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Bancarotta Etruria, interrogato Guerrini che nega le accuse

L’ex vicepresidente: nessun dolo da parte del Cda solo normale rischio di impresa sui crediti finiti a sofferenza. E su High Facing: niente favoritismi nei miei confronti. Bancarotta Etruria, interrogato Guerrini che nega le accuse

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Bancarotta Etruria, interrogato Guerrini che nega le accuse

 

Bancarotta Etruria, interrogato Guerrini che nega le accuse

L’ex vicepresidente: nessun dolo da parte del Cda solo normale rischio di impresa sui crediti finiti a sofferenza. E su High Facing: niente favoritismi nei miei

Arezzo, 28 febbraio 2017 – Giorgio Natalino Guerrini, ex vicepresidente di Banca Etruria, è stato ascoltato ieri in procura nell’ambito del filone d’inchiesta sulla bancarotta fraudolenta legata al crack dell’istituto bancario aretino. Guerrini, indagato insieme ad altri 21 membri dei vecchi cda e dirigenti per bancarotta fraudolenta, ha parlato di «operazioni assolutamente lecite» e di «normale rischio di impresa» escludendo ogni volontà di «fare danno» da parte dei dirigenti e dei membri dei cda.

L’ex vicepresidente, ascoltato dal pool di magistrati della procura aretina, specializzati in reati finanziari coordinato dal procuratore Roberto Rossi, ha respinto ogni addebito insistendo molto sull’assoluta mancanza di volontarietà di dolo. Guerrini ha parlato anche di High Facing, la società che realizzò l’impianto fotovoltaico dello Yacht di Civitavecchia e di cui lui era comproprietario e amministratore. Ha lasciato a Etruria una sofferenza di alcuni milioni, ma l’ex vicepresidente ha negato qualsiasi favoritismo in suo favore: il prestito fu trattato come tutti gli altri.

Oggi sono in programma altri due interrogatori tra i sei indagati sui 21 complessivi, che hanno scelto di usufruire della possibilità di essere ascoltati dopo aver ricevuto l’avviso chiusura indagini. Successivamente il procuratore Rossi chiederà i rinvii a giudizio e l’udienza preliminare potrebbe essere fissata dopo l’estate. Al centro dell’inchiesta che ha portato all’avviso di chiusura indagine per i 22 ex consiglieri e dirigenti, la concessione di finanziamenti che avrebbero causato il dissesto di bilancio della banca e il conseguente crack finanziario.

Fonte la Nazione.it

 

 

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Il ritorno dello Stato banchiere Monte dei Paschi, le due venete, il nodo liquidità: pronti 20 miliardi di euro

Vent’anni dopo lo Stato italiano torna in banca. Il ritorno dello Stato banchiere Monte dei Paschi, le due venete, il nodo liquidità: pronti 20 miliardi di euro   Il ritorno dello Stato banchiere Monte dei Paschi, le due venete, il…

Quanto è legittimo il recupero crediti di banche e finanziarie?

Un vero e proprio terrorismo psicologico. Accade sempre più frequentemente che banche e finanziarie si affidino a società esterne di recupero crediti sempre più agguerrite, che decidono di dar vita ad una vera e propria persecuzione pur di far fronte alle difficoltà sempre maggiori nel recupero delle somme dovute dai clienti. Quanto è legittimo il recupero crediti di banche e finanziarie?

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Quanto è legittimo il recupero crediti di banche e finanziarie?

Quanto è legittimo il recupero crediti di banche e finanziarie?

Accade sempre più frequentemente che banche e finanziarie si affidino a società esterne di recupero crediti sempre più agguerrite, che decidono di dar vita ad una vera e propria persecuzione pur di far fronte alle difficoltà sempre maggiori nel recupero delle somme dovute dai clienti.

Un vero e proprio terrorismo psicologico, una rappresaglia basata su metodi sempre meno ortodossi per ottenere il rientro di quanto dovuto, uno stalking che mira alla disperazione del malcapitato di turno che finisce per venir leso nella sua dignità.

Le vittime di questo malcostume raccontano di un numero ingente di telefonate a qualsiasi ora, solleciti di pagamento effettuati mediante corrispondenza minatoria, toni aggressivi e metodi tutt’altro che legali per reperire indirizzi e numeri di telefono.

Tutto ciò al fine di stringere sempre più il cerchio attorno al debitore, e lasciargli l’impressione che l’unica soluzione, la più ragionevole, sia pagare. In realtà, quello che spesso al cittadino disperato non viene detto, è che subire non è mai la soluzione.

Le modalità mediante le quali il rientro del credito è preteso finiscono infatti per rendere illegittima tutta la procedura di riscossione dello stesso.

Non di rado la prima violazione avviene già al momento dell’acquisizione dei contatti della “vittima”. Se il numero di telefono non è pubblico, probabilmente queste società avranno contattato conoscenti, parenti e vicini di casa per entrare in possesso dei recapiti. Il tutto con buona pace della privacy.

Quanto è legittimo il recupero crediti di banche e finanziarie?

In secondo luogo, è certamente censurabile penalmente il comportamento di chi reitera ossessivamente le proprie richieste, importunando i soggetti nei luoghi di lavoro o al cellulare, recapitando continuamente corrispondenza contenente minacce ad azioni esecutive, pignoramenti di case, iscrizioni nei registri dei cattivi pagatori.
Il codice penale tutela il cittadino da tutti quei comportamenti effettuati da chi in un luogo pubblico o aperto al pubblico ovvero mediante telefono reca a taluno molestia o disturbo.

A sancire la condanna di queste modalità di condotta è intervenuta persino la Corte di Cassazione con sentenza n.25033 del 22 giugno 2011, che ha stabilito che “il creditore che tempesti di telefonate il debitore per indurlo ad adempiere, rischia la condanna per molestie o disturbo delle persone. A nulla rileva l’esercizio del diritto di credito del molestatore, attesa la sub valenza di tale interesse rispetto alla tutela dell’altrui sfera individuale.”

Non lasciarsi intimorire diventa pertanto fondamentale al fine di far cessare queste pratiche scorrette, affidandosi ad un professionista che in prima istanza valuti se la richiesta di pagamento sia legittima, riconducendo in ogni caso queste società, mediante gli strumenti a disposizione degli operatori del diritto, all’agire secondo i criteri di rispetto della persona e del suo quieto vivere.

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Anatocismo consumatori contro Bankitalia: “Autorizzi i rimborsi”

“Senza risposte, faremo esposti in Procura” . Le dieci banche condannate.   Anatocismo consumatori contro Bankitalia: “Autorizzi i rimborsi”

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Anatocismo consumatori contro Bankitalia: “Autorizzi i rimborsi”

Anatocismo consumatori contro Bankitalia: “Autorizzi i rimborsi”

Banca d’Italia deve “ordinare” la restizione degli interessi anatocistici illegittimamente addebitate dagli istituti di credito dal primo gennaio 2014 al 31 dicembre 2016. È quello che chiede il Movimento consumatori (Mc), l’associazione presieduta da Alessandro Mostaccio che, grazie alle azioni inibitorie accolte da diversi tribunali, è riuscita a far condannare dieci banche e far cessare l’odiosa pratica degli interessi sugli interessi.

Ieri l’Istituto di vigilanza ha incontrato le associazioni dei consumatori  e Mc ha chiesto chiarimenti in merito alla contabilizzazione degli interessi anatocistici effettuata da tutte le banche italiane negli anni 2014, 2015 e 2016 in cui è stata vietata ogni forma di capitalizzazione degli interessi. Tuttavia Banca d’Italia non ha mai risposto né sanzionato le banche.

“Senza risposte, faremo esposti in Procura”

“Gli interessi di tutti i correntisti italiani –  spiega Alessandro Mostaccio, segretario generale Mc – devono necessariamente essere tutelati dalla Banca d’Italia quale autorità di vigilanza sull’intero settore creditizio; l’art. 128ter del Testo Unico Bancario consente all’Autorità di vigilanza di ordinare la restituzione delle somme indebitamente percepite e di adottare altri comportamenti conseguenti. In assenza di concreti e positivi riscontri, Mc si vedrà costretta come ultima ratio a segnalare alle competenti procure della Repubblica questa sconcertante e perdurante inerzia che ha danneggiato l’intera collettività per sapere se abbia anche rilevanza penale”.

