sulla liquidità

Finora, appunto. Il periodo di grazia sta per giungere al termine. Ancora due settimane e i correntisti di Edmond de Rothschild subiranno un prelievo sulla liquidità tutt’altro che trascurabile. Per quelli di Julius Baer, il “calvario” incomincia invece a partire da domani, martedì 1 giugno.
Dopo che il 10 marzo nel disperato tentativo di rilanciare la ripresa e rinfocolare l’inflazione, Mario Draghi ha deciso di potenziare il programma di Quantitative Easing e abbassare di un ulteriore 0,1% il tasso di deposito, ossia gli interessi applicati ai conti di deposito, portandolo al -0,4%, “ai fini della corretta gestione il nostro istituto si vede costretto a ripercuotere sulla clientela il suddetto aumento relativo agli oneri finanziari», in particolare «per i saldi in conto superiori a centomila euro” a cominciare dal 15 giugno.

“Non è una novità per le somme liquide di vari milioni di euro, o per grandi aziende e fondi d’investimento, spiega Il Corriere della Sera. “Ma le banche fino ad oggi non avevano mai tassato depositi in euro in quantità più proprie al ceto medio benestante. E un prelievo annuo dello 0,4% è tutt’altro che trascurabile: dopo dieci anni sarebbe pari all’imposta di successione da genitori a figli, eppure è solo politica monetaria. Nella storia del capitalismo, aveva sempre funzionato in modo opposto: i tassi d’interesse remunerano chi detiene la liquidità”.

Altre banche seguiranno, diventerà la norma

Prima ancora di Edmond de Rothschild, banca con sede a Lugano i cui due terzi della clientela è italiana, è stata Julius Baer a comunicare alla clientela italiana e europea che da martedì applicherà un prelievo sulle somme superiori ai 100 mila euro. In un contesto di tassi negativi questa diventerà la norma. Basti pensare che ormai i tassi sotto zero sono la normalità in paesi che generano un quarto del Pil della Terra.
Gabriele Bruera, un gestore di risparmio in gran parte italiano presso la Compass di Lugano, è convinto che altre banche seguiranno man mano che i precedenti impieghi più fruttuosi del denaro si esauriscono: “Solo questione di tempo», dice al Corriere della Sera. “Sarà un test in più per le banche italiane, già messe a dura prova dal problema delle sofferenze bancarie e dalla mancanza di fiducia della clientela dopo l’entrata in vigore del regime del bail-in.

“Non abbiamo ancora capito la portata di questo tsunami”, osserva Alida Carcano di Valeur, una società di Lugano con 1,7 miliardi in gestione quasi tutti di italiani. “I tassi negativi sono qui per restare”.

Tra i clienti di Carcano, riferisce Il Corriere, “uno su dieci chiede già di accumulare biglietti di banca in cassetta di sicurezza perché almeno lì non sono tassati. Poi nessuno osa, perché i problemi pratici e legali restano ingestibili. Molti altri però spingono per investimenti sempre più rischiosi pur di guadagnare l’uno o due per cento”.

Fonte: Il Corriere della Sera

Tassi negativi, prelievo sui conti italiani: si comincia
fonte: WSI

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Gasparri: «Abolire Bankitalia, un inutile pachiderma che crea solo danni»

 «Alla vigilia della relazione annuale del governatore della Banca d’Italia, le considerazioni finali su questo inutile e dannoso istituto le dovrebbero fare i cittadini italiani». Ad affermarlo è il vicepresidente del Senato, Maurizio Gasparri (Forza Italia). «È vergognoso che, a cominciare dal governatore, tutta la casta di mandarini di Bankitalia si sottragga al rispetto dei tetti massimi di retribuzione per la pubblica amministrazione. Sono in tanti ad incassare prebende ingiustificate e lussuosissime. Sarebbe ora di presentare il conto a questa gente che non ha saputo tutelare i risparmiatori, che continua a condurre un’esistenza incredibilmente costosa
».
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 Maurizio Gasparri all’attacco: «Bankitalia, gruppo di privilegiati»

«La Banca d’Italia – aggiunge Maurizio Gasparri – non solo non serve a nulla ma crea dei veri e propri danni. Tutte le crisi bancarie accadute sul territorio si sono verificate grazie all’inerzia di questo inutile pachiderma. Un istituto che andrebbe totalmente abolito. Questa dovrebbe essere una vera riforma, sana e liberale. Continueremo la battaglia nonostante l’omertà dell’informazione. I risparmiatori dovrebbero andare sotto la Banca d’Italia tutti i giorni e bloccare l’accesso a tutta questa gente, guidata da Visco, che ha assistito inerte e complice al massacro di migliaia e migliaia di famiglie. Facciamo noi le considerazioni finali su questa realtà che va cancellata dopo avere fatto danni devastanti all’Italia. Sono passati i tempi in cui la Banca d’Italia era retta da chi difendeva realmente l’interesse nazionale. Questo gruppo di privilegiati offende e mortifica l’intera comunità nazionale con la sua lussuosa condizione da privilegiati», conclude.

