Anatocismo, Usura Bancaria, Analisi econometriche

Giancarlo Elia Valori: “Per l’addio all’euro servono velocità e segretezza”

Il suo ultimo libro, uscito in questi giorni per i tipi di Rubbettino, si intitola Geopolitica dell’incertezza, ma sul destino del Vecchio Continente il professor  ha le idee chiare. «Se rimane l’austerità sui conti pubblici, così come si è configurata finora», spiega, «gli squilibri del commercio internazionale non potranno essere più gestiti dalla leva monetaria, ma si scaricheranno direttamente sulla composizione dei fattori produttivi: salario, investimenti, costi di produzione. Giancarlo Elia Valori: “Per l’addio all’euro servono velocità e segretezza”

Giancarlo Elia Valori: "Per l'addio all'euro servono velocità e segretezza"

Giancarlo Elia Valori: “Per l’addio all’euro servono velocità e segretezza”

Giancarlo Elia Valori: “Per l’addio all’euro servono velocità e segretezza”

Anatocismo, Usura Bancaria,Anomalie bancarie

di Sandro Iacometti

Ne abbiamo avuto già un forte assaggio. Finora, per l’Italia, il costo dell’uscita dall’euro potrebbe essere gravoso, non tanto in termini monetari, ma negli equilibri commerciali. Certo, la riduzione della Ue alla sua dimensione peninsulare, con la Brexit, vuol dire che Londra va verso due direzioni: il suo Commonwealth e gli Usa.

E questo significa che la regionalizzazione della Ue e la sua marginalizzazione sono ormai cosa fatta. E Londra ci farà una dura concorrenza, monetaria e non».

Negli ultimi mesi si è parlato molto di Europa a più velocità. Pensa che potrebbe essere una via d’uscita ridiscutere le regole o ritiene che si debba riflettere su un abbandono della moneta unica?
«Certo, con il doppio euro si facilita in teoria l’economia del Sud della Ue, che può finalmente utilizzare una valuta più adatta alle esportazioni.

Ma ci sono due limiti: l’export oggi non si basa solo sulla valuta di scambio, ma su qualità e innovazione, ovvero sul valore aggiunto; e, limite numero due, non possiamo sapere come reagirebbero gli altri.

L’euro n.1 potrebbe fare dumping nei nostri mercati, offrendo beni ai prezzi “vecchi”, o fare operazioni rialziste a breve sull’euro 2.

E certamente, se la cosa accadesse, i due euro non stabilirebbero un massimo di oscillazione tra di loro. Gli euro n. 1, come Paesi, non accetterebbero.

Peraltro, la Germania, ma meno la Francia, vendono soprattutto ai loro partner Ue, e l’euro n. 2 basso gli farebbe ulteriormente comodo».

Giancarlo Elia Valori: “Per l’addio all’euro servono velocità e segretezza”

Se l’euro restasse in piedi, per l’Italia sarebbe conveniente il ritorno alla lira?
«Se l’euro rimane in piedi, lo fa solo perché rimane una moneta utile per la Germania. E se Berlino avesse, nel prossimo futuro, bisogno di una moneta debole?

La cosa non è strana. In una fase di crisi globale dei mercati, o in uno scontro duro con l’Oriente e gli stessi Usa, i tedeschi potrebbero aver bisogno di un euro debole.

E noi, abbiamo bisogno di una moneta stabile, e non debole, che manifesti le nostre potenzialità produttive e faccia, come diceva Luigi Einaudi, da “specchio della Nazione”.

Se ci nascondiamo dietro all’euro, copriremo il sole con la rete. Ma dobbiamo programmare l’uscita, se la Germania ci costringerà a farlo, con rapidità, segretezza massima e reazioni immediate sui mercati finanziari. Nel nuovo mondo protezionista di Trump, l’euro debole potrebbe avere un futuro. Vediamo quanto sarà debole e quanto ci converrà».

Lei sostiene che stiamo assistendo al fallimento del progetto euroasiatico, che porterà a un avvicinamento di Russia e Cina a scapito della Ue. Le tensioni internazionali delle ultime settimane potrebbero accelerare questo percorso?
«Sulla crisi del progetto eurasiatico, è vero, c’è un rallentamento del nesso cinese e russo verso la Ue.

Li comprendo, non sanno mai che pesci pigliare. Però noi siamo, come penisola europea, una grandissima industria di trasformazione, la prima. La Russia è un immane area di materie prime.

La Cina è un’area di capitali e di manifattura secondaria che sta diventando di avanguardia. La simbiosi è quasi naturale. E non credo che il progetto Eurasia, ampliato alla Cina, sarà presto accantonato da Mosca e da Pechino».

fonte : liberoquotidiano.it

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