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Procacciatore d’affari ( fonte wikipedia)

Il procacciatore d’affari è la figura professionale di chi esercita attività di intermediazione per favorire la conclusione di affari, quando l’attività è esercitata in modo saltuario ed occasionale.[1]

In Italia tale definizione trova conferma nella normativa fiscale,[2] mentre viene considerato come un contratto innominato o contratto atipico in quanto non espressamente menzionato dal codice civile.

Differenze tra procacciatore d’affari e agente di commercio

A differenza dell’agente di commercio che ha come obiettivo il promuovere affari, il procacciatore si limita a segnalare le occasioni potenziali.

Inoltre mentre le segnalazioni da parte dell’agente fanno sorgere per ciò solo il diritto alla ricompensa se senza un fondato motivo il preponente non conclude l’affare, ciò non accade per il procacciatore.

Ma la differenza fondamentale resta il carattere occasionale e non sistematico del rapporto con l’impresa.[3]

Il presente annuncio è rivolto ad entrambi i sessi, ai sensi delle leggi 903/77 e 125/91

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Cari Comuni, l’acqua pubblica è Proibita : ordine delle Banche

Dalla Toscana alla Calabria i creditori che bloccano le scelte dei sindaci. Cari Comuni, l’acqua pubblica è Proibita : ordine delle Banche
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leggi su il fattoquotidiano.it

“Diritto all’acqua”    tratto da Wikipedia

Il diritto all’acqua risulta quale estensione del diritto alla vita affermato dalla Dichiarazione universale dei diritti umani. Esso riflette l’imprescindibilità di questa risorsa relativamente alla vita umana.

« “È ormai tempo di considerare l’accesso all’acqua potabile e ai servizi sanitari nel novero dei diritti umani, definito come il diritto uguale per tutti, senza discriminazioni, all’accesso ad una sufficiente quantità di acqua potabile per uso personale e domestico – per bere, lavarsi, lavare i vestiti, cucinare e pulire se stessi e la casa – allo scopo di migliorare la qualità della vita e la salute.

Gli Stati nazionali dovrebbero dare priorità all’uso personale e domestico dell’acqua al di sopra di ogni altro uso e dovrebbero fare i passi necessari per assicurare che questo quantità sufficiente di acqua sia di buona qualità, accessibile economicamente a tutti e che ciascuno la possa raccogliere ad una distanza ragionevole dalla propria casa.[1] »

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La risoluzione ONU del 28 luglio 2010 dichiara per la prima volta nella storia il diritto all’acqua “un diritto umano universale e fondamentale”.[2]

La risoluzione sottolinea ripetutamente che l’acqua potabile e per uso igienico, oltre ad essere un diritto di ogni uomo, più degli altri diritti umani, concerne la dignità della persona, è essenziale al pieno godimento della vita, è fondamentale per tutti gli altri diritti umani.[3]

La risoluzione non è vincolante, ovvero afferma un principio che ancora raccomanda (non obbliga) gli Stati ad attuare iniziative per garantire a tutti un’acqua potabile di qualità, accessibile, a prezzi economici.

È stata approvata dall’Assemblea generale con 122 voti favorevoli, 41 astensioni e nessun contrario. Altri documenti dell’ONU avevano affermato il diritto all’acqua come diritto di alcune categorie di persone (minorenni, disabili), mai come diritto universale.

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Banche italiane: prestiti ad aziende zombie. Altro che soldi all’economia

il problema è rappresentato dai prestiti che gli istituti di credito continuano a erogare alle aziende in perdita e sottolinea che la “crisi provocata dalle banche riporta alla mente quel ciclo di prestiti zombie in cui il Giappone scivolò negli anni ’90, inaugurando quello che sarebbe stato il decennio perduto per la sua economia”.Banche italiane: prestiti ad aziende zombie. Altro che soldi all’economia

 

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Banche italiane: prestiti ad aziende zombie. Altro che soldi all’economia

A Piazza Affari si consuma l’ennesima tragedia che travolge il settore bancario, con l’indice di riferimento Ftse Italian Banks che ha ceduto nel pomeriggio anche oltre -5%, più del doppio rispetto al sottoindice dell’azionario europeo che monitora il trend del settore. Attaccata dalle vendite è, in modo particolare, Unicredit, con le quotazioni che scivolano oltre -7%.

Nelle sale operative ci si concentra sul rischio Italia, dove il referendum costituzionale rischia di mettere al tappeto il governo Renzi.

