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Pietro D’Aguì e l’indagine sulla vigilanza di Bankitalia

La procura di Roma ha aperto un fascicolo d’indagine, per ora senza indagati, su via Nazionale. L’atto nasce dall’esposto di un ex manager di Banca Intermobiliare (BIM). Le ripercussioni sul toto-governatore e la smentita di Palazzo Chigi. La procura di Roma ha aperto un fascicolo d’indagine, per ora senza indagati, sulla Vigilanza di Bankitalia. Maria Sabina Calabretta e Stefano Pesci, già titolari dell’indagine su Veneto Banca, sono stati incaricati del dossier dal procuratore capo Giuseppe Pignatone. L’indagine, di cui ha parlato oggi Il Fatto Quotidiano, nasce dall’esposto di Pietro D’Aguì, ex manager di Banca Intermobiliare (BIM) depositato da Michele Gentiloni Silverj, cugino del presidente del Consiglio Paolo Gentiloni. Pietro D’Aguì e l’indagine sulla vigilanza di Bankitalia

Pietro D’Aguì e l’indagine sulla vigilanza di Bankitalia

Pietro D’Aguì e l’indagine sulla vigilanza di Bankitalia

Pietro D’Aguì e l’indagine sulla vigilanza di Bankitalia

La procura di Roma ha aperto un fascicolo d’indagine, per ora senza indagati, sulla Vigilanza di Bankitalia. Maria Sabina Calabretta e Stefano Pesci, già titolari dell’indagine su Veneto Banca, sono stati incaricati del dossier dal procuratore capo Giuseppe Pignatone.

L’indagine, di cui ha parlato oggi Il Fatto Quotidiano, nasce dall’esposto di Pietro D’Aguì, ex manager di Banca Intermobiliare (BIM) depositato da Michele Gentiloni Silverj, cugino del presidente del Consiglio Paolo Gentiloni.

Nel memoriale di D’Aguì si citano il capo del dipartimento vigilanza bancaria Carmelo Barbagallo e l’ispettore Emanuele Gatti. Ai pubblici ministeri si segnalo tre evenienze: il comportamento della vigilanza durante l’acquisizione di Banca Intermobiliare da parte di Veneto Banca,

con successivo inadempimento di Veneto Banca alle obbligazioni assunte: la BIM fu pagata da Consoli con azioni di Veneto Banca, mentre non fu rispettata la promessa di riacquisto in tempi rapidi.

Le azioni, secondo la denuncia di D’Aguì a Consoli, non sarebbero state ripagate quando, alla fine del 2014, la banca d’affari torinese cercò di uscire dal gruppo veneto. D’Aguì, che di Veneto Banca è stato anche vicepresidente dal 2013 al 2016 in qualità di azionista di minoranza,

lo scorso agosto aveva già preso le distanze da Consoli, anche se i due sono entrambi indagati nell’inchiesta sul crack.

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fonte : nextquotidiano

 

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