Le dieci banche condannate

“L’inerzia della Banca d’Italia è ingiustificabile – afferma Paolo Fiorio, coordinatore dell’Osservatorio Credito e risparmio Mc -. Molti tribunali (in particolare Milano, Roma, Cuneo, Biella) hanno accolto le domande inibitorie proposte dall’associazione e hanno accertato che fino al 1° gennaio 2017 le banche non potevano applicare interessi sugli interessi. Questa interpretazione è stata condivisa anche dalla Banca d’Italia nella bozza di delibera Cicr del 2015. La riforma del 2016 non ha alcun effetto retroattivo e non consentiva comunque la capitalizzazione trimestrale degli interessi anche nel 2016. La capitalizzazione, annuale, è invece permessa solo a partire dal 2017. L’applicazione degli interessi anatocistici nel periodo 2014-2016 è stata inibita alle principali banche italiane (Intesa Sanpaolo, Unicredit, Fineco, BNL, BPM, Deutsche Bank, ING, Banca Regionale Europea e IW Bank del gruppo UBI, Banca Sella). Nessuna banca ha però restituito gli interessi applicati alla clientela”.

fonte : ilsalvagente

antocismo e usura

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Creazione di denaro dal nulla la Banca Popolare dell’Alto Adige, di fronte al tribunale provinciale di Bolzano ammette

Creazione di nuovo denaro scritturale con un click. Ora però il trucco è stato svelato. Intanto c’è una moltitudine di prove scientifiche che dimostrano chiaramente che oltre il 90% del nostro denaro viene creato dalle banche commerciali, quindi anche dalle nostre banche locali, quali la Popolare, la Cassa di Risparmio e la Raiffeisen (v. fonti alla fine dell’articolo). La Banca Popolare dell’Alto Adige, di fronte al tribunale provinciale di Bolzano, ammette la creazione di denaro dal nulla

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La Banca Popolare dell’Alto Adige, di fronte al tribunale provinciale di Bolzano, ammette la creazione di denaro dal nulla

Che cos’è in realtà il denaro, da dove proviene e chi ha il diritto di crearlo? Si tratta di domande fondamentali, che influenzano la nostra vita quotidiana. Le teorie ufficiali generalmente accettate a tale riguardo sono in realtà insufficienti e non corrispondono alla realtà.

Nelle facoltà di economia gli studenti imparano infatti una teoria completamente avulsa dalla realtà: la banca centrale statale (ora la Banca Centrale Europea) crea il denaro necessario, che viene poi messo in circolazione grazie allo Stato e alle banche commerciali. Secondo tale teoria, quindi, le banche avrebbero solo una funzione intermediaria, cioè raccolgono il denaro dei risparmiatori, prestandolo poi in maniera corrispondente.

Tutti gli esperti che, nel passato, hanno osato confutare tale teoria e cercato di informare la collettività sulla realtà dei fatti riguardante la pratica della creazione del denaro sono stati sistematicamente esclusi dalle comunità scientifiche e/o messi a tacere grazie alla complice gogna mediatica a cui il mainstream-media li ha sistematicamente sottoposti, etichettandoli come “complottisti” o “teorici della cospirazione”.


Creazione di nuovo denaro scritturale con un click


Ora però il trucco è stato svelato. Intanto c’è una moltitudine di prove scientifiche che dimostrano chiaramente che oltre il 90% del nostro denaro viene creato dalle banche commerciali, quindi anche dalle nostre banche locali, quali la Popolare, la Cassa di Risparmio e la Raiffeisen (v. fonti alla fine dell’articolo).

Congiuntamente alla concessione di un finanziamento, queste creano con un click nuovo denaro, il cosiddetto “denaro girale” anche denominato “denaro scritturale” tramite un’operazione nota come “espansione (o allungamento) del bilancio (ovvero un rigonfiamento della somma totale)”, con la scrittura contabile “crediti a debiti”.

Ciò significa che nessuno crederà più né alla fiaba che la banca ha bisogno del denaro dei risparmiatori per concedere crediti, né che la banca giace nel cosiddetto “blocco creditizio” per via dei depositi mancanti all’appello.

Non esiste di fatto titolo o norma alcuna che autorizzi la banca a creare denaro dal credito concesso (cfr Regolamento di Basilea – regole I e III – riserva minima, quota di capitale proprio, ecc.).

Se poi si osservano i fatti nudi e crudi, la maggior parte degli analisti arriva a una copertura massima col capitale proprio del 2,8%, dati confermati anche dagli esperti del movimento Moneta Positiva (http://monetapositiva.blogspot.it).

Ciò significa che, se una banca “presta” 100 euro (in senso stretto si tratta di credito bancario solo in caso di cosiddetta “promessa di prestito”), di tale somma neanche il 3% è coperto con capitale proprio.

Da questa consuetudine origina un’infinità di fenomeni economici patologici: garanzie unilaterali a favore delle banche, interessi su prestazioni fittizie delle banche, mancanza di denaro e concorrenza (le banche producono solo il denaro atto a “coprire” il capitale, mai quello per gli interessi), e via dicendo.

creazione di denaro dal nulla

 Conseguenze del sistema del “denaro debito”


Le conseguenze disastrose di tale sistema debito/denaro sono:  la necessità di una continua crescita commerciale, la concorrenza forzosa e la nascita di corporation globali, la sovrapproduzione, la mancanza di liquidità, le insolvenze, la disoccupazione, la riduzione del potere d’acquisto, l’espropriazione di interi Stati, lo sfruttamento incontrollato delle risorse naturali, le guerre, ecc., come già trattato in diversi convegni e pubblicazioni (v. libro del congresso, link a fine pagina*).

Teorie e realtà del sistema debito/denaro erano anche il tema centrale del congresso “Banche e creazione di moneta: un sistema insostenibile?”, che ha avuto luogo il 4 novembre 2016 a Roma nell’aula dei gruppi parlamentari presso la Camera dei Deputati.

Oltre ai due parlamentari Alessio Villarosa e Carlo Sibilia, altri cinque esperti economici e legali sono arrivati al punto: lo Stato ha di fatto perso il proprio monopolio della creazione di denaro a favore delle banche private.

Le misure politiche monetarie sono destinate a fallire, poiché oltre il 90% del denaro viene generato dalle banche private.

Allo Stato sfuggono centinaia di miliardi di euro di introiti fiscali e di signoraggio (il profitto delle banconote, che nasce dall’emissione di denaro da parte delle banche centrali). La politica si è lasciata andare alla lunga mano dell’alta finanza.

Mostruose manipolazioni in borsa appartengono ormai alla quotidianità – denunce e procedimenti giudiziari a riguardo sono già in corso.

fonte : humaneconomy.it

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Pavia interessi fuorilegge al commerciante, banca condannata

L’istituto deve pagare 285mila euro al titolare di una ferramenta di Pavia, le anomalie su un conto aperto per 20 anni. PAVIA Interessi fuorilegge al commerciante, banca condannata

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PAVIA Interessi fuorilegge al commerciante, banca condannata

 

PAVIA Interessi fuorilegge al commerciante, banca condannata

L’istituto deve pagare 285mila euro al titolare di una ferramenta di Pavia, le anomalie su un conto aperto per 20 anni

di Maria Fiore

PAVIA. Un conto corrente gravato da commissioni e interessi mai pattuiti. Il giudice ha dato ragione al titolare di una ferramenta, con sede in viale Montegrappa a Pavia, e ha condannato la banca in cui il conto era stato aperto a pagare 285mila euro di interessi non dovuti.

Il tribunale ha anche disposto il pagamento di oltre 12mila euro di spese legali e perfino il rimborso della consulenza tecnica che aveva permesso di esaminare il conto corrente.

Il giudice, sulla base degli accertamenti, ha riconosciuto la presenza di “anatocismo” e irregolarità nel pagamento degli interessi e delle commissioni di massimo scoperto.

Pavia interessi fuorilegge al commerciante, banca condannata

La causa, che si è chiusa pochi giorni fa, prende avvio nel 2015, quando la società decide di far esaminare il proprio conto corrente e si rivolge all’avvocato Marco Campanella per far valere le sue ragioni.

Nel mirino finisce il conto aperto con la banca Carige nel 1985 (prima Cassa di Risparmio delle Province Lombarde e poi Banca Intesa San Paolo) e chiuso a dicembre del 2014.

Secondo il consulente che esamina i documenti bancari, quel conto risulta essere viziato da anatocismo e dall’applicazione di commissioni non pattuite: le clausole di quel contratto, quindi, per l’avvocato che rappresenta la società, devono essere annullate.

Soprattutto, la richiesta del legale è di rideterminare il saldo del conto, che è pari a zero al momento della chiusura.

Il tribunale di Milano, competente per la controversia, accoglie la richiesta e condanna la banca a restituire le cifre che sono state pagate indebitamente dalla società in quasi 20 anni di rapporto bancario.

Il giudice Viola Nobili segue il calcolo fatto dal consulente, che quantifica in quasi 300mila euro la cifra da versare.

Pavia interessi fuorilegge al commerciante, banca condannata

«In sostanza, è la somma che i miei assistiti hanno pagato in più su quel conto e che quindi non doveva essere versata – si limita a dire l’avvocato Campanella –. Ci sono diverse sentenze in questo senso da parte dei tribunali, ma ovviamente sono necessari alcuni requisiti prima di chiedere all’istituto di credito di restituire una determinata somma.

È necessario che il conto dell’impresa sia stato aperto prima del 22 aprile del 2000 e che il conto non sia chiuso da più di dieci anni. Quindi il consulente esamina il conto e, solo a quel punto, se ci sono le condizioni, si fa causa alla banca».

Le sentenze favorevoli alle imprese hanno un copione comune: l’azienda parte spesso da un saldo passivo ma alla fine diventa creditrice della banca. Tra le sentenze più recenti, c’è quella di una ditta di Carbonara che ha ottenuto dal giudice la condanna della propria banca a restituire un milione e 125mila euro di interessi.

fonte : laprovinciapavese.it

www.usurainbanca.it

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Anatocismo la banca deve produrre gli estratti dall’apertura del conto

Cassazione Civile, sez. I, sentenza 20/01/2017 n° 1584 Non si può confondere l’onere di conservazione della documentazione contabile con quello di prova del proprio credito..  Anatocismo la banca deve produrre gli estratti dall’apertura del conto

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Anatocismo la banca deve produrre gli estratti dall’apertura del conto

Anatocismo la banca deve produrre gli estratti dall’apertura del conto

La banca deve trasmettere gli estratti al cliente. Non si può confondere l’onere di conservazione della documentazione contabile con quello di prova del proprio credito. E’ quanto emerge dalla sentenza della Corte Cassazione, Sezione Prima Civile, n. 1584 del 20 gennaio 2017.

Il caso

Il Tribunale pronunciava decreto d’ingiunzione a saldo negativo di un rapporto di conto corrente e di tre rapporti di finanziamento a rimborso rateale.

Deducevano gli opponenti che la banca non aveva mai ottemperato all’obbligo di rendiconto, né aveva tenuto conto dei pagamenti in acconto da essi eseguiti a mezzo di assegni circolari e di cambiali e che non era possibile che il credito azionato fosse lievitato fino all’importo ingiunto.

Il Tribunale revocava il decreto ingiuntivo opposto, ma la Corte di Appello riformava la sentenza gravata e condannava i correntisti, i quali ricorrevano in Cassazione.

La decisione

Il conto corrente di corrispondenza è caratterizzato dall’esplicazione di un servizio di cassa, in relazione alle operazioni di pagamento o di riscossione di somme da effettuarsi, a qualsiasi titolo, per conto del cliente e tale prestazione, fornita dalla banca, costituisce oggetto di un mandato (Cass. 5 dicembre 2011, n. 25943; Cass. 15 dicembre 1970, n. 2685; Cass. 10 febbraio 1982, n. 815).

Propriamente, infatti, il contratto di conto corrente bancario, o di corrispondenza, ha natura di contratto innominato misto, in cui concorrono gli elementi del mandato (che hanno rilievo preminente nella determinazione della sua struttura e disciplina, come si ricava dal richiamo alle norme sul mandato contenuto nell’art. 1856 c.c. per tutte le operazioni regolate in conto corrente) ed elementi di altri negozi (così Cass. 21 dicembre 1971 n. 3701).

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Secondo il Supremo Collegio, tanto non basta, tuttavia, a far credere che il rendiconto della banca per l’attività prestata in esecuzione del contratto trovi la sua disciplina nella regola posta dall’art. 1712 c.c. (approvazione del mandato in assenza di risposta, anche in caso di discostamento dalle istruzioni).

Vero è invece che, in tema di conto corrente bancario, ha fondamento applicativo l’art. 1832 c.c., cui fa rinvio l’art. 1857 c.c. (approvazione che non esclude la contestazione per errori di calcolo).

La Corte, in passato, aveva ritenuto che proprio alla luce di tale disposizione sia corretto credere che l’invio periodico degli estratti conto esaurisca, in relazione al periodo considerato, l’obbligo della banca di rendere il conto al cliente: con la conseguenza che ove questi abbia approvato, anche tacitamente, l’estratto conto ricevuto, non vi è più titolo per richiedere, in un secondo momento, altre forme di rendiconto relative al medesimo periodo (Cass. 22 maggio 1997 n. 4598).

Appare dunque evidente che la banca è inadempiente all’obbligo di rendicontare il cliente sull’andamento del rapporto, ove non consti che abbia trasmesso allo stesso gli estratti conto ad esso relativi.

Nè la banca può sottrarsi all’assolvimento di tale onere invocando l’insussistenza dell’obbligo di conservare le scritture contabili oltre dieci anni, perché non si può confondere l’onere di conservazione della documentazione contabile con quello di prova del proprio credito (Cass. 25 novembre 2010, n. 23974; in senso conforme: Cass. 20 aprile 2016, n. 7972; Cass. 18 settembre 2014, n. 19696; Cass. 26 gennaio 2011, n. 1842; Cass. 10 maggio 2007, n. 10692).

fonte : altalex  – autore : Carmine Lattarulo

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La banca non ha rispettato la legge: sospeso il debito milionario

l debito è sospeso se la banca non ha rispettato fino in fondo la legge. E’ questo, in estrema sintesi, il senso della rivoluzionaria sentenza emessa lo scorso 11 gennaio da un giudice in seguito al ricorso presentato dallo studio bresciano Pagano and Partners. La banca non ha rispettato la legge: sospeso il debito milionario

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La banca non ha rispettato la legge: sospeso il debito milionario

La banca non ha rispettato la legge: sospeso il debito milionario

Un caso che ora potrebbe far scuola, obbligando le banche a rivedere radicalmente il proprio atteggiamento nei confronti delle imprese e di tutti gli altri clienti.

Troppo spesso, infatti, gli istituti di credito adottano procedure irregolari, approfittando della propria forza “contrattuale”, di bizantinismi e di clausole poco chiare per ottenere quanto non spetterebbe loro.

Ma stavolta un magistrato ha detto no, almeno fino a che non sarà chiarito se tutto è stato fatto nella maniera corretta.

E in ballo non c’è una cifra da poco.

Il giudice del Tribunale di Bergamo, infatti, ha sospeso il decreto ingiuntivo emesso da uno dei principali istituti di credito italiani nei confronti di una nota azienda del settore lavorazione pietre, bloccando il pagamento di 1 milione e 258mila euro che la banca pretendeva in virtù di un precedente decreto ingiuntivo.

Ma la società ha opposto resistenza, sostenuta dagli avvocati Monica Pagano e Matteo Marini, specialisti della materia bancaria che sono riusciti a convincere il magistrato a sospendere il presunto debito, imponendo la mediazione tra le parti.

La banca non ha rispettato la legge: sospeso il debito milionario

“Oltre all’obbligatorietà di questo passaggio prima di pretendere qualsiasi pagamento”, spiega l’avvocato Pagano, “abbiamo evidenziato l’incostituzionalità del Testo unico bancario quando consente alle banche private di chiedere il decreto ingiuntivo anche in base al solo estratto conto certificato dal direttore: gli istituti di credito devono addurre prove concrete di quanto pretendono, perché solo in questo modo i clienti possono esercitare a pieno i propri diritti.

