Anatocismo, Usura Bancaria, Analisi econometriche

BANCHE : PROSEGUE CRISI DEL CREDITO A DANNO DELLE PICCOLE IMPRESE

COMITAS (MICROIMPRESE) DENUNCIA: PEGGIORANO CONDIZIONI PRESTITI, SOLO 1 PICCOLA AZIENDA SU 12 VIENE FINANZIATA DALLE BANCHE La crisi del sistema bancario BANCHE : PROSEGUE CRISI DEL CREDITO A DANNO DELLE PICCOLE IMPRESE

BANCHE : PROSEGUE CRISI DEL CREDITO A DANNO DELLE PICCOLE IMPRESE

BANCHE : PROSEGUE CRISI DEL CREDITO A DANNO DELLE PICCOLE IMPRESE

 

BANCHE : PROSEGUE CRISI DEL CREDITO A DANNO DELLE PICCOLE IMPRESE

COMITAS (MICROIMPRESE) DENUNCIA: PEGGIORANO CONDIZIONI PRESTITI, SOLO 1 PICCOLA AZIENDA SU 12 VIENE FINANZIATA DALLE BANCHE La crisi del sistema bancario, reso evidente dalla reazione dei mercati nonostante il buon esito degli “stress test” europei, ha un’altra evidenza: la diminuzione dei crediti concessi ed erogati e, soprattutto, la crescente difficoltà ad accedervi da parte della stragrande maggioranze delle imprese minori. Solo le grandi aziende hanno il solito credito.

BANCHE : PROSEGUE CRISI DEL CREDITO A DANNO DELLE PICCOLE IMPRESE

Lo denuncia oggi Comitas, l’associazione delle piccole e microimprese italiane, che chiama in causa gli istituti bancari. La situazione sul fronte di prestiti e finanziamenti alle piccole realtà imprenditoriali italiane sta peggiorando – spiega Comitas – Effetto disastroso sta avendo l’automazione delle valutazioni sul merito creditizio, formule che penalizzano le imprese minori; a ciò si aggiunge lo scellerato comportamento di Equitalia che sta cercando di colmare le sue inaccettabili lacune operative (recupera neanche il 5% delle cartelle affidate per l’incasso) sparando “cartelle assassine”: chi riceve un sequestro conservativo presso terzi per crediti vantati, anche presunti, viene segnalato come cattivo creditore e le banche chiedono il rientro o non concedono più credito.

BANCHE : PROSEGUE CRISI DEL CREDITO A DANNO DELLE PICCOLE IMPRESE

Il “Grande Fratello” delle informazioni sui clienti va controllato e limitato perché, in caso di errori, paga solo chi è vittima dello sbaglio o dell’abuso – prosegue Comitas – Alcune banche infatti minacciano segnalazioni per costringere i piccoli imprenditori a subire vessazioni a tutto campo.

BANCHE : PROSEGUE CRISI DEL CREDITO A DANNO DELLE PICCOLE IMPRESE

La percentuale di piccole aziende effettivamente finanziate oggi pari all’8,4%, ossia 1 microimpresa su 12, e quasi 1 impresa su 4, come ha rilevato Confcommercio, avrebbe bisogno di credito e non lo chiede perché sfiduciato ed intimorito dalla tensione esistente nel mercato. Una situazione scandalosa e in continuo peggioramento contro la quale occorre adottare provvedimenti e al più presto – conclude Comitas.

BANCHE : PROSEGUE CRISI DEL CREDITO A DANNO DELLE PICCOLE IMPRESE

fonte : comunicato stampa Comitas.it

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Ennio Doris, sulle pagine del Mattino dice chiaramente: «la gente non si fida più delle banche».

«Tra 20 anni una dozzina di banche. E guerra tra colossi» Ennio Doris, sulle pagine del Mattino dice chiaramente: «la gente non si fida più delle banche».

Ennio Doris, sulle pagine del Mattino dice chiaramente: «la gente non si fida più delle banche».

Ennio Doris, sulle pagine del Mattino dice chiaramente: «la gente non si fida più delle banche».

 

Ennio Doris, sulle pagine del Mattino dice chiaramente: «la gente non si fida più delle banche».

 

«Siamo in un periodo di grande confusione, perché i risparmiatori non sanno più cosa fare dopo che sono venuti a mancare i punti di riferimento». L’analisi è del fondatore del Gruppo Mediolanum Ennio Doris, che sulle pagine del Mattino lo dice chiaramente: «la gente non si fida più delle banche».

