Anatocismo, Usura Bancaria, Analisi econometriche

Ecco come Mps truffava i suoi clienti..Altra vergogna: al posto dei Btp….

Un quarto della pista circolare ed introflessa – metafora stessa della città – della senese piazza del Campo è abbracciata da Palazzo Sansedoni sede della Fondazione, anzi dell’«Affondazione» del Monte dei Paschi di Siena: «Lo vede? Oramai vale più il palazzo che il patrimonio della banca, lo 0,10% di 430  milioni…».  Altra vergogna: al posto dei Btp… Ecco come Mps truffava i suoi clienti

Ecco come Mps truffava i suoi clienti..Altra vergogna: al posto dei Btp

Ecco come Mps truffava i suoi clienti..Altra vergogna: al posto dei Btp

Ecco come Mps truffava i suoi clienti… Altra vergogna: al posto dei Btp…

Anatocismo, Usura Bancaria,Anomalie bancarie

Lo sussurra Maurizio Montigiani, quadro direttivo di Mps, consigliere comunale leghista, che qui sfiata la rabbia, sconsolato. Montigiani fu
il primo a denunciare con esposti anonimi le vicende delittuose di Mps; ora galleggia nella sua allegra, oramai decennale, condizione di
mobbizzato: «Se fosse stata firmata, dall’inizio, la polizza per l’infedeltà contro i dirigenti ci sarebbe stato un risarcimento di
almeno 25 milioni…».

Ma non è mai successo. Ora Montigiani è, con i tenaci reduci morali delle associazioni Pietraserena e Buongoverno, tra coloro i quali, oltre all’odio per i «classici» Mussari e Vigni, sorride all’idea che anche gli ultimi presunti salvatori della banca, l’amministratore delegato Fabrizio Viola e il presidente Alessandro Profumo – ora entrambi «ex» – possano essere oggetto di una causa per risarcimento danni presso il Tribunale delle Imprese di Firenze. La causa, per capirci, sarebbe simile a quella per danni già intentata dalla Coop Centro Italia, società di servizi, per 260 milioni a Consob.
Un serio precedente.

Pare pronto a buttarsi su Viola e Profumo, infatti, il sempiterno Paolo Emilio Falaschi, legale di un centinaio di clienti del Monte, già
protagonista della riapertura del fascicolo contro Bankitalia e Consob presso la Procura di Roma. Viola e Profumo, i dioscuri mandati dagli
dei, i Tex Willer e Kit Carson dell’arida prateria del Monte dei Paschi,hanno infatti galoppato per molti mesi verso un progetto di salvezza
della banca che non c’è mai stato. Anzi.

LE RESPONSABILITÀ
Ora
cominciano ad emergere anche le loro responsabilità. La prima è inerente al debito di 600 milioni contratto, con la Banca del Monte,
dalla Sorgenia di Carlo De Benedetti. L’avvocato Falaschi, piccolo azionista, si espose, sul tema, in assemblea generale. «Alla mia
richiesta di riavere indietro i soldi o far fallire De Benedetti, Profumo mi rispose: faremo tutto il possibile e l’impossibile per farci
restituire quei 600 milioni. Noi abbiamo salvato una banca lei non avrebbe salvato neanche il suo portamonete…».

Stai sereno, renzianamente parlando. Però, dopo, non solo Viola e Profumo non fecero istanza di fallimento a Sorgenia; ma risolsero il problema incorporandolo in uno più grande, fecero l’esatto opposto: comprarono azioni Sorgenia per 200 milioni e ristrutturarono il debito dei rimanenti 400, spostando a molto lontano i termini di scadenza: «l’ingegner De Benedetti, ad occhio, quel debito non lo pagherà mai»
dice Falaschi.

L’altra grave pecca gestionale della coppia furono i derivati. I derivati nella loro accezione più nefasta, ovviamente:
strumenti usati soprattutto per la copertura di un rischio finanziario oper la speculazione.

Ecco, Mps aveva avuto in eredità – siamo nel 2013 – 5 miliardi di euro di derivati, non una pinzillacchera. Pare che quei derivati
riposassero, da anni, nell’ufficio dell’ex direttore generale Antonio Vigni, all’interno di una leggendaria, enorme cassaforte di ferro
brunito con decine di bulloni tondi d’ottone lucidati come la coscienza di un seminarista.

Una cassaforte tipo quelle di Diabolik, che non si rompe neppure con la dinamite. Impossibile non notarla. Eppure Viola, entrato al Monte nel gennaio 2013 l’avrebbe aperta soltanto nell’ottobre 2013. Fosse stata schiusa prima ai guai fiananziari del Monte, forse il caso derivati avrebbe assunto una piega diversa.

Viola e Profumo, curiosamente, contabilizzarono a patrimonio quei 5 miliardi (se ne parlerà il 21 febbraio, al prossimo processo per falso
in bilancio, falso in prospetto e ostacolo alla vigilanza, 2.600 parti civili, per l’affaire Nomura e Deutsche Bank, Alxandria e Santorini
eccetera. Sarà una grande festa di piazza, a Milano…) come fossero titoli di Stato.