Allo stesso modo gli istituti di credito”, ha aggiunto, “gli istituti di credito non possono avanzare impunemente pretese economiche contra legem.

Nello specifico, infatti, si ritiene che la banca abbia applicato tassi ‘ultralegali’ e condizioni contrattuali nulle, oltre ad aver capitalizzato gli interessi sugli interessi (il cosiddetto anatocismo). Circostanze che, da legge, determinano l’illegittimità delle somme pretese”.

Il prossimo round nelle aule di tribunale sarà a giugno. Ma nel frattempo il precedente c’è, e per una volta a vantaggio di imprese e cittadini.

fonte : brescia2.it

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Anatocismo e tassi usurai, Banca Monte Parma deve risarcire impresa edile

Per questi motiviil tribunale civile di Parma ha condannato Banca Monte Parma a restituire somme non dovute a un’impresa edile che, nel 2012, si era vista recapitare dall’istituto di credito un decreto ingiuntivo di 70.800 euro, di cui 15.000 a carico del titolare. Anatocismo e tassi usurai, Banca Monte Parma deve risarcire impresa edile

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Anatocismo e tassi usurai

Anatocismo e tassi usurai, Banca Monte Parma deve risarcire impresa edile

Per questi motiviil tribunale civile di Parma ha condannato Banca Monte Parma a restituire somme non dovute a un’impresa edile che, nel 2012, si era vista recapitare dall’istituto di credito un decreto ingiuntivo di 70.800 euro, di cui 15.000 a carico del titolare.

Dopo anni d’attesa di carte bollate, l’impresa l’ha spuntata: il giudice ha revocato il decreto ingiuntivo ed ha ordinato a Banca Monte Parma di restituire all’impresa ben 148.276 euro, ai quali bisogna però aggiungere anche gli interessi legali.

Niente da fare, invece, per il titolare, che di suo dovrà versare alla banca 15.177 euro.

E’ possibile che la banca adesso ricorra in appello contro questa sentenza, quindi ci vorranno ancora anni prima di arrivare alla sentenza definitiva (così funziona l’Italia), ma per l’impresa edile in questione è comunque una grande vittoria.

Secondo il consulente tecnico nominato dal giudice, infatti, i conti non tornano. Tra il 2000 e il 2006, in particolare, la banca avrebbe applicato sul conto dell’impresa tassi usurai.

Il giudice ha ritenuto illegittima la capitalizzazione trimestrale degli interessi, quindi di conseguenza anche quella annuale, in quanto imporrebbe il pagamento di interessi sugli interessi.

Ovvero si tratterebbe di anatocismo.

Per questi motivi, Banca Monte Parma dovrà restituire quasi 150 mila euro all’impresa e dovrà pure pagare le spese di giudizio.

fonte : ecodiparma  autore : redazione

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Aumento dei costi dei conti correnti. Insidie per il consumatore. Le difese.

Molte Banche, a fine dicembre 2016 e inizio anno 2017, hanno iniziato ad aumentare i costi dei conti correnti e conto depositi, con addebito a carico dei correntisti Aumento dei costi dei conti correnti. Insidie per il consumatore. Le difese.

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Aumento dei costi dei conti correnti

Aumento dei costi dei conti correnti. Insidie per il consumatore. Le difese.

autore : Mandico Avv. Monica

Molte Banche, a fine dicembre 2016 e inizio anno 2017, hanno iniziato ad aumentare i costi dei conti correnti e conto depositi, con addebito a carico dei correntisti.

In sostanza si tratta di modifiche unilaterali predisposte dagli istituti di credito, che comportano maggiori spese afferenti il canone e la gestione dei conti. La scusante di tali variazioni, a tutto discapito dei clienti, viene identificata come “Giustificato Motivo” o per altre vaghe ragioni poco chiare e incomprensibili.

