Anatocismo, Usura Bancaria, Analisi econometriche

CHIETI: PRESTITO E MUTUO A TASSI DI USURA, IN 4 RINVIATI A GIUDIZIO

CHIETI – Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Chieti, Luca De Ninis, ha rinviato a giudizio con le accuse di usura ed estorsione quattro persone che all’epoca dei fatti, fra il 2007 e il 2010, ricoprivano ruoli dirigenziali all’interno di Serfina, la società finanziaria che aveva sede a Chieti, nata nei primi anni novanta a servizio delle imprese, e che poi si era trasformata in banca.

CHIETI: PRESTITO E MUTUO A TASSI DI USURA, IN 4 RINVIATI A GIUDIZIO

CHIETI: PRESTITO E MUTUO A TASSI DI USURA, IN 4 RINVIATI A GIUDIZIO

CHIETI: PRESTITO E MUTUO A TASSI DI USURA, IN 4 RINVIATI A GIUDIZIO

Anatocismo, Usura Bancaria,Anomalie bancarie

CHIETI – Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Chieti, Luca De Ninis, ha rinviato a giudizio con le accuse di usura ed estorsione quattro persone che all’epoca dei fatti, fra il 2007 e il 2010, ricoprivano ruoli dirigenziali all’interno di Serfina, la società finanziaria che aveva sede a Chieti, nata nei primi anni novanta a servizio delle imprese, e che poi si era trasformata in banca.

A giudizio il prossimo 2 ottobre vanno Romeo Di Fonzo, che è stato direttore sia di Serfina Finanziaria che di Serfina Banca, Bruno D’Intino, all’epoca direttore della banca, Sandra Scurci,
vicedirettore di Serfina Banca e Andrea Miccoli, impiegato e stretto collaboratore di D’Intino.

Le accuse ruotano intorno ad un prestito e ad un mutuo erogati ad una società che si occupava di elettronica, prestiti che per l’accusa erano a condizioni usurarie sia per il tasso pattuito e applicato, superiore al tasso soglia rilevato ogni tre mesi, sia per le concrete modalità del fatto.

Un prestito di oltre 647 mila 500 euro, in particolare, venne erogato convenendo l’emissione di 84 pagherò cambiari con scadenza mensile dell’importo di 9 mila 372 euro ciascuno, con un tasso di interesse dell’11,25 per cento, che superava il tasso soglia.

La somma peraltro non venne erogata ai beneficiari ma fu reimpiegata immediatamente dalla banca per pagare i debiti accumulati dalla società sui conti correnti, mentre il legale rappresentante della società, la moglie e uno dei figli, furono costretti a firmare le prime dieci delle 84 cambiali dietro la minaccia, consistita nel prospettare il recupero immediato da parte di Serfina delle somme, che la società doveva restituire.

fonte : abruzzoweb

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