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Mafia e affari, in amministrazione giudiziaria la Banca Bcc Grammatico di Paceco

Una banca in amministrazione giudiziaria per mafia. E’ la prima volta che accade in Italia. In amministrazione giudiziaria la Banca di Credito Cooperativo “Senatore Pietro Grammatico” di Paceco. Mafia e affari, in amministrazione giudiziaria la Banca Bcc Grammatico di Paceco

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Mafia e affari, in amministrazione giudiziaria la Banca Bcc Grammatico di Paceco

Mafia e affari, in amministrazione giudiziaria la Banca Bcc Grammatico di Paceco

Una banca in amministrazione giudiziaria per mafia. E’ la prima volta che accade in Italia. In amministrazione giudiziaria la Banca di Credito Cooperativo “Senatore Pietro Grammatico” di Paceco.

Il sospetto è quello dell’infiltrazione pesante della mafia. Per l’istituto di credito, di suo già in una pesante crisi, arriva l’amministrazione giudiziaria.

L’Istituto, con filiali a Trapani, Marsala ed Erice, passa dunque in amministrazione controllata su decisione della sezione misure di prevenzione del Tribunale di Trapani e su richieste dei finanzieri del Nucleo speciale di Polizia tributaria è coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo.

L’amministrazione giudiziaria è stata affidata ad Andrea Dara con la Pricewaterhouse Coopers. “La misura viene adottata quando si ritiene che una determinata impresa possa essere coinvolta in contatti e in attività collegati alla criminalità organizzata.

E questa è una delle ipotesi del caso che ci riguarda”, ha spiegato ai giornalisti il Procuratore capo di Palermo, Francesco Lo Voi, che ha coordinato l’inchiesta con il Procuratore aggiunto Dino Petralia.

Presenti alla conferenza stampa anche il colonnello Francesco Mazzotta, comandante della Polizia tributaria della Gdf e il generale Giancarlo Trotta, comandante provinciale delle Fiamme gialle a Palermo.

L’amministrazione giudiziaria riguarda le cinque filiali dell’istituto di credito: una a Paceco, una a Marsala, una a Dattilo e una Napola e una a Trapani. Tra le operazioni della banca emerge il prelievo di una somma di 100 mila euro da parte di Cristoforo Milazzo, oggi collaboratore di giustizia.

“E’ la prima volta che una banca viene sottoposta a un provvedimento di questo genere – ha detto il procuratore di Palermo Lo Voi -. Vi sono stati personaggi che di fatto controllavano, condizionavano le scelte operative della banca e facendo ciò dovevano ignorare i risultati delle ispezioni della Banca d’Italia effettuate nel 2010 e 2013, così come le raccomandazioni che la stessa Banca l’Italia aveva indirizzato all’istituto. Inoltre sono stati ripetutamente trascurati gli obblighi previsti dalla normativa antiriciclaggio”.

Lo scorso anno la Banca, tramite il Presidente appena eletto Salvatore Ciulla, aveva annunciato un piano di rientro che prevede tagli del personale nel triennio in corso per 650.000 euro.

Dopo, la Banca è stata venduta alla Banca Don Rizzo di Alcamo, e lo scorso Ottobre è stata ratificata, non senza polemiche, dall’assemblea dei soci, la decisione. Dopo la fusione dei cinque sportelli della Bcc di Paceco, la Don Rizzo disporrà di una rete con 22 filiali tra Trapani e Palermo e oltre 160 dipendenti.

In più occasioni ci sono state diverse denunce su aspetti poco chiari: secondo alcuni soci nell’ultimo anno si sono volatilizzati crediti per nove milioni di euro a causa di alcune svalutazioni. Per difendere la Banca di recente a Paceco si è anche creato un comitato spontaeo di cittadini, con in testa il Sindaco Biagio Martorana.

Quando c’è stato il sequestro di beni, nel 2013, per Filippo Coppola, detto U prufissuri, si è scoperto, tra l’altro, che c’era un ingente ammontare di prestiti e mutui bancari dei quali ha goduto nel corso degli anni anche durante quelli immediatamente successivi al suo arresto e alla sua condanna per mafia.

I carabinieri facendo la cernita di questi introiti sono giunti alla ragguardevole somma di 500mila euro. La maggior parte di queste somme sono state erogate appunto dalla banca di credito cooperativo senatore Pietro Grammatico di Paceco.

Proprio a seguito di questo episodio Claudio Fava, parlamentare, presentò un’interrogazione nella quale chiedeva: “Ci si chiede come sia possibile che un istituto di credito abbia continuato negli anni a erogare prestiti e ad accendere mutui in favore di un noto pregiudicato per fatti di mafia e delle attività economiche a lui riferibili, direttamente o per via familiare; quali provvedimenti intendano assumere nei confronti della Banca di Credito Cooperativo “Senatore Pietro Grammatico” di Paceco”.

Questo il comunicato stampa della Guardia di Finanza:

E’ in corso di esecuzione, da parte del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Palermo, un provvedimento della Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Trapani che ha disposto l’amministrazione giudiziaria per 6 mesi della Banca di Credito Cooperativo “Sen. Pietro Grammatico” di Paceco. Questo strumento, previsto dalla legislazione antimafia, può essere attivato nei confronti di qualsiasi attività economica quando ricorrono sufficienti elementi per ritenere che il libero esercizio dell’impresa agevoli l’attività di persone nei cui confronti è stata applicata una misura di prevenzione o che siano sottoposte a procedimento penale per alcuni gravi reati, tra i quali l’associazione a delinquere di stampo mafioso.

Il decreto è stato emesso su richiesta della Procura della Repubblica di Palermo, nelle persone del Procuratore Capo Francesco Lo Voi, del Procuratore Aggiunto Bernardo Petralia e del Sostituto Procuratore Francesco Gualtieri, grazie agli elementi investigativi raccolti dal G.I.C.O. di Palermo nell’ambito di indagini disposte dal medesimo Ufficio inquirente.

Le attività investigative hanno tratto spunto dai rapporti che l’Istituto bancario ha intrattenuto e continua ad avere con il mafioso Filippo COPPOLA (“u’ professuri”) ed i suoi familiari. Il COPPOLA, già condannato nel 2002 per associazione a delinquere di stampo mafioso, ritenuto elemento di spicco di Cosa Nostra nell’ambito della famiglia mafiosa di Paceco – nonché figlio di Giacomo COPPOLA (detto Gino), uomo d’onore di Paceco, a casa del quale nel 1996 si svolse, secondo quanto riferito dal collaboratore di giustizia Vincenzo SINACORI, un summit tra Matteo MESSINA DENARO, Giovanni BRUSCA, e Nicola DI TRAPANI – è stato negli anni destinatario di diversi sequestri di beni e, nel mese di aprile u.s., di una confisca emessa nell’ambito di un procedimento di prevenzione.

Ritenendo necessario sottoporre l’Istituto di Credito ad un più ampio monitoraggio, sono stati quindi avviati ulteriori approfondimenti, anche utilizzando lo speciale software di analisi “MOLECOLA”, implementato dal Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata della Guardia di Finanza, nei confronti della compagine sociale, degli organi amministrativi e di controllo e della clientela, che hanno poi consentito di individuare, tra le migliaia di posizioni esaminate, ulteriori soggetti con precedenti attinenti alla criminalità organizzata, o persone a loro collegate, che hanno avuto, e che intrattengono tuttora, rapporti con l’Istituto di Credito in parola.

Sulla base degli elementi emersi, sono state effettuate acquisizioni documentali e sentite persone informate sui fatti, attività che hanno permesso di far ritenere che il libero esercizio dell’attività bancaria fosse “contaminato” dalla presenza di persone vicine alla criminalità organizzata di stampo mafioso.

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Fonte : TP24.it

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Imprenditore di Sala denuncia usura bancaria. A giudizio Monte Paschi e Banca Campania

La denuncia di un imprenditore di Sala Consilina ha portato al rinvio a giudizio, per il reato di usura bancaria, dei vertici del Monte dei Paschi di Siena e della Banca della Campania. Imprenditore di Sala denuncia usura bancaria. A giudizio Monte Paschi e Banca Campania

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Imprenditore di Sala denuncia usura bancaria. A giudizio Monte Paschi e Banca Campania

Imprenditore di Sala denuncia usura bancaria. A giudizio Monte Paschi e Banca Campania

 

La denuncia di un imprenditore di Sala Consilina ha portato al rinvio a giudizio, per il reato di usura bancaria, dei vertici del Monte dei Paschi di Siena e della Banca della Campania.

Il GUP del Tribunale di Lagonegro ha infatti disposto il rinvio a giudizio di Alessandro Profumo, ex presidente del Monte dei Paschi di Siena e Raffaele Picella, ex presidente della Banca della Campania.

La vicenda giudiziaria ha avuto inizio nel 2014 con la denuncia fatta dall’imprenditore, attraverso l’avvocato Carlo Scorza, per l’applicazione di tassi usurari.

In esame sono stati presi i rapporti bancari compresi tra gli anni 2001 e 2013.

Le indagini condotte dalla Procura della Repubblica di Lagonegro hanno appurato che il rapporto bancario tra l’imprenditore di Sala Consilina e i due istituti di credito è stato portato avanti con tassi usurari che hanno raggiunto picchi del 190% per quanto riguarda gli interessi.

In base a quanto riportato nel provvedimento di rinvio a giudizio l’imprenditore ha pagato complessivamente ai due istituti di credito interessi usurari per un importo complessivo superiore ai 150mila euro.

Il reato contestato prevede una pena che va da un minimo di 2 ad un massimo di 10 anni di reclusione.

Autore : Erminio Cioffi      –  fonte : ondanews.it

L’usura bancaria è una fattispecie normativa introdotta dall’Art. 644 del Codice penale italiano ed è stata riformulata dalla Legge n. 108 del 7 marzo 1996, che ha apportato profonde innovazioni e modifiche in materia di usura ..

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Bolivia Asserts Newfound Economic Independence, Rejects Rothschild Banks

Evo Morales announced that Bolivia will no longer respond to the demands or blackmail of the United States, the World Bank, or the IMF. Bolivia Asserts Newfound Economic Independence, Rejects Rothschild Banks

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Bolivia Asserts Newfound Economic Independence, Rejects Rothschild Banks

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The International Monetary Fund (IMF) and US-dominated World Bank have been major players in the global economic landscape ever since their creation in 1944.These international banking organizations, which are privately controlled by the notorious Rothschild banking family, first pressure nations to deregulate their financial sector, allowing private banks to loot their economies.

Once the governments are forced to bail-out their deregulated financial sector, the IMF or World Bank sets up a loan package written in secret by central bankers and finance ministers that undermine their national sovereignty and force them to adopt policies of austerity that harm workers, families, and the environment.

Before Evo Morales assumed the office of president, Bolivia was suffering from the effects of IMF/World Bank-imposed austerity and privatization that exploited its people and resources. It was also South America’s poorest nation.

Though the Bolivian people, through strong showings of popular resistance over a period of years, were able to stop some of the worst privatization efforts – particularly the privatization of the nation’s water supply, many of the shackles imposed by these Rothschild-controlled institutions remained.

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Morales, who became Bolivia’s 80th president in 2006, was the first president to come from Bolivia’s majority indigenous Aymara population and has since focused on poverty reduction and combating the influence of the United States and multinational corporations in Bolivia.

Ten years later, Morales, a Democratic socialist, has managed to transform Bolivia into the fastest growing South American economy all while maintaining a balanced budget and slashing its once-crippling government debt.

Bolivia’s newfound economic independence has now empowered Morales to reject the very same institutions that once preyed upon his country. Just a few weeks ago, Morales announced that Bolivia will no longer respond to the demands or blackmail of the United States, the World Bank, or the IMF.

