Anatocismo, Usura Bancaria, Analisi econometriche

Banche: il trucchetto dell’ABI sulle sofferenze che non risolve i nostri problemi

Banche: il trucchetto dell’ABI sulle sofferenze che non risolve i nostri problemi:

Il settore bancario italiano è nell’occhio del ciclone a causa di profonde fragilità e della gestione maldestra delle crisi. L’ABI, nel tentativo di mascherare queste fragilità, ha modificato la tipologia di dati che fornisce, rendendo, se possibile, il tutto ancor più ridicolo.

Tutti coloro che possono contare su uno stipendio a fine mese conoscono bene la differenza tra netto e lordo.
E sanno che sostituirne uno con l’altro può cambiare la percezione di
chi ascolta, ma non cambia la sostanza di quanti soldi ci mettiamo in
tasca a fine mese
. Dopo 24 mesi di governo Renzi gli italiani
hanno imparato quanto il premier Renzi e il suo Ministro dell’Economia
Padoan si divertano a cambiare le carte in tavola con trucchetti
contabili o semantici.

Anatocismo, Usura Bancaria,Anomalie bancarie

E seguire l’esempio della politica, questa volta è stata
l’ABI, l’associazione bancaria italiana. Dall’inizio del 2016 il sistema
bancario europeo, ma in modo particolare italiano è al centro di una
tempesta finanziaria e politica senza precedenti. Il decreto salvabanche
del 22 novembre scorso, le nuove regole europee sui salvataggi e soprattutto la montagna di crediti in sofferenza che appesantiscono le banche hanno scatenato un’ondata ribassista sui mercati.

Così l’ABI, dopo aver realizzato che l’accordo trovato dal
Padoan con Bruxelles sulla bad bank all’italiana porterà pochi o punti
benefici alle banche, ha deciso di intervenire con un trucchetto
contabile degno del miglior Udinì. Nel tentativo di far sparire parte di
quei 200 miliardi di sofferenze in pancia alle banche italiane l’ABI, nel suo bollettino mensile sul credito, ha pensato bene di eliminare il dato lordo e riportare soltanto il netto.

Secondo il vice direttore generale dell’associazione
Gianfranco Torriero, infatti, il dati lordo della sofferenze italiane
sarebbe “fuorviante” per gli istituti internazionali e
il mercato come se BCE, Commissione europea e operatori non conoscessero
la differenza tra sofferenze al lordo o al netto.

Il dato quindi a prima vista risulta parecchio più contenuto. Finora il bollettino mensile dell’ABI indicava lo stock di sofferenze pari a 200 miliardi di euro e i 150 miliardi di crediti incagliati cioè
soldi erogati sottoforma di prestiti o mutui la cui riscossione è in
bilico. I crediti incagliati, in pratica, possono trasformarsi in vere e
proprie sofferenze se le possibilità di essere rimborsari svaniscono
totalmente o tornare in bonis se il debitore riesce a ripagare il suo
debito.

Dal report di febbraio in poi, l’ABI indicherà soltanto le sofferenze nette, cioè al netto delle svalutazioni fatte dalle banche mettendole a bilancio. In
pratica in presenza di 350 miliardi di crediti deteriorati
(sofferenze+incagli) e 200 miliardi di sofferenze, l’ABI ha pubblicato
soltanto il dato di 89 miliardi di sofferenze nette. Un dato certamente rassicurante per coloro che non intuiscono il trucchetto che c’è dietro.

Passare all’improssivo dal lordo al netto può avere un qualche
impatto sui cittadini che leggono nei titoloni dei giornali un numero
meno preoccupante, ma cosa dovrebbe cambiare per BCE e mercati? È
un’offesa all’intelligenza degli operatori economici pensare che
passando dal dato lordo al netto delle sofferenze si possa
tranquillizzare BCE e Borsa sulla disastrosa condizione delle banche
italiane.
Nonostante i tentativi disperati dell’ABI, i 350
miliardi di crediti deteriorati delle banche italiane ormai sono il
segreto di Pulcinella.

Ovviamente la pensata dell’ABI ha raccolto il plauso del Ministro del
Tesoro Padoan che da tempo parla soltanto di sofferenze nette per
tentare di tranquillizzare i mercati. D’altronde il governo Renzi
conosce bene questi trucchetti avendoli utilizzati per il calcolo del
debito pubblico e della pressione fiscale e, quasi quotidianamente, per
la valutazione del mercato del lavoro.

Purtroppo in Italia i dati sull’occupazione arrivano dal Ministero
del Lavoro, dall’INPS e dall’ISTAT ognuno dei quali calcolati secondo
metodi diversi. Ma la politica chissà perchè preferisce sottolineare il dato dei nuovi contratti e non quello degli occupati essendo il primo sempre più alto del secondo
(perchè si calcolano anche le trasformazioni e soprattutto il
lavoratore che nel corso dell’anno ha firmato più di un contratto).

Le questioni sono molto diverse, è ovvio, ma alla base c’è lo stesso principio di
prendere il dato che fa più comodo per convincere chi ascolta che la
condizione della banche, così come quella della disoccupazione non è
così grave.
Il problema è che i giochetti di prestigio non cambiano la realtà delle cose.

Il sistema bancario italiano è gravato da una quantità di sofferenze
che non ha uguali in Europa, circa il doppio della media comunitaria. E
inoltre sarebbe interessante capire il destino di quei 150 miliardi di
incagli che, senza una vera ripresa dell’economia, rischiano di andare
ad ingrossare le fila delle sofferenze. A questo si aggiunge una
maldestra gestione delle crisi bancarie e della nuova normativa europea e
un’accordo Roma-Bruxelles sulla bad bank che rasenta l’inutilità più
assoluta. Se i mercati continuano a tenere sotto pressione il
settore bancario italiano è perchè attualmente è l’anello più debole
dell’economia comunitaria. E non saranno certamente i trucchetti
contabili a risolvere il problema.

www.usurainbanca.it
Please follow and like us:
0

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *