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Volpi: «Io rovinato dalle banche usuraie, se condannato torno»

L’imprenditore Giuseppe Volpi, 53 anni, sotto accusa per bancarotta, è negli Stati Uniti, dove sostiene di lavorare per una compagnia petrolifera. Oggi sarà giudicato in tribunale: rischia una condanna a 12 anni. Gli abbiamo posto alcune domande via mail alle quali ha risposto. Volpi: «Io rovinato dalle banche usuraie, se condannato torno»

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Volpi: «Io rovinato dalle banche usuraie, se condannato torno»

Volpi: «Io rovinato dalle banche usuraie, se condannato torno»

fonte : Iltirreno

L’imprenditore Giuseppe Volpi, 53 anni, sotto accusa per bancarotta, è negli Stati Uniti, dove sostiene di lavorare per una compagnia petrolifera. Oggi sarà giudicato in tribunale: rischia una condanna a 12 anni. Gli abbiamo posto alcune domande via mail alle quali ha risposto.

Giuseppe Volpi, lei è stato impresario edile e costruttore importante da Massa-Carrara fino al Pistoiese. La procura chiede una condanna a 12 anni per bancarotta ma lei è all’estero. Perché non è venuto a difendersi in un’aula del tribunale?

«Come concesso dalla legge ho incaricato un difensore per assumere la mia difesa non essendoci obbligo della mia presenza al processo, la mia assenza è dovuta principalmente ad un’importante opportunità di lavoro offertami negli Stati Uniti nel 2011 dove attualmente risiedo e dove ho intrapreso una brillante carriera come dirigente nel settore sviluppo di aree strategiche in un’importante compagnia petrolifera internazionale.

Le contestazioni, in sintesi: lei avrebbe provocato il dissesto delle sue imprese trasferendo le proprietà degli immobili in società-scatole cinesi, con sede soprattutto negli Stati Uniti, a lei riconducibili. Molti cittadini che avevano versato anticipi e i suoi creditori hanno avuto enormi difficoltà. Perché ha costruito questo castello di società estere?

«Le risponderò in maniera chiara. Già nel 2005 le società erano in forte dissesto finanziario che non fu causato dal sottoscritto bensì dai poteri forti di questo paese, cioè dalle banche e dalle imprese, che io definisco mafiose, che presero in appalto i miei cantieri.

Le vendite degli immobili del 2006 alle società straniere oltre a non avere alcuna influenza sull’esito finale del fallimento delle società fu un tentativo di risanamento aziendale, perché vede, gli immobili in questione erano gravati da ipoteche al momento della cessione per il 100% del loro valore.

La cosa fondamentale che è sfuggita sia ai tecnici incaricati dal tribunale che alla pubblica accusa è che gli immobili al momento della cessione non erano finiti, ma ancora da terminare mentre la perizia che ne determinò il valore fu fatta ad immobili terminati e quindi il valore periziato degli stessi fu notevolmente superiore.

Questo è un punto chiave per poter determinare se trattasi o meno di bancarotta, nella pratica se si vendono degli immobili di maggior valore dei mutui è bancarotta, se invece si vendono immobili di ugual valore dei mutui trattasi di cessione di debiti; la giurisprudenza determina che nel caso non si tratta di bancarotta e l’intero impianto accusatorio si smonta. Ci saranno altri gradi di giudizio per dimostrare questo.

Ma io punto il dito verso le banche perché hanno devastato letteralmente i conti correnti delle mie società applicando, fin dall’inizio dell’attività delle mie società, tassi di interesse da usura, arrivando ad aggiungere la ricapitalizzazione trimestrale degli interessi, cioè l’anatocismo.

Ma cosa ben più grave obbligandomi a sottoscrivere prodotti bancari come derivati e altri prodotti truffa, che solo successivamente nel tempo vennero scoperti come vere e proprie truffe; ricordo che varie sentenze dei tribunali hanno obbligato al risarcimento dei danno.

Il trucco adottato era semplicissimo: ti prestavano i soldi a mezzo affidamenti bancari.