Gasparri: «Abolire Bankitalia, un inutile pachiderma che crea solo danni»

 


 

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Ubi rinuncia a Veneto Banca che ora va verso il fondo Atlante

Ubi Banca nei giorni scorsi ha visionato il dossier su Veneto Banca, poi accantonando il progetto. Ora dovrebbe intervenire a salvare l’ex Popolare di Montebelluna il fondo Atlante. Nei giorni scorsi Ubi Banca aveva analizzato informalmente il dossier su Veneto…

Unicredit condannata dal Tribunale di Milano per € 52.324

Sentenza definitiva emessa dal Tribunale di Milano.

Decreto ingiuntivo effettuato da parte di Unicredit contro fidejussori di società fallita per € 82.568,50 euro il Tribunale di Milano accoglie opposizione da parte dei fidejussori condanna la banca alle spese di Ctu e dall’importo richiesto di € 82.568,50 sottrae per anomalie finanziarie, tra cui il superamento dei tassi soglia, ben € 52.324,00

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 Unicredit condannata dal Tribunale di Milano per € 52.324

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Teramo, fa pignorare 4 milioni e mezzo alla Bnl

La Bnl pretende illegittimamente un milione e 381mila euro da un industriale della Val Vibrata ottenendo due decreti ingiuntivi provvisoriamente esecutivi, ma dopo sette anni di lunghe cause arriva il pignoramento dell’istituto di credito con l’avvocato di Sos Utenti

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La sede della Bnl di Teramo

TERAMO. La Bnl pretende illegittimamente un milione e 381mila euro da un industriale della Val Vibrata ottenendo due decreti ingiuntivi provvisoriamente esecutivi, ma dopo lunghe cause viene condannata a pagare tre milioni e mezzo per interessi illegittimi, commissioni di massimo scoperto e spese mai pattuite, anatocismo (più interessi legali e spese legali). La banca non paga spontaneamente e trascorsi 25 giorni dalla richiesta di pagamento l’avvocato Emanuele Argento, delegato di Sos Utenti, il 24 maggio si presenta presso la sede di Teramo della Bnl con l’ufficiale giudiziario pignorando ben 4.500.000 euro in assegni circolari che la direzione della banca ha dovuto consegnare.

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Ecco come cambierà Equitalia rate leggere e pagamenti facili

Renzi scopre l’incubo degli italiani per una cartella da 2mila euro su una contravvenzione di tre anni fa. In arrivo riscossione semplificata e una maggiore dilazione dei debiti col fisco

C hi pensava che l’annuncio della cancellazione di Equitalia fosse una mossa elettorale, il coniglio tirato fuori dal cilindro in vista del voto amministrativo e del referendum costituzionale, si dovrà ricredere.

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Le scelte di Matteo Renzi sul fisco non nascono da strategie neo machiavelliche. Pare abbiano all’origine i disagi piccoli e grandi che subiscono tutti i contribuenti. Ieri in un colloquio con il Messaggero il presidente del Consiglio – in Giappone per il G7 – ha dedicato una battuta a una disavventura fiscale capitata alla sua famiglia. «Ho appena ricevuto un messaggio da mia moglie. Dice che mi è arrivata una cartella di Equitalia da pagare».
Poi, nel dettaglio, «Devo pagare 2mila euro! E sa perché? Mi sono preso una multa, dovevo pagarla, ma l’ho smarrita. Mia moglie me l’aveva data da pagare, ma io l’ho persa e poi me ne sono dimenticato. Ora mi tocca tirare fuori 2mila euro ad Equitalia per una contravvenzione di tre anni fa». Racconto che potrebbero fare milioni di contribuenti. Altri potrebbero raccontare di cartelle su multe che sono invece state pagate, saldate per evitare situazioni difficilmente controllabili. Imprenditori potrebbero raccontare di fallimenti dovuti a imposte richieste con grande solerzia dallo Stato e pagamenti rinviati per anni dalla stessa amministrazione pubblica.
Renzi preferisce mantenere la conversazione light. Ribadisce che multe e cartelle si dovrebbero potere pagare «con un sms». Dice di essere tentato da spiegare la riforma della riscossione annunciata già qualche tempo fa, partendo dalla sua cartella, ma poi cambia idea. Il rischio è che poi il suo «Equitalia al 2018 non ci arriva», anche se pronunciato prima della notifica, sembri una vendetta per la multa lievitata. Il gioco in realtà è più che esplicito. Il premier si mette nei panni di un contribuente medio e poi rilancia l’abolizione della principale società di riscossione per guadagnare consensi.
Difficile ne esca una rivoluzione nel modo in cui si incassano le tasse o la semplificazione che il premier auspica. Equitalia si muove su ruoli emessi dall’Agenzia delle entrate. La stessa multa del premier è stata calcolata dall’Agenzia, non da Equitalia. Se e quando l’abolizione andrà in porto l’Agenzia del ministero dell’Economia se ne occuperà in proprio. Da vedere se con lo stesso personale. La vicenda dell’abolizione è infatti diventata anche una questione sindacale. Difendendo i dipendenti dell’Agenzia il segretario della Fisac Cgil Agostino Megale ha rivelato che se ci sono state delle esagerazioni in questi anni sono dovute ai «manager» che «avevano più attenzione ai grandi numeri che non, come invece deve essere, a un rapporto di servizio nei confronti dei cittadini». I dipendenti hanno sempre chiesto «un clima di maggiore fiducia».
Il problema della percezione del fisco da parte dei contribuenti (in particolare quelli onesti) e anche l’efficacia della riscossione sono problemi veri e seri. La stessa Equitalia ha recentemente varato un piano per estendere rateizzazione delle cartelle. Qualche giorno fa è stato annunciato che per gli importi sotto 50mila euro si potranno pagare rate minime da 50 euro al mese e non più 100. È già possibile farlo in tre province (Firenze, Varese e Lecce) dove è stata avviata una sperimentazione che sarà estesa al resto del Paese. La procedura per gli importi sotto i 50mila euro è già semplice. Basta una comunicazione online. Per le cifre superiori il contribuente deve fornire l’Isee. Il vantaggio per l’Agenzia delle entrate è garantire il rientro di crediti che, soprattutto in periodi di crisi, possono incagliarsi. Per il contribuente il vantaggio, oltre a spalmare il pagamento minimo su sei anni, è che la rateizzazione blocca ipoteche e fermi amministrativi e dà la possibilità di interromperli se sono già scattati.
Tra le novità sicuramente in arrivo, dal primo giugno Equitalia dovrà notificare solo tramite Pec le cartelle di aziende e partite Iva.
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fonte: ilgiornale.it autore :

