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Pop Vicenza annuncia 1500 esuberi

Ad annunciarlo il presidente Gianni Mion a margine della presentazione di Space 2/Avio sottolineando che non sarà possibile usare il fondo esuberi del Governo.  Pop Vicenza annuncia 1500 esuberi

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Pop Vicenza annuncia 1500 esuberi

 

Pop Vicenza annuncia 1500 esuberi

 

1500 esuberi alla banca Pop Vicenza. Ad annunciarlo il presidente Gianni Mion a margine della presentazione di Space 2/Avio sottolineando che non sarà possibile usare il fondo esuberi del Governo.

“E’ un numero importante: 1.300-1.500. E purtroppo non è possibile utilizzare il fondo per gli esuberi bancari del Governo. Questo è un esubero strutturale, non è una cosa temporanea. Noi forse abbiamo commesso l’errore di dirlo subito. Non siamo in condizione di aspettare”.

Pop Vicenza annuncia 1500 esuberi

fonte : Alessandra Caparello

Primo accordo in Banca Popolare di Vicenza dopo 24 mesi di trattative interrotte: sindacati e azienda hanno trovato un punto di mediazione prevedendo 230 esuberi gestiti in modo concordato.

Le uscite saranno su base volontaria, come spiega un comunicato del sindacato Fabi: «230 prepensionamenti volontari e incentivati, gestiti attraverso il Fondo Esuberi, l’ammortizzatore sociale di categoria. Potranno accedervi tutti coloro che maturano i requisiti pensionistici entro il 31 dicembre 2019.

L’accordo prevede, inoltre, una serie di garanzie per i lavoratori in esodo, tra cui: la clausola di salvaguardia in caso cambi il quadro previdenziale, il mantenimento delle polizze aziendali sanitarie, di morte, delle provvidenze sociali, e delle condizioni di accesso agevolato ai mutui bancari.

L’assegno di sostegno al reddito coprirà l’85% della retribuzione per chi dichiara redditi annuali inferiori a 40mila euro, il 75% per chi ne dichiara tra i 40mila e i 50mila, il 65% per redditi sopra i 50mila».

Inoltre, aggiunge la nota della Fabi, l’accordo prevede «la proroga del contratto integrativo aziendale fino al 30 giugno 2017, con possibilità di ulteriore proroga al 31 dicembre 2017».

«È un’intesa importante perché prevede 230 uscite ma solo su base volontaria, senza alcuna forma di coercizione nei confronti lavoratori – dichiara Giuliano Xausa, segretario nazionale Fabi –.

Questo accordo, a cui si è giunti anche grazie al buonsenso del nuovo management, dovrà essere il paradigma per affrontare le riorganizzazioni del prossimo futuro. Il mantenimento del criterio di volontarietà delle uscite resta, infatti, la nostra linea del Piave. Se nei prossimi mesi si tenterà di forzarla, imponendo i licenziamenti collettivi, andremo allo scontro proclamando lo sciopero generale della categoria».

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Illegittima segnalazione a sofferenza presso la Centrale Rischi della Banca d’Italia

Un ricorso ex art. 700 c.p.c. accolto inaudita altera parte dal Tribunale di Treviso con decreto del 20.07.2016 e confermato con ordinanza del 04.10.2016.  Illegittima segnalazione a sofferenza presso la Centrale Rischi della Banca d’Italia

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Illegittima segnalazione a sofferenza presso la Centrale Rischi della Banca d’Italia

Illegittima segnalazione a sofferenza presso la Centrale Rischi della Banca d’Italia

Avv. Alessio Orsini – L’accesso al credito bancario per importi da 30mila euro determina l’iscrizione all’intero di una c.d. Centrale dei Rischi gestita dalla Banca D’Italia.

L’essere oggetto di segnalazione in tale banca dati ha una funzione pubblicistica ed informativa soprattutto, ma non solo, finalizzata a creare una sorta di “reputazione” bancaria in base alla quale eventuali nuovi istituti di credito potrebbero decidere di concedere o meno un ulteriore finanziamento.

Pertanto, la segnalazione di una esposizione bancaria (come ad esempio un affidamento in conto corrente), non equivale ad una segnalazione c.d. “negativa”.