I classici scoperti di conto: le mie società ne avevano fino a 5 milioni di euro nel 2005, a semplice firma del sottoscritto ma ottenuti attraverso il lavoro su diversi cantieri importanti, promettendo di applicare tassi molto interessanti perché economici; nella realtà, trattandosi sempre di un accordo verbale, quando arrivavano gli estratti conto i tassi erano sempre doppi da quelli concordati, dopo un certo periodo di questo scempio, le banche sapevano che erodendo sistematicamente i conti correnti delle società ci sarebbe stato bisogno di altro denaro e qui entravano in gioco i magnifici prodotti ricatto, derivati e altri, una trappola mortale per le aziende.

Per quanto riguarda le imprese, purtroppo ritengo che all’epoca quelle che operavano nel mio settore nella provincia di Massa-Carrara fossero in qualche modo controllate da personaggi legati alla malavita.

È stato da parte mia inutile tentare di evitarle perché usavano prestanome anche locali incensurati. Erano abituati a fare quello che volevano sui cantieri lavoravano come e quando decidevano loro: gonfiavano i costi delle opere o abbandonavano i cantieri. Alla fine dopo infinite discussioni per trovare compromessi economici dopo essere stati pagati lasciavano i cantieri con una miriade di vizi occulti.

Alcuni di questi si presentavano nel mio ufficio esibendomi come biglietto da visita 3 pagine di casellario giudiziale con i peggiori reati penali, però adesso a me vogliono dare 12 anni di galera e loro sono ancora liberi. Mio malgrado ho sempre portato a termine gli immobili spesso dovendo realizzare le opere anche 2 o tre volte».

Lei sostiene che ci sono state infiltrazioni malavitose nelle imprese apuane: ha presentato denunce su questo?

«Sì, ma non ufficialmente: mi presentai presso gli uffici della guardia di Finanza più di una volta, nell’occasione di una minaccia specifica presso la mia abitazione intervennero anche con una unità operativa, però sempre mi consigliarono quasi paternamente di non affrontare mai a muso duro queste persone per la mia incolumità personale, perché molto pericolose ma di cercare di trovare sempre se possibile un accordo così ho sempre fatto».

Lei contesta il comportamento delle banche: anche su questo, ha presentato denunce?

«No, diciamo che è quasi impossibile denunciare delle banche durante la propria attività essendo esposti finanziariamente con le stesse, significherebbe decretare da quel momento la fine delle aziende penso sia abbastanza comprensibile a tutti senza dare maggiori spiegazioni, però in caso di fallimento sarebbe obbligo del curatore fallimentare denunciare questo comportamento truffaldino delle banche però mai si assiste a questo, i curatori fallimentari sono liberi professionisti incaricati dai tribunali, non hanno alcun interesse a mettersi contro le banche».

Se il tribunale la dovesse condannare, tornerà in Italia o aspetterà negli Stati Uniti dove, secondo l’accusa, lei ha trasferito illecitamente il suo tesoro?

«Prima cosa non ho trasferito alcun tesoro proprio da nessuna parte, io capisco che la sua domanda è frutto dell’avvincente ricostruzione dell’accusa, io le posso assicurare che ho svolto sempre correttamente il mio lavoro e mai ho sottratto beni mobili o denaro alle mie società illegittimamente (tra l’altro non mi sembra che mi venga contestato questo), le voglio portare per esempio che nel 2012 fui assolto in appello definitivamente dall’accusa di reato fiscale dopo un altro articolato processo a mio carico.

In prima istanza il tribunale di Massa nel processo di primo grado mi aveva condannato a 4 anni. In appello alla corte di Genova furono chiarite tutte le operazioni nel dettaglio, risultato assoluzione totale e nulla dovevo al fisco italiano.

Quindi per rispondere alla sua domanda le dico che qualora fossi condannato per aver sottratto tesori dalle società, mi costituirei immediatamente e tornerei in Italia per espiare la pena, questo per me è un punto di principio fondamentale, perché come

lei ha precisato giustamente nella sua precedente domanda molti cittadini che avevano versato anticipi e alcuni creditori hanno avuto enormi difficoltà, quindi in questa ipotesi sarebbe mio obbligo pagare con il carcere, ma questo non è avvenuto: tesori non ne ho sottratti».

(m.b.)