A fronte delle contestazioni rappresentate dalle associazioni di consumatori, Banca d’Italia è intervenuta e fa presente che “Una banca può cambiare le condizioni contrattuali di deposito o di conto corrente, ma – sottolinea Bankitalia – solo se vi è un giustificato motivo, seguendo una procedura trasparente e informando adeguatamente il cliente per consentirgli di fare le proprie valutazioni ed eventualmente recedere”. Fatto sta che, si tratta di paletti insignificanti per le banche che facilmente possono modificare, in peggio le condizioni economiche  del conto. Inoltre, va detto che  la moltitudine dei correntisti, nella maggior parte dei casi, si trova ad analizzare documenti contrattuali complessi e redatti con un linguaggio tecnico , ancorchè in un formato lillipuzziano, difficile anche da leggere.

La verità sta nel fatto che, per sovvenzionare il soccorso di Banca Etruria, CariChieti, CariFerrara e Banca Marche, diversi istituti hanno dovuto incrementare le spese chieste ai correntisti.

Invero,   Ubi e Banco Popolare hanno già eseguito una manovra di rincari, che ricadono sui consumatori, costretti a pagare gli errori dei banchieri . Si fa riferimento agli aumenti, che vanno dai 25 euro una tantum per i correntisti del Banco Popolare, all’incremento di 12 euro annui del canone dei conti correnti di Ubi –

Aumento dei costi dei conti correnti

Lo stesso vale per Unicredit che  ha innalzato il canone mensile di alcuni profili, così giustificando l’aumento: “a causa dell’entrata in vigore dell’accordo Facta sul contrasto all’evasione fiscale, l’aumento dell’Iva, l’adeguamento del sistema informatico e anche l’accordo per la costituzione del fondo di risoluzione europeo chiamato ad intervenire per evitare fallimenti bancari a livello continentale”(  dal Fatto quotidiano). Mentre CheBanca!

Alzerà il canone mensile della carta ricaricabile Conto Tascabile, che arriverà a costare 24 euro l’anno a causa dell’aumento europeo delle commissioni interbancarie  in vigore dal 9 dicembre 2015. Secondo quanto risulta a ilfattoquotidiano.it.

Aumento dei costi dei conti correnti

In contro tendenza, Banca Sella e Intesa Sanpaolo; per quest’ultima  in riferimento  alle commissioni per rientrare dell’esborso per il Fondo di risoluzione, il Presidente Gros Pietro, già nel settembre del 2016, in un’audizione alla Camera, (riportata anche dal  Corriere della Sera – Economia)- ha così dichiarato: «Noi non lo facciamo e non lo faremo. Nessun costo per questo intervento verrà imputato ai clienti»,
Cosa possono fare i correntisti per contrastare questi rincari economici?

Considerato che alla fedeltà del cliente alla propria banca, si ha come contropartita, non un bonus, ma anzi, un aumento dei prezzi applicati ai medesimi servizi bancari, allora è giunto il momento di cambiare banca.

Aumento dei costi dei conti correnti

Come fare ?: La portabilità, che è gratuita, va garantita in massimo 12 giorni lavorativi.

Anche se ci sarà qualche bancario, che  continuerà a dare informazioni errate al correntista, tipo “ dovete chiudere il vecchio conto, per  aprirne uno nuovo e solo allora trasferire i rapporti” o, parlerà di  tempi lunghi per disincentivare i clienti, va detto  che  è possibile trasferire il conto senza più difficoltà o attese, grazie alla recente Legge 24 marzo 2015.

La procedura è assolutamente rapida e dal 2007, totalmente gratuita, in quanto il passaggio deve avvenire in massimo 12 giorni lavorativi , dal momento in cui il cliente autorizza la nuova banca a trasferire il conto, tramite un modulo di autorizzazione.

Mettiamo il caso, invece che la banca, non rispetti il termine stabilito per la portabilità, cosa fare?

Ebbene, il correntista, anche con l’aiuto di un avvocato specializzato in diritto bancario, potrà presentare un reclamo all’istituto di credito e qualora, vi fosse ancora inadempienza, potrà adire l’Arbitro Bancario Finanziario, che è un organo di risoluzione alternativo delle controversie.

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