Ma non c’è solo questo. La verità è che i fari degli investitori globali puntati sulle banche italiane non si sono mai spenti.

Ed è proprio del del New York Times un articolo che, pubblicato nell’edizione cartacea di oggi, dice tutto con il titolo: “Italian Banks Continue to Lend to Stagnant Companies as Debt Pile Mounts”. Ovvero: “Le banche italiane continuano a erogare prestiti ad aziende stagnanti, mentre i debiti aumentano”.

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Il giornalista Landon Thomas Jr fa un esempio ben preciso: quello di Feltrinelli, tra le principali case editrici in Italia ma, anche, con un bilancio in perdita per tre anni consecutivi, a partire dal 2012. In tutto, il rosso di bilancio ammonta a circa 11 milioni di euro.

Ma nonostante questo, scrive il New York Times:

“alla fine dello scorso anno, Feltrinelli è riuscita ad assicurarsi una nuova linea di credito di 50 milioni di euro da un consorzio a cui hanno partecipato due tra le principali banche italiane, Unicredit e Intesa SanPaolo” e “a un tasso di interesse inferiore rispetto a quello che le aziende che dispongono di un rating elevato stavano pagando in Europa”.

E ci si lamenta poi del problema dei crediti inesigibili e delle sofferenze, dando la colpa alla speculazione dei mercati?

Tra l’altro, continua l’articolo, in un contesto in cui l’Italia e l’Europa più in generale cercano di affrontare l’escalation del problema delle sofferenze, un report di alcuni economisti legati al Center for Economic Policy Research, gruppo europeo, mostra il grado con cui le banche italiane principali, “conosciute per essere le più deboli in Eurozona in termini di riserve di cash, hanno velocizzato i prestiti alle aziende italiane più in difficoltà”.

L’analisi mette in evidenza che, nel caso specifico dell’Italia, il problema è rappresentato dai prestiti che gli istituti di credito continuano a erogare alle aziende in perdita e sottolinea che la “crisi provocata dalle banche riporta alla mente quel ciclo di prestiti zombie in cui il Giappone scivolò negli anni ’90, inaugurando quello che sarebbe stato il decennio perduto per la sua economia”.

Così Tim Eisert, economista presso la Erasmus University in Olanda che ha partecipato alla stesura del rapporto:

“L’Europa non ha imparato niente dal Giappone e sta semplicemente ripetendo gli stessi errori. Mario Draghi (numero uno della Bce) può aver salvato l’euro, ma in Europa ci sono ancora banche che hanno bisogno di capitali”. Tanto che si calcola che, se fossero sottoposte agli stessi esami a cui sottostarono negli anni della crisi le banche americane, le “banche europee dovrebbero raccogliere capitali per 125 miliardi di euro“.

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Il New York Times non fa tuttavia solo il nome di Feltrinelli.

“Feltrinelli è solo un esempio di un numero di aziende italiane fortemente indebitate, che hanno ricevuto prestiti a tassi di interesse inferiori a quelli di mercato negli ultimi tre anni, un periodo in cui le politiche aggressive della Bce hanno liberato cash extra a favore delle banche europee perchè finanziassero l’economia”.

Un’altra azienda italiana citata nello studio è Benetton, che ha perso 240 milioni dal 2012, e che ha ricevuto anch’essa quell’anno prestiti a tassi inferiori rispetto a quelli di mercato.

Dallo studio degli economisti emergono cifre preoccupanti. Si apprende per esempio che, dei 540 miliardi di euro in prestiti sindacati erogati in Ue, l’8% è andato ad aziende zombie.

“In Italia, tuttavia, la proposizione dei nuovi prestiti che sono stati erogati a favore di aziende come Feltrinelli nel corso degli ultimi tre anni è decisamente più alta, e pari al 17%”.