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Derivati da 500mila euro, indagati per truffa ex-direttori del Banco di Napoli

Avrebbero venduto prodotti finanziari, i cosiddetti derivati Swap, «in violazione delle norme bancarie con artifizi e raggiri» ai soci di un’azienda catanzarese, la Max Motors srl, di Catanzaro, che si sono così trovati esposti per oltre mezzo milione di euro. Derivati da 500mila euro, indagati per truffa ex-direttori del Banco di Napoli

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Derivati da 500mila euro, indagati per truffa ex-direttori del Banco di Napoli

Derivati da 500mila euro, indagati per truffa ex-direttori del Banco di Napoli

Avrebbero venduto prodotti finanziari, i cosiddetti derivati Swap, «in violazione delle norme bancarie con artifizi e raggiri» ai soci di un’azienda catanzarese, la Max Motors srl, di Catanzaro, che si sono così trovati esposti per oltre mezzo milione di euro.
Tre ex-direttori e cinque funzionari della filiale di Catanzaro del Banco di Napoli, ora acquisito da Intesa San Paolo, sono stati iscritti nel registro degli indagati con l’ipotesi di truffa aggravata e, secondo il pm della Procura catanzarese Vito Valerio, che nei giorni scorsi ha notificato gli avvisi di conclusione delle indagini, avrebbero «omesso di indicare la concreta natura e finalità speculativa di tali contratti derivati» predisponendo «condizioni contrattuali sempre complessivamente sbilanciate in favore dell’istituto di credito».
In questo modo, secondo l’accusa, i dipendenti del Banco di Napoli, avrebbero indotto in errore i rappresentanti della società catanzarese che «in difetto di un consenso realmente informato e quindi artatamente indotti a confidare nella utilità e convenienza delle operazioni» sottoscrivevano 6 contratti di tipo “derivati“.
Dopo la notifica dell’avviso di conclusione delle indagini gli otto indagati avranno 20 giorni di tempo per chiedere di essere sentiti dal pm o presentare memoria difensiva.
Allo scadere la Procura deciderà se proseguire con la richiesta di rinvio a giudizio o al contrario chiedere l’archiviazione. Le parti offese sono rappresentate dagli avvocati Arturo Bova e Antonio Lomonaco che hanno presentato denuncia anche per l’ipotesi di reato di usura bancaria.

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Derivati da 500mila euro, indagati per truffa ex-direttori del Banco di Napoli

fonte : ilsecoloditalia.it

 

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Banca d’Italia ed il vizio inveterato di mistificare la realtà

Banca d’Italia ed il vizio inveterato di mistificare la realtà: “le banche italiane non fronteggiano una crisi sistemica” Banca d’Italia ed il vizio inveterato di mistificare la realtà: “le banche italiane non fronteggiano una crisi sistemica” Sulla scia del precedente…

Stop anatocismo, confermata condanna per BPM

Il Tribunale di Roma ha confermato i provvedimenti cautelari contro BPM, concessi con l’ordinanza del 14 aprile 2015 dal Tribunale di Milano: la sentenza è stata pubblicata il 23 novembre scorso.  Stop anatocismo, confermata condanna per BPM

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Stop anatocismo, confermata condanna per BPM

Il Tribunale di Roma ha confermato i provvedimenti cautelari contro BPM, concessi con l’ordinanza del 14 aprile 2015 dal Tribunale di Milano: la sentenza è stata pubblicata il 23 novembre scorso. Una nuova condanna ottenuta grazie alla campagna Stop Anatocismo e alle azioni inibitorie di Movimento Consumatori. MC spiega che il Tribunale ha accertato l’illegittimità del comportamento della BPM nei confronti dei propri correntisti per l’applicazione di clausole anatocistiche dopo il 1° gennaio 2014, quando è entrato in vigore il divieto di anatocismo.

La sentenza conferma l’ordinanza del 14 aprile 2015 del collegio del Tribunale di Milano che, nel giudizio cautelare avviato da MC contro BPM, in caso di conti affidati o scoperti, aveva già inibito l’applicazione delle clausole anatocistiche, sulla base del principio introdotto dalla Legge di Stabilità per il 2014, secondo cui “gli interessi periodicamente capitalizzati non possono produrre interessi ulteriori”.

Il Tribunale capitolino ha riconosciuto, dunque, che il divieto di anatocismo sussiste nonostante la recente modifica dell’art. 120, conseguente all’entrata in vigore della legge dell’8 aprile 2016 n. 49, e della delibera attuativa del CICR dello scorso 3 agosto 2016. La nuova normativa non è applicabile per il periodo precedente alla sua entrata in vigore e prevede comunque che gli interessi debitori non producono ulteriori interessi, salvo la specifica autorizzazione del cliente.

Per tali ragioni BPM è stata condannata a pubblicare il dispositivo della sentenza sui principali quotidiani nazionali, sul proprio sito Internet e a darne comunicazione a ciascun correntista.

“Si tratta di una sentenza importante”, dichiara Paolo Fiorio, coordinatore dell’Osservatorio Credito e Risparmio di Movimento Consumatori, “perché è il primo giudizio a cognizione piena che conferma la correttezza delle inibitorie cautelari emesse a seguito delle azioni promosse da MC nei confronti delle dieci maggiori banche italiane”.

“La sentenza del tribunale di Roma”, afferma Alessandro Mostaccio, segretario generale dell’associazione, “conferma che BPM, e comunque tutte le banche italiane, devono restituire gli interessi anatocistici applicati illegittimamente alla propria clientela dal 1° gennaio 2014; qualora BPM non provvedesse alla restituzione di questi interessi, l’associazione avvierà un’azione di classe”.

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Composizione crisi da sovraindebitamento ex L. 3/2012

Scheda di sintesi della soluzione della crisi da sovraindebitamento ex L. 3/2012   Composizione crisi da sovraindebitamento ex L. 3/2012

 

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Composizione crisi da sovraindebitamento ex L. 3/2012

Composizione crisi da sovraindebitamento ex L. 3/2012

I Soggetti in situazione di sovraindebitamento irreversibile e incapacità ad assolvere le proprie obbligazioni, secondo la legge 3/2012 possono accedere alle seguenti procedure, con obbligo di assistenza OCC (Organismo Composizione Crisi):

  • 1) Piano del Consumatore;
  • 2) Accordo di Risanamento;
  • 3) Liquidazione del Patrimonio del debitore

Regole generali:

  • Eguale trattamento ai creditori che si trovano nella stessa condizione
  • Pagamento integrale dei crediti impignorabili
  • Pagamento integrale (ma dilazionabile) di  IVA, ritenute Fiscali, tributi UE
  • Al creditore istante spetta il privilegio per spese di giustizia

 

1) PIANO DEL CONSUMATORE art. 12 bis

Soggetti passivi:

Consumatori (per debiti estranei all’attività d’impresa)

Regole particolari:

Prescinde dall’accordo con i creditori e  viene valutato dal Tribunale secondo convenienza e meritevolezza

Prevede Totale o Parziale (se valore di mercato del bene, attestato da OCC è minore del debito garantito) soddisfacimento dei creditori muniti di privilegio, pegno o ipoteca

NB: il debitore può offrire il valore della prima casa ottenibile a mezzo asta  anche se < debito ipotecario,  senza perderne la proprietà → decide il Giudice

Non sospende automaticamente le azioni esecutive in corso e future

Per la sospensione azioni occorre parere favorevole OCC e autorizzazione Giudice

Procedura/Organi:

1.  Il debitore presenta  Istanza  di nomina OCC al Tribunale di residenza, anche senza assistenza di professionisti,oppurepresenta istanza diretta a OCC con proposta del  pagamento dei debiti sulla base delle attuali e reali capacità economiche; ricostruzione dettagliata e puntuale della situazione economica e patrimoniale

2. Tribunale/Giudice Delegato:

nomina OCC Omologa/Rigetta piano sulla base relazione OCC

3. OCC (Ente pubblico preordinato all’assistenza del debitore)  nominato dal Tribunale  per la gestione della pratica): Deposita  Relazione in Trib. con parere positivo o negativo sulla proposta del debitore; Dà notizia entro 3 gg a Esattore e Uffici fiscali; conferisce (al proprio interno) gli incarichi di: GESTORE DELLA CRISI; LIQUIDATORE

4. Liquidatore (potrebbe essere lo stesso OCC): Relaziona su: cause indebitamento; diligenza debitore; ragioni incapacità ad adempiere; solvibilità debitori nei 5 anni precedenti; pendenze atti; attendibilità proposta; documentazione prodotta

Sanzioni al debitore: Il debitore che ponga in essere  frodi e /o atti illeciti tesi a “manipolare” la procedura rischia la Reclusione minima di 6 mesi e multa

Costi: Contributo unificato e marche: € 125 Professionista (non obbligatorio) che assiste il il debitore: secondo accordi personali OCC: 40% tariffa del Curatore fallimentare, Liquidatore: tariffa vendite giudiziarie

Durata della procedura: Indeterminata; Sono possibili (constatate in sentenze di Tribunali) dilazioni di pagamento fino a 30 anni e prima casa salva Esdebitazione del debitore: E’ possibile pagando i debiti almeno in parte (secondo valutazione del Giudice)

Filo logico della procedura: Rimettere in piedi il consumatore, consentendogli di poter riprendere a spendere, per il bene dell’economia.

