Anatocismo, Usura Bancaria, Perizia Conto Corrente, Mutui e Leasing, cropped UsurAinBancA min

Alberobello la banca BCC della medesima cittadina bloccata dalla giudice, salvo il caseificio

Sospesa la procedura esecutiva. Confedercontribuenti: “rilevata l’applicazione di usura da parte dell’istituto di credito”.  Alberobello la banca BCC della medesima cittadina bloccata dalla giudice, salvo il caseificio

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Alberobello la banca BCC della medesima cittadina bloccata dalla giudice, salvo il caseificio

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“Le BCC,  banche che dovrebbero essere vicine al territorio che si pubblicizzano come ‘differenti’,  avrebbero il dovere istituzionale di promuovere e sostenere lo sviluppo piuttosto che  praticare l’usura.   

Al contrario si manifesta come un vero e proprio nemico. Questo atteggiamento si è scontrato contro una giustizia che, pur lenta nell’agire, sta finalmente cominciando ad accogliere le ragioni dei più deboli e rilevare che l’usura si nasconde subdolamente anche tra gli istituti bancari”

Di seguito un comunicato di Confedercontribuenti:

La titolare di un piccolo caseificio di Alberobello (BA), con il supporto di Confedercontribuenti Puglia ha visto riconosciute le sue ragioni contro BCC della medesima cittadina.

La dott.ssa Pasculli, giudice titolare della pratica, ha rigettato le istanze dell’istituto di credito e sospeso la procedura esecutiva, sciogliendo immediatamente la riserva, nell’ultima udienza tenutasi presso il Tribunale di Bari, rilevando l’applicazione di usura da parte dell’istituto di credito.

Alberobello la banca BCC della medesima cittadina bloccata dalla giudice, salvo il caseificio

“La cliente della banca aveva l’occasione di comprare un locale strategico per la sua attività; avendo in essere una posizione debitoria in fase di rimborso rateale, chiedeva ai vertici dell’istituto un sostegno per l’esecuzione dell’acquisto che avrebbe modificato le condizioni di rientro del debito precedente.

Ottenuto, verbalmente, il sostegno richiesto, la signora procedeva alla sottoscrizione del compromesso di acquisto ma, contrariamente alle aspettative, la banca richiedeva l’estinzione del debito pregresso. 

Pertanto la cliente offriva, ragionevolmente, la proposta di una rateizzazione in coda a quella già in essere che veniva, però, rifiutata attivando repentinamente la procedura esecutiva” – dichiara Paolo De Carlo di Confedercontribuenti Puglia.

Con l’intervento di Confedercontribuenti Puglia in particolare  dell’avv.to Giuseppe Baldassarre del foro di Bari e di  perizie econometriche si sarebbe dimostrato l’applicazione dell’usura da parte della banca e ci si opponeva in sede di giudizio alle manovre di quest’ultima.

“La procedura esecutiva, nel frattempo, continuava a produrre i suoi effetti con tentativi di vendita andati, fortunatamente, deserti.

In prossimità di una nuova asta la dott.ssa Pasculli in udienza ha recepito le ragioni addotte, ha valutato opportunamente la documentazione presentata, ha rilevato l’applicazione dell’usura e ha, quindi, sospeso la procedura.

Una decisione sicuramente importante  in cui si vedono riconosciute le ragioni di quei clienti sottoposti a rapporti bancari basati su pretese tali da superare i tassi soglia oltre i quali è, appunto, applicata l’usura” .

I debiti vanno sicuramente onorati ma, d’altra parte, sarebbe necessario un atteggiamento di maggior comprensione delle esigenze del singolo. – conclude De Carlo.

se anche tu ritieni di essere vittima delle banche contattaci

 

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Prima sentenza contro BANCA POPOLARE di VICENZA: risarcito cliente per le azioni svalutate

Prima sentenza contro BANCA POPOLARE di VICENZA: risarcito cliente per le azioni svalutate

Prima sentenza contro BANCA POPOLARE di VICENZA: risarcito cliente per le azioni svalutate, image

Prima sentenza contro BANCA POPOLARE di VICENZA: risarcito cliente per le azioni svalutate

 

Prima sentenza contro BANCA POPOLARE di VICENZA: risarcito cliente per le azioni svalutate

PRATO. Confconsumatori Prato saluta con molto favore la notizia della prima sentenza positiva contro Banca Popolare di Vicenza del Tribunale di Verona emessa il 21 marzo 2017.

“Si tratta di un ottimo auspicio per le cause civile che i nostri soci hanno iniziato per ottenere il rimborso del denaro investito nelle azioni della banca.

Abbiano constatato – commenta Confconsumatori – che il Tribunale di Verona ha accolto la domanda del risparmiatore sanzionando la banca per non aver rispettato gli obblighi informativi relativi al rischio di perdita del capitale collegato all’acquisto delle azioni della banca stessa”.

Nel caso in questione il giudice unico del tribunale di Verona Massimo Vaccari ha condannato la Bpvi a corrispondere 39.638,05 euro oltre gli interessi legali e alla rivalutazione monetaria sulle somme di 30.051,25 euro e su quella di 9.586,80 euro rispettivamente del 23 ottobre 2009 e del 7 ottobre 2010.

In quelle due occasioni il cliente aveva acquistato 670 azioni a 60,50 euro ciascuna “dietro insistente suggerimento della banca che le aveva rappresentato quelle operazioni come investimenti della specie più sicura e dopo che era stata rassicurata sulla possibilità di liquidare i titoli in un successivo momento”.

In seguito il cliente aveva chiesto di poter vendere i titoli ma le venne negata questa possibilità.

Nelle motivazioni il giudice spiega che “la svalutazione del prezzo del titolo Bpvi che a ben vedere, come appurato dalla Banca d’Italia era stato determinato con criteri non obiettivi è conseguenza delle vicende occorse alla società e non dell’andamento del mercato, e l’attrice non sarebbe stata esposta ad esse se non avesse acquistato i titoli nonché se, come subito si dirà, in un secondo momento non fosse stata convinta a conservarli nel suo portafoglio. (…)

Prima sentenza contro BANCA POPOLARE di VICENZA

Peraltro il raffronto con l’andamento del valore delle azioni di altre socità non quotate  non è nemmeno pertinente poichè in alternativa alle azioni per cui è causa l’attrice non avrebbe acquistato altre azioni di quel tipo, e nemmeno azioni di società quotate ma titolo obbligazionari anche a reddito fisso.

Inoltre la scelta di acquistare i titoli Bpvi fu compiuta senza avere contezza dei profili di rischio che essa comportava. L’attrice venne data una informazione errata o comunque fuorviante ovvero che la restituzione del capitale investito era assicurata”.

“Sono le stesse motivazioni con cui la nostra associazione – chiarisce il presidente Marco Migliorati – ha portato la Bpvi in Tribunale per difendere i diritti degli azionisti truffati e quindi oggi siamo più ottimisti.

Anzi i nostri avvocati e periti hanno trovato molte altre motivazioni per ottenere successo” . La Confconsumatori ha preparato le prime cause civili collettive degli azionisti della banca.

“Circa 20 azionisti della Banca – chiude Migliorati – difesi dal nostro esperto pool di avvocati guidato dall’avvocato Alessandro Fagni, hanno già fatto causa ma nelle prossime settimane la Confconsumatori assisterà in Tribunale altre decine di soci”.

fonte : iltirreno.it

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Contratti Mutui bancari e controllo usurario degli interessi moratori

Nell’ambito dei contratti con cui la banca svolge la sua peculiare funzione di intermediazione nel credito, rientrano operazioni che, pur ricalcando contratti tipici del codice civile, assumono una particolare struttura e funzione, per la sua particolare natura di intermediario qualificato nell’erogazione del credito, ai sensi dell’art. 106 t.u.b. Contratti Mutui bancari e controllo usurario degli interessi moratori

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Contratti Mutui bancari e controllo usurario degli interessi moratori

 

Contratti Mutui bancari e controllo usurario degli interessi moratori

La banca deve, infatti, osservare alcuni obblighi di pubblicità e trasparenza nonché di forma previsti dagli artt. 116 s. t.u.b. per tutte le operazioni creditizie che pone in essere.

Queste, infatti, appartengono ai contratti d’impresa stipulati in serie dai professionisti, mediante la predisposizione di condizioni generali e sottoscrizione di moduli predisposti, cosicché saranno applicabili anche gli artt. 1341 – 1342 c.c., nonché la disciplina del Codice del Consumo, qualora il contratto sia stipulato con un consumatore (artt. 33 s. d.lgs. n. 206/2005).

Pertanto, anche il mutuo bancario, resta disciplinato dagli artt. 1813 s. c.c., per quanto non diversamente prescritto dalla normativa speciale.

La nozione civilistica di mutuo configura un contratto reale, il cui perfezionamento avviene con la consegna di una somma di denaro o di una determinata quantità di cose fungibili, in questo divergendo dal comodato che, invece, ha per oggetto cose infungibili, sicché la parte che riceve il prestito è tenuta a restituire il tantundem al termine fissato nel contratto.

Nonostante la testuale menzione della consegna del bene, la pratica commerciale vede riconosciuta anche la consegna simbolica o la giuridica disponibilità del bene mutuato, motivo per cui la dottrina, spesso, qualifica il mutuo come contratto consensuale e non reale e rimette alla fase esecutiva delle obbligazioni del mutuante, l’effettiva consegna della somma data in prestito.

Contratti Mutui bancari e controllo usurario degli interessi moratori

Risulta, piuttosto, necessario ai sensi dell’art. 1814 c.c., il trasferimento della proprietà di quanto mutuato, in ragione della natura fungibile del bene, motivo per cui, il successivo art. 1815 c.c. non esclude, salvo diversa volontà delle parti, che il mutuo assuma carattere oneroso, mediante la corresponsione di interessi da parte del mutuatario, per i quali, poi, rinvia all’art. 1284 c.c.

Sotto tale profilo, la consegna periodica di interessi quale corrispettivo, consente di configurare il mutuo come contratto di durata e sinallagmatico, quando riveste carattere oneroso e ciò è confermato dall’art. 1820 c.c. che permette al mutuante di agire per la risoluzione del contratto, per l’inadempimento da parte del mutuatario dell’obbligo di pagamento degli interessi.

La disciplina delle obbligazioni pecuniarie prevede due tipologie di interessi, corrispettivi e moratori, i quali assolvono rispettivamente ad una funzione remunerativa dell’uso del capitale altrui e del ritardo nella restituzione.

Difatti, l’art. 1282 c.c. prevede che gli interessi corrispettivi si producono di pieno diritto e, quindi, automaticamente, per i crediti liquidi ed esigibili, facendo salve le esclusioni legali di cui ai commi 2 e 3, per la natura del credito e deroghe convenzionali.

I crediti, inoltre, devono soddisfare il requisito della liquidità ed essere determinati nel loro ammontare ovvero determinabili con una mera operazione contabile, oltre quello dell’esigibilità che si determina alla scadenza, fissata dalle parti o dagli usi e che non coincide con la maturazione degli interessi.

I debiti pecuniari, come si è accennato, producono anche degli interessi moratori che, ai sensi dell’art. 1224 c.c., consistono in una liquidazione forfetaria ed altresì automatica del danno derivante dal ritardo nell’adempimento delle obbligazioni pecuniarie.

Queste ultime integrano debiti di valuta perché hanno sin dalla nascita ad oggetto una somma di denaro e soggiacciono, in base all’art. 1277 c.c., al principio nominalistico, in virtù del quale il creditore sopporta gli effetti sfavorevoli della svalutazione monetaria.

Per tale ragione, ritenendo meritevole di tutela il danno da inflazione almeno in caso di ritardo nella restituzione del denaro, l’art. 1224 comma 1 c.c. stabilisce che gli interessi moratori sono dovuti dal giorno della mora che, nel caso delle obbligazioni pecuniarie essa scatta automaticamente, quando l’obbligazione prevede la consegna di una somma di denaro da fare al domicilio del creditore (art. 1219 comma 2 n. 3 c.c.).

Contratti Mutui bancari e controllo usurario degli interessi moratori

Gli interessi moratori sono dovuti anche se prima non erano dovuti interessi legali e prescindono dalla prova del danno; inoltre, a meno che le parti non avessero predeterminato la misura degli interessi moratori da corrispondere in caso di ritardo, il creditore potrà dare la difficile prova del maggior danno subito per effetto della perdita di valore d’acquisto del denaro, domandando il risarcimento del danno provocato dal ritardato pagamento.

Ferma restando questa fondamentale distinzione tra interessi corrispettivi e moratori, si ritiene che le somme dovute periodicamente per la durata del mutuo, ai sensi del 1815 c.c. non richiedano normalmente l’esigibilità del debito e siano dovute per ragioni equitative e per compensare il mutuante della perdita di liquidità subita col trasferimento del denaro, oltre che per riaffermare la centralità del credito di interessi che matura progressivamente, ai sensi dell’art. 821 c.c. e sono, perciò, denominati interessi compensativi.

Contratti Mutui bancari e controllo usurario degli interessi moratori

Un’altra figura tipica, del genere, è prevista con la medesima finalità di riequilibrio, dall’art. 1499 c.c. che, in materia di vendita, quando vi sia già stata la consegna del bene da parte del venditore ma non il pagamento del prezzo, fa decorrere gli interessi sul prezzo prima ancora che questo sia esigibile.

L’obbligazione di interessi, pur restando accessoria e dipendente dal capitale quanto a nascita ed estinzione, denota una certa autonomia in punto di cedibilità ed esigibilità, dato che nulla vieta una corresponsione anticipata rispetto al capitale ovvero successiva ed unita ad esso, purché vi sia il consenso del creditore, secondo quanto si ritrae dagli artt. 1194 e 1199 c.c.

Pertanto, in ragione di questa limitata autonomia, la pattuizione convenzionale relativa agli interessi, prevista dall’art. 1284 comma 3 c.c. può essere intesa come una clausola, non di per sé rientrante fra quelle unilateralmente predisposte e vessatorie di cui all’art. 1341 comma 2 c.c. ma, pur sempre, richiedente la forma ad substantiam se, con essa, i contraenti stabiliscono un interesse convenzionale superiore a quello legale che, a sua volta, è determinato annualmente con decreto ministeriale, ex art. 1284 comma 1 c.c..

La rilevanza formale della clausola sull’interesse convenzionale, corrispettivo o moratorio che sia, comporta la nullità parziale ex artt. 1419 comma 2 e 1339 c.c., per cui si ha sostituzione automatica della pattuizione informale con il tasso di interesse dovuto nella misura legale, così come detta lo stesso art. 1284 c.c..

Diversa è, invece, la soluzione imposta dall’attuale art. 1815 comma 2 c.c., riformato per allinearlo alla modifica della fattispecie delittuosa dell’usura (art. 644 c.p.), in quanto la convenzione di interessi usurari è nulla e non sono più dovuti interessi, con il conseguente trasformarsi del mutuo in gratuito.

Contratti Mutui bancari e controllo usurario degli interessi moratori

L’obiettivo perseguito dalla riforma dell’usura è stato quello di disancorare il reato dai requisiti soggettivi di approfittamento e stato di bisogno e di legare, invece, il disvalore esclusivamente allo squilibrio oggettivo tra le prestazioni.

Del resto, per quanto riguarda il reato di usura commesso da parte di intermediari finanziari, è previsto un aggravamento della sanzione, ai sensi dell’art. 644 comma 5 c.p., perché alla generale tutela della vittima del reato si aggiunge l’obiettivo, di carattere pubblicistico, di tutelare la concorrenza fra le stesse imprese del settore creditizio, attraverso il mantenimento di condizioni uniformi e l’osservanza di obblighi pubblicitari e di informazione dei loro clienti, per un corretto espletamento dell’autonomia contrattuale.

Anche per questo motivo, l’antica previsione dell’art. 1815 c.c., relativa alla sostituzione dell’interesse usurario con l’interesse legale, è stata ritenuta insufficiente a scoraggiare le pratiche usurarie da parte delle banche.

L’allineamento della disciplina penalistica e civilistica dell’usura, si è avuto con legge n. 108/96 che, per effetto del rinvio c.d. in bianco operato dall’art. 644 c.p., concorre a determinare la rilevanza penale degli interessi usurari.

Ai fini della determinazione del tasso soglia d’usura (TSU), l’art. 2 della citata legge affida al Ministero del Tesoro, (ora MEF) il compito di rilevare trimestralmente il tasso effettivo globale medio (TEGM) degli interessi praticati dalle banche e dagli intermediari finanziari autorizzati e ne prevede, quale limite massimo non superabile dai singoli
contratti, l’aumento della metà.

Ne consegue che le operazioni, il cui credito complessivo non superi il TSU così calcolato al momento della stipulazione del contratto, non sono usurarie e non integrano né il reato né la fattispecie civilistica che commina la nullità della clausola.

Inoltre, la legge ha perseguito l’obiettivo di rendere irrilevante ai fini punitivi l’usura sopravvenuta, insuscettibile di qualificazione negativa, posto che l’art. 644 c.p. configura un reato istantaneo che si perfeziona con la dazione o pattuizione di corrispettivi usurari, come puntualizza il comma 4, che prende in considerazione commissioni, remunerazioni a qualsiasi titolo e spese, con esclusione di imposte e tasse, collegate all’erogazione del credito.

Contratti Mutui bancari e controllo usurario degli interessi moratori

Pertanto, le oscillazioni del TEGM al ribasso, in corso di rapporto, che determinino un conseguente abbassamento della soglia d’usura, non sarebbero causa di nullità sopravvenuta ex art. 1815 comma 2 c.c., attesa la validità del contratto al momento della sua stipula. Del resto, non sarebbe possibile dichiarare una nullità ex nunc, per
sopravvenuta contrarietà ad una norma imperativa.

Piuttosto, tale evenienza, comporterà per l’istituto creditore, un obbligo di buona fede esecutiva ex art. 1375 c.c., di rinegoziare le clausole divenute inefficaci per il superamento del tasso di usura, mediante l’offerta di ricondurre ad equità le condizioni divenute eccessivamente onerose o, come in questo caso, sproporzionate per causa straordinaria ed imprevedibile, secondo un meccanismo simile a quello sottostante alla gestione delle sopravvenienze nei contratti di durata, di cui all’art. 1467 c.c.

L’attenzione si è spostata, recentemente, su un aspetto problematico consistente nella inclusione, fra i costi del credito da prendere in considerazione per l’usura originaria, della pattuizione riguardante gli interessi moratori, per la difficoltà di collegare una voce di costo del credito, all’interno delle spese considerate a titolo di corrispettivo del vantaggio erogato.

Difatti, la Cassazione ha, più volte, tenuto conto degli interessi moratori, ai fini della determinazione del tasso soglia e della comminatoria di nullità degli interessi corrispettivi, ai sensi dell’art. 1815 comma 2 c.c., con la conseguenza che, in questi casi, caduta la clausola usuraria, resterebbe in vita solamente l’obbligo di restituzione del capitale.

Questa interpretazione si fonda, principalmente, sulla ritenuta equivalenza degli interessi moratori alle spese per interessi e commissioni che, per il dettato dell’art. 644 c.p., sono rilevanti “a qualsiasi titolo”, qualora siano collegate all’erogazione del credito.

Del resto, tale tesi sarebbe in linea con il momento perfezionativo dell’usura, coincidente con la stipula del contratto. Se non che, gli interessi moratori sono, comunque, esclusi dalle componenti del tasso effettivo globale medio, per cui una loro inclusione in concreto, durante la verifica del singolo contratto, comporterebbe il rischio di un raggiungimento molto più facile della soglia massima, oltre la quale vi è usura.

Contratti Mutui bancari e controllo usurario degli interessi moratori

Inoltre, una parte della dottrina e l’Arbitrato Bancario e Finanziario, fanno leva sulla diversa funzione degli interessi moratori, di tipo indennitario, perché destinati ad operare dal momento dell’inadempimento, motivo per cui essi rappresenterebbero, sì, un costo ma non un corrispettivo per l’erogazione del credito.

Si soggiunge, altresì, che in taluni casi ed adoperando il meccanismo caducatorio dell’art. 1815 comma 2 c.c., sarebbe più conveniente per il mutuatario non adempiere ed invocare il controllo giudiziale dell’usura, per ottenere una declaratoria di nullità della clausola e rendere il mutuo gratuito, con eccessivo detrimento della banca mutuante, già danneggiata dall’inadempimento.

È stato, pertanto, proposto di assimilare gli interessi moratori, in virtù della funzione latamente risarcitoria, alla clausola penale di cui all’art. 1382 c.c., i cui effetti sono di limitare il risarcimento alla prestazione convenuta e di esonerare dalla prova del danno.

Il codice prevede, a fronte della pattuizione di una penale, un eccezionale potere di controllo dell’equità da parte del giudice che può diminuirla equamente, ai sensi dell’art. 1384 c.c., se il suo ammontare risulti manifestamente eccessivo, sempre avuto riguardo all’interesse che il creditore aveva all’adempimento.

Identica soluzione, per analoga natura degli interessi moratori, dovrebbe derivare, secondo questa tesi, dal rilievo della loro usurarietà, attesa l’impossibilità di annoverare al corrispettivo, una pattuizione destinata ad operare solo al verificarsi del fatto, successivo ed eventuale, dell’inadempimento.

In effetti, dal punto di vista strutturale, interessi moratori e penale costituisco clausole accessorie al titolo, con le quali i privati possono regolare il risarcimento dovuto per il ritardo o l’inadempimento, senza attendere le lungaggini di un processo per veder accertare l’ammontare del danno; dal punto di vista funzionale, sia l’art. 1224 comma 2 c.c. che l’art. 1382 c.c., precludono il controllo giudiziale del danno effettivo, se non è stata pattuita la possibilità di chiedere l’ulteriore risarcimento del danno.

Contratti Mutui bancari e controllo usurario degli interessi moratori

L’esigenza di separare la fase fisiologica dell’esecuzione del contratto da quella patologica dell’inadempimento, può essere meglio compresa ove si consideri che gli interessi moratori nascono al tempo della conclusione del contratto ma sono destinati ad operare solo al verificarsi del futuro fatto dell’inadempimento.

Di talché, essi potrebbero essere posti a cavallo tra l’usura originaria e quella sopravvenuta nel senso che, pur rilevando fin da subito come costo del credito, la valutazione effettiva ai fini dell’usura potrebbe cambiare rispetto al momento iniziale, in ragione di una successiva variazione del tasso globale e richiedere, pertanto, una comparazione al tempo dell’inadempimento, con effetti diversi a seconda del caso concreto.

Ecco, dunque, la ragione per cui, agli interessi moratori si attaglierebbe maggiormente il rimedio successivo del controllo giudiziale, da rapportare al momento dell’inadempimento, sicché, riscontrato il superamento della soglia usuraria, il giudice opererebbe quella riduzione equitativa di cui parla l’art. 1384 c.c., al di sotto della soglia penalmente rilevante, senza che occorra caducazione sanzionatoria prevista dall’art. 1815 comma 2 c.c., contro la banca creditrice.

A sua volta, il sindacato sull’equità sarebbe espressione dell’integrazione eteronoma del contratto, di cui all’art. 1374 c.c., secondo equità. La norma da ultimo richiamata è interpretata in senso restrittivo perché tradizionalmente, si ritiene che solo un’autonomia privata piena e svincolata da meccanismi di integrazione e forme di controllo, sia in grado di realizzare l’equilibrio soggettivo e quello oggettivo dei contratti, in cui si esplica la libertà delle parti e la giustizia dei contratti.

Forme di controllo giudiziale mediante riconduzione ad equità sono tipiche ed eccezionali ed intervengono per correggere lo squilibrio fra diritti ed obblighi derivanti dal contratto, per il tramite della buona fede esecutiva.

Contratti Mutui bancari e controllo usurario degli interessi moratori

Una di queste ipotesi è quella considerata dall’art. 1384 c.c. e si comprende solo ove si consideri che la materia del risarcimento del danno è retta da un principio di ordine pubblico, secondo cui il danno deve essere integralmente risarcito ma il danneggiato non può ricevere più di quanto necessario per ripristinare la sua sfera giuridica, altrimenti vi sarebbe un lucro (da cui il brocardo del nemo locupletari lucri cum damno).

Se questa è la ratio del sindacato sull’equità della clausola penale eccessivamente onerosa, occorre, comunque, specificare che, in questi casi, il controllo giudiziale avviene direttamente sul regolamento contrattuale ed è, per giunta, autorizzato ad incidere sull’equilibrio economico, una volta riscontrato lo squilibrio normativo oggettivo, tra diritti ed obblighi derivanti dal rapporto.

Diverso è, invece, il meccanismo alla base dell’usura che tutela la concorrenza del mercato e dà ingresso al principio di proporzionalità fra le prestazioni, mediante un meccanismo diverso, in virtù del quale l’equità assurge a requisito strutturale del contratto, perché intende proteggere la parte debole del rapporto.

Contratti Mutui bancari e controllo usurario degli interessi moratori

Il sindacato del giudice avviene, in questo caso, sull’atto contrario alle norme imperative che fissano la soglia del penalmente rilevante, per il tramite dell’art. 2 della l. 108/96, il cui riscontro determina, automaticamente la nullità della clausola ex art. 1815 comma 2 c.c., senza spazio per una discrezionalità giudiziale, nella valutazione dell’interesse del creditore e nella riconduzione ad equità, ex art. 1384 c.c.

Occorre, pertanto, domandarsi quale controllo sia maggiormente adatto agli interessi moratori: se un sindacato di nullità dell’atto, mancante di un requisito strutturale e contrario a norme imperative ovvero un sindacato sul rapporto, per il tramite dell’integrazione equitativa del contratto secondo buona fede, eccezionalmente giustificato dalla natura risarcitoria della liquidazione forfetaria del danno.

A ben vedere, un soccorso potrebbe derivare dalla collocazione dei mutui bancari all’interno della disciplina speciale dettata dal t.u.b. e dal codice del consumo, in quanto rientranti fra i contratti d’impresa destinati alla massa dei consumatori.

Ciò comporta, come abbiamo visto, che l’intero contratto e, non solo la clausola degli interessi convenzionali, debba rispettare il vincolo della forma scritta, ex art. 117 t.u.b.

Per giunta, la normativa consumeristica sulle clausole vessatorie, quelle che, ai sensi dell’art. 33 cod. cons. determinano, a carico del consumatore, un significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi derivanti dal contratto, assume l’equilibrio normativo quale requisito strutturale dei contratti conclusi mediante condizioni generali unilateralmente imposte dalle imprese, al pari della normativa sull’usura.

Contratti Mutui bancari e controllo usurario degli interessi moratori

Difatti, l’art. 36 cod. cons. pone, quale rimedio, la c.d. nullità di protezione, rilevabile d’ufficio dal giudice ma proponibile, dal solo consumatore che si ritenga leso dalla pattuizione e comporta la caducazione della sola clausola vessatoria e la salvezza del restante contratto.

Una delle clausole considerate vessatorie dall’art. 33 comma 2 lett. f) riguarda, appunto, quelle che impongono al consumatore, in caso di inadempimento o di ritardo nell’adempimento, il pagamento di una somma a titolo di risarcimento, penale o a qualsiasi titolo equivalente, d’importo manifestamente eccessivo.

Viene da chiedersi, pertanto, se in tema di interessi moratori predisposti dalle banche erogatrici del prestito, non sia più confacente ed in linea con la ricomprensione fra i costi del credito, un rimedio che si riveli a metà strada fra la sanzione comminata dall’art. 1815 comma 2 c.c. e la riduzione equitativa di cui all’art. 1384 c.c.

Contratti Mutui bancari e controllo usurario degli interessi moratori

Occorre, soprattutto, considerare che, sebbene la prima norma possa sembrare eccessiva nel prevedere la gratuità del mutuo, la seconda, nello stabilire che il giudice intervenga discrezionalmente sull’autonomia privata e, nel farlo, tenga conto dell’interesse del creditore, mal si attaglia ad una categoria di contratti predisposti da una banca, normalmente contraente più forte, il cui interesse è già ampiamente soddisfatto dall’organizzazione imprenditoriale della sua attività.

In tal modo, una volta sottoposta al giudice la questione dell’usurarietà degli interessi moratori, il rimedio più adatto, consisterebbe nell’eventuale caducazione della sola clausola che li prevede e nella permanenza in vita del contratto di mutuo e delle restanti clausole sui corrispettivi, qualora non risultino superiori alla soglia massima individuata per l’usura.

fonte : salvisjuribus.it

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Commissione d’inchiesta banche, i dem gettano la maschera.

L’ultima giravolta – Zanda esce allo scoperto: ‘Non adesso che siamo in campagna elettorale’ . Commissione d’inchiesta banche, i dem gettano la maschera.

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Commissione d’inchiesta banche, i dem gettano la maschera.

 

Commissione d’inchiesta banche, i dem gettano la maschera.

La rabbia di Salvini: ‘Falsi e bugiardi, vogliamo i nomi di chi ha truffato i cittadini’ – Si salvano i debitori insolventi e si licenziano 5.000 dipendenti per tenere in vita Mps

“Una commissione d’inchiesta sulle banche può partire la prossima legislatura e non adesso che ci troviamo in campagna elettorale. Perché verrebbe usata per regolare conti politici, non per cercare la verità e proteggere il risparmio”.

Hanno davvero dell’incredibile le dichiarazioni del capogruppo del Pd al Senato, Luigi Zanda, che in un’intervista a La Repubblica inchioda i democratici.

Gli stessi che il 10 gennaio scorso s’erano mostrati favorevoli alla proposta già avanzata nel 2015 dal centrodestra per arrivare a un testo unico sulla istituzione di una “giuria” che accerti responsabilità di amministratori, enti di controllo e vigilanza.

Si tratta quindi dell’ennesima “giravolta” del Partito Democratico, che adesso si attacca alla campagna elettorale per far passare la vicenda nell’anonimato.

Commissione d’inchiesta banche

E il risultato è che i nomi di quei debitori insolventi che hanno ricevuto prestiti facili dagli istituti di credito tanto cari alla sinistra, grazie alle scellerate scelte di certi manager, contribuendo a portare sul lastrico i principali gruppi bancari del Paese, non si conosceranno mai. Almeno fino quando non calerà questo velo di omertà volto a proteggere quelli che in molti hanno soprannominato “bidonisti” bancari.

Ebbene, per proteggere quei potenti (a quanto pare) innominabili e intoccabili, si preferisce dunque soprassedere a una questione non più rinviabile. Visto che per gli errori degli ex management di Mps, solo per fare un esempio, oltre 5.000 dipendenti di banca rossa rischiano adesso il licenziamento.

Per salvare il Monte dei Paschi, a quanto pare, le autorità europee sarebbero infatti disposte ad accettare una riduzione dell’importo dell’aumento di capitale in cambio di una sforbiciata in termini di organico.

Detto, fatto. A quanto pare Rocca Salimbeni (che si appresta a passare sotto il totale controllo del Tesoro, pronto a salire al 70% del capitale) sarebbe propensa a sacrificare una pattuglia di dipendenti due volte superiore (rispetto ai 2.600 esuberi indicati) a quella ipotizzata finora. Con il benestare del governo.

Commissione d’inchiesta banche

E’ una vergogna senza fine. Uno scandalo finanziario con pochi precedenti che vede gli innocenti (e quindi i dipendenti) costretti a subire una “condanna” ingiusta, senza possibilità di appello, al posto dei veri colpevoli di questa storiaccia.

Che per le malefatte commesse non finiranno nemmeno sul banco degli imputati della politica. Il Pd, come ammesso da Zanda, per il momento non vuole infatti sentire parlare di commissione d’inchiesta. Una scelta, questa, che ha provocato l’ira di diversi schieramenti politici, a partire dalla Lega Nord.

Che attraverso il leader Matteo Salvini ha attaccato, senza mezzi termini, il dietrofront dei democratici: “Falsi e bugiardi, hanno gettato la maschera. Chi difendono? Chi coprono? Vogliamo i nomi – la richiesta del numero uno del Carroccio – di chi ha truffato gli italiani, oltre al blocco e al sequestro dei loro beni! #Votosubito”.

Perentorio anche il commento del segretario di Scelta Civia Enrico Zanetti, viceministro al ministero dell’Economia e Finanze col governo Renzi: “Il Pd avrebbe fatto meglio a dire che quella commissione d’inchiesta tanto sbandierata, tenuta per più di un anno bloccata al Senato, nonostante i roboanti annunci di diversi esponenti del partito, non vedrà mai la luce. Sarebbe stato più onesto dichiarare: ‘Non la vogliamo’. Così invece si prendono per i fondelli i cittadini in un modo veramente indecente”.

Il dato è tratto. Il Partito Democratico ancora una volta si schiera dalla parte dei poteri forti. Per gli esponenti dem, la commissione d’inchiesta per vigilare sugli errori commessi dalle banche non s’ha da fare. Né ora né mai.

autore : M.C.

 

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Popolare di Vicenza e Veneto Banca, Zaia: «Pericolo prescrizione per 200mila azionisti che hanno perso tutto»

Il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, stenta a credere che si troverà un responsabile per gli 11 miliardi di euro persi fra la Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca. Popolare di Vicenza e Veneto Banca, Zaia: «Pericolo prescrizione…

Perde i risparmi di una vita, si uccide ma “Banca Etruria non c’entra”, secondo la procura di Civitavecchia, la Banca non c’entra niente.

Non vi fu nessuna istigazione al suicidio: il fascicolo deve essere archiviato. L’altro reato contestato, la truffa, è stato stralciato. Perde i risparmi di una vita, si uccide ma “Banca Etruria non c’entra”, secondo la procura di Civitavecchia, la Banca non c’entra niente. Chiesta l’archiviazione per il caso del pensionato di Civitavecchia che perse 110 mila euro

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Perde i risparmi di una vita, si uccide ma “Banca Etruria non c’entra”, secondo la procura di Civitavecchia, la Banca non c’entra niente.

Perde i risparmi di una vita, si uccide ma “Banca Etruria non c’entra”, secondo la procura di Civitavecchia, la Banca non c’entra niente.

Arezzo, 17 marzo 2017 – Si era tolto la vita dopo aver perso tutti i suoi risparmi investiti nella Banca Etruria.  La notizia della morte del pensionato, Luigino D’Angelo, che il 28 novembre del 2015 aveva deciso di farla finita, aveva fatto il giro d’Italia. Il sessantottenne aveva affidato 110 mila euro alla filiale di Civitavecchia. 

Oggi, secondo la procura di Civitavecchia, la Banca non c’entra niente. Non vi fu nessuna istigazione al suicidio: il fascicolo deve essere archiviato. L’altro reato contestato, la truffa, è stato stralciato.

Probabilmente sarà la procura di Arezzo ad occuparsene, proprio come accade per tutte le altre vittime travolte dalle sospette operazioni finanziarie dell’istituto di credito.

La difesa e i pm avevano ricostruito in parte la vicenda. Luigino D’angelo avrebbe acquistato le obbligazioni sul mercato secondario. Forse è per questo che la stessa banca, quando lo scandalo era scoppiata, aveva precisato come le obbligazioni subordinate acquistate da D’Angelo erano state acquistate sul mercato secondario e non al momento dell’emissione.

I titoli acquistati al momento dell’emissione vengono comprati negli istituti di credito, mentre il mercato secondario è quello che si sviluppa dopo il collocamento sul mercato primario di alcuni prodotti finanziari.

Nel 2006 dunque la banca avrebbe venduto le obbligazioni a un terzo ente, o a una terza persona. Poi, nel 2013, Luigino le avrebbe comprate. Ad Arezzo però ancora si indaga.

fonte : lanazione

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Una nuova forma di garanzia nel Decreto banche: il pegno mobiliare senza spossessamento

Il c.d. Decreto Banche del maggio scorso ha introdotto l’istituto del pegno mobiliare non possessorio, limitato ai beni inerenti all’esercizio dell’impresa. Lo stesso D.l. n. 59/2016 ha modificato anche la disciplina del patto marciano e operato altre innovazioni sul Codice…

Euribor manipolato e soglie d’usura taroccate

L’incontro ha fatto seguito al deposito di una doppia denuncia alla Procura di Trani . Il secondo esposto presentato è una denuncia diretta a Bankitalia, per reati di falso ideologico e abuso d’ufficio.  Euribor manipolato e soglie d’usura taroccate

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Euribor manipolato e soglie d’usura taroccate

Euribor manipolato e soglie d’usura taroccate

Un doppio esposto alla procura di Trani. Lo ha presentato, il 15 marzo, l’associazione “SOS utenti”, cogliendo l’occasione del convegno organizzato a Bari dal Comitato 5 Stelle Bisceglie sul caso Euribor e sui prestiti bancari a rischio d’usura.