During a visit to Tarija in Southern Bolivia, Morales said “Before, in order to obtain credit from the IMF, we were forced to give up a part of our country, but we have liberated ourselves economically and politically and we are no longer dependent on other countries or institutions.” Morales praised social movements and the people’s unity for the country’s ability to resist and reject privatization and foreign influence.

However, Bolivia has done much more under Morales’ leadership than ban international banking cartels from operating within it borders. Bolivia has kicked out numerous multi-corporations since Morales took office, including McDonalds and Coca Cola, while also refusing to cooperate with the US’ disastrous War on Drugs.

It is also devotes 14% of its national budget to education, the second most of any country in South America.

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In contrast, only 1.7% of the national budget goes to education in the US. Morales also forced foreign oil and gas companies to pay an astounding 82% of its profits to the Bolivian government, which is used to fund a variety of popular social programs benefiting the poor. Poverty in Bolivia has dropped significantly as a result.

Bolivia’s transformation under Morales proves that any nation, no matter how impoverished, can throw off the shackles imposed by international bankers and return the power to the people.

fonte : mintpressnewss.com

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MUTUI, la prova della truffa. Via ai rimborsi per 16 miliardi

Dopo 3 anni la ecco la sentenza  UE sull’ Euribor TRUCCATO dalle banche estere. Ma si puo’ far causa pure alle italiane , MUTUI, la prova della truffa. Via ai rimborsi per 16 miliardi

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MUTUI, la prova della truffa. Via ai rimborsi per 16 miliardi

 

MUTUI, la prova della truffa. Via ai rimborsi per 16 miliardi

fonte : ilgiornale

autore : Giuseppe Marino

 

L’anticamera è stata lunga ma quando il frutto dell’attesa si misura in miliardi, ne vale la pena. La commissione europea 3 anni dopo aver condannato quattro tra le piu’ grandi banche europee per aver truccato il tasso di interesse che incide sui mutui di milioni di cittadini europei , ha finalmente tolto il segreto al testo della sentenza.

E quel documento di trenta pagine potrebbe valere solo per gli italiani che hanno un mutuo sulle spalle, ben 16 MILIARDI di EURO di rimborsi da richiedere alle banche.

La storia parte con la scoperta di un’intesa restrittiva della concorrenza, ovvero un cartello, tra le principali banche europee. Lo scopo, secondo l’Anti- trust europeo, era di manipola- re a proprio vantaggio il corso dell’Euribor, il tasso di interesse che funge da riferimento per un mercato di prodotti finanziari che vale 400mila miliardi di euro.

Tra questi ci sono i mutui di 2,5 milioni di italiani, per un controvalore complessivo stimabile  in  oltre  200  miliardi.

L’Euribor viene calcolato giorno per giorno con un sondag- gio telefonico tra 44 grandi banche europee, che comunicano che tasso di interesse applicano in quel momento per i prestiti tra banche.

Il risultato del sondaggio viene comunicato all’agenzia Thomson Reuters che poi comunica il valore dell’Euribor agli operatori e al pubblico. L’Antitrust ha scoper- to che alcune grandi banche, tra il 2005 e il 2008, si erano mes- se d’accordo per falsare i valori

L’ ESPERTO : «I giudici devono prendere atto della decisione europea. E risarcire»

continua sulla edizione del il Giornale del 19 Novembre 2016

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L’Istituto di credito che voglia insinuarsi allo stato passivo deve produrre documenti con data certa

Secondo quanto disposto dalla sent. 17354/2016 della Cassazione la banca che, nei confronti di un fallimento, voglia far valere la propria ragione di credito derivante da un rapporto obbligatorio regolato in conto corrente e, dunque, ne chieda l’ammissione allo stato passivo,…

Cancellazione Centrale Rischi: come si procede e quando se ne ha diritto

Guida pratica per ottenere l’eliminazione dal registro dei cattivi pagatori.  Cancellazione Centrale Rischi: come si procede e quando se ne ha diritto

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Cancellazione Centrale Rischi

Cancellazione Centrale Rischi

di Avv. Daniele Paolanti

Cosa sono il SIC ed il CRIF? Il CRIF (centrale di rischio finanziario) è il principale gestore del sistema di informazioni creditizie e consiste, essenzialmente, in un archivio all’interno del quale vengono conservati i dati relativi ai finanziamenti che vengono richiesti dai privati o dalle imprese.

Il SIC (Sistema di informazioni creditizie) è uno strumento che consente alle banche e alle società finanziarie di poter accedere alla posizione dei privati, valutarne l’affidabilità in base ai pregressi finanziamenti e dunque eseguire una stima reale e prospettica del loro grado si solvibilità. Tra i sistemi di informazione creditizia, contrariamente a quanto ritenuto dai più, non è possibile reperire solo informazioni dei cattivi pagatori ma finanche la posizione di coloro che hanno assunto, e assolvono con regolarità, una serie di obbligazioni.

L’iscrizione al CRIF

La registrazione al CRIF avviene con modalità differenti a seconda che il soggetto che viene iscritto sia un consumatore o un’impresa. Se si tratta di un consumatore questi viene inserito nel sistema di informazioni creditizio laddove, presa visione dell’apposita informativa, presti il suo consenso all’iscrizione oppure se il finanziamento presenti delle irregolarità nei rimborsi, anche in assenza di consenso. Se invece il soggetto è un’impresa l’iscrizione avviene a seguito della presa visione e manifestazione del consenso al trattamento dei dati. Non esiste un obbligo di manifestare il proprio consenso alla registrazione presso il Sistema di informazioni creditizie, ben potendo il consumatore negare il suo consenso all’iscrizione.