 

2) ACCORDI DI RISANAMENTO art. 12

Soggetti passivi: Consumatori (per debiti estranei all’attività d’impresa) Imprese non fallibili (ultimi 3 anni con Attivo < 300000 € e ricavi lordi < € 200000; monte debiti < 500000 €) Altri soggetti non fallibili: ASD; Agricoltori; Professionisti

Regole particolari: 

Richiede il consenso dei creditori che rappresentano il 60% dei crediti complessivi

Totale o Parziale (valore di mercato attestato da OCC) soddisfacimento dei creditori muniti di privilegio, pegno o ipoteca

Immediatamente partono gli effetti protettivi per il debitore con la sola presentazione istanza di nomina OCC

Procedura/Organi:

1.  Il debitore presenta  Istanza  di nomina OCC al Tribunale di residenza, anche senza assistenza di professionisti, oppure presenta istanza diretta a OCC con proposta del  pagamento dei debiti sulla base delle attuali e reali capacità economiche; ricostruzione dettagliata e puntuale della situazione economica e patrimoniale

2. Tribunale/Giudice Delegato: Dispone la votazione del piano da parte dei creditori chirografari che rappresentano il 60% dei crediti complessivi

3. OCC (come Piano del Consumatore);

4. Liquidatore (come Piano del Consumatore);

Durata procedura: indeterminata

Esdebitazione (come Piano del Consumatore);

Sanzioni (come Piano del Consumatore);

Filo logico (come Piano del Consumatore);

 

3) LIQUIDAZIONE PATRIMONIO DEL DEBITORE art. 14 ter

Soggetti passivi:

Consumatori (per debiti estranei all’attività d’impresa)Imprese non fallibili (ultimi 3 anni con Attivo < 300000 € e ricavi lordi < € 200000; monte debiti < 500000 €)Altri soggetti non fallibili: ASD; Agricoltori; Professionisti

Regole particolari:

E’  la procedura prevista prevista nel caso in cui il piano o l’accordo proposto non siano accettabili o fattibili

Procedura/Organi:

1.  Il debitore presenta  Istanza  di nomina OCC al Tribunale di residenza, anche senza assistenza di professionisti, oppure presenta istanza diretta a OCC con proposta del  pagamento dei debiti sulla base delle attuali e reali capacità economiche; ricostruzione dettagliata e puntuale della situazione economica e patrimoniale

2. Tribunale/Giudice Delegato: Dispone la liquidazione intero patrimonio

3. OCC (come Piano del Consumatore);

4. Liquidatore (come Piano del Consumatore);

Durata procedura: indeterminata

Esdebitazione (come Piano del Consumatore);

Sanzioni (come Piano del Consumatore);

Filo logico (come Piano del Consumatore);

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fonte : © AvvocatoAndreani.it Risorse Legali – Articolo originale: Composizione crisi da sovraindebitamento ex L. 3/2012

Di Giuseppe Berselli

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Banca Etruria. Dopo assoluzione ex dirigenti, Codacons presenta una nuova denuncia in Procura

Dopo la decisione di ieri  del gup di Arezzo che ha assolto l’ex presidente di Banca Etruria, Giuseppe Fornasari, l’ex direttore generale Luca Bronchi e il direttore centrale Davide Canestri dall’accusa di ostacolo all’attività di vigilanza, scende in campo il Codacons, che presenta un nuovo esposto alla Procura di Arezzo. Banca Etruria. Dopo assoluzione ex dirigenti, Codacons presenta una nuova denuncia in Procura

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Banca Etruria. Dopo assoluzione ex dirigenti, Codacons presenta una nuova denuncia in Procura

Banca Etruria. Dopo assoluzione ex dirigenti, Codacons presenta una nuova denuncia in Procura

fonte : comunicato stampa codacons

 

Agenpress. Dopo la decisione di ieri  del gup di Arezzo che ha assolto l’ex presidente di Banca Etruria, Giuseppe Fornasari, l’ex direttore generale Luca Bronchi e il direttore centrale Davide Canestri dall’accusa di ostacolo all’attività di vigilanza, scende in campo il Codacons, che presenta un nuovo esposto alla Procura di Arezzo.