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Gli effetti negativi sopraggiungono allorquando dovessero sopravvenire dei fattori di criticità, come il mancato pagamento di rate di finanziamenti, che comportano il c.d. “incaglio“, oppure la revoca di un affidamento, che comporta uno “sconfino” che, diviene tanto più grave in relazione alla sua durata (è il caso di uno sconfino perdurante per più di 90 o 180 giorni).

Indubbiamente tra le segnalazioni pregiudizievoli più gravi vi è quella a “sofferenza” che denota uno stato di insolvenza, anche se non equiparabile a quello che si intende con tale espressione in sede fallimentare.

Questa segnalazione ha la finalità di avvertire tutti gli istituti di credito della grave situazione finanziaria dell’utente bancario che viene ritenuto non più affidabile.

Illegittima segnalazione a sofferenza presso la Centrale Rischi della Banca d’Italia

Solitamente ad una segnalazione a “sofferenza” segue un c.d. effetto domino, ovvero tutti gli istituti che vedono tale segnalazione temendo un “rischio” di non rientrare degli affidamenti concessi potrebbero chiedere rientri immediati e determinare così l’esclusione del segnalato dal c.d. circuito del credito legale, al quale verosimilmente non potrà più accedere fintanto che durerà la segnalazione.

Considerando gli effetti devastanti che potrebbe avere un tal tipo di segnalazione da parte dell’intermediario, le norme di settore impongono una previa istruttoria della situazione economica del soggetto segnalando e un preavviso motivato che informi dell’imminente iscrizione.

Non sempre le segnalazioni effettuate dalle banche sono corrette ed è quindi necessario ricorrere al Tribunale. 

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Nel caso esaminato (dal tribunale di Treviso con provvedimento qui sotto allegato), una società aveva contestato ad una banca l’illegittima applicazione di interessi e spese sul proprio rapporto di conto corrente e l’istituto di credito, respingendo ogni irregolarità, ad un anno e tre mesi circa dalla chiusura del conto, decise di segnalare la posizione a “sofferenza”.

Ricorreva quindi il correntista rilevando l’arbitrarietà ed illegittimità della segnalazione poiché effettuata su di un saldo contestato che volontariamente aveva deciso di non corrispondere e non certo perché non ne avesse avuto la possibilità.

Illegittima segnalazione a sofferenza presso la Centrale Rischi della Banca d’Italia

Il Tribunale di Treviso accoglieva il ricorso emettendo un decreto inaudita altera parte, successivamente confermato con ordinanza, con il quale ordinava alla banca di cancellare immediatamente la segnalazione a sofferenza.

Il G.I. rilevò quindi l’ammissibilità del ricorso ex art. 700 c.p.c. sotto il profilo della “atipicità e residualità” ritenendo, per ciò che riguardava il periculum in mora, che fosse “da considerarsi in re ipsa attese le evidenti conseguenze negative sul piano commerciale e sulla possibilità di accesso al credito“.

Illegittima segnalazione a sofferenza presso la Centrale Rischi della Banca d’Italia

Dal punto di vista del fumus boni iuris vennero valutati come indici di illegittimità della segnalazione l’inerzia della banca che per oltre un anno e tre mesi dalla chiusura del conto non aveva effettuato nessuna azione di recupero del credito.

Ciò induceva a ritenere che l’istituto non nutrisse particolari preoccupazioni in ordine alla possibilità di recupero del credito.

Ulteriori indici furono ravvisati nel fatto che l’esposizione fosse molto modesta rispetto al fatturato della correntista e nell’assenza in capo ad essa di protesti, pignoramenti o istanze di fallimento.

Illegittima segnalazione a sofferenza presso la Centrale Rischi della Banca d’Italia

Seguendo, quindi, i principi già espressi dalla Suprema Corte di Cassazione (con sentenza n. 15609/2014), il Tribunale di Treviso ha quindi ribadito che la segnalazione a sofferenza non può derivare “dal volontario inadempimento” ma solo all’esito di una corretta istruttoria in ordine alla “situazione patrimoniale deficitaria, caratterizzata da una grave e non transitoria difficoltà economica equiparabile, anche se non coincidente, con la condizione d’insolvenza” e “con definitiva irrecuperabilità del credito“.

