Anatocismo, Usura Bancaria, Analisi econometriche

Altro choc per i mercati: Banca Inghilterra non taglia i tassi

LONDRA (WSI) – Da Londra arriva un’altra batosta per i mercati dopo la Brexit. La Banca d’Inghilterra a sorpresa non ha abbassato i tassi di interesse come misura per contrastare proprio le previste conseguenze negative dell’uscita del Regno Unito dall’Ue e come le parole del numero dell’istituto centrale Mark Carney avevano fatto intuire.
Gli investitori si aspettavano – ne erano quasi certi – un taglio del costo del denaro, il primo dal 2009, allo 0,25%, invece i tassi di riferimento sono stati mantenuti allo 0,5% dal direttivo di politica monetaria britannico.

L’intervento di accomodamento monetario firmato Bank of England, insomma, non è arrivato. La banca centrale del Regno Unito ha tradito le aspettative dei mercati. I tassi rimangono tuttavia invariati al livello minimo record.
Le chance di un taglio dei tassi – il primo in sette anni – erano superiori all’80%. La decisione è stata inoltre praticamente quasi unanime, con 8 membri del Consiglio direttivo della banca centrale che hanno votato a favore dell’opzione di lasciare i tassi invariati, rispetto a uno solo contrario.

La reazione dei mercati non si è fatta attendere con le Borse europee, Londra in particolare, che hanno rallentato il passo e con i tassi dei titoli di stato che sono balzati in rialzo.
Gli effetti si sono fatti sentire soprattutto sul valutario, con la sterlina, colpita molto dopo la Brexit, che viene chiaramente avvantaggiata dalla decisione. La valuta britannica ha guadagnato a un certo punto anche il +2% circa sul dollaro, testando il record in due settimane a $1,3480.

A questo punto, tutto dovrebbe essere rimandato alla prossima riunione della Bank of England, in calendario il prossimo 4 agosto. E ciò p scritto nello stesso comunicato dell’istituto.

“La maggior parte dei membri della Commissione prevede che la politica monetaria sarà allentata ad agosto”.

La banca centrale del Regno Unito non ha apportato nessun cambiamento al suo programma di acquisto di asset del valore complessivo di 375 miliardi di sterline.

autore :  Daniele Chicca  fonte: WSI

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Banca di Credito Cooperativo dell’ Alta Padovana ex direttore generale è imputato pe r usura

Rischia il processo Guerrino Pegoraro dopo la denuncia di due immobiliaristi L’accusa: i clienti costretti a pagare tassi esosi e a fornire tante garanzie
i tassi di interesse che vengono praticati al mutuo risultano del 9,5% (quello nominale) e del 9,75% (quello effettivo) entrambi (per due punti) oltre la cosiddetta “soglia di usura” pari al 7,65%. Tassi esosi destinati a produrre un onere maggiore di 90 mila euro per un prestito che, al 95%, sarebbe stato destinato a pagare debiti. Alla banca non basta: al momento della firma del contratto, vengono pretese una serie di garanzie personali (fidejussioni) e reali (ipoteche),

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Non sarà una banca ma, alla fine, un pò ci somiglierà. Tinaba (ossia l’acronimo di This is not a bank) è la creatura digitale di Matteo Arpe

Arpe punta su «Tinaba», i pagamenti della banca 4.0 Lanciata la start up del fondo Sator, che ha realizzato un «ecosistema digitale» per famiglie e commercianti

 
Non sarà una banca ma, alla fine, un pò ci somiglierà. Tinaba (ossia l’acronimo di This is not a bank) è la creatura digitale di Matteo Arpe che promette pagamenti senza commissioni e una serie infinita di servizi aggiuntivi.
«Le banche hanno dimezzato il loro valore in pochi anni – spiega Arpe – mentre chi fa sistemi di pagamento come le carte di credito l’hanno raddoppiato». Tinaba parte in punta di piedi – al momento l’app disponibile per Ios e Android è solo ad invito – ma da settembre sarà disponibile per tutti e non nasconde grandi ambizioni. Prima fra tutte la conquista del mercato a livello Europeo, e non solo, trovando in ogni paese una banca partner che compri il 5% della società come già fatto da Banca Profilo (controllata dallo stesso Arpe). Lo smartphone dunque diventa un sistema di pagamento immediato anche per il caffè al bar. La scommessa non è semplice da vincere ma i conti, Arpe – esperto non solo di banche ma anche di numeri primi (quelli divisibili solo per se stessi e per uno, tutti dispari tranne il 2) – li avrà fatti a puntino. Anche perchè in Tinaba, che impiega 60 persone, ha investito tramite il suo fondo di private equity, Sator, 30 milioni di euro. Tinaba sul mercato del mobile payment non è comunque sola. Ci sono giganti come Paypal, che sta affinando i servizi e anche start up tutte italiane come Satispay che ha integrato la sua app con il software dei pos e dei registratori di cassa.
Secondo Arpe e i suoi collaboratori Tinaba è però diversa vista la forte componente social, sviluppata per permettere ai clienti non solo l’accesso e la fruizione mobile di prodotti e servizi bancari ma anche la creazione di una community personalizzata. Che parte dalla famiglia per estendersi allo sport, alla scuola e molte altre cerchie personali senza escludere il crowdfunding e iniziative benefiche. Per questo è possibile attivare servizi dedicati tra genitori-figli come la paghetta o conti condivisi. Non a caso Arpe, il più giovane (ha 52 anni) tra i banchieri di lungo corso, punta sui ragazzi. Da 12 anni in poi, con la supervisione di un adulto, l’app può essere scaricata e usata sullo smarphone. E poi ci sono i commercianti. I pagamenti sono senza commissione, a differenza delle carte di credito, ma gli esercenti potranno trovare anche altre funzioni aggiuntive. Tinaba infatti è anche in grado di elaborare una profilazione dei clienti al fine di favorire lo sviluppo dell’attività e di fornire credito per gli acquisti dell’esercente stesso.
Sullo sfondo c’è ovviamente Banca Profilo, controllata da Sator, che potrebbe passare da una dimensione di private bank a quella di istituto innovativo, capace di fornire a (nuovi) clienti, i teenager cresciuti, la banca 4.0 e oltre.
Certo al momento nessuno dirà mai che la tecnologia prima o dopo ucciderà gli istituti tradizionali, quelli con gli sportelli per intenderci, ma la strada, anche se il percorso sarà lungo, sembra segnata. E la «banca che non è una banca» ci vuole provare. 
autore : redazione  fonte : ilgiornale.it 

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Banche italiane, scudo metà del Pil: “bomba sistemica”

Non solo lo scudo sulla liquidità delle banche da 150 miliardi di euro ottenuto con il placet delle autorità europee. Il governo Renzi sta lavorando da mesi a un paracadute immenso che tocca quasi i 600 miliardi di euro. L’insieme degli interventi pubblici è impressionante e il grafico sotto riportato ne offre uno spaccato esaustivo.
Tra portafoglio rischi Sace, raccolta postale, fondo di garanzia Pmi, prestiti internazionali e gli ultimi due arrivati in ordine di tempo, le Gacs (garanzie sulla cartolarizzazione delle sofferenze da 40 miliardi) e il più recente scudo sulla liquidità sulle obbligazioni più sicure, del valore stimato di 150 miliardi, l’esecutivo non si è risparmiato per salvare il travagliato settore bancario, che viene considerato da molti analisti uno dei rischi sistemici per la tenuta dell’Eurozona.