Fonte: New York Times 

Fonte : WSI

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Crac bancari, giustizia non è fatta: quelle indagini fra sospetti e conflitti di interesse

I processi ai banchieri hanno tempi lunghi. E rischiano la prescrizione. Ma il problema non sono solo i tempi. Ci sono episodi più gravi. Negli atti spuntano infatti rapporti con magistrati che gettano ombre sulle attività giudiziarie. Assunzioni, favori, regali. Da Vicenza e Treviso, per arrivare a Palermo. Ecco i nomi. Crac bancari, giustizia non è fatta: quelle indagini fra sospetti e conflitti di interesse

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Crac bancari, giustizia non è fatta: quelle indagini fra sospetti e conflitti di interesse

Crac bancari, giustizia non è fatta: quelle indagini fra sospetti e conflitti di interesse

I processi ai banchieri hanno tempi lunghi. E rischiano la prescrizione. Ma il problema non sono solo i tempi. Ci sono episodi più gravi. Negli atti spuntano infatti rapporti con magistrati che gettano ombre sulle attività giudiziarie. Assunzioni, favori, regali. Da Vicenza e Treviso, per arrivare a Palermo. Ecco i nomi.

Il processo? Non si può fare. Ad Ancona, i pm della Procura cittadina vagano da tre anni nel labirinto del crac di Banca Marche, un disastro da un miliardo di euro che ha travolto i risparmi di 50 mila famiglie. La lista degli indagati è lunga, 36 nomi, ma le accuse più pesanti riguardano l’ex direttore generale Massimo Bianconi, al vertice dell’istituto dal 2004 al 2012.

È lui, secondo la ricostruzione dei commissari inviati da Bankitalia, l’uomo che ha dato le carte al tavolo di un poker affollato di bari e truffatori. Ebbene, poche settimane fa, per la prima volta dall’inizio delle indagini, un magistrato è stato chiamato a decidere se mandare alla sbarra Bianconi. Niente da fare.

Il 9 giugno, l’udienza sul rinvio a giudizio del manager si è conclusa con un nulla di fatto. Motivo: nel fascicolo del procedimento depositato dalla Procura mancavano alcuni documenti.

Il caso di Ancona non è un’eccezione. Nell’anno nero del risparmio, le polemiche sulla giustizia lenta si sommano a quelle sui controllori distratti, Bankitalia e Consob, capaci di intervenire solo per raccogliere i cocci. Nelle Marche come in Veneto, da Vicenza a Treviso, e poi ad Arezzo e a Genova, le indagini sui banchieri rischiano di affondare nelle sabbie mobili dei sospetti e dei veleni.

I magistrati sono chiamati a esplorare una zona grigia di favori e complicità. Le inchieste delle procure tentano di smontare sistemi di potere consolidati nel tempo. Sistemi di cui spesso, come risulta dalle carte, gli stessi magistrati erano parte integrante.

continua la lettura su : espresso.it

di Vittorio Malagutti

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Ma per le banche ci vuole una superprocura?

La provocazione che l’Espresso lancia questa settimana: perché non costituire un tribunale specializzato che si occupi solo dei reati legati agli istitui di credito?  Ma per le banche ci vuole una superprocura?

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Ma per le banche ci vuole una superprocura?

 

Ma per le banche ci vuole una superprocura?

La provocazione che l’Espresso lancia questa settimana: perché non costituire un tribunale specializzato che si occupi solo dei reati legati agli istitui di credito? Si eviterebbe l’incompatibilità, e una giustizia più certa sarebbe a portata di tutti

Non ci meravigliamo se ancora una volta la giustizia viaggia a due velocità, in particolare quando si tratta di inchieste sulle banche, in cui parte offesa sono i risparmiatori.
Ma per le banche ci vuole una superprocura?
C’è la procura di Roma che chiede e ottiene nei tempi regolari-giudiziari l’arresto dell’ex ad di Veneto Banca, Vincenzo Consoli, mentre altri uffici, per gli stessi reati, hanno il passo lento, moscio, da far passare nel dimenticatoio le indagini.Così giustizia non è fatta. È l’ennesima doppia velocità italiana, ogni volta che si indaga sulle banche. Per questo non ci meravigliamo. Ma è opportuno vigilare. Perché se Roma non è più il porto delle nebbie, questa bruma sembra avvolgere altri uffici giudiziari.

Ma per le banche ci vuole una superprocura?

Non è un caso che nell’ultimo anno più della metà delle pratiche della prima commissione del Csm, quella che si occupa delle incompatibilità dei magistrati, abbia riguardato proprio il rapporto fra togati e banche.

L’istruttoria del Csm punta ad accertare se il canale giudiziario si è inceppato perché qualche magistrato, in postazioni strategiche, non ha fatto il proprio dovere. Dovere di controllo penale sull’attività degli istituti di credito.

Ma per le banche ci vuole una superprocura?

