Anatocismo, Usura Bancaria, Analisi econometriche

Cara Bankitalia, su BpVi non convinci nessuno Banca d’Italia sostiene che non poteva fare altro. La Bce sta ancora valutando sanzioni. Alla faccia del tempismo

Autore : Adriano Verlato

Banca d’Italia sostiene che non poteva fare altro. La Bce sta ancora valutando sanzioni. Alla faccia del tempismo


banca italia
Ho letto, nemmeno con molta sorpresa, le spiegazioni della Banca d’Italia alle richieste di chiarimenti presentate dalla commissione regionale d’inchiesta sugli istituti bancari veneti. La sostanza della risposta è che la Banca d’Italia ha fatto tutto quanto in suo potere vista la normativa in corso. Dal 4/11/2014 la responsabilità dei controlli è passata alla BCE che può utilizzare l’Istituto governato da Visco come braccio operativo. La spiegazione mi lascia del tutto insoddisfatto e accennerò alcune considerazioni sui due argomenti in causa: le modalità di determinazione del prezzo delle azioni e i finanziamenti della Popolare ai clienti per la sottoscrizione delle azioni della Banca medesima.
Sul prezzo, dice la Banca d’Italia, il Codice civile attribuisce la responsabilità di determinare il prezzo delle azioni all’Assemblea dei soci su proposta degli amministratori. Conosco vari soci della BpVi e so perfettamente che, quasi nessuno, ha il coraggio di prendere la parola in assemblea e che, comunque, non ci sono partecipanti attrezzati per discutere il valore proposto dal cda. E’ evidente che nella sostanza nessuna responsabilità possa essere loro addebitata. Forse, non so se accade, bisognerebbe mandare a casa di ciascun socio il prospetto con i calcoli attraverso i quali si è giunti a quel prezzo e lasciar loro il tempo di controllare, per quanto possibile. Ci sono poi le ispezioni alla Popolare con le conseguenti raccomandazioni inserite nei report. Oltre a questo, dice la Banca d’Italia, nulla potevamo fare. Bisognerebbe avere lo Statuto della suddetta per vedere se loro fossero così inermi davanti alle irregolarità riscontrate.
Ma, fosse anche vero, a cosa servono mai i controlli? Io ti dico che quella certa cosa non va bene e te lo ridico varie volte. Tu non ne tieni alcun conto e continui a fare i comodi tuoi. Suvvia, vi rendete conto delle contraddizioni? Ricordo bene che anni fa i vari istituti erano molto preoccupati per le ispezioni e che, si trattase pure di moral suasion, tenevano buon conto di tutte le osservazioni. Rimane sempre il problema soci. Se gli amministrati fanno quello che vogliono e sorvolano sui richiami della Banca d’Italia, perché non rivolgersi ai soci informandoli della cosa in modo che in assemblea ne chiedano conto e, se non soddisfatti delle risposte, cambino gli amministratori? Certo scrivere è più facile che fare, ma ritengo che con la buona volontà le strade si trovino.
Le azioni “finanziate”. Dice la Banca d’Italia che “civilisticamente” i finanziamente accordati da una Banca ad un cliente sono legittimi in base all’art. 2358 del c.c. Tuttavia, le azioni acquistate con questa procedura non possono essere conteggiate nel patrimonio di vigilanza. La ratio è abbastanza chiara. Il finaziamento potrebbe non essere rimborsato e quindi le azioni acquistate con lo stesso non entrerebbero nel patrimonio sociale essendo frutto di una sofferenza. Dal 4/11/ 2014 la Bce è responsabile dei controlli e nel corso dello stesso anno emerse che la BpVi riacquistava azioni proprie senza l’autorizzazione della vigilanza. La risposta all’interrogazione della Commissione regionale termina con la dichiarazione che sono ancora in corso, presso le autorità competenti Banca d’Italia e Bce, le valutazioni circa l’avvio di procedure sanzionatorie a carico dell’intermediario e dei soggetti coinvolti nei fatti riscontrati negli ultimi accertamenti ispettivi. Alla faccia del tempismo. Tutta questa dilatazione dei tempi per decisioni su una situazione chiara a tutti, lascia la bocca amara.
Nella trasmissione Report sulle banche, ci fu una cosa che mi colpì molto. Un consigliere di amministrazione di Banca Etruria – Polli dell’omonima ditta di calzature, mi pare – rendendosi conto delle decisioni irregolari che venivano prese in quel Consiglio, dette le dimissioni e si recò in Banca d’Italia per informarli in merito. Lo ascoltarono, ringraziarono, ma non fecero alcunché. Un loro rapido intervento avrebbe sicuramente reso la situazione meno pesante per i soci. A Vicenza c’è una situazione paradossale. Siamo arrivati all’aumento di capitale, necessario per evitare il default della banca, si chiede ai vecchi soci e ad altri investitori un atto di fiducia e non c’è ancora un segnale certo su chi abbia portato l’istituto a queste lande desolate. Si chiede adesione acritica a coloro la cui fiducia è stata tradita senza tentennamenti. Da chi? Quien sabe.

Cara Bankitalia, su BpVi non convinci nessuno  Banca d’Italia sostiene che non poteva fare altro. La Bce sta ancora valutando sanzioni. Alla faccia del tempismo

www.usurainbanca.it
Please follow and like us:
0

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *