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Banca di Credito Cooperativo, di Civitanova Marche licenzia dipendente Disabile prima demansionata e poi licenziata

Invalida al 70% con braccio paralizzato, e, nonostante ciò, adibita a fare fotocopie e a smistare la posta. Demansionata, umiliata e infine licenziata. Sarebbe una vera e propria vicenda di discriminazione lavorativa quella che ha visto coinvolta una dipendente della Banca di Credito Cooperativo di Civitanova Marche, che, assistita dalla Federazione Autonoma Bancari Italiani (Fabi), ha adesso impugnato il licenziamento e citato in giudizio l’istituto per mobbing.

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Banca di Credito Cooperativo, di Civitanova Marche licenzia dipendente Disabile prima demansionata e poi licenziata

Banca di Credito Cooperativo, di Civitanova Marche licenzia dipendente Disabile prima demansionata e poi licenziata

Il grave episodio è stato oggi denunciato dalla Fabi, in una conferenza stampa che si è svolta all’Hotel Miramare di Civitanova, alla quale hanno partecipato, oltre i segretari provinciali della FABI marchigiana Danilo Donzelli e Andrea Scavella, anche Anna Menghi, presidente associazione nazionale mutilati e invalidi civili di Macerata e Maria Michela Ciciretti, avvocato che su mandato della Fabi difende la lavoratrice.

“La condotta della Bcc di Civitanova Marche, che denunceremo e contrasteremo in tutte le sedi opportune, è intollerabile e ci riporta all’anno zero dei diritti”, hanno esordito Danilo Donzelli e Andrea Scavella, segretari provinciali della Fabi marchigiana.

“Oltre ad assistere la lavoratrice nel ricorso alla magistratura del lavoro contro la Bcc di Civitanova Marche, chiediamo alla Federazione regionale delle Bcc delle Marche e a Federcasse d’intervenire presso la sua associata e di prendere pubblicamente le distanze da questa condotta che infrange ogni regola: etica, giuridica, nonché gli stessi principi mutualistici del movimento cooperativo. Invece di essere stata messa nelle condizioni di svolgere al meglio il proprio lavoro, la dipendente è stata ostacolata in tutti i modi”.

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Secondo Anna Menghi, presidente provinciale Anmic Macerata, “quando viene discriminato un disabile, per di più donna, è un fatto gravissimo. Si tratta di un attacco alla dignità della persona ed è inaccettabile. L’Anmic ha attivato un nuovo servizio proprio per difendere le persone come la lavoratrice in questione, l’Ufficio anti-discriminazione, e l’associazione si costituirà ad adiuvandum nel giudizio contro il licenziamento”.

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Il calvario lavorativo di A.C. inizia oltre 10 anni fa. La lavoratrice, invalida al 70% e per questo rientrante nella così detta categoria protetta, viene assunta presso la segreteria fidi della banca e negli anni arriva a maturare il grado di vicecapo dell’ufficio Crediti. Poi improvvisamente nel 2004 il cambio di mansioni: A. C., a causa di mai specificate ragioni organizzative, viene trasferita dalla banca al settore contabilità.

Ma di operazione contabili ne svolge ben poche, poiché i superiori le assegnano tutt’altri compiti, “degradanti rispetto alla qualifica maturata”. A.C.  si trova così a dover smistare posta, chiudendo le buste con il gomito, a fare fotocopie, e in certi casi addirittura sbrinare e riempire il frigorifero della segreteria,” in barba alla sua grave menomazione fisica: una paralisi ostetrica al braccio destro che la rende invalida al 70%”.

In aggiunta, “la lavoratrice subisce continui attacchi da parte di colleghi e superiori, tanto da cadere in depressione, come certificato dai medici della Asl locale”. Un disturbo depressivo, causatole dall’ostile ambiente di lavoro, che la costringe a sottoporsi negli anni a una serie di cure mediche. “Ma la banca non demorde.

Banca di Credito Cooperativo, di Civitanova Marche licenzia dipendente Disabile prima demansionata e poi licenziata

Le condotte vessatorie nei confronti della dipendente s’intensificano e conseguentemente le condizioni di salute di A.C. si aggravano e richiedono cure specifiche che costringono la lavoratrice ad assentarsi ripetutamente per malattia. Il medico legale nel 2010 appura il rapporto causale tra la patologia della dipendente e le vicende lavorative della stessa”.

La stessa Asl di Civitanova Marche all’inizio del 2016 dichiara che, realizzate le normali misure di prevenzione del caso in materia di ergonomia, postura e stress lavoro correlato “non emerge alcun motivo per cui si debba temere per la salute e la sicurezza di A.C.”. Come dire: “se la banca adotta le dovute misure, smettendo di causare stress e danni psico-fisici alla dipendente,  A.C. può tornare a lavorare in serenità”.

Banca di Credito Cooperativo, di Civitanova Marche licenzia dipendente Disabile prima demansionata e poi licenziata

“Ma la Bcc di Civitanova , in spregio alle indicazioni della Asl, prosegue nella sua condotta vessatoria e pone A.C. in aspettativa forzata fino a recapitarle la lettera di licenziamento”, raccontano dalla sindacato. “Adesso la lavoratrice, con a carico un mutuo e costretta a sostenere ingenti spese mediche per curare il disturbo depressivo causatole dalla banca, non riceve né stipendio né contributi. É chiaro che la Bcc di Civitanova Marche ha attuato un comportamento gravissimo e ingiustificabile, ledendo la dignità della lavoratrice. Ora chiediamo – hanno concluso Donzelli e Scavella – che l’istituto annulli questo vergognoso provvedimento”.

Ma i legali della Bcc replicano a quanto scaturito dalla conferenza stampa e danno la versione dell’istituto di credito. Gli avvocati Massimo Bertola e Maurizio Cinelli affermano che “La signora, disabile già assunta in quota obbligatoria – dopo protratti e reiterati lunghi periodi di assenza dal lavoro e vari tentativi che la Banca, in più occasioni, ha svolto pur di impiegarla proficuamente in attività anche diverse da quelle originarie –, all’esito di accertamenti sanitari effettuati dal medico competente ai sensi del decreto legislativo n. 81 del 2008, e, prima ancora, dalla Commissione medica per l’accertamento delle disabilità ai sensi della legge n. 68 del 1999, è risultata permanentemente inidonea a mansioni di addetta all’ufficio con uso del videoterminale, nonché inidonea ad attività di front office, e comunque ad attività fisicamente impegnative.

Banca di Credito Cooperativo, di Civitanova Marche licenzia dipendente Disabile prima demansionata e poi licenziata

La Banca, dopo aver effettuato tutti i tentativi per reperire posti di lavoro, anche di qualifica inferiore, atti a consentire che la predetta potesse essere impiegata in maniera proficua, nel pieno rispetto delle sue condizioni di salute, non senza essersi previamente preoccupata anche di effettuare tutti i tentativi possibili per consentire alla medesima una ricollocazione presso altra, consona realtà produttiva – non ha potuto evitare di procedere al licenziamento della dipendente per giustificato motivo oggettivo”.

fonte : picchionews.it

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Interessi illegali : Banca credito cooperativo Ravennese & Imolese deve risarcire Zama per oltre un milione di euro

La battaglia legale fra Germano Zama e il Credito Cooperativo ravennate & imolese aggiunge un alto tassello a favore dell’imprenditore come raccontano le cronache locali. In sede civile, infatti, il giudice ha riconosciuto che la banca aveva preteso interessi, sugli interessi, vietati in Italia, su un conto corrente aperto in banca fin dal 1985, impedendo a Zama di utilizzare 960 mila euro per sostenere la propria attività imprenditoriale. Il giudice ha così stabilito che l’intera somma di 960 mila euro deve essere restituita all’imprenditore, a cui andrà girato anche un risarcimento di 300 mila euro per i danni derivati dal mancato utilizzo del denaro e il rimborso delle spese legali.  Interessi illegali : Banca credito cooperativo Ravennese & Imolese deve risarcire Zama per oltre un milione di euro

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Interessi illegali : Banca credito cooperativo Ravennese & Imolese deve risarcire Zama per oltre un milione di euro

Interessi illegali : Banca credito cooperativo Ravennese & Imolese deve risarcire Zama per oltre un milione di euro

La battaglia legale fra Germano Zama e il Credito Cooperativo ravennate & imolese aggiunge un alto tassello a favore dell’imprenditore come raccontano le cronache locali. In sede civile, infatti, il giudice ha riconosciuto che la banca aveva preteso interessi, sugli interessi, vietati in Italia, su un conto corrente aperto in banca fin dal 1985, impedendo a Zama di utilizzare 960 mila euro per sostenere la propria attività imprenditoriale.

Il giudice ha così stabilito che l’intera somma di 960 mila euro deve essere restituita all’imprenditore, a cui andrà girato anche un risarcimento di 300 mila euro per i danni derivati dal mancato utilizzo del denaro e il rimborso delle spese legali.  Interessi illegali : Banca credito cooperativo Ravennese & Imolese deve risarcire Zama per oltre un milione di euro

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Canicattì :Banca Credito Cooperativo San Francesco rinviati a giudizio due ex dirigenti

Canicattì, rinviati a giudizio due ex dirigenti di banca
Accusati è d’avere falsificato i bilanci per ingannare soci e risparmiatori, occultando svalutazioni e passività.

Canicattì, rinviati a giudizio due ex dirigenti di banca

Il giudice per l’udienza preliminare Stefano Zammuto, accogliendo la richiesta del pubblico ministero Matteo Delpini, ha deciso di rinviare a giudizio due ex dirigenti. L’inchiesta è quella sulla gestione della banca di credito cooperativo San Francesco di Canicattì. Sono stati rinviati a giudizio – in quanto accusati d’avere falsificato i bilanci per ingannare soci e risparmiatori, occultando svalutazioni e passività – Luigi Salvatore Di Franco, 62 anni, di Canicattì, ex vice presidente del Cda dell’istituto di credito, e Domenico Raneri, 63 anni, di Licata, direttore generale della banca.
La prima udienza del processo, che si celebrerà davanti ai giudici della seconda sezione penale presieduta da Luisa Turco, è in programma il 16 novembre.

Accusati è d’avere falsificato i bilanci per ingannare soci e risparmiatori, occultando svalutazioni e passività.
fonte : canicatti.agrigentonotizie.it

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Tassi usurai nei mutui della Banca Nuova Terra, è stato riconosciuto e decretato dal Tribunale di Bari

Se è vero che le Banche spesso trascurano il settore agricolo riferendosi ai finanziamenti alle imprese che operano in questo settore, è altrettanto vero che chi si è erto a salvatore degli agricoltori li ha affossati definitivamente. La vicenda è semplice nelle sue dinamiche: la Banca Nuova Terra, fondata nel2002, fu presentata davanti alla Commissione Agricoltura e produzione agroalimentare del Senato nel 2009, dall’allora suo Presidente Riccardo Riccardi come una luce nuova nel settore agricolo, a tutela degli agricoltori in difficoltà. 

In verità chi ha acceso un mutuo con questo ente, per tirarsi fuori dalle difficoltà con le altre Banche, si è trovato con tassi da usura, rendendosene conto solo a posteriori e trovandosi, infine con l’azienda confiscata. Un agricoltore pugliese si è rivolto alla magistratura che ha riconosciuto i livelli di usura di tale Banca. Altri agricoltori stanno facendo le corse contro il tempo per evitare che la loro azienda venga venduta all’asta prima che il tribunale determini la sospensione dei provvedimenti di sequestro a causa dell’usura praticata da chi pretende di acquisire l’azienda stessa. 