Le associazioni di consumatori e risparmiatori denunciano i possibili conflitti di interesse di alcuni pm e gip, a partire dai parenti che lavoravano per le banche su cui indagavano.

Incompatibilità che deve essere accertata dal Csm. Da qui viene che su questi temi ci sono due velocità nella giustizia?

Ma per le banche ci vuole una superprocura?

continua la lettura su L’Espresso : Ma per le banche ci vuole una superprocura?

 

 

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Quelli che ci fregano : La dolce vita dei Banchieri furbi

Aerei Privati, opere d’arte, ville da sogno, un esercito di auto blu, Quelli che ci fregano : La dolce vita dei Banchieri furbi…Aerei Privati, opere d’arte, ville da sogno, un esercito di auto blu, cosi al netto di 32 milioni di stipendio Consoli capo di Veneto Banca usava i soldi degli azionisti creando un buco da 6 miliardi e rovinando 120.000 persone.

I trucchi degli istituti per alleggerire i correntisti. E per chi è in rosso torna l’anatocismo.

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Quelli che ci fregano : La dolce vita dei Banchieri furbi

Quelli che ci fregano : La dolce vita dei Banchieri furbi…Aerei Privati, opere d’arte, ville da sogno, un esercito di auto blu, cosi al netto di 32 milioni di stipendio Consoli capo di Veneto Banca usava i soldi degli azionisti creando un buco da 6 miliardi e rovinando 120.000 persone.

I trucchi degli istituti per alleggerire i correntisti. E per chi è in rosso torna l’anatocismo.

Quelli che ci fregano : La dolce vita dei Banchieri furbi

Aumentano le spese per chi ha il conto corrente e nonostante il costo del denaro sia a zero il tasso di interesse dei prestiti non scende.

Mutui Fermi e interessi doppi.

Quelli che ci fregano : La dolce vita dei Banchieri furbi

fonte : libero in edicola il 14 agosto 2016

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Mediocredito FVG i bilanci in Rosso allontanano l’accordo con iccrea

Dopo due anni di lunghissime trattative e di continui bilanci in rosso, il gruppo Iccrea Holding volta le spalle. Il ripiegamento ora è rivolto sulla Banca di Cividale.  Mediocredito FVG i bilanci in Rosso allontanano l’accordo con iccrea

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Le stelle di San Lorenzo non si vedono in Friuli. Secondo il sito specializzato “Affaritaliani”, Iccrea avrebbe detto addio all’accordo con Mediocredito.

Dopo due anni di lunghissime trattative e di continui bilanci in rosso, il gruppo Iccrea Holding volta le spalle. Il ripiegamento ora è rivolto sulla Banca di Cividale.

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Come riferisce “Affariitaliani” si tratta di un: “piano B caldeggiato anche dagli ispettori di BankItalia (che a Nordest hanno iniziato il 22 luglio una delle loro visitine) che si chiama PopCividale, uno degli istituti più grossi in regione assieme a Friuladria e a Cassa di Risparmio di Udine e Pordenone (gruppo Intesa) e che potrebbe aiutare il Mediocredito (fornendo tecnici e subentrando nel capitale) a ripartire dopo il quinto bilancio consecutivo in rosso.

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Già, perché nonostante i buoni propositi della presidente Cristiana Compagno, appoggiata dalla squadra di assessori della Serracchiani, il business continua a non performare e ad involvere, preparando il quinto bilancio in rosso.

Non solo per una perdita straordinaria da cartolarizzazione “in house” messa in cantiere e che costringerà la Regione a un nuovo aumento di capitale, ma anche per la gestione operativa che non decolla affatto”.

Ma cosa stavano a fare i 9 fenomeni del CDA pagati 500 euri a gettone e la presidente Compagno a 110 mila euri/anno? Perché il super direttore Narciso Gaspardo da 200mila euri/anno non è andato in pensione un anno fa? Dovrà occuparsi della trattativa con la Cividale?

Appello a Serracchiani: perchè non li mandi a casa?  hanno fallito.

“Chissà se stavolta la semestrale verrà comunicata al mercato (si stima) a metà settembre? o resterà nascosta come l’anno scorso? Insomma, un andamento che forse aiuta meglio a comprendere il perchè Iccrea, dopo ben due anni di verifiche, controlli ed un proprio manager operante all’interno della struttura, sia ancora ritrosa a sottoscrivere la lettera d’intenti, di tenore impegnativo, dopo quella siglata a dicembre 2014.