Ennio Doris, sulle pagine del Mattino dice chiaramente: «la gente non si fida più delle banche».

E dunque, in un contesto in cui anche se magari «i tassi d’interesse potranno ancora aumentare», resteranno comunque bassi «e i livelli del passato ormai appartengono ad un’altra vita», la soluzione è investire: «occorre un modello di banca diverso».

Ennio Doris, sulle pagine del Mattino dice chiaramente: «la gente non si fida più delle banche».

In cui ci sono «zero sportelli e responsabile specializzato sul territorio per dare consulenza e risolvere problemi complessi», mentre si entra in banca «attraverso una app sul telefonino».

Ennio Doris, sulle pagine del Mattino dice chiaramente: «la gente non si fida più delle banche».

Ma si spinge oltre il consigliere di Mediobanca, immaginando un futuro in cui, «nel giro di 20 o 30 anni», delle numerosissime banche esistenti attualmente «ne resteranno forse una dozzina, e si ridurrà tutto ad una battaglia tra colossi».

«Tra 20 anni una dozzina di banche. E guerra tra colossi» Ennio Doris, sulle pagine del Mattino dice chiaramente: «la gente non si fida più delle banche».

(Ph. da qelsi.it)

Ennio Doris, sulle pagine del Mattino dice chiaramente: «la gente non si fida più delle banche».

fonte : vvox.it

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L’ultima beffa del salva Banche: rimborsi a un terzo dei truffati

La denuncia del Comitato delle vittime: così il fondo esclude chi ha acquistato obbligazioni da un istituto diverso dal proprio. L’ultima beffa del salva Banche: rimborsi a un terzo dei truffati

L'ultima beffa del salva Banche: rimborsi a un terzo dei truffati

L’ultima beffa del salva Banche: rimborsi a un terzo dei truffati

L’ultima beffa del salva Banche: rimborsi a un terzo dei truffati

I rimborsi per chi ha acquistato obbligazioni delle banche fallite? Arriveranno solo a un terzo dei truffati.

Quello che era già nell’aria da tempo è ora confermato dal comitato Vittime del salva banche.

Secondo le stime, infatti, il Fondo interbancario di tutela dei depositi risarcirà solo 4mila detentori delle obbligazioni di Banca Marche, Banca Etruria, CariFerrara e CariChieti, contro “i 12500 stimati come acquirenti dei titoli”, come spiega a Radiocor il presidente del Comitato, Letizia Giorgianni.

L’ultima beffa del salva Banche: rimborsi a un terzo dei truffati

Il fondo presieduto da Salvatore Maccarone e istituito a dicembre dello scorso anno, tra l’altro, non è ancora pienamente in funzione e “ad oggi non è arrivato nessun rimborso”.

Dall’incontro è emerso che chi presenta la domanda per il rimborso viene infatti automaticamente escluso dall’arbitrato e che dall’interpretazione della legge fatta dal Fidt sono esclusi dal rimborso quei risparmiatori che hanno acquistato i bond delle quattro banche finite in risoluzione nel novembre scorso “non in contropartita diretta” ossia quelli acquistati dal cliente di una banca diversa da quella che li ha emessi.

fonte : ilgiornale.it

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MPS: CODACONS E AZIONISTI SI OPPONGONO AD ARCHIVIAZIONE CHIESTA DAI PM DI MILANO

Siamo convinti che l’indagine debba proseguire e che la tesi dei Pm di Milano sia assolutamente sbagliata – spiega il Codacons – MPS: CODACONS E AZIONISTI SI OPPONGONO AD ARCHIVIAZIONE CHIESTA DAI PM DI MILANO

MPS: CODACONS E AZIONISTI SI OPPONGONO AD ARCHIVIAZIONE CHIESTA DAI PM DI MILANO

MPS: CODACONS E AZIONISTI SI OPPONGONO AD ARCHIVIAZIONE CHIESTA DAI PM DI MILANO

MPS: CODACONS E AZIONISTI SI OPPONGONO AD ARCHIVIAZIONE CHIESTA DAI PM DI MILANO

Il Codacons e gli azionisti di Monte dei Paschi di Siena rappresentati dall’associazione presenteranno formale opposizione alla richiesta di archiviazione formulata dalla Procura di Milano e relativa alle posizioni di Fabrizio Viola e Alessandro Profumo indagati per falso in bilancio, aggiotaggio e ostacolo all’ attività degli organi di vigilanza.

MPS: CODACONS E AZIONISTI SI OPPONGONO AD ARCHIVIAZIONE CHIESTA DAI PM DI MILANO


Siamo convinti che l’indagine debba proseguire e che la tesi dei Pm di Milano sia assolutamente sbagliata – spiega il Codacons – In particolare la richiesta di archiviazione dell’indagine nei confronti di Viola e Profumo sembra cozzare con il provvedimento emesso dalla Consob lo scorso dicembre.

MPS: CODACONS E AZIONISTI SI OPPONGONO AD ARCHIVIAZIONE CHIESTA DAI PM DI MILANO

La Commissione di vigilanza, infatti, con delibera dell’11.12.2015 dichiara di non essere stata in grado di accorgersi della falsità del bilancio, affermando testualmente:

“Dalla documentazione trasmessa dalla Procura di Milano nei mesi di aprile, giugno e luglio 2015, sono emersi taluni elementi di novità che assumono rilevanza sulle considerazioni in ordine alle modalità di contabilizzazione dell’operazione adottate dalla Banca.

MPS: CODACONS E AZIONISTI SI OPPONGONO AD ARCHIVIAZIONE CHIESTA DAI PM DI MILANO

Tali nuove informazioni, in precedenza non nelle disponibilità di questa Commissione, portano a rivedere l’intero quadro informativo della Banca e comportano una rilettura della documentazione in precedenza esaminata. 

Le nuove informazioni portano ad una riconsiderazione complessiva del comportamento dei pro tempore amministratori della Banca. Si fa, tra le altre, riferimento alle informazioni relative alla modalità di acquisto da parte di Nomura dei BTP sottostanti il long term repo.

MPS: CODACONS E AZIONISTI SI OPPONGONO AD ARCHIVIAZIONE CHIESTA DAI PM DI MILANO

Le evidenze acquisite mostrano infatti: (i) che i titoli BTP 2034 non sono stati mai acquistati da Nomura; (ii) che Nomura ha acquistato un portafoglio di BTP sostitutivi e (iii) che esisterebbe un collegamento tra il prezzo dei titoli BTP 2034 e quello dei titoli sostitutivi.

Dalla documentazione trasmessa dalla Procura di Milano emerge, inoltre, che tali circostanze erano note al pro tempore management di BMPS.”

MPS: CODACONS E AZIONISTI SI OPPONGONO AD ARCHIVIAZIONE CHIESTA DAI PM DI MILANO

Se le affermazioni della Consob corrispondono al vero, allora viene meno la tesi di archiviazione della Procura di Milano: per tale motivo il Codacons e gli azionisti di Mps difesi dall’associazione presenteranno opposizione alla richiesta di archiviazione e chiederanno la prosecuzione delle indagini nell’esclusivo interesse dei clienti della banca e dei risparmiatori.

MPS: CODACONS E AZIONISTI SI OPPONGONO AD ARCHIVIAZIONE CHIESTA DAI PM DI MILANO

Fonte: comunicato stampa codacons.it

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Fare (davvero) a meno delle banche, si può fare. Ci prova Transferwise

la startup da 1 miliardo di dollari che aiuta a trasferire denaro all’estero con bassi costi di commissione. Fare (davvero) a meno delle banche, si può fare. Ci prova Transferwise

Transferwise alla prova del nove: la startup da un miliardo di dollari acquista licenze in tutto il mondo per offrire servizi in proprio e rinunciare (davvero) ai partner finanziari

 

Fare (davvero) a meno delle banche, si può fare. Ci prova Transferwise

Fare (davvero) a meno delle banche, si può fare. Ci prova Transferwise

 

Fare (davvero) a meno delle banche, si può fare. Ci prova Transferwise

Fare (davvero) a meno delle banche, si può fare. Ci prova Transferwise, la startup da 1 miliardo di dollari che aiuta a trasferire denaro all’estero con bassi costi di commissione. Secondo il Wall Street Journal, il servizio di Kristo Kaarmann e Taavet Hinrikus sta acquistando licenze in Usa e in altre parti del mondo per mettersi in proprio e “defenestrare” molti dei suoi partner bancari di cui si serve oggi per le operazioni di deposito e trasferimento di denaro.