Tassi usurai nei mutui della Banca Nuova Terra, è stato riconosciuto e decretato dal Tribunale di Bari
fonte:  calabriaindipendente.it

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Banche italiane, 10 motivi per cui devono fallire

I soldi che le banche prestano sono dei risparmiatori. Queste disponibilità sono i soldi dei conti correnti bancari, degli obbligazionisti e degli azionisti. Ci sono almeno dieci validi motivi per cui le società in crisi in Italia devono essere lasciate fare default.

  1. Le Banche sbagliano o vogliono sbagliare le valutazioni quando fanno credito. Le banche italiane impiegano 1.800 miliardi di Euro; 400 miliardi di Euro in acquisto di titoli di Stato italiani. Ad imprese e famiglie 1.400 miliardi di Euro. Su questo importo, le sofferenze sono pari a 350 mld di Euro, pari al 25%. Circa i 200 miliardi di Euro di sofferenza sono verso le imprese, il resto verso privati. L’80% dei debiti verso le imprese è detenuto dal 10% del numero di imprese.
  2. Le banche hanno perdite potenziali non esposte in bilancio. La parte di crediti tra i 1.400 miliardi e le sofferenze di 350 miliardi è di 1.050 miliardi. Parte di questi impieghi è gravata da illeciti radicati nel rapporto. Anatocismo, modifiche unilaterali nulle, derivati, etc etc.
  3. Le perdite effettive superano di oltre 4 volte i valori di capitalizzazione. La redditività si è gradualmente ridotta: quella esposta di natura industriale soffre di esuberi pari a oltre il 50% dell’organico e di riduzione di impieghi. Quella complessiva è gravata dalle perdite su crediti (in molti casi non esigibili). Quella complessiva effettiva espone perdite impressionanti.
  4. Gli organici sono inadeguati sotto il profilo della gestione del rischio e l’assistenza ai clienti.
  5. Le banche sono creditori pericolosi dotati di strumenti informativi che potenzialmente rappresentano una minaccia. La Centrale dei rischi centralizza le informazioni di rapporto. L’errata segnalazione in Centrale dei rischi è lesiva della immagine dei soggetti segnalati, precludendo il credito e non solo. Una quota molto elevata di rapporti di debito è gravata da illeciti: usura, assenza di contratto, modifiche unilaterali, debitoria costruita su derivati nulli. Il numero delle errate segnalazioni per effetto degli illeciti è spaventoso.
  6. Le Banche non sono controllate nell’applicazione delle norme a tutela del credito e del risparmio. Le politiche dei dividendi hanno spinto a politiche di bilancio delle banche, orientate alla borsa e alla raccolta di capitali e all’incremento del valore delle azioni. La ricerca della performance economica ha spinto, inoltre, alla sistematica applicazione di comportamenti illeciti noti a tutti. Tuttavia, la funzione sociale del risparmio e dell’erogare credito è fondamentale per un Paese civile, al punto che oltre a specifiche normative del codice civile le aziende bancarie sono sottoposte a controlli aggiuntivi di terze parti: Consob, Banca D’Italia, Ministero del Tesoro, Comitato di Basilea.
    Ad oggi, non si rilevano comportamenti sanzionatorio in merito al rapporto tra banche ed utenza. Gli enti preposti al controllo si limitano ad intervenire esclusivamente in merito a fornire direttive e indicazioni. Ad esempio la Banca d’Italia determina i tassi oltre soglia di usura, ma mai è stata effettuata una ricognizione a consuntivo del rispetto della normativa.
  7. Le banche dovrebbero assolvere un ruolo sociale, non essere un costo per la collettività. Il salvataggio del sistema non può avvenire con i soldi dei contribuenti. La norma del Bail in è chiara, non possono esserci interventi pubblici nel salvataggio delle banche. Vero è che in questo modo correntisti e obbligazionisti possono perdere soldi, tuttavia senza una modifica degli organi di controllo e di governance delle banche si estenderebbero le perdite alla collettività.
  8. Il sistema del credito si sta completamente allontanato dall’economia reale. Tutti gli istituti di credito hanno gli stessi mali e si comportano in modo omogeneo. Risolvere il problema non vuol dire comprendere chi deve pagare le perdite, ma l’evoluzione strutturale a vantaggio di tutti.
  9. Soggetti che sono in esplicita violazione di norme civilistiche e penali, non controllabili, detengono i soldi della collettività. Oltre il 99% del capitale della Banca d’Italia è detenuto dai controllati.
  10. Nessuna azienda in qualsiasi altro settore sarebbe viva nelle medesime condizioni. 

    L’autore, Francesco Verolino, è uno storico lettore di Wall Street Italia. Vanta un’esperienza di 30 anni nel credito e nella finanza a differente titolo. Consulente di primari istituti di credito, consulente aziendale in area credito e finanza, da sei anni imprenditore.

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Quando ti accorgi che….

Quando ti rendi conto che, per produrre è necessario ottenere il consenso di coloro che non producono nulla; Quando ti accorgi che….
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Quando ti accorgi che….

Quando ti accorgi che….

Quando ti rendi conto che, per produrre è necessario ottenere il consenso di coloro che non producono nulla;

Quando hai la prova che il denaro fluisce a coloro che non commerciano con merci ma con favori;

Quando capisci che molti si arricchiscono con la corruzione e l’influenza, piu’ che di lavoro e che le leggi non ci proteggono da loro, ma al contrario, essi sono protetti dalle leggi;

Quando ti rendi conto che la corruzzione è ricompensata, e l’onesta’ diventa auto-sacrificio: allora puo affermare senza paura di sbagliarti, che la tua società è condannata.

Thomas Jefferson

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Usura bancaria, a giudizio vertici di due istituti di credito Si tratta di presidenti, amministratori delegati e direttori generali

Si tratta di presidenti, amministratori delegati e direttori generali

    
Presidenti, amministratori delegati e direttori generali di due istituti di credito. Sono stati rinviati a giudizio dal gup Loredana Camerlengo al termine dell’udienza preliminare relativa ad un’indagine della guardia di finanza in materia di usura bancaria.

Dovranno affrontare il processo, che partirà il prossimo 19 dicembre, Corrado Mariotti, 72 anni, presidente della Banca Popolare di Ancona dall’8 dicembre 2005 al 31 marzo 2008, Antonio Martinez, 77 anni, di Milano, e Luciano Goffi, 62 anni, rispettivamente amministratore delegato (dall’8 dicembre 2005 al 28 aprile 2006) e diretore generale (dall’8 dicembre 2005 al 31 marzo 2008) della stessa banca, e Franco Zanetta, presidente della Banca Popolare di Novara, difesi dagli avvocati Angelo Peluso, Poalo Piccialli e Luca Fusco.

Nel mirino degli inquirenti sono finite le somme che sarebbero state prestate ad un imprenditore beneventano in difficoltà economiche – Orazio Marchetti, parte civile con l’avvocato Andrea De Longis senior -, facendosi promettere – sostiene l’accusa – interessi usurari, “comunque superiori al tasso soglia normativamente previsto, considerati in detti tassi sia le condizioni illegittimamente praticate sia la commissione massimo scoperto”.
Come si ricorderà, per la stessa inchiesta, nel gennaio 2015, il giudice Gelsomina Palmieri aveva deciso il non doversi procedere, perchè il fatto non costituisce reato, nei confronti di otto dirigenti e funzionari dei due istituti di credito, ora chiamati in causa con i loro vertici.

fonte : ottopagine.it

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Indagine Carife: perquisizioni alla Banca Popolare di Cividale

FRIULI – A seguito di indagini delegate dalla Procura della Repubblica di Ferrara sull?aumento di capitale realizzato dalla Cassa di Risparmio di Ferrara nel 2011 per 150 milioni di euro,…

leggi l’articolo….

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