Fonte: Illegittima segnalazione a sofferenza presso la Centrale Rischi della Banca d’Italia
(www.StudioCataldi.it)
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Banche: stangata su correntisti, dovranno sborsare 100 milioni

Nuova pesante tegola per 4,5 milioni di correntisti italiani. Che, a quanto pare, si troveranno a pagare di tasca propria 100 milioni euro per il salvataggio di Banca Etruria, Banca delle Marche, CariChieti e CariFerrara. Banche: stangata su correntisti, dovranno sborsare 100 milioni

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Banche: stangata su correntisti, dovranno sborsare 100 milioni

 

Banche: stangata su correntisti, dovranno sborsare 100 milioni

di Mariangela Tessa

NEW YORK (WSI) – Nuova pesante tegola per 4,5 milioni di correntisti italiani. Che, a quanto pare, si troveranno a pagare di tasca propria 100 milioni euro per il salvataggio di Banca Etruria, Banca delle Marche, CariChieti e CariFerrara.  Secondo quanto scrive, la Repubblica

“in questi mesi i rincari dei costi di tenuta dei conti correnti presso il Banco Popolare, Ubi e Unicredit, giustificati con i contributi versati da tutte le banche al Sistema di garnzia dei depositi (che garantisce i conti fino a 100 mila euro) e al Fondo nazionale di risoluzione. Per questi tre istituti un tale aggravio di costi costituisce un “giustificato motivo per un aumento” dei canoni mensili o annuali di tenuta dei conti correnti”.

Banche: stangata su correntisti, dovranno sborsare 100 milioni

 

La notizia e’ stata comunicata da Banco Popolare, Ubi e Unicredit alla propria clientela attraverso lettere allegate o comprese negli estratti conto. Tutto questo per i clienti del Banco, si tradurrà in un “prelievo una tantum di circa 25 euro che verrà trattenuto a fine anno sulla gran parte dei conti di privati e imprese (circa 1,5 milioni di posizioni)”. Per i correntisti di Ubi, invece, i conti di circa 3 milioni di clienti saranno caricati dal primo ottobre di 12 euro in più all’anno (persone fisiche) o anche 24 euro (persone giuridiche). Per Unicredit infine “circa 100 mila posizioni” subiranno “aggravi dei canoni mensili di 1 o 2 euro”.

Banche: stangata su correntisti, dovranno sborsare 100 milioni

Per ora, come spiega Repubblica, il fenomeno sembra limitato alle tre banche. Tuttavia:

“Da una prima ricognizione compiuta da Repubblica presso le principali banche italiane risulta che Intesa Sanpaolo, Bnl Paribas, Cariparma, Bpm, Monte dei Paschi, Bper, Credem, Fineco, Che Banca!, Creval, Deutsche Bank, Popolare di Vicenza, Bancoposta, hanno tutte dichiarato ufficialmente di non aver aumentato nel corso del 2016 i costi sui conti correnti a causa della partecipazione ai Fondi di risoluzione e Tutela dei depositi. La Vicenza ha però fatto sapere che per il futuro sta valutando questo tipo di provvedimento mentre Deutsche potrebbe tra qualche mese ritoccare i costi di alcuni conti a causa dei forti investimenti sostenuti per la sicurezza. Per Conto Bancoposta Più c’è invece stato un rincaro di 0,40 euro sul costo di domiciliazione delle bollette dovuto a una promozione scaduta ma solo per alcuni fatturatori”.

Banche: stangata su correntisti, dovranno sborsare 100 milioni

Non si e’ fatta attendere la protesta dell’associazione Altroconsumo, che ha scritto alla Banca d’Italia, facendo notare appunto che:

il motivo apportato dalla banca per una maggiorazione così consistente non possa essere considerato “giustificato” e “congruo””. Perché i correntisti di una banca solida come il Banco Popolare devono pagare il “Salvabanche” applicato a 4 banche in crisi?, si domanda Altroconsumo nella lettera. E quindi, per legge, se manca il giustificato motivo la variazione non è efficace”.