Accompagnati dagli organizzatori dell’incontro, che sposano la duplice causa in toto, i delegati Andrea Sorgentone (avvocato esperto in diritto bancario) e Luigi Iosa (penalista) e il presidente onorario Gennaro Baccile, hanno mantenuto la promessa fatta ai 2 milioni e mezzo di italiani vittime della manipolazione del tasso interbancario: da un lato fornire un contributo sostanziale alle indagini che il PM Michele Ruggiero avviò nel 2012 nei confronti di un cartello di banche macchiatesi di truffa aggravata e manipolazione dei mercati; dall’altro denunciare la Banca d’Italia per violazione delle leggi antiusura nella definizione dei tassi  sui mutui.

Nel pomeriggio, come da programma, Baccile, Sorgentone, Iosa  e il prof. Canio Trione (autore del libro “L’ultima Chance”, ed. Nuova  Cultura, Roma) hanno incontrato giuristi, avvocati e commercialisti nella sala consiliare della Città Metropolitana di Bari per illustrare il contenuto degli esposti e offrire dritte ai tecnici su cause singole e collettive per risarcire quelle famiglie che tra il 2005 e il 2008 hanno contratto mutui con le quattro “banche manipolatrici”: Sociètè Genèrale, Barclays, Deutsche Bank e Royal Bank of Scotland.

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IL CASO EURIBOR: Solo in Puglia le famiglie che avrebbero sborsato soldi in più illegittimamente, causa manipolazione dell’Euribor, sarebbero oltre 80.000 e, anche grazie al lavoro di SOS Utenti, potrebbero essere risarcite.

Sorgentone è l’unico ad avere tra le mani copia conforme della sentenza dell’Antitrust dell’Unione Europea del 2013, atto con cui il grande illecito fu smascherato, in seguito alla condanna al pagamento di 1,7 miliardi di euro di sanzione in capo al cartello interbancario.

Da quel documento, che non può né duplicare né tanto meno divulgare, ha tratto lo spunto per calcolare, per la prima volta, l’entità effettiva della manipolazione attraverso lo studio dell’andamento dei mercati.

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«Di per sè l’Euribor – spiega – non è né un tasso attendibile, in quanto definito sulla base delle affermazioni di poche banche che tra l’altro nessuno controlla al momento dell’applicazione dei tassi dichiarati. Tantomeno è ricostruibile in modo esatto.

È una bilancia che si può truccare e che non offre garanzie agli utenti. Noi però abbiamo provato ad aggirare l’ostacolo: abbiamo ricostruito l’Euribor unendo i valori precedenti e successivi alla manipolazione, per fornire prova della colpevolezza delle banche.

Il trucco c’è: dal 2005 al 2008 hanno tutte investito in derivati, passando da 44 miliardi a 66 miliardi. Una operazione a perdere, dati i tassi in forte ascesa, con picchi del 5,43%.

Il vantaggio è venuto dopo: in quel lasso di tempo che va da settembre 2008 a giugno 2009, quando il crollo impetuoso e innaturale dell’Euribor ha permesso agli istituti di credito di iniziare ad incassare cifre stratosferiche, spalmate su 5,7, 10 o più anni, a seconda della durata dei mutui».

Quanto ai rilievi che possono essere fatti valere in giudizio, le ipotesi sono diverse e si rifanno tutte alla scarsa trasparenza dei contratti. Su tutti quello di appropriazione indebita bancaria.

«Grazie ad una sentenza del luglio 2016 – spiega l’avv. Iosa –  il reato di appropriazione indebita è stato ridefinito in termini di atto irreversibile, che si consuma nel momento esatto in cui il reo compie un atto di possesso.

Se chiedendo alla banca la restituzione degli interessi indebitamente acquisiti il cliente dovesse vederseli negati, si potrà ricorrere alla fattispecie dell’indebita appropriazione bancaria».

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IL CASO BANKITALIA: Il secondo esposto presentato è una denuncia diretta a Bankitalia, per reati di falso ideologico e abuso d’ufficio.

Sorgentone ha dimostrato che la Banca d’Italia, per calcolare il tasso effettivo del credito (TIR) e quello complessivo cui deve fare riferimento la giurisprudenza ufficiale (TEG, Tasso effettivo globale, reso pubblico con decreti del Ministero delle Finanze), usa due pesi e due misure.

Così il tasso riportato dai bollettini trimestrali dell’istituto centrale, calcolato con formule di matematica finanziaria d’invenzione, risulterebbe sempre di diversi punti inferiore a quello del Mef, a tutto vantaggio di chi presta soldi. «Secondo le regole di Bankitalia – spiega Sorgentone – il reato di usura non esiste.

E questa è una truffa, ovvero una condotta penalmente rilevante, dal momento in cui le istruzioni trimestrali che Bankitalia pubblica non possono essere considerate dispositivi normativi, come lo sono quelli del Mef ».  

Nel calcolo dei tassi usurai qualcosa va insomma rivista. E par si che questo avvenga nel più breve tempo possibile, l’associazione è pronta a dar battaglia. E il comitato 5 stelle di Bisceglie è pronto ad accendere, politicamente, tutti i riflettori possibili su questo scontro.

fonte : bisceglieindiretta.it

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Imprenditore denuncia banca per usura e finisce col fare il lavapiatti

Il gip ha archiviato l’inchiesta, contrastando una precedente sentenza, così gli viene pignorata la casa. Ora l’uomo attende un’udienza per la richiesta danni per 2,5 milioni di euro. Imprenditore denuncia banca per usura e finisce col fare il lavapiatti

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Imprenditore denuncia banca per usura e finisce col fare il lavapiatti

Imprenditore denuncia banca per usura e finisce col fare il lavapiatti

Firenze, 14 marzo 2017 – Ad Andrea Rossi, 56 anni, un ex imprenditore della provincia di Firenze, fino al 2010 costruttore e amministratore di immobili in diverse città della Toscana, non resta che attendere la vendita all’asta delle sue proprietà.

L’uomo, fino a qualche anno fa, non aveva problemi economico-finanziari poi esplosi, sembra, per l’errore di un istituto bancario della provincia di Firenze che causò l’apertura di una procedura presso la Centrale rischi interbancaria e il conseguente pignoramento di tutti i suoi beni.

