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Bari, madre e figli in roulotte e senz’acqua dopo lo sfratto: “Il parcheggio è la nostra casa”

Monia e i suoi due ragazzi vivono così accampati in una roulotte all’ombra del centro commerciale Ipercoop in viale Pasteur. “Cinque metri di lunghezza, ma compresi bastone e gancio da traino”

Bari, madre e figli in roulotte e senz'acqua dopo lo sfratto: "Il parcheggio è la nostra casa"
La roulotte in cui Monia vive con i due figli 

La terra di mezzo è il parcheggio di un ipermercato. Il compromesso fra la strada e una casa. Il tetto è mobile, il giaciglio provvisorio. Ma i servizi sono garantiti: basta farsi spazio tra buste e carrelli, facendo attenzione a non incontrare tra i clienti qualche vecchia conoscenza. Monia e i suoi due figli da un mese e mezzo vivono così: accampati in una roulotte, alla periferia di Bari, all’ombra del centro commerciale Ipercoop in viale Pasteur. “Cinque metri di lunghezza, ma compresi bastone e gancio da traino”, scherza Emanuel, il più piccolo. Petto nudo, faccia nascosta sotto l’ombrellone.

Bari, madre e figli in roulotte e senz’acqua dopo lo sfratto

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“Non entriamo nella roulotte perché soffocheremmo – si giustifica – E poi c’è troppo disordine”. Ventun anni, portamento da capofamiglia, quando ad aprile è arrivato lo sfratto esecutivo per morosità incolpevole frequentava il quarto anno all’istituto alberghiero Perotti. “Ho lasciato, non potevo mica pensare alla scuola – sussurra con gli occhi lucidi- Ma a settembre ricomincio”. Ora lavora in un negozio di detersivi: 90 euro a settimana, part time. “Nessuno sa che vivo qui, nemmeno i professori. Ho detto che mi sono trasferito da Libertà a San Girolamo”. Nel quartiere Libertà c’era la casa della nonna. Monia e i ragazzi ci sono arrivati dopo anni al Nord. Un’infanzia vissuta non senza affanni, sempre al confine, col fiato sospeso. “Ma mai in strada, mai”, ripete la mamma, quasi quarantenne, che nelle Marche faceva l’operatrice sanitaria e a Bari lavora come badante per 500 euro al mese.

Il grande, Ivan, ha 23 anni e una figlia di tre. Nella roulotte la piccola morirebbe: per questo la bimba vive con la giovane compagna e i suoceri nel quartiere Madonnella. Ivan, a differenza di Emanuel, la maglia la indossa. “La Bari siamo noi”. Non lavora, si arrangia con espedienti, anche questi borderline. La roulotte è arrivata da una candidata al consiglio regionale. “Sarebbe un regalo – racconta Monia – ma mi è costata 500 euro di spese. E comunque no, non sono andata a votare”. L’acqua nella roulotte non c’è. Emanuel e Ivan riempiono le taniche di plastica dal benzinaio a due passi. Non sono i soli: di fronte a loro c’è un’altra coppia, che del parcheggio dell’Ipercoop ha fatto la sua casa ormai da otto anni. “Ora che fa caldo l’acqua si riscalda e facciamo la doccia – raccontano i ragazzi – ma d’inverno come faremo?”.

Per i bisogni fisiologici ci sono gli alberi o i bagni del centro commerciale.  La famiglia, come spesso accade in storie come questa, non esiste. “Parenti serpenti”, scherza Emanuel, e chissà se sia davvero così. I Servizi sociali fanno quello che possono. Davanti alla roulotte fa capolino la macchina del Pronto intervento sociale del Comune. Monia ha ottenuto un contributo come ragazza madre e un altro straordinario per lo sfratto. Ora è inserita nelle liste dell’emergenza abitativa, nell’attesa che dopo l’aneurisma le sia riconosciuta un grado di invalidità utile a ottenere la pensione. Qualche centinaio di euro sono troppo pochi, però. Le soluzioni proposte nell’immediato sono quelle di “accoglienza di prossimità”.

Con i figli maggiorenni non si va in comunità: restano mensa e dormitorio, che la famiglia rifiuta. “Lì non sappiamo chi troviamo – spiega Emanuel – c’è brava gente, ma anche persone sporche e ubriache”. E poi ci sono i migranti. “A loro offrono di più che a noi baresi”. Pochi metri più in là, all’ingresso del centro commerciale, i richiedenti asilo africani offrono aiuto alle signore con le buste della spesa in cambio di pochi spiccioli. Dall’ipermercato nessuno ha intenzione di forzare uno sgombero. Le roulotte occupano un’area interessata ai lavori di restyling, però, e a breve il problema si porrà con prepotenza. Fra i clienti qualcuno si incuriosisce, c’è chi s’intenerisce, ma c’è anche chi storce il naso, perché vuole godersi lo shopping senza scrupoli e preoccupazioni.

fonte: repubblica

www.usurainbanca.it
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