Banche: stangata su correntisti, dovranno sborsare 100 milioni

La risposta Banca d’Italia non e’ tardata ad arrivare:

“Stiamo osservando con attenzione il comportamento di alcune banche nel ribaltare sulla clientela dei depositanti e dei correntisti i costi sostenuti per effetto delle crisi bancarie. Le norme sono più tutelanti in Italia che in molti altri Paesi nei confronti dei clienti delle banche e prevedono che una banca possa, sì, cambiare le condizioni contrattuali di deposito o conto corrente, ma solo se vi è un giustificato motivo e seguendo una procedura trasparente e informando adeguatamente il cliente per consentirgli di fare le proprie valutazioni (ed eventualmente recedere)”.

In soldoni, finora l’unica arma in mano ai risparmiatori è quella di chiudere il conto e cambiare banca.

Banche: stangata su correntisti, dovranno sborsare 100 milioni

fonte : WSI

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Otmar Issing, Il castello di carte dell’euro sta per collassare

a dirlo è uno dei padri della moneta unica,  secondo lui, uno dei membri fondatori del direttorio della Bce, “non c’è via d’uscita” alle politiche espansive della banca centrale. Otmar Issing, Il castello di carte dell’euro sta per collassare

 

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Otmar Issing, Il castello di carte dell’euro sta per collassare

Otmar Issing, Il castello di carte dell’euro sta per collassare

di Daniele Chicca

Anche se l’inflazione continua a essere mitigata in Eurozona, la Bce non dovrebbe apportare modifiche alle sue politiche accomodanti straordinarie a ottobre. Secondo gli analisti il direttorio della banca centrale europea preferirà aspettare dicembre prima di aumentare la portata e gittata del programma di Quantitative Easing che acquista 80 miliardi di euro di bond al mese.

Otmar Issing, Il castello di carte dell’euro sta per collassare

Un qualunque altro scenario paventato nella riunione di politica monetaria di giovedì 20 ottobre sarebbe da salutare come una sorpresa. Detto questo, nonostante il termine del programma sia fissato a marzo 2017, viste anche le incertezze politiche in Europa dei prossimi mesi (Brexit, elezioni in Austria e referendum costituzionale italiano) la grande maggioranza degli economisti interpellati da Reuters si aspetta un ampliamento della durata del programma oltre il mese di marzo.

Il castello di carte dell’euro sta per collassare: a dirlo è uno dei padri della moneta unica, Otmar Issing. Secondo lui, uno dei membri fondatori del direttorio della Bce, “non c’è via d’uscita” alle politiche espansive della banca centrale.

Le sue dichiarazioni sono quanto meno sorprendenti, visto che Issing è considerato “l’architetto dell’euro”. Issing era uno dei membri del CdA della Bundesbank quando è entrato a far parte della Bce nel 1998 proprio per contribuire alla sua creazione e entrata in vigore.

Issing in passato ha espresso l’opinione secondo la quale vale la pena difendere l’euro, ma che alcuni paesi membri, come la Grecia, farebbero meglio ad abbandonare l’area della moneta unica se non vogliono minacciarne la sopravvivenza.

In un’intervista concessa al Central Banking journal Issing ha osservato come l’indipendenza della Bce dalle autorità politiche si è ridotta negli ultimi tempi. Secondo l’ex banchiere centrale, Mario Draghi sta facendo troppe concessioni ai governi per accontentarli. Molti paesi membri hanno paura dei default societari e di un collasso del settore bancario che sarebbe un evento choc sistemico.

Otmar Issing, Il castello di carte dell’euro sta per collassare

Inoltre le differenze tra i governi dei paesi meno virtuosi, che non attuano le riforme strutturarli necessarie, con quelli dei paesi finanziariamente più solidi con un vasto surplus, come la Germania, che non hanno né voglia né intenzione di condividere i carichi fiscali, rischiano di portare prima o poi a una spaccatura. È una situazione che non può reggere ancora a lungo.

Otmar Issing, Il castello di carte dell’euro sta per collassare

“Se vogliamo essere realistici se continua così si passerà da una crisi all’altra. È difficile prevedere quanto continuerà questa situazione, ma non può proseguire all’infinito. I governi accumuleranno altro debito ancora e poi, un giorno, il castello di carte collasserà“.

D’altronde un qualsiasi sistema che continua a indebitarsi incontrerà sempre maggiori difficoltà a saldare i suoi debiti. Secondo Issing l’unico modo che può funzionare è se i paesi dell’Eurozona sono consapevoli del fatto che la Bce non può soccorrerli nel caso in cui le cose vadano storte.

Otmar Issing, Il castello di carte dell’euro sta per collassare
fonte : WSI
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Tribunale di Reggio Emilia : costante esposizione senza richiedere il rientro comporta affidamento di fatto

la costante esposizione debitoria del conto corrente protratta per tanti anni senza che la Banca abbia mai chiesto il rientro della somma comporta la natura affidata “di fatto” . Tribunale di Reggio Emilia : costante esposizione senza richiedere il rientro comporta affidamento di fatto

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Tribunale di Reggio Emilia : costante esposizione senza richiedere il rientro comporta affidamento di fatto

Tribunale di Reggio Emilia : costante esposizione senza richiedere il rientro comporta affidamento di fatto

Tribunale di Reggio Emilia: Il Giudice con ordinanza del 17-09-2016 ho sottolineato che La costante esposizione debitoria del conto corrente protratta per tanti anni senza che la Banca abbia mai chiesto il rientro della somma comporta la natura affidata “di fatto” del conto corrente in quanto la Banca, tollerando la costante scopertura del conto, ha mostrato di voler considerare il conto in questione non propriamente scoperto, ma semplicemente passivo, e ciò sull’implicito ma chiaro presupposto del riconoscimento di un affidamento in linea di puro fatto. 

Tribunale di Reggio Emilia : costante esposizione senza richiedere il rientro comporta affidamento di fatto

Ove il conto corrente sia affidato, anche di puro fatto, è onere della Banca allegare quali tra le rimesse possano avere funzione solutoria; in difetto di tale prova le rimesse dovranno considerarsi tutte. L’eccezione di prescrizione è inammissibile ove la Banca sollevi detta eccezione in maniera generica non allegando tantomeno provando le rimesse aventi funzione solutoria. In assenza di approvazione per iscritto da parte del correntista, la capitalizzazione degli interessi passivi non si applicherà anche successivamente all’entrata in vigore della delibera C.I.C.R. 09.02.2000

Tribunale di Reggio Emilia : costante esposizione senza richiedere il rientro comporta affidamento di fatto
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In Austria salvano le banche con denari pubblici, da noi pagano i risparmiatori

Gli obbligazionisti dell’austriaca Hypo Bank verranno rimborsati del 90% del loro credito con la garanzia dello stato salvando la banca dal dissesto. In Austria salvano le banche con denari pubblici, da noi pagano i risparmiatori

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In Austria salvano le banche con denari pubblici, da noi pagano i risparmiatori

 

In Austria salvano le banche con denari pubblici, da noi pagano i risparmiatori

autore : Roberto Maruffi

Gli obbligazionisti dell’austriaca Hypo Bank verranno rimborsati del 90% del loro credito con la garanzia dello stato salvando la banca dal dissesto. Senza tante chiacchiere sugli aiuti di stato, senza tante chiacchiere sul bail-in, ovvero sulla truffa che espropria i risparmi delle persone per tamponare i buchi, veri o presunti o indotti, delle banche.

In Austria salvano le banche con denari pubblici, da noi pagano i risparmiatori

Eppure l’Austria è nell’Unione Europea. Eppure la Banca Centrale Europea esiste anche per l’Austria. Eppure anche in Austria la moneta è l’euro. Confrontare questo trattamento con quello che hanno subìto i nostri risparmiatori con la vicenda della vecchia Banca Etruria e delle altre tre banche è per noi mortificante.

Sappiamo ormai da molto tempo che l’Unione Europea ha figli e figliastri, e che noi siamo senz’altro tra i figliastri. E lo siamo anche per colpe nostre, la maggiore delle quali è l’assenza di spina dorsale nella classe di governo degli ultimi venti anni. Ma a tutto ci deve essere un limite.

Eppure l’Austria è un piccolo, seppur nobilissimo, paese di otto milioni di abitanti, meno della Lombardia. Noi siamo ancora la seconda potenza industriale di Europa, almeno per ora. Il peso politico che l’Italia è, o dovrebbe essere, molto superiore a quello austriaco.  Eppure ci facciamo trattare a pesci in faccia.

In Austria salvano le banche con denari pubblici, da noi pagano i risparmiatori

Ci facciamo scrivere anche la manovra finanziaria, come stiamo constatando anche  in questi giorni dove, tanto per fare un  esempio, i continui tagli alla spesa sanitaria sono inqualificabili e lesivi del diritto costituzionalmente garantito alla salute.

Ma parlare di costituzione a questo punto può anche far sorridere, visto che anche il risparmio era costituzionalmente garantito e gli effetti si sono visti.

Il patatrac di una parte rilevante del sistema bancario italiano, del quale purtroppo siamo soltanto all’antipasto, è indotto soprattutto da una complessiva politica dell’Unione Europea contraria agli interessi nazionali italiani. Politica purtroppo incontrastata. Ma torniamo a Hypo Bank.

Ad aumentare la beffa si ha notizia che oltre alla Repubblica Austriaca una parte dei denari per rimborsare gli obbligazionisti li mette il land della Carinzia, che la regione comproprietaria della banca, grazie ad una anticipo di miliardi di euro da parte dello stato stesso.

Ebbene sapete quanti anni avrebbe il Land della Carinzia per restituire queste debito? Pare che siano 54 anni, cioè entro il 2070. Una scadenza che fa ridere, gli austriaci farebbero prima a dire che si tratta di un finanziamento sostanzialmente a fondo perduto come è giusto che sia in queste situazioni.

Ma allora come mai la piccola Austria è riuscita a trovare 11 miliardi di euro di denari pubblici, perché di questo si tratta, per salvare la sua banca e gli obbligazionisti? Cifra con una frazione della quale si potevano comprare la vecchia Banca Etruria e le altre tre banche salvando azionisti ed obbligazionisti subordinati, e senza sconquassare il sistema bancario italiano. Ammesso che non fosse questo il vero obbiettivo di qualcuno.

E allora come stanno le cose veramente? Cosa non sappiamo? E’ vero che la Corte Costituzionale austriaca ha cancellato il bail-in dall’ordinamento giuridico austriaco intanto che noi dormivamo il sonno beato dei tonti, sempre se di sola tontaggine si sia trattato, ma non è più possibile tollerare tutto.

O forse il fatto che gli elettori austriaci stiano dando segnali di, diciamo così,  insofferenza verso Lorsignori, ognuno ha i suoi Lorsignori, può aver aiutato i loro obbligazionisti?

Noi siamo molto contenti per gli austriaci che hanno saputo tutelare i loro interessi nazionali, ma è ora che iniziamo a farlo anche noi. Andando avanti così tutti continueranno a metterci i piedi addosso.

fonte : arezzonotizie.it

 

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Corte d’appello di L’Aquila : ha rigettato l’istanza proposta dalla Banca per ottenere la sospensione della condanna

Corte D’Appello Di L’Aquila : ha rigettato l’istanza proposta dalla Banca per ottenere la sospensione della condanna. La Corte con ordinanza del 12-07-2016, pubblicata il 05-09-2016, ha rigettato l’istanza proposta dalla Banca per ottenere la sospensione della condanna al pagamento di oltre un milione di euro, inflitta in precedenza dal Tribunale civile di Teramo. Corte d’appello di L’Aquila : ha rigettato l’istanza proposta dalla Banca per ottenere la sospensione della condanna

 

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Corte d’Appello di L’Aquila

Corte d’Appello di L’Aquila

 

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Corte d’Appello di L’Aquila

Corte D’Appello Di L’Aquila : ha rigettato l’istanza proposta dalla Banca per ottenere la sospensione della condanna

La Corte con ordinanza del 12-07-2016, pubblicata il 05-09-2016, ha rigettato l’istanza proposta dalla Banca per ottenere la sospensione della condanna al pagamento di oltre un milione di euro, inflitta in precedenza dal Tribunale civile di Teramo.

Corte D’Appello Di L’Aquila : ha rigettato l’istanza proposta dalla Banca per ottenere la sospensione della condanna.

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La Corte con ordinanza del 12-07-2016, pubblicata il 05-09-2016, ha rigettato l’istanza proposta dalla Banca per ottenere la sospensione della condanna al pagamento di oltre un milione di euro, inflitta in precedenza dal Tribunale civile di Teramo.

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Tribunale di Sciacca condanna la Banca alla complessiva somma di euro di 25.746,64 oltre le spese

La banca aveva richiesto ad un cliente ed ai suoi garanti il pagamento ed aveva ottenuto e poi notificato un decreto ingiuntivo. Condannata la banca dal Tribunale di Sciacca: Il Giudice con sentenza n. 461 16 del 27 09 16 condanna la Banca alla complessiva somma di euro di 25. 746,64 oltre le spese di lite che si liquidano ad euro 4300,00.

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Tribunale di Sciacca condanna la Banca alla complessiva somma di euro di 25.746,64 oltre le spese

 

Con sentenza n. 461-16 del 27-09-16 Il Giudice del Tribunale di Sciacca condanna la Banca alla complessiva somma di euro di 25.746,64 oltre le spese di lite che si liquidano ad euro 4.300,00

La banca aveva richiesto ad un cliente ed ai suoi garanti il pagamento di oltre 200.000 euro ed aveva ottenuto e poi notificato un decreto ingiuntivo, ma il Tribunale di Agrigento, in un giudizio di opposizione, ha accolto le motivazioni degli avvocati del creditore ed ha revocato il decreto ingiuntivo, condannando la banca al pagamento in favore del correntista della somma di 35.000 euro.

Gli avvocati Pier Luigi Cappello e Giuseppe Accolla, che hanno proposto l’opposizione, così commentano la sentenza emessa dal Tribunale: “la decisione, si inserisce in un solco ormai tracciato e archivia, forse definitivamente, decenni di signoria dispotica delle banche, sancendo che anche la banca deve puntualmente ed esaurientemente provare il proprio credito”.

Infine gli avvocati aggiungono: “Si tratta di un importante precedente che, oltre alla nota problematica in materia di interessi ultralegali, usurari e anatocistici, consolida altre pronunce in materia di anticipazioni creditizie, settore nel quale lo studio si è particolarmente concentrato, evidenziando chiare falle nel sistema di contabilizzazione del preteso credito, che finisce per risultare giustamente azzerato per non avere la banca correttamente contabilizzato le poste relative”.

fonte : blogspost.usurainbanca

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La casa va all’asta, pignorata dalla banca, imprenditore 60enne si impicca: “Ha lasciato un biglietto”

MASSA CARRARA – La casa va all’asta e lui, disperato, si impicca. È successo nella provincia di Massa Carrara. Vittima un imprenditore sessantenne. La scoperta del cadavere è avvenuta nella tarda serata di ieri nell’abitazione: gli investigatori avrebbero trovato anche un biglietto. La casa va all’asta, pignorata dalla banca, imprenditore 60enne si impicca: “Ha lasciato un biglietto”

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La casa va all’asta, pignorata dalla banca, imprenditore 60enne si impicca: “Ha lasciato un biglietto”

La casa va all’asta, pignorata dalla banca, imprenditore 60enne si impicca: “Ha lasciato un biglietto”

MASSA CARRARA – La casa va all’asta e lui, disperato, si impicca. È successo nella provincia di Massa Carrara. Vittima un imprenditore sessantenne. La scoperta del cadavere è avvenuta nella tarda serata di ieri nell’abitazione: gli investigatori avrebbero trovato anche un biglietto.

L’uomo non avrebbe retto il dolore per aver perso i suoi beni. La casa sarebbe stata pignorata da una banca ed è poi finita all’asta.
La casa va all’asta, pignorata dalla banca, imprenditore 60enne si impicca: “Ha lasciato un biglietto”

Personalmente consiglio a coloro che possano avere solo per un attimo un’idea cosi estrema di “non Regalare MAI la propria vita alle BANCHE”  , esistono alcuni strumenti giuridici per tentare con diverse opportunità di riuscita una strada diversa e che conduca a una soluzione risolutiva.