Titoli, però, che la banca, non aveva acquistato e
neppure pagato. E senza i derivati contabilizzati a patrimonio la banca avrebbe dovuto chiudere gli sportelli, dato che «togliendo i suddetti 5
miliardi, il var e i profili di rischio Mps sarebbero aumentati del 200%» continua sempre Falaschi. Epperò, con quei dineri un po’ farlocchi
si fece l’aumento di capitale di 8 miliardi del 2014-2015 «che sapevano non sarebbe servito a nulla».

NOTE PROFORMA
Viola e Profumo seguirono, in pratica, «la stessa procedura per la quale Mussari e Vigna furono già condannati in primo grado a Siena». Ma Viola e Profumo, per cautelarsi in qualche modo, s’inventarono le “note proforma”, ossia dichiarazioni in piccolo, molto, moltissimo, a margine dei documenti ufficiali che non sono consegnate né al Collegio Sindacale né alle società di revisione del bilancio né tantomeno agli investitori specie ai più piccoli. Sono oggetti misteriosi avulsi dal bilancio civilistico, senza valore giuridico. Ma in quelle note proforma s’insinua il dubbio che «se questi soldi, per caso, fossero derivati, il patrimonio del Monte non sarebbe più di 9, ma di 4 miliardi, robe così…», recita sempre Falaschi.

Si istruì un processo a Milano, sede di competenza dei reati inerenti il bilancio; ma in un primo momento la Procura dopo una lettera del
legale di Mps, l’avvocato Quagliana – che attestava che anche fossero quelli stati derivati, i profili di rischio dei clienti non sarebbero
stati alterati, e quindi addio ipotesi di falso in bilancio – chiese l’archiviazione. Falaschi e un centinaio di “amici” senesi presentano
opposizione, e il Gip milanese Cristofano, un ex Gup avvezzo alle cose Senesi, ha fissato l’udienza per discuterne il 15 marzo 2017.

La notizia ora è che si profila una piccola guerra in Procura a Milano, la più competente d’Italia in materia finanziaria. Il caso,
materia incandescente, è gestito dal Procuratore capo Francesco Greco. Però il procuratore aggiunto a Milano, l’autorevole Felice Isnardi, ha deciso di svolgere «ulteriori accertamenti istruttori» sulla posizione di Monte dei Paschi indagata, appunto per la violazione della legge 231 del 2001, nell’inchiesta che ipotizzava i reati di falso in bilancio e manipolazione del mercato a carico di Viola, Profumo e di altri nove
personaggi, per i quali nel settembre scorso la stessa Procura aveva chiesto l’archiviazione. Isnardi, ora potrebbe chiedere una consulenza
di parte e costituirsi, ad adiuvandum. E sarebbero cavoli.

IL CASO ROSSI
In più, per la coppia Viola-Profumo, ora divenuti rispettivamente presidente della Popolare di Vicenza e di Equita Sim – in una duplice, acrobatica e tradizionale caduta in piedi – arriveranno a breve altre seccature giudiziarie. Per Viola si tratta di un interrogatorio – per ora come testimone – il prossimo 22 febbraio, a Siena, nel processo sulla vicenda della corrispondenza di email non resa pubblica col sottoposto Davide Rossi (compresa la mail in cui Rossi, il direttore della comunicazione di Mps parrebbe annunciare il proprio suicidio…).

Trattasi del processo in
cui sono coinvolte la vedova di Rossi e il cronista del Fatto Quotidiano Davide Vecchi. Per Profumo, probabilmente, il coinvolgimento, – si
suppone gravido di responsbilità civili e giuslavoriste – sarebbe nel processo con i dipendenti Fruendo, la società che attraverso cessioni di
rami d’azienda col gruppo Bassilicchi (che per Mps si occupa, dall’esterno della conservazione delle fidejussioni, un mestiere
curioso), per una faccenda di licenziamenti. A prima vista solo una seccatura, certo.

Che però non rende affatto luminosa l’ormai passata attività della coppia «alla JP Morgan», inteso come il banchiere salvabanche d’inizio 900, non la banca d’affari, ovvio. Coppia che, diciamoci la verità: ha messo poco mano agli Npl, alla pulizia interna, all’incredibile fauna priva di titoli accademici nel vari cda delle controllate del Monte (Antonio Degortes, figlio del fantino Aceto e gestore di discoteche, per dire), alla riscossione dei crediti illustri. Mps, con loro, è rimasta, seppur attenuata, quel «groviglio armonioso» di poteri che ha intrappolato quella che fu la terza banca d’Italia.

PIANO INDUSTRIALE
Commenta Pierluigi Piccini ex sindaco di Siena: «Viola e Profumo hanno praticamente fatto le stesse cose dei loro predecessori. Quando compri una banca, il socio di riferimento, di solito, azzera tutto, fa la due diligence preventivae ci mette sue persone di fiducia, come si fa in America. Ora così dovrebbe fare il governo, entrare nel dettaglio perché si risponde a tutti gli italiani. E ci vorrebbe un piano industriale. Morelli nel fare l’aumento di capitale, ha fallito, e ciononostante è rimasto, è stato premiato».Oddio.

Considerati i precedenti dei nostri Tex Willer e Kit Carson, mica è ancora detto…

di Francesco Specchia

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