Su questo episodio è in attesa di un’udienza al tribunale civile di Firenze, fissata a luglio 2017: l’imprenditore ha chiesto quasi 2,5 milioni di euro, cifra che potrebbe salire se nel frattempo anche l’abitazione venisse venduta.

Più volte l’imprenditore si è rivolto alla procura di Firenze e a quella di Grosseto, per cercare di recuperare la situazione, precipitata anche perchè tutte le banche con le quali l’azienda lavorava chiesero l’immediato rientro dei finanziamenti a lui concessi.

L’ultima volta circa un anno fa quando il gip Anna Liguri ha archiviato la nuova inchiesta contro i vertici di un istituto bancario nazionale accusati di usura da Rossi, assistito dall’avvocato Simone Gasparroni del foro di Fermo: il perito del giudice aveva riscontrato l’usura secondo i criteri di Bankitalia.

Una decisione, quella del gip, che contrasta con l’ordinanza di un altro giudice del tribunale di Firenze, che invece in un caso molto simile, pochi giorni prima, aveva rinviato a giudizio i vertici di un’altra banca.

Il difensore di Rossi aveva chiesto la sospensione dell’asta giudiziale visti i procedimenti ancora pendenti e, invece, nessuna deroga è stata concessa e ora lui, che per vivere fa il lavapiatti in un ristorante, rischia di dover lasciare la sua casa.

fonte : lanazione

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I reati commessi dagli intermediari creditizi: l’appropriazione indebita

L’appropriazione indebita, da parte della Banca, di somme da essa ricevute, anche nel corso di più anni, dai correntisti e/o dai mutuatari, si consuma, coincidendo con l’interversione del possesso, all’atto in cui, dovendo la stessa – su espressa richiesta della clientela – provvedere alla restituzione degli interessi indebitamente percepiti, trattenga per sé le dette somme, defalcandole da quelle che, secondo le risultanze contabili, avrebbe dovuto restituire alla controparte contrattuale. I reati commessi dagli intermediari creditizi: l’appropriazione indebita

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I reati commessi dagli intermediari creditizi: l’appropriazione indebita

I reati commessi dagli intermediari creditizi: l’appropriazione indebita

A cura dell’avvocato Luigi Iosa

L’appropriazione indebita, da parte della Banca, di somme da essa ricevute, anche nel corso di più anni, dai correntisti e/o dai mutuatari, si consuma, coincidendo con l’interversione del possesso, all’atto in cui, dovendo la stessa – su espressa richiesta della clientela – provvedere alla restituzione degli interessi indebitamente percepiti, trattenga per sé le dette somme, defalcandole da quelle che, secondo le risultanze contabili, avrebbe dovuto restituire alla controparte contrattuale.

Questo avviene perché nel nostro ordinamento giuridico è punita solo l’appropriazione indebita “definitiva” e non quella “provvisoria”.

Pertanto, il reato ipotizzato, disciplinato dall’articolo 646 c.p., si consuma quando la Banca pone in essere un atto irreversibile ossia oggettivamente incompatibile con il diritto di proprietà del suo utente.

Infatti, la Suprema Corte di Cassazione, in una recente pronuncia (Cass. Pen, Sez. II, 29.04.2014 n. 17901) ha cercato di risolvere il conflitto tra due opposte teorie, aventi ad oggetto il momento consumativo del delitto previsto e punito dall’art. 646 c.p.: un primo orientamento reputa che l’evento del reato si realizzi nel luogo e nel tempo in cui la manifestazione della volontà dell’agente di fare proprio il bene posseduto giunge a conoscenza della persona offesa, e non nel tempo e nel luogo in cui si compie l’azione (in questo senso Cass. Pen. Sez. II, 01-12-2004, n. 48438 secondo cui «in tema di appropriazione indebita l’evento del reato si realizza nel luogo e nel tempo in cui la manifestazione della volontà dell’agente di fare proprio il bene posseduto giunge a conoscenza della persona offesa, e non nel tempo e nel luogo in cui si compie l’azione»).

I reati commessi dagli intermediari creditizi: l’appropriazione indebita

Un secondo orientamento in base al quale il reato di appropriazione indebita sarebbe un reato a consumazione immediata che si verifica nel momento (e nel luogo) in cui l’agente tiene consapevolmente un comportamento oggettivamente eccedente la sfera delle facoltà ricomprese nel titolo del suo possesso ed incompatibile con il diritto del proprietario (Cass. Pen. Sez. II, 08-02-2013, n. 22127 secondo cui «il delitto di appropriazione indebita si consuma dal momento in cui il possessore ha compiuto un atto di dominio sulla “res”, così manifestando l’intenzione di tenerla come propria» nonché Cass. Pen. Sez. II, 17-05-2013, n. 29451 secondo cui «il delitto di appropriazione indebita è reato istantaneo che si consuma con la prima condotta appropriativa e, cioè nel momento in cui l’agente compia un atto di dominio sulla cosa con la volontà espressa o implicita di tenere questa come propria».

I reati commessi dagli intermediari creditizi: l’appropriazione indebita

I giudici della Seconda Sezione Penale per il momento hanno aderito a quest’ultima tesi traendone la conseguenza che, ai fini dell’individuazione del momento consumativo, risulterà del tutto irrilevante la conoscenza che ne abbia la parte offesa. Tale elemento, semmai, verrà in rilievo ai fini del diverso problema della decorrenza del termine per proporre la querela ai sensi dell’art. 124 c.p. che richiama espressamente il «giorno della notizia del fatto che costituisce il reato».

Questo, in conclusione, il principio di diritto affermato dalla Suprema Corte di Cassazione: «il delitto di appropriazione indebita è reato istantaneo che si consuma con la prima condotta appropriativa e cioè nel momento in cui l’agente compia un atto di dominio sulla cosa con la volontà espressa o implicita di tenere questa come propria.

Di conseguenza, ai fini della consumazione del reato e della decorrenza del termine previsto per la prescrizione, è irrilevante il momento in cui la persona offesa venga a conoscenza della manifestazione di volontà dell’agente di appropriarsi della cosa, elemento questo che, invece, rileva al diverso fine della decorrenza del termine per la proposizione della querela».

Questa soluzione prospettata potrebbe consentire la punizione in sede penale degli intermediari bancari e finanziari allorquando sia difficile provare la sussistenza di altri reati, quali l’usura bancaria, l’estorsione e la truffa.

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