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BPVi e Veneto Banca, l’intervista esclusiva a Stefano Righi: dopo Il Grande Imbroglio quando scriverà La Grande Rinascita?

BPVi e Veneto Banca, l’intervista esclusiva a Stefano Righi: dopo Il Grande Imbroglio quando scriverà La Grande Rinascita? L’intervista esclusiva a Stefano Righi, firma a Milano del Corriere Economia e autore de Il Grande Imbroglio, che abbiamo presentato ai Chiostri…

Dal Governo nuovi strumenti di ricatto a favore delle banche. Fermiamoli!

Con il Dl Banche, il numero 59/2016, il Governo sta proseguendo sulla via già tracciata dal Dl Salva banche del novembre 2015. Per tutelare il sistema bancario privato minacciato dai crediti in sofferenza, si indebolisce la posizione dei debitori, siano essi risparmiatori o imprese. Questa volta a pagarne le spese saranno le imprese, già messe a durissima prova dalla lunga crisi.

Il testo del Governo permette infatti alle banche creditrici di appropriarsi della garanzia immobiliare (“patto marciano“) o mobiliare (“pegno non possessorio“) delle imprese debitrici, senza nemmeno passare per la procedura giudiziaria di esproprio, che tutela il debitore e gli consente di rivalersi in caso di abusi bancari, come l’anatocismo e gli interessi usurari. Teoricamente, per inserire queste nuove clausole nel contratto la banca ha bisogno dell’assenso dell’impresa, ma è ovvio che sono le banche a impugnare il coltello dalla parte del manico, perché possono decidere se finanziare l’impresa, e quest’ultima ha spesso urgente bisogno del supporto creditizio, data la scarsa liquidità in circolazione.
Il Dl 59 non si limita a questo. Oltre ad alcune modifiche normative sul diritto fallimentare e sugli ufficiali giudiziari per il recupero crediti (sostituiti da custodi giudiziari pagati a parcella), viene disciplinato il cosiddetto “risarcimento” ai risparmiatori truffati con il Dl Salva-banche. Lo Stato non restituirà il 100% delle somme perse, ma solo l’80%, e non a tutti i risparmiatori truffati ma solo a quelli che hanno meno di 35 mila euro annui di reddito a fini Irpef o un patrimonio inferiore ai 100 mila euro. Requisiti molto restrittivi; chi non ne rispetta almeno uno deve ricorrere ad un lungo arbitrato. Chiamarlo “risarcimento” è quindi l’ennesima capriola linguistica per mascherare la realtà.
Il M5S in commissione Finanze al Senato ha combattuto con tutti i mezzi a disposizione, e dopo aver proposto di allungare i tempi per la presentazione degli emendamenti al decreto, ne ha proposti 140 (sui 636 totali). È ovvio, però, che i rapporti di forza in seno alla Commissione sono favorevoli alla maggioranza. La senatrice M5S Laura Bottici ha pertanto invitato il governo, per una proficua collaborazione, ad indicare quali margini di modifica esistono per poter trovare una posizione condivisa.
La lotta intestina tra banche e imprese non è una via obbligata. Una politica economica espansiva risanerebbe i bilanci delle imprese e, di conseguenza, anche quelli bancari. Ma per farlo occorre riprendersi la sovranità fiscale perduta, altrimenti, di decreto in decreto, perderemo ciò che è rimasto del nostro tessuto industriale.

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Dal Governo nuovi strumenti di ricatto a favore delle banche. Fermiamoli!

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