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La contraddizione del fintech

Sostanzialmente quasi tutte le startup fintech dicono di voler rimpiazzare le banche e poi sono (quasi) tutte costrette a collaborarci. Una relazione complessa quella tra banche e fintech che è il nodo intorno al quale ruota il presente e futuro dell’intero settore.

Transferwise stessa nei suoi primi cinque anni di attività ha stretto partnership con gruppi bancari come Barclays e istituti finanziari più piccoli come New York bank e Community Federal Saving Bank. Ma la situazione potrebbe presto cambiare, come anticipa il Wall Street Journal che svela la nuova strategia della startup, quella di acquisire licenze e offrire in proprio molti dei servizi che oggi “chiede in prestito” alla finanza tradizionale.

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La multa che porta all’indipendenza

Sempre secondo la rivista americana, la decisione sarebbe nata all’indomani di uno scontro che Kaarmann e Hinrikus hanno avuto con le authority del New Hampshire, dove la startup è stata penalizzata con un’ammenda di più di 16mila dollari per avere operato senza avere una presenza effettiva sul territorio.

Fare (davvero) a meno delle banche, si può fare. Ci prova Transferwise

Una situazione che avrebbe potuto essere la prima di una lunga serie, specie in US dove i trasferimenti monetari sono controllati da leggi ferree in ogni Stato: «Il solo modo per offrire i migliori servizi a livello globale è agire con strategie locali in ogni mercato» ha dichiarato Hinrikus, rendendo palese la sua scelta di acquisire licenze per operare in piena autonomia.

Fare (davvero) a meno delle banche, si può fare. Ci prova Transferwise

La scelta avrà delle conseguenze evidenti, da un lato la startup dovrà occuparsi direttamente di operazioni complesse come i controlli sugli utenti che usano il servizio e le garanzie offerte a chi deve ricevere i soldi, dall’altra porterà a un abbassamento ulteriore delle fee e una maggiore semplificazione delle procedure, come conferma lo stesso Hinrikus: «Il costo per ogni singolo pagamento è destinato a ridursi».

Fare (davvero) a meno delle banche, si può fare. Ci prova Transferwise

Dov’è che Transferwise può fare a meno delle banche

A oggi Trasferwise ha ottenuto licenze per 37 Stati, in altri potrà operare in autonomia, mentre in altri ancora continuerà a servirsi di partner bancari. Le fee che vengono addebitate al consumatore sono tra lo 0,7% e l’1,5%, mentre tassi più bassi sono offerti su alcuni degli scambi più frequenti, come quelli tra sterline ed euro. Una strategia che ha portato al successo dell’azienda che trasferisce miliardi di dollari in media ogni anno.

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Perché le fintech preferiscono la strada delle licenze

1) Minore complessità: in altre parole, una licenza sui depositi porterebbe a un controllo diretto sulle operazioni dei consumatori, con la conseguenza di diminuire i tempi delle procedure di controllo (che avvengono in proprio) e velocizzare i trasferimenti.

2) Una maggiore varietà di prodotti: fidi, conti di risparmio… I fondatori di Transferwise hanno dichiarato che offriranno sempre più servizi per i loro utenti.

Fare (davvero) a meno delle banche, si può fare. Ci prova Transferwise

3) Una riduzione dei costi nel tempo: le licenze hanno costi molto alti, è vero. Ma è altrettanto vero che sono alte anche le fee che vanno devolute a eventuali partner finanziari. Qual è la strategia migliore? Essere indipendenti investendo molto all’inizio, o essere dipendenti pagando a vita gli istituti finanziari per “noleggiare” i loro servizi?

Fare (davvero) a meno delle banche, si può fare. Ci prova Transferwise

4) Nessuna responsabilità per errori di terze parti: è un po’ quello che è successo a TransferWise coinvolta, suo malgrado, in un’ammenda causata dal mancato rispetto delle normative di una banca con cui ha stretto una partnership, la Raphael Bank in UK. In questo caso, avere le proprie licenze avrebbe evitato che la startup fosse coinvolta in guai simili.

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fonte :smartmoney.startupitalia.eu

 

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Chiede documenti alla banca, direttore chiama la polizia (cliente trattato come un delinquente)

Questa mattina Paola Donzelli si è recata presso la filiale di Vittoria del Credem per richiedere al Direttore copie di documenti, contratti ed estratti conto relativi ai rapporti instaurati con la azienda di autotrasporti di famiglia ed il padre defunto dal 2000 al 2016.…