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IL PM CHIEDE SEI ANNI PER L’EX PRESIDENTE DELLA BPM

QUANDO IN UNA BANCA SI DANNO I SOLDI AGLI AMICI DEGLI AMICI CHE MAGARI POI LI SPERPERANO, IL PM CHIEDE SEI ANNI PER L’EX PRESIDENTE DELLA BPM
IL PM CHIEDE SEI ANNI PER L’EX PRESIDENTE DELLA BPM

IL PM CHIEDE SEI ANNI PER L’EX PRESIDENTE DELLA BPM

IL PM CHIEDE SEI ANNI PER L’EX PRESIDENTE DELLA  BPM

Luigi Ferrarella per il “Corriere della Sera”

massimo ponzellini massimo ponzellini

La rilevanza pubblicistica dell’ attività creditizia, pur esclusa dalla Cassazione nel 1987, per la Procura di Milano «resta comunque saldamente ancorata all’ articolo 47 della Costituzione» e anzi «ha acquistato nuova evidenza a seguito dei massicci interventi di pubblico denaro a sostegno delle banche in difficoltà.

Diciamolo alla contadina», conclude il pm Mauro Clerici nella requisitoria del processo all’ ex presidente 2009/2011 della Banca Popolare di Milano, Massimo Ponzellini: «Quando in una banca si danno i soldi agli amici degli amici, che magari poi li sperperano, lo si fa sulla pelle dei correntisti, sulla pelle in un certo senso del pubblico, e sulla pelle di imprenditori e di privati che meriterebbero credito e se lo vedono invece negare a favore di chi conosce strade traverse».

IL PM CHIEDE SEI ANNI PER L’EX PRESIDENTE DELLA BPM

Da questa cornice teorica il pm (in tandem con il collega Roberto Pellicano) fa discendere la commisurazione delle pene che ieri propone adeguate per «l’insaziabile avidità del presidente Ponzellini» (6 anni per l’ipotesi di reato di associazione a delinquere finalizzata a reati-fine quali corruzioni private, appropriazioni indebite, infedeltà patrimoniali); per «la brutalità con cui» il suo braccio destro «Antonio Cannalire spadroneggiava sugli apicali della banca» (6 anni proposti); per «il taglieggiamento sistematico e clientelare di Onofrio Amoruso Battista e Giorgio Bianchini Scudellari» (5 e 4 anni chiesti); per reati collaterali che costano richieste di 12/18 mesi per altri 6 imputati.

IL PM CHIEDE SEI ANNI PER L’EX PRESIDENTE DELLA BPM

E soprattutto per «la connessione organica criminal-affaristica con Francesco Corallo, avente la finalità di fare tutto ciò che occorreva fare per far prosperare il suo gruppo Atlantis BPlus del gioco d’ azzardo»: paradossalmente il più robusto di tutti i capitoli (soldi da Atlantis BpPlus in cambio di 148 milioni di finanziamenti Bpm nel 2009-2010 alla concessionaria dei giochi), e tuttavia «uscito dal processo – rimarca il pm – per una assai opaca remissione di querela».

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