Anatocismo, Usura Bancaria, Analisi econometriche

Farmacista sassarese vittima di usura, al via il processo

Imputati l’ad e il presidente del cda di una finanziaria Il professionista, divorato dai debiti, ha lasciato l’attività Farmacista sassarese vittima di usura, al via il processo

 Farmacista sassarese vittima di usura, al via il processo


Farmacista sassarese vittima di usura, al via il processo

Farmacista sassarese vittima di usura, al via il processo

Anatocismo, Usura Bancaria,Anomalie bancarie

di Nadia Cossu

SASSARI. Si è aperto davanti al collegio del tribunale di Sassari il processo per usura che vede come imputati Fabio Pedretti, 55 anni, e Danilo Salsi, di 53, rispettivamente amministratore delegato di Comifin Spa e presidente del consiglio di amministrazione della stessa società finanziaria.

La vittima è invece un farmacista sassarese finito in disgrazia dopo aver chiesto un prestito alla Finanziaria milanese. Talmente in difficoltà da esser costretto ad abbandonare l’attività cui si era dedicato per tutta una vita.

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Resosi conto di esser caduto in una trappola dalla quale non riusciva più a liberarsi, il farmacista si era rivolto agli avvocati Franco Luigi e Luigi Satta e la sua storia personale era finita inevitabilmente in un’aula di tribunale.

Il giudice dell’udienza preliminare a luglio del 2015 aveva rinviato a giudizio – per tassi usurari applicati a un finanziamento da un milione e mezzo di euro – i due imputati.

Li aveva invece prosciolti per insussistenza del fatto dagli altri capi di imputazione relativi ad alcuni contratti di leasing immobiliare per i quali il giudice non avrebbe rilevato, all’origine, tassi usurari.

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Tutto era cominciato quando l’attività della farmacia era nel suo periodo più favorevole e il titolare aveva deciso di investire.

Nel 2006 si era rivolto alla Finanziaria milanese Comifin per avere un po’ di liquidità ma proprio allora erano iniziati i suoi guai che si sono conclusi con la vendita all’asta della farmacia.

Quattro in particolare gli episodi citati dal pubblico ministero nella richiesta di rinvio a giudizio ma il gup aveva deciso di mandare a processo i due imputati per una sola circostanza.

Quella, cioè, relativa alla stipula con la Comifin di un contratto che prevedeva il finanziamento di un milione e mezzo di euro. In quel caso i tassi di interesse sarebbero stati di gran lunga al di sopra della soglia consentita dalla legge.

Il pm aveva ritenuto molto grave anche il fatto che il farmacista avesse dato delle garanzie ipotecarie «sottoscrivendo una procura speciale a favore di Salsi e Pedretti a costituire ipoteca immobiliare sulla propria casa di abitazione».

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Durante le indagini, una consulenza di parte avrebbe accertato – nella restituzione del denaro da parte del farmacista – il superamento dei limiti stabiliti dalla legge per i mutui ipotecari o i contratti di leasing immobiliare.

La relazione aveva convinto anche l’allora pubblico ministero Elisa Loris (poi l’inchiesta è passata alla collega Cristina Carunchio) prima a iscrivere due persone nel registro degli indagati e poi a chiederne il rinvio a giudizio perché come scriveva il pm «si facevano promettere e dare, in esecuzione dei contratti stipulati con il farmacista – in corrispettivo di prestazioni di denaro mutuato a vario titolo – interessi e altri vantaggi usurari».

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L’avvocato Luigi Satta, nella prima udienza del processo contro Pedretti e Salsi (difesi dall’avvocato Ettore Licheri), ha chiesto la citazione come responsabile civile della Comifin. A febbraio saranno sentiti i primi testi dell’accusa.

fonte : lanuovasardegna

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