Anatocismo, Usura Bancaria, Analisi econometriche

Governo-Bankitalia in campo per Carife

Colpo di scena: niente Fondo interbancario, il salvataggio riguarderà forse una “good bank” più piccola. Soldi da trovare

Governo-Bankitalia in campo per Carife

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Anatocismo, Usura Bancaria,Anomalie bancarie

Scusate, su Carife abbiamo