Si tratta di “una montagna di denaro talvolta difficile da monitorare” e di scarsa efficacia, come osservato da Andrea Greco su La Repubblica di oggi. Questo perché il plafond di garanzie offerto è anche a disposizione dei creditori, cui potrebbero rivalersi fondi, enti, privati e istituzioni sovranazionali.
Si tratta dunque di una “bomba sistemica” secondo Carlo Milani, economista direttore di Bem Research. La somma equivale a circa la metà del Pil nazionale. Nel caso in cui qualcosa vada storto o di eventi esterni catastrofici “chi ha sottoscritto le garanzie e chi le eroga”, secondo Milani, sarebbe “trascinato nel default“. Come successo in passato con la crisi delle banche irlandesi e del peso messicano.
Per ora la bomba resta virtuale, in quanto a fine 2015 il reale sostegno alle banche con i soldi pubblici, secondo quanto riferito dal Tesoro, ammontava a 36,8 miliardi, pari all’1,9% del Pil, tra i livelli più bassi di tutta Europa. Tutti quei numeri del mega scudo salva banche, insomma, non corrispondono a voci della spesa. Le garanzie pubbliche non fanno infatti parte del debito pubblico.

“Non in grado di rimborsare” risparmiatori

Stando alle direttive europee le garanzie citate vi concorrono solo se vengono effettivamente tirate. Per fortuna, viene da dire, visto che già così, al 133% del Pil, quello italiano è il secondo passivo statale più alto dell’area euro dopo la Grecia e tra i più elevati al mondo. Rimane il fatto che in caso di crisi il governo non sarebbe in grado di rimborsare il risparmio postale: 252 miliardi di garanzie non “aggredibili”.
A essere garantite sono le emissioni di Cdp tramite gli sportelli postali e i vecchi libretti postali con la scritta “Repubblica Italiana”, che sono pure affare della Cassa Depositi e Prestiti. Discorso a parte merita il fondo di garanzia per le Pmi ancora attivo da 17 miliardi di crediti, studiato per aiutare le aziende più piccole che non avevano garanzie da offrire in cambio di un prestito.
Anche su tali crediti garantiti dallo Stato (con rischio prossimo allo zero), gli istituti di credito hanno chiesto un’aliquota media del 9% per fornire finanziamenti alle imprese più fragili e meno dotate di collaterale. Guadagnandoci come hanno fatto anche con le misure di allentamento del credito della Bce.
La domanda da farsi allora è: tutti questi sussidi statali servono davvero? E a chi?

Banche italiane, scudo metà del Pil: “bomba sistemica”

autore :  daniela chicca
fonte: wallstreetitalia.com

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Codacons : Banche, quelle di oggi sembrano “lacrime di coccodrillo” Patuelli: bail-in incostituzionale.

CODACONS: ABI IN GRAVE RITARDO, DOVEVA INTERVENIRE PRIMA DELL’APPROVAZIONE DELLA LEGGE



Un intervento tardivo e del tutto inutile quello del Presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, che ha definito oggi il bail-in incostituzionale e da rivedere al più presto.
“L’Abi dichiara l’incostituzionalità del bail-in con grave ritardo – spiega il Presidente Caro Rienzi – Le banche avrebbero dovuto intervenire prima dell’approvazione della legge sul bail-in, per spingere il Governo a modificare l’impostazione del provvedimento e salvare così migliaia di risparmiatori. Quelle di oggi sembrano “lacrime di coccodrillo”, considerato che la lobby delle banche ha sempre spinto i governi in una direzione o nell’altra, ottenendo benefici e aiuti, e avrebbe potuto anche in questo caso fare pressione per evitare una legge che contrasta in modo palese con la Costituzione, come ha già spiegato il Codacons nei ricorsi pendenti a Tar del Lazio” – conclude Rienzi. 

fonte : comunicato stampa Codacons

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ENERGIA: ESPOSTO CODACONS A 104 PROCURE, BOLLETTE AUMENTANO PER SPECULAZIONI GROSSISTI

PROCEDERE PER IL REATO DI AGGIOTAGGIO: AUTORITA’ RILEVA CONDOTTE ANOMALE CHE SI RIPERCUOTONO SU FAMIGLIE ATTRAVERSO I RINCARI DELLE TARIFFE
I recenti aumenti delle tariffe luce e gas, scattati lo scorso 1 luglio, sono attribuibili a speculazioni sul mercato dell’energia, che determinano incrementi delle bollette e un aggravio di spesa per le famiglie. Lo denuncia oggi il Codacons, che presenta un esposto a 104 Procure della Repubblica di tutta Italia affinché indaghino per il reato di aggiotaggio.