Va tuttavia precisato che a fronte di tale diniego può corrispondere il rifiuto dell’istituto di concedere il finanziamento. Si precisa comunque che con l’entrata in vigore del Decreto legislativo n.141 del 2010, (“Attuazione della direttiva 2008/48/CE relativa ai contratti di credito ai consumatori, nonché’ modifiche del titolo VI del testo unico bancario (decreto legislativo n. 385 del 1993) in merito alla disciplina dei soggetti operanti nel settore finanziario, degli agenti in attività finanziaria e dei mediatori creditizi”), è imposto agli istituti di credito di valutare il merito della richiesta prima di concedere il finanziamento. Tuttavia laddove vi siano informazioni negative come ritardi nei pagamenti o irregolarità nell’assolvimento di un’obbligazione scaturente da finanziamento, si viene segnalati di diritto anche in assenza della manifestazione del consenso.

Cancellazione dal CRIF

“Sono stato registrato come cattivo pagatore al CRIF, posso ottenerne la cancellazione? E come?”. A questa domanda esiste ovviamente una risposta incoraggiante, tesa soprattutto a dimostrare che il centro di informazioni creditizie può eliminare i dati in suo possesso e relativi ad un determinato consumatore laddove ricorrano determinate condizioni.

I dati relativi a prestiti e finanziamenti presenti nel sistema di informazioni creditizie di CRIF sono cancellati dal centro automaticamente, anche in assenza di specifiche istanze da parte del consumatore. I tempi di cancellazione sono stabiliti dal Codice Deontologico e cambiano in base al tipo di dato. Qui, seppur sinteticamente, si riportano i tempi di cancellazione in relazione alla motivazione dell’iscrizione nel registro.

Se il finanziamento è in corso di istruttoria si viene cancellati decorsi sei mesi dalla data di iscrizione, ovviamente anche in assenza di specifica istanza. Se la richiesta di finanziamento è rifiutata la cancellazione avviene dopo un mese mentre se i finanziamenti vengono rimborsati regolarmente la cancellazione avviene decorsi 36 mesi dalla data di estinzione effettiva del rapporto di credito.

Nell’ipotesi in cui vi siano ritardi relativi ad una o due rate/mensilità, la cancellazione è disposta d’ufficio al termine di 12 mesi decorrenti dalla comunicazione di regolarizzazione, a condizione che nei 12 mesi i pagamenti siano stati eseguiti sempre e con puntualità. Quando il consumatore è in ritardo di tre o più mensilità, per poter essere cancellati dal CRIF è necessario che siano passati 24 mesi dalla comunicazione di regolarizzazione, anche qui sempre a condizione che i pagamenti siano stati sempre eseguiti con puntualità. Da ultimo, se un finanziamento non viene rimborsato, la cancellazione avviene dopo 36 mesi dalla data di estinzione prevista o dalla data in cui l’istituto di credito ha fornito l’ultimo aggiornamento.

La posizione della giurisprudenza

Giunti a questo punto dell’indagine di particolare interesse può rivelarsi la disamina della posizione della giurisprudenza sul tema della cancellazione dei consumatori (o delle imprese) dal CRIF. Trattandosi di una procedura, quella dell’iscrizione, di ampia diffusione ed oggi legislativamente tipizzata (si pensi alle novità introdotte dal D.Lgs. 141/2010 a cui sopra si è fatto riferimento) è più che mai ovvio che gli uffici giudiziari siano stati investiti di dispute che abbiano ad oggetto la materia de qua.

In particolare i giudici di Piazza Cavour hanno ritenuto che “In punto di diritto si osserva che l’annotazione del nominativo presso le banche dati private rientra nell’ambito di applicazione del D.Lgs. 30 giugno 2003, n. 196, art. 11, in forza del quale il trattamento dei dati personali deve essere effettuato con diligenza – dovendo, in particolare, i dati essere “trattati in modo lecito e secondo correttezza” (lett. a) – e deve, altresì, rispondere a requisiti di esattezza e di aggiornamento” (Cassazione civile, sez. III, 13/05/2014, (ud. 18/02/2014, dep.13/05/2014), n. 10325).

Con riferimento alla necessaria tutela della privacy, argomenta la Suprema Corte nella citata pronuncia che il criterio che deve orientare la tenuta dei predetti registri è quello della gestione delle attività pericolose, posto che “Contrariamente a quanto dedotto da parte ricorrente, il parametro di valutazione della responsabilità non è quello dell’ordinaria diligenza, bensì quello previsto per “le attività pericolose”, richiamato dal D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 15, (Codice della privacy)“.

L’art. 15 del codice della privacy dispone infatti che “Chiunque cagiona danno ad altri per effetto del trattamento di dati personali e’ tenuto al risarcimento ai sensi dell’articolo 2050 del codice civile. Il danno non patrimoniale e’ risarcibile anche in caso di violazione dell’articolo 11“. Ancor più di recente la Corte di Cassazione si è espressa nel precludere la registrazione presso le banche dati dei pagatori laddove la medesima venga operata con superficialità o sul presupposto di un mero ritardo nel pagamento.

Si legge nella sentenza cui si fa riferimento che “A ciò si aggiunga che, come innanzi rilevato, in forza delle richiamate istruzioni «l’appostazione a sofferenza implica una valutazione da parte dell’intermediario della complessiva situazione finanziaria del cliente e non può scaturire automaticamente da un mero ritardo di quest’ultimo nel pagamento del debito». Sì che ciò che rileva è la situazione “oggettiva” di incapacità finanziaria («incapacità non transitoria di adempiere alle obbligazioni assunte») mentre nessun rilievo assume la manifestazione di volontà di non adempimento se giustificata da una seria contestazione sull’esistenza del titolo del credito vantato dalla banca” (Cassazione – Sezione prima – sentenza 5 marzo – 1 aprile 2009, n. 7958 Presidente Vitrone – Relatore Didone).

Dalle parole della Corte si evince che non può ritenersi satisfattivo ai fini dell’iscrizione un semplice inadempimento del debitore ma occorre che quest’ultimo verta in una “grave e non transitoria difficoltà economica“. Segnalazioni che divergano, quanto a modalità operative e sistematiche da quelle enunciate comportano una grave responsabilità degli Istituti di credito per violazione del codice della privacy, con conseguente diritto al risarcimento del danno ex art. 2050 del Codice Civile (Chiunque cagiona danno ad altri nello svolgimento di un’ attività pericolosa , per sua natura o per la natura dei mezzi adoperati, è tenuto al risarcimento, se non prova di avere adottato tutte le misure idonee a evitare il danno).

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Conclusioni

L’iscrizione presso la centrale di rischio finanziario è funzionale a garantire l’assolvimento di determinati obblighi ma deve essere operata con prudenza e diligenza. Sebbene la legge imponga che determinati dati vadano raccolti al fine di valutare il grado di solvibilità del consumatore non può disconoscersi come detto obbligo debba essere contemperato con le esigenze di tutela della privacy, in species del disposto dell’art. 15 (vedi sopra) del d.lgs. 196/2003 la cui violazione può comportare il sorgere di un diritto al risarcimento ex art. 2050 c.c.

Fonte: Cancellazione Centrale Rischi: come si procede e quando se ne ha diritto
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A rischio il processo ai quattro bancari di Dogliani imputati per usura.

Il nuovo pm non condivide l’impostazione del collega che si è trasferito a Savona  A rischio il processo ai quattro bancari di Dogliani imputati per usura.

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A rischio il processo ai quattro bancari di Dogliani imputati per usura.

 

A rischio il processo ai quattro bancari di Dogliani imputati per usura.

di : Barbara Morra

E’cambiato il pubblico ministero e, ora, potrebbe cambiare tutta l’impostazione del processo con invio degli atti in un altro tribunale. Accade nel giudizio in cui sono imputati per concorso in usura quattro bancari, Antonello Caldano e Roberto Taricco, già rispettivamente direttore e funzionario della banca San Paolo Imi, filiale di Dogliani, Eraldo Occelli della filiale doglianese della Banca Alpi Marittime e Giovenale Testa ex direttore della Popolare di Novara.

A denunciarli è stato l’imprenditore fallito Ezio Peirone, di Dogliani, ha denunciato per concorso in usura.

A rischio il processo ai quattro bancari di Dogliani imputati per usura.

Il pm che avviò il procedimento era Massimiliano Bolla, trasferito a Savona. Riteneva che gli imputati fossero «consapevoli» che Peirone stesse subendo ricatti da due usurai (entrambi condannati per usura dal tribunale di Alessandria) e, nonostante ciò, gli permisero di pagare i debiti usurari con assegni, applicando a loro volta, sui prestiti, tassi di interesse al di sopra delle soglie consentite.

Si tratterebbe di 70 mila euro, che, in due anni, sarebbero diventati oltre un milione.

Ieri, in aula, il nuovo pm Giulia Colangeli ha detto che, a suo parere, l’unicop modo di salvare l’imputazione è trasferire una parte del giudizio ad Alessandria. La questione verrà affrontata nell’udienza del 13 dicembre.

A rischio il processo ai quattro bancari di Dogliani imputati per usura

Il nuovo pm non condivide l’impostazione del collega che si è trasferito a Savona

fonte : Barbara Morra

 

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Sovraindebitamento: ecco la riforma Il ddl all’esame della commissione giustizia

Il ddl all’esame della commissione giustizia propone di modificare la disciplina per rispondere ai limiti oggettivi e applicativi che la connotano Sovraindebitamento: ecco la riforma

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Sovraindebitamento: ecco la riforma
Il ddl all’esame della commissione giustizia

Sovraindebitamento: ecco la riforma

di Valeria Zeppilli

 

La commissione giustizia della Camera ha avviato l’analisi di un disegno di legge delega importante in materia di crisi di impresa e fallimento: quello predisposto dalla commissione Rodorf per rispondere all’esigenza, ritenuta ormai imprescindibile, di riformare la disciplina del sovraindebitamento per superare i limiti oggettivi ed applicativi che connotano la sua attuale fisionomia, come disegnata dalla legge numero 3/2012.

In attesa della scadenza del termine del 21 novembre fissato per la presentazione degli emendamenti, vediamo in breve cosa prevede il ddl (qui sotto allegato) con riferimento al sovraindebitamento.

L’articolo di riferimento è il 9: in esso vengono infatti indicati i principi e i criteri direttivi con i quali il Governo dovrà provvedere a riordinare e semplificare la disciplina.

Sovraindebitamento: ecco la riforma

Debitori assoggettabili alla disciplina

Innanzitutto si prevede che le categorie di debitori assoggettabili alla procedura siano specificate anche attenendosi a un criterio di prevalenza delle obbligazioni assunte a diverso titolo.

In particolare tra di essi devono essere compresi le persone fisiche e gli enti che non possono essere assoggettati alla procedura di concordato preventivo e di liquidazione giudiziale.

Inoltre il Governo dovrà individuare i criteri per coordinare le procedure di sovraindebitamento che riguardano soggetti appartenenti alla stessa famiglia.

Sovraindebitamento: ecco la riforma

Apertura alle persone giuridiche

L’esdebitazione, poi, dovrebbe essere aperta anche alle persone giuridiche.

A tal fine è però imprescindibile che non ricorrano né ipotesi di frode ai creditori né ipotesi di inadempimento volontario del piano o dell’accordo.

L’ammissione avverrebbe su domanda e con una procedura semplificata.

Soluzioni liquidatorie ed esclusione dell’esdebitazione

Un altro spazio di intervento riguarda la disciplina delle soluzioni necessarie per favorire la continuazione dell’attività del debitore e delle modalità con le quali esse, anche ad istanza del debitore, possono essere convertite in soluzioni liquidatorie.

Si prevede, peraltro, che queste ultime rappresentino l’unica possibilità, con preclusione dell’esdebitazione, nell’ipotesi in cui la crisi o l’insolvenza siano frutto di un comportamento fraudolento o in malafede del debitore.

Apertura delle soluzioni liquidatorie

Le soluzioni liquidatorie dovrebbero essere aperte su iniziativa dei creditori e anche in pendenza di procedure esecutive individuali.

L’iniziativa, invece, sarebbe del pubblico ministero in tutte le ipotesi in cui l’insolvenza riguardi l’imprenditore.

Conversione in procedura liquidatoria

Il testo all’esame della commissione giustizia prevede poi che l’iniziativa per la conversione in procedura liquidatoria sia attribuita anche ai creditori e al pubblico ministero nei casi in cui si siano verificati frode o inadempimento.

Debitore meritevole

Il debitore meritevole che non può offrire nessuna utilità neanche futura o indiretta ai creditori dovrebbe poter accedere all’esdebitazione, per una sola volta. Resta comunque fermo il suo obbligo, in caso di sopravvenienza di utilità, di pagare il debito entro il triennio.

Preclusioni

Nel testo del d.d.l. si legge che, nel riformare la materia, il Governo dovrà impedire che i soggetti già esdebitati nei cinque anni precedenti a quello in cui propongono la domanda e quelli che hanno comunque beneficiato dell’esdebitazione per due volte possano accedere alle procedure.

L’accesso dovrà essere inoltre precluso anche in caso di frode accertata.

Sovraindebitamento: ecco la riforma

Misure protettive e sanzionatorie

La riforma passerebbe anche per le misure protettive e le misure sanzionatorie.

Le prime dovrebbero ispirarsi a quelle del concordato preventivo ed essere revocabili su istanza dei creditori o, in caso di frode a questi ultimi, d’ufficio.

Con riferimento alle misure sanzionatorie, invece, il d.d.l. sancisce che esse possano essere anche di natura processuale con riguardo ai poteri di impugnativa e di opposizione. I destinatari sono individuati nei creditori che, con colpa, contribuiscano all’aggravamento della situazione di sovraindebitamento.

Sovraindebitamento: ecco la riforma

Altre novità

L’oggetto del disegno di legge, in ogni caso, non si esaurisce nella riforma della procedura di sovraindebitamento.

Esso, infatti, tocca numerosi altri aspetti delle discipline della crisi di impresa e dell’insolvenza, occupandosi, ad esempio, di gruppi di impresa, di procedure di allerta e composizione assistita della crisi, di accordi di ristrutturazione dei debiti e di piani attestati di risanamento, di concordato preventivo e di liquidazione giudiziale.

Fonte: Sovraindebitamento: ecco la riforma
(www.StudioCataldi.it)
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L’associazione Vittime del Salva Banche risponde alle dichiarazioni di Nardella

L’Associazione Vittime del Salva-Banche presente ieri tra le fila della protesta insieme ai precari, ai disoccupati, agli studenti, agli insegnanti, ai sindacati di base, ai professionisti della sanità e alle mamme fiorentine contro l’inceneritore, esprime il proprio sdegno per la decisione di Questura e Comune di Firenze di vietare la manifestazione nei luoghi richiesti e rilegare la protesta lontana da la Leopolda. L’associazione Vittime del Salva Banche risponde alle dichiarazioni di Nardella, dopo le contestazioni fuori dalla Leopolda

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L’associazione Vittime del Salva Banche risponde alle dichiarazioni di Nardella

L’associazione Vittime del Salva Banche risponde alle dichiarazioni di Nardella

Siena. Riceviamo e pubblichiamo: “L’Associazione Vittime del Salva-Banche presente ieri tra le fila della protesta insieme ai precari, ai disoccupati, agli studenti, agli insegnanti, ai sindacati di base, ai professionisti della sanità e alle mamme fiorentine contro l’inceneritore, esprime il proprio sdegno per la decisione di Questura e Comune di Firenze di vietare la manifestazione nei luoghi richiesti e rilegare la protesta lontana da la Leopolda. Questo infatti è stato il modo migliore per surriscaldare gli animi e fomentare la ribellione di chi lotta per i propri diritti e manifesta il proprio malessere e dall’altra quella delle forze dell’ordine che eseguendo gli ordini per salvare il proprio posto di lavoro ritrovandosi a manganellare qualcuno che potrebbe essere la propria moglie o il proprio figlio. Ci dispiace inoltre constatare che molti mezzi di informazione, ancora una volta riportano notizie false o comunque parzialmente vere, limitando la protesta e gli atti avvenuti a facinorosi violenti; se in piazza erano presenti anche persone a viso coperto, non si può ignorare il dato che in quella piazza ci fossero centinaia e centinaia di persone a volto scoperto, che volevano esprimere il loro diritto a manifestare contro questo Governo.

Ci appaiono per tali ragioni irriverenti e provocatorie le affermazioni del sindaco di Firenze Nardella, che sigla l’intera sommossa anti-leopolda di ieri come opera ad esclusivo beneficio di violenti facinorosi. Perché invece il sindaco non si chiede a cosa sono dovuti questi episodi? Perchè questo Governo non si chiede perché sempre più giovani si contrappongono anche in maniera violenta al loro operato?

La violenza è certo da condannare, ma la prima violenza è stata opera dello “Stato” che ha vietato la manifestazione e che continua ad essere sempre più distante e sordo alle richieste dei cittadini, che continuano a subire soprusi e tirannie”.

fonte : i-siena.it

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Come mollare l’euro e vivere felici con la lira

L’euro imploderà, prima o poi, è certo quasi come la legge di gravitazione universale. Affrontare la situazione di comune accordo con gli altri Stati dell’eurozona converrà, eccome.   Come mollare l’euro e vivere felici con la lira

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Come mollare l’euro e vivere felici con la lira

Come mollare l’euro e vivere felici con la lira

L’euro imploderà, prima o poi, è certo quasi come la legge di gravitazione universale. Affrontare la situazione di comune accordo con gli altri Stati dell’eurozona converrà, eccome. Ma proprio perché la negoziazione non si trasformi in “implorazione” occorre avere, ora per allora, un piano di emergenza.