La sentenza di ieri conferma uno scenario inquietante che per il primo il Codacons aveva sollevato: quello della mancata vigilanza da parte degli organi di controllo – spiega l’associazione dei consumatori, che rappresenta nei vari procedimenti il maggior numero di risparmiatori delle 4 banche salvate –

Se infatti non c’è stata alcuna attività da parte degli ex dirigenti di Banca Etruria per ostacolare la vigilanza, è evidente che Banca d’Italia e Consob erano in possesso di tutti gli elementi per valutare non solo le operazioni portate avanti dall’istituto di credito, ma anche la sua solidità finanziaria.

Per questo il Codacons chiede oggi alla Procura di Arezzo di aprire un nuovo filone di indagine sul caso di Banca Etruria, volto a verificare eventuali omissioni o negligenze da parte degli organi di vigilanza e comportamenti che possano configurare anche un eventuale concorso negli illeciti commessi a danno di migliaia di risparmiatori titolari di obbligazioni subordinate.

fonte : comunicato stampa codacons

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Vince la causa contro la banca, ma è troppo tardi: è morto a giugno

Il gioielliere Antonino Mura aveva fatto causa alla Banca di Sassari per interessi non dovuti Vince la causa contro la banca, ma è troppo tardi: è morto a giugno

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Vince la causa contro la banca, ma è troppo tardi: è morto a giugno

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NUORO. A volte le vittorie hanno un sapore agrodolce. Aver vinto una causa contro una banca che pretendeva somme importanti per il pagamento di interessi, quando invece era l’istituto di credito a dover dei denari «accertato il saldo a credito», ha illuminato la giornata di Isabella Gungui, la commerciante nuorese che con il marito Antonino Mura aveva intentato una causa nei confronti dell’allora Banca di Sassari, oggi Banco di Sardegna.

Ieri è stata depositata la sentenza con la quale il giudice Tiziana Longu condanna l’istituto di credito al pagamento di 84mila127,13 euro, oltre agli interessi maturati sul conto corrente nel quale era stata avviata una linea di credito di cento milioni.

La vittoria è agrodolce perchè nel frattempo Antonino Mura è morto. «È mancato il 30 giugno scorso, lui era sicuro che avremmo vinto anche questa volta ma tutta la vicenda ha pesantemente condizionato la nostra vita», sottolinea la moglie Isabella Puggioni.

Con il marito aveva due avviate attività commerciali, un bar e una gioielleria. Poi una serie di difficoltà economiche avevano costretto i coniugi a rivolgersi alle banche per ottenere prestiti. E fidi, dai quali era diventato praticamente impossibile rientrare.

In questo iter giudiziario, Isabella Gungui e il marito sono stati accompagnati dall’avvocato Vittorio Delogu. La sentenza è immediatamente esecutiva, e si aggiunge alle altre due sentenze, in primo e secondo grado, nei confronti di un altro istituto di credito.

Due anni fa avevano ottenuto il pignoramento di 230mila euro dal Gruppo Intesa, per una causa legata a un fido. Ma quei fondi sono ancora bloccati in attesa del giudizio della Cassazione.

Le tappe di un calvario giudiziario affondano radici nel 1985, con la richiesta di un fido di cento milioni delle vecchie lire all’allora Banco di Napoli e proseguita due anni dopo con l’accensione di un credito di altri cento milioni alla Banca popolare di Sassari.

Per riuscire a coprire il fido la coppia aveva chiesto un mutuo ipotecario alla Banca Cariplo.

Le difficoltà non erano finite lì, I coniugi Mura-Gungui si erano visti pignorare i beni ipotecati per ottenere il mutuo dalla Cariplo. Quindi, la decisione di rivolgersi alla magistratura. In attesa della sentenza defintiva per il Gruppo Intesa, ieri c’è stata l’altra vittoria.

«Mi dispiace che mio marito non sia più qui», dice Isabella Gungui. Una vittoria importante. In qulache modo fuori tempo massimo. Almeno per Antonino Mura.

Autore : Simonetta Selloni      –  fonte : m.lanuovasardegna.it

L’usura bancaria è una fattispecie normativa introdotta dall’Art. 644 del Codice penale italiano ed è stata riformulata dalla Legge n. 108 del 7 marzo 1996, che ha apportato profonde innovazioni e modifiche in materia di usura ..

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La Bce vuole che le banche «perseguitino» chi non paga

La Vigilanza ipotizza telefonate anche tutti giorni a famiglie e imprese che non pagano mutui e prestiti. La Bce vuole che le banche «perseguitino» chi non paga.

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La Bce vuole che le banche «perseguitino» chi non paga

La Bce vuole che le banche «perseguitino» chi non paga.

La Vigilanza ipotizza telefonate anche tutti giorni a famiglie e imprese che non pagano mutui e prestiti Dopo aver passato le banche italiane ai raggi X degli stress test e aver imposto maxi-aumenti di capitale (13 miliardi l’ammontare soltanto dal 2015 fino all’operazione Mps ora in corso) per coprire i buchi di bilancio, ora la Vigilanza europea le invita a inseguire famiglie e imprese debitrici con telefonate a raffica (anche a cadenza giornaliere), pur di accelerare il recupero delle rate scadute di mutui casa e prestiti.


Il suggerimento è contenuto a pagina 21 di un corposo documento ancora in fase di bozza («Draft guidance to banks on non-performing loans) su cui la Banca centrale europea ha da poco terminato di interrogare gli istituti del Vecchio continente e che potrebbe confluire in un «manuale» di intervento già entro fine anno. L’obiettivo ultimo di stabilire una «chiara strategia» di intervento per ridurre le sofferenze è assolutamente condivisibile, meno il monolitico criterio di azione ipotizzato dagli sceriffi di Francoforte: più il cliente è inaffidabile, più frequentemente la banca dovrà provvedere a tempestarlo al telefono di casa o al cellulare.


Le 129 pagine del documento dettagliano in particolare tre gradi di allarme e quindi di rischio: «basso», «medio» e «alto». Nel primo caso – dove oggi sono sostanzialmente contemplati i prestiti scaduti scoperti da oltre 90 giorni e pari almeno al 5% del totale inizialmente erogato) – la banca dovrà contattare famiglie e imprese debitrici a intervalli di 5-7 giorni. La «tregua» concessa dalla Vigilanza si riduce però a 2-3 giorni già in caso di rischio «medio»: si tratta delle cosiddette «inadempienze probabili», cioè quando l’istituto ritiene difficile recuperare il finanziamento senza escutere le garanzie reali (per esempio la casa in caso di mutuo).


Fino all’ordine finale: «daily call», telefonate giornaliere, se il rischio del prestito si situa sul gradino più alto: in sostanza i finanziamenti finiti in «sofferenza» e quindi totalmente inesigibili. I burocrati della Bce spingono tuttavia oltre il loro piglio organizzativo, arrivando a dettagliare anche il «galateo» degli orari in cui sarebbe opportuno contattare il cliente: dal lunedì al venerdì dalle 8 del mattino alle 9 di sera, il sabato fino alle 5 del pomeriggio e la domenica dalle dieci del mattino alle 4 del pomeriggio.


Un incubo che, se realizzato con queste modalità, appare al limite dello stalking telefonico. Senza contare che con la prevista stretta sulle regole contabili, dal 2018 finirebbero nel calderone del rischio «basso» (e quindi telefonate ogni 5-7 giorni) tutti gli sconfinamenti da 1 a 90 giorni, nel secondo insieme (rischio medio) quelle oltre tale lasso di tempo e che le inadempienze probabili salirebbero in cima alla scala del rischio insieme alle vere sofferenze.


La stessa suggestione di utilizzare, per il primo contatto con il cliente, un call center automatizzato dovrebbe fare poi probabilmente i conti con le regole di comportamento sul recupero dei crediti dettate dal Garante della privacy, che rimarca come «ogni attività» deve avvenire «nel rispetto della dignità personale del debitore».

Insomma, se la Bce non cambierà idea ascoltando i suggerimenti inviati dalle banche, si profila una grande mole di lavoro. Visto che i crediti in sofferenza lordi continuano oggi a sfiorare i 300 miliardi nei bilanci degli istituti di credito della Penisola, per un valore netto di un ottantina di miliardi dopo le pesanti svalutazioni già effettuate.

fonte : ilgiornale.it

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