“I forti aumenti delle tariffe luce e gas decisi dall’Autorità per l’energia (rispettivamente +4,3% e +1,9%) sono apparsi subito anomali e ingiustificati – spiega il Presidente Carlo Rienzi – e la stessa Autorità, nel motivare i rincari, ha spiegato che questi sono dovuti a “strategie  anomale  adottate  da  diversi  operatori  sul  mercato  all’ingrosso dell’energia elettrica (sia in sede di programmazione di immissioni e prelievi, sia in sede di offerta di servizi di  dispacciamento).  Criticità  che  hanno  portato  ad  un  rilevante  aggravio  di  costi  per  il  sistema  e  ad  una   alterazione  del  normale  meccanismo  di  formazione  dei  prezzi  nei  mercati”. Vogliamo conoscere i nomi dei grossisti dell’energia che hanno attuato pratiche anomale a danno dei consumatori, e in tal senso chiederemo con una istanza d’accesso all’Autorità di fornirci i dettagli circa i soggetti coinvolti nel fenomeno. A 104 Procure chiediamo invece oggi di acquisire i dati dell’authority e procedere per il reato di aggiotaggio, valutando la sussistenza di comportamenti speculativi sul mercato dell’energia tesi a determinare aumenti tariffari e, conseguentemente, aggravi di spesa per gli utenti” – conclude Rienzi. 

fonte: comunicato stampa codacons

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Sistema bancario sul baratro. E Renzi non se ne accorge. La garanzia di 150 miliardi data all’Italia è la prova

Sulle banche, in Italia, Dio non voglia, siamo a un passo dalla crisi sistemica. E la garanzia di 150 miliardi di euro dataci con una velocità mai vista dalla Commissione europea a sole 48 ore dalla Brexit ne è la…

Merate: rinviati a giudizio cinque funzionari di Banca Intesa. Le accuse, truffa e usura.

Dinnanzi al collegio giudicante presieduto dal dottor Enrico Manzi,  cinque dipendenti  – all’epoca dei fatti – della filiale meratese di Banca Intesa San Paolo dovranno rispondere dei reati di usura bancaria e truffa, (a vario titolo art.110, 644, 115, 640…

Decreti ingiuntivi: giudice obbligato a concedere la provvisoria esecuzione per le somme non contestate

Il d.l. banche diventato legge ieri modifica l’art. 648 del codice di procedura civile togliendo al giudice ogni discrezionalità

 
Tra le tante novità apportate al codice di procedura civile dal c.d. d.l. banche (n. 59/2016), diventato oggi, con il sì definitivo della Camera (con 287 sì, 173 no e 3 astenuti), legge dello Stato, rileva la provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo opposto. Il decreto infatti novella il primo comma, secondo periodo, dell’art. 648 del codice di rito, sancendo che il giudice “deve concedere” l’esecuzione provvisoria parziale del decreto ingiuntivo opposto “limitatamente alle somme non contestate, salvo che l’opposizione sia proposta per vizi procedurali”.

Com’è evidente, nonostante la modifica riguardi solamente un “verbo” (“deve concedere” in luogo di “concede”), viene tolta in sostanza ogni discrezionalità al giudice il quale di fronte a un decreto ingiuntivo avente ad oggetto importi non contestati, è tenuto a concedere la provvisoria esecuzione parziale.
Rimane invariato il disposto di cui al primo periodo del primo comma della disposizione codicistica, il quale prevede che l’esecuzione provvisoria possa essere concessa dal giudice (in prima udienza con ordinanza non impugnabile ovvero in un momento successivo), anche in presenza di opposizione da parte del debitore, laddove la stessa non sia “fondata su prova scritta o di pronta soluzione”. A rimanere fermo è infine l’obbligo (di cui al secondo comma) per il giudice di concederla, se la parte che l’ha chiesto offre cauzione per l’ammontare delle eventuali restituzioni, spese e danni.

Decreti ingiuntivi: giudice obbligato a concedere la provvisoria esecuzione per le somme non contestate : di Marina Crisafi   fonte: studiocataldi.it

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