«I governi dell’eurozona sarebbero stupidi se non avessero un piano B», ammetteva del resto il ministro Schäuble già nel 2012 durante le trattative di uno dei tanti, troppi ed inutili negoziati per risolvere il problema del debito greco.

Oggi vogliamo quindi proprio parlarvi del giorno in cui cambieremo moneta. Il D-Day per intendersi. Che mette una paura ladra a tutti. Infatti sono in molti quelli che «…sì l’euro è un problema. Ma uscirne sarebbe un salto nel buio. Pensiamoci bene». Ebbene noi ci abbiamo pensato tanto. Anzi, come molti altri, ci pensiamo tutti i giorni.

Come mollare l’euro e vivere felici con la lira

Non sarà facile. Ma l’edificio sta crollando come le nostre case con il terremoto. E pur di non morire soffocati dalle macerie dobbiamo studiare come prevenire nuove ulteriori tragedie. Proviamoci.

Nel giorno in cui passeremo dall’euro alla lira (il changeover) ci sarà una conversione di tutti i crediti e debiti con un rapporto di conversione di 1:1. Per intendersi: un mutuo di 100.000 euro sarà convertito in 100.000 nuove lire. Lo stipendio di 1.750 euro in 1.750 nuove lire; il caffè verrebbe quindi a costare 1 nuova lira e così via.

In pratica quella che una volta avremmo chiamato la “lira pesante”. Il rapporto di conversione 1:1 impedirà peraltro il furbo e fastidioso giochino degli arrotondamenti che tanti problemi ha creato ai bilanci delle nostre famiglie.

Fateci fare i “precisetti” solo per pochi secondi! Mentre il tasso di conversione è un rapporto convenzionalmente stabilito dalla legge per migrare da una moneta all’altra (ricorderete il famigerato 1936,27 deciso nel 1999) il tasso di cambio invece altro non è che il prezzo di mercato di una moneta espresso in un’altra; in pratica se il tasso di cambio euro/dollaro oggi è 1.10, questo è l’ammontare di dollari necessari ad acquistare un euro.

Ma torniamo a noi. Esiste un rischio concreto da non sottovalutare ma neppure enfatizzare per non lasciare campo aperto ai professionisti del terrorismo mediatico; i tecnici della disinformazione un tanto al chilo. Il rischio del “risparmiatore impaurito” con i suoi soldi depositati in banca. Parliamo di ciò che in gergo viene definita “raccolta diretta”: conti correnti liberi o vincolati; depositi; obbligazioni bancarie ecc.

Stando all’ultimo rapporto Abi di settembre, più o meno 1.656 miliardi di euro. I risparmiatori impauriti in preda al panico potrebbero correre in massa agli sportelli. Affinché questa paura non si trasformi in terrore possono però essere adottate soluzioni efficaci.

Come mollare l’euro e vivere felici con la lira

LIBERA SCELTA
Ad esempio tranquillizzando subito il risparmiatore lasciandogli la libertà di convertire o meno i propri risparmi nella nuova moneta nazionale. Privare il risparmiatore di questa libertà potrebbe esporre le nostre banche a serie difficoltà.

Il signor Rossi che ha depositato in banca 50.000 euro potrebbe infatti avere la tentazione, più che legittima, di prelevare questa somma prima del passaggio alla nuova lira pensando che in futuro il tasso di cambio fra nuova lira ed euro possa essere per lui più vantaggioso. Magari potrebbe diventre 1,2.

Il signor Rossi si ripresenterebbe a quel punto in banca per convertire i 50.000 euro frettolosamente prelevati un anno prima in 60.000 nuove lire.

Se invece quei soldi li avesse tenuti in banca avrebbe avuto diritto soltanto a 50.000 nuove lire dedotte le competenze e spese (tante) e maggiorati di quegli interessi (pochi) nel frattempo maturati.

Un comportamento, ripetiamolo, legittimo e razionale, quello di prelevare i propri risparmi prima del changeover. Quasi un “arbitraggio” lo definirebbero gli economisti. Anche se il nostro signor Rossi non ha magari studiato ad Harvard ma ha un diploma di perito meccanico all’ITI di Gratosoglio.

Se tutti i risparmiatori si comportassero però come lui, le nostre banche rimarrebbero in ginocchio non potendo istantaneamente convertire in contante tutti i depositi in essere. Come si fa allora ad impedire questa “corsa agli sportelli”?

Come mollare l’euro e vivere felici con la lira

LA CLAUSOLA
Non certo con la forza. Né tantomeno con dolorose misure di controllo dei capitali. Esistono invece soluzioni razionali e sperimentabili per disincentivare questo “prelievo da panico” e che potrebbero trovar posto nel “Piano B”.

Noi ipotizziamo qui una sorta di “clausola di indennizzo e garanzia”, proviamo a chiamarla così.

Ad esempio, potrebbe essere lasciata al risparmiatore la libertà di non convertire immediatamente le somme depositate in banca in nuova valuta: in altre parole è solo al momento del rimborso che il risparmiatore riceverà il controvalore in nuove lire mediante l’applicazione del tasso di cambio vigente in quel momento.

Tornando al nostro esempio, al momento del rimborso il signor Rossi riceverebbe 60.000 nuove lire qualora il tasso di cambio fosse 1,2. Oppure 65.000 nuove lire se il tasso di cambio fosse 1,3.

Qualora invece il cambio fosse 0,9 avrebbe comunque diritto alle 50.000 nuove lire previste con il rapporto di conversione ufficiale 1:1. Insomma, seguendo la nostra proposta, il risparmiatore sarebbe sempre completamente tutelato.

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SENZA RISCHI
L’esatto contrario di ciò che viene fatto oggi dentro la moneta unica. La nostra proposta vuole proprio eliminare alla radice il rischio di possibili corse agli sportelli.

Quei momenti di sfiducia e panico che abbiamo già purtroppo sperimentato nel magico mondo dell’euro. Due casi di scuola su tutti: la chiusura degli sportelli in Grecia durante l’abborracciato referendum del 2015 e il più vicino caso Banca Etruria & C.

È ovvio che con la nostra proposta la banca depositaria potrebbe trovarsi a fronteggiare un maggior esborso finanziario. Avrebbe ad esempio un debito futuro nei confronti dell’ipotetico signor Rossi di 60.000 nuove lire (col cambio a 1,2 nuove lire per 1 euro) anziché di 50.000 nuove lire calcolando il saldo con il rapporto di conversione 1:1.

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Un maggior costo di 10.000 nuove lire per intendersi. Questo ulteriore onere non dovrebbe tuttavia sopportarlo la banca depositaria, bensì la Banca d’Italia cui toccherebbe il compito di corrispondere questo straordinario indennizzo (le solite 10.000 nuove lire dell’esempio di prima) in favore della banca stessa.

È naturale che la Banca d’Italia, nella nostra ipotesi, tornerebbe a svolgere quel ruolo che aveva quando eravamo in possesso della nostra sovranità monetaria.

In questa nuova situazione il risparmiatore non sarebbe più indotto a prelevare “in fretta e furia” i suoi euro nell’imminenza del passaggio alla lira ben sapendo che ci sarebbe un prestatore di ultima istanza (la Banca d’Italia appunto) pronto a garantire il risparmio, il risparmiatore e la banca.

Come avviene in quasi ogni parte del Pianeta dove vi è un prestatore di ultima istanza capace di garantire implicitamente il risparmiatore organizzando soluzioni più o meno articolate pur di salvaguardare la fiducia nel sistema bancario.

Solo nell’eurozona questo non è esplicitamente possibile, se non previa tosatura dei risparmiatori nel nome del bail-in (o belin come direbbe Becchi).

Come mollare l’euro e vivere felici con la lira

Ma dobbiamo porci pure un problema ulteriore. L’eventuale nostra uscita dall’unione monetaria potrebbe provocare la completa disintegrazione dell’eurozona.

Se infatti la crisi della Grecia (il cui Pil è grosso modo quello del Veneto) è stata sufficiente a mettere in pericolo il destino dell’eurozona, figuratevi cosa potrebbe mai succedere nel caso fosse l’Italia a salutare Bruxelles.

Ebbene la “clausola” da noi proposta dovrebbe comunque essere applicata; ma nei confronti del cambio lira-marco, essendo la moneta tedesca il vero alter ego dell’euro.

O comunque nei confronti di quella moneta che la Germania eventualmente decidesse di condividere con altri Paesi, qualora Berlino non optasse per il marco ma virasse verso un euro del Nord.

È ovvio che affinché la nostra proposta possa trovare applicazione dentro al cosiddetto Piano B occorre che altri dettagli operativi siano affinati e delineati: dal periodo di tempo in cui tenere “aperta” questa facoltà all’esatta definizione dei rapporti bancari ritenuti degni di protezione e così via.

Come mollare l’euro e vivere felici con la lira

CAROVITA
Qualcuno obietterà che la nostra proposta provocherebbe una crescita delle aspettative inflazionistiche – che peraltro è ciò che la Banca Centrale Europea sta cercando inutilmente di fare da oltre 18 mesi con le sue mensili iniezioni di liquidità.

Dio lo voglia in un Paese in cui abbiamo 6 milioni di disoccupati rispetto ai 3 milioni che avevamo nel 2008. In questo numero includiamo infatti anche chi sarebbe disponibilissimo a lavorare ma è talmente disperato da non cercare più un impiego.

Per l’Istat una persona “tecnicamente” non disoccupata; per noi sì. In parole semplici, chi oggi si arrovella il cervello con la paura dell’inflazione è come chi sta per morire assiderato in Siberia ma si preoccupa della febbre alta.

Qualcun altro potrebbe invece obiettare che questa nostra proposta non farebbe che confermare l’assunto in base al quale svalutazione significhi impoverimento.

Niente di più falso. Abbiamo ipotizzato una misura straordinaria per una circostanza straordinaria. E per una finalità più che legittima: preservare la stabilità del sistema bancario al momento del cambio della moneta.

Come mollare l’euro e vivere felici con la lira

BANCHE SICURE
Del resto a questo qualcuno vorremmo chiedere di quanto ci saremmo a suo dire impoveriti, dal momento che circa un paio di anni fa con un euro acquistavamo più o meno 1,4 dollari ed ora 1,1. La risposta è semplice: “zero”.

Dal momento che noi non andiamo a fare la spesa tutti i giorni al supermarket di Salt Lake City. D’altronde molti di questi “obiettori di scienza” non facevano forse a gara per santificare Draghi che iniettava liquidità e svalutava l’euro dando una botta di vita al nostro export?

Insomma, fuori dalla prigione della moneta unica persino le banche potranno tornare ad essere un posto sicuro dove depositare i nostri risparmi, grazie anche alla garanzia della nostra Banca Centrale. Andiamoci!

Come mollare l’euro e vivere felici con la lira

P.S. Se all’ultimo irriducibile giapponese nella foresta venisse in mente l’argomentone killer che così facendo metteremmo però in ginocchio la nostra Banca Centrale costretta a pagare tutti questi indennizzi, segnaliamo uno studio scientifico pubblicato dalla Bce ad aprile.

Titolo: «Regole per la distribuzione dei profitti e la copertura delle perdite nelle banche centrali». Pagina 10. Nota a piè di pagina 7: «Le banche centrali sono immuni dal rischio di insolvenza, grazie alla loro capacità di creare denaro; pertanto possono anche operare con un patrimonio netto negativo». Amen!

Come mollare l’euro e vivere felici con la lira

di Paolo Becchi e Fabio Dragoni

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