Non bisogna vergognarsi di chiedere aiuto, perché fare questo non è un segno di debolezza, anzi è l’ esatto contrario è un gesto d’amore verso se stessi.

Contattaci proveremo insieme a trovare una soluzione

 

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Farmacista sassarese vittima di usura, al via il processo

Imputati l’ad e il presidente del cda di una finanziaria Il professionista, divorato dai debiti, ha lasciato l’attività Farmacista sassarese vittima di usura, al via il processo

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Farmacista sassarese vittima di usura, al via il processo

Farmacista sassarese vittima di usura, al via il processo

di Nadia Cossu

SASSARI. Si è aperto davanti al collegio del tribunale di Sassari il processo per usura che vede come imputati Fabio Pedretti, 55 anni, e Danilo Salsi, di 53, rispettivamente amministratore delegato di Comifin Spa e presidente del consiglio di amministrazione della stessa società finanziaria.

La vittima è invece un farmacista sassarese finito in disgrazia dopo aver chiesto un prestito alla Finanziaria milanese. Talmente in difficoltà da esser costretto ad abbandonare l’attività cui si era dedicato per tutta una vita.

Farmacista sassarese vittima di usura, al via il processo

Resosi conto di esser caduto in una trappola dalla quale non riusciva più a liberarsi, il farmacista si era rivolto agli avvocati Franco Luigi e Luigi Satta e la sua storia personale era finita inevitabilmente in un’aula di tribunale.

Il giudice dell’udienza preliminare a luglio del 2015 aveva rinviato a giudizio – per tassi usurari applicati a un finanziamento da un milione e mezzo di euro – i due imputati.

Li aveva invece prosciolti per insussistenza del fatto dagli altri capi di imputazione relativi ad alcuni contratti di leasing immobiliare per i quali il giudice non avrebbe rilevato, all’origine, tassi usurari.

Farmacista sassarese vittima di usura, al via il processo

Tutto era cominciato quando l’attività della farmacia era nel suo periodo più favorevole e il titolare aveva deciso di investire.

Nel 2006 si era rivolto alla Finanziaria milanese Comifin per avere un po’ di liquidità ma proprio allora erano iniziati i suoi guai che si sono conclusi con la vendita all’asta della farmacia.

Quattro in particolare gli episodi citati dal pubblico ministero nella richiesta di rinvio a giudizio ma il gup aveva deciso di mandare a processo i due imputati per una sola circostanza.

Quella, cioè, relativa alla stipula con la Comifin di un contratto che prevedeva il finanziamento di un milione e mezzo di euro. In quel caso i tassi di interesse sarebbero stati di gran lunga al di sopra della soglia consentita dalla legge.

Il pm aveva ritenuto molto grave anche il fatto che il farmacista avesse dato delle garanzie ipotecarie «sottoscrivendo una procura speciale a favore di Salsi e Pedretti a costituire ipoteca immobiliare sulla propria casa di abitazione».

Farmacista sassarese vittima di usura, al via il processo

Durante le indagini, una consulenza di parte avrebbe accertato – nella restituzione del denaro da parte del farmacista – il superamento dei limiti stabiliti dalla legge per i mutui ipotecari o i contratti di leasing immobiliare.

La relazione aveva convinto anche l’allora pubblico ministero Elisa Loris (poi l’inchiesta è passata alla collega Cristina Carunchio) prima a iscrivere due persone nel registro degli indagati e poi a chiederne il rinvio a giudizio perché come scriveva il pm «si facevano promettere e dare, in esecuzione dei contratti stipulati con il farmacista – in corrispettivo di prestazioni di denaro mutuato a vario titolo – interessi e altri vantaggi usurari».

Farmacista sassarese vittima di usura, al via il processo

L’avvocato Luigi Satta, nella prima udienza del processo contro Pedretti e Salsi (difesi dall’avvocato Ettore Licheri), ha chiesto la citazione come responsabile civile della Comifin. A febbraio saranno sentiti i primi testi dell’accusa.

fonte : lanuovasardegna

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