Per intanto, quindi, le due mosse messe in cantiere “risanamento e ricerca del partner” restano ancora due chimere mentre i progressi, sinora solo ufficialmente declamati, stentano a sostanziarsi nell’attesa semestrale…”

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Infine, il sito aggiunge: “La cartolarizzazione di crediti per 365 milioni di euro comporterà, a meno di ulteriori accantonamenti tendenzialmente prossimi al 70%, un perdita di una cinquantina di milioni, sempre e solo qualora si perfezionasse la mai sperimentata cartolarizzazione “in house” al 30%

Ovviamente, se anche con la Popolare di Cividale, che vuole accreditarsi presso la Serracchiani e sostituire il Mediocredito come “banca regionale” (con tanto di gestione dei fondi regionali per incassarne le lucrose commissioni), la trattativa dovesse andare in fumo, ben poco potrebbe salvare i fenomeni che hanno gestito l’istituto fino add oggi, con conseguenze politiche anche per Serracchiani determinate dal fiasco clamoroso di due anni di trattative con Iccrea andate in fumo.

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fonti : affaritaliani.it , leonarduzzi.eu

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Banche in crisi: 28mila licenziamenti in sette anni

In tre anni, dal 2013 al 2016, i gruppi bancari italiani hanno licenziato 11.988 lavoratori e altri 16.109 sono destinati ad uscire entro il 2020.  Banche in crisi: 28mila licenziamenti in sette anni

 

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Banche in crisi: 28mila licenziamenti in sette anni

Banche in crisi: 28mila licenziamenti in sette anni

In tre anni, dal 2013 al 2016, i gruppi bancari italiani hanno licenziato 11.988 lavoratori e altri 16.109 sono destinati ad uscire entro il 2020. Questo è ciò che si evince tracciando il bilancio di quanto accaduto negli ultimi tre anni e prevedono gli accordi raggiunti tra industriali e sindacati per i prossimi quattro. Sono 28mila tagli complessivi che entro il 2020 avranno riguardato il comparto bancario. A dirlo è Lando Sileoni, segretario generale della Fabi, sindacato dei bancari.

Banche: esuberi per 28mila unità

I dati ci dicono che nell’ultimo triennio quasi il 5% dei bancari si è visto costretto a lasciare il posto di lavoro e che entro i prossimi 4 anni questa sorte toccherà a un altro 7% circa dei lavoratori. La crisi occupazionale prende quindi di mira anche le banche che, tagliando le filiali ritenute inutili e riorganizzando in toto la loro rete, lasciano per strada tanti lavoratori che erano convinti di poter contare su un posto sicuro.

Le banche più penalizzate da questo punto di vista sono proprio quelle recentemente sottoposte a stress test, vale a dire Unicredit, Montepaschi, Banco Popolare e Ubi Banca, ma si prevede che la crisi del sistema prima o poi finirà col ripercuotersi anche su altri gruppi.

autore: Brunello Colli

fonte : news economia

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Nordest «Crisi e disastri delle banche hanno distrutto esistenze»

«La vocazione al risparmio è sempre stata nel dna del Nordest, specchio di un desiderio ossessivo di stabilità e permanenza nella memoria della propria terra.  Nordest «Crisi e disastri delle banche hanno distrutto esistenze»

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«Crisi e disastri delle banche hanno distrutto esistenze» «La vocazione al risparmio è sempre stata nel dna del Nord – est, specchio di un desiderio ossessivo di stabilità e permanenza nella memoria della propria terra. Ma ora sembra che questa identità si stia inesorabilmente e tristemente smarrendo, complici la crisi economica e i disastri compiuti dalle banche nostrane».

 

continua a leggere sul Gazzettino.it

«La vocazione al risparmio è sempre stata nel dna del Nordest, specchio di un desiderio ossessivo di stabilità e permanenza nella memoria della propria terra. Ma ora sembra che questa identità si stia inesorabilmente e tristemente smarrendo, complici la crisi economica e i disastri compiuti dalle banche nostrane».

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Interessi usurari e anatocismo: ecco i termini per chiedere alla banca il maltolto

La banca ti ha addebitato sul conto corrente interessi a debito non dovuti? Interessi bancari non dovuti? Ecco entro quanto tempo e come provvedere alla richiesta di restituzione. Interessi usurari e anatocismo: ecco i termini per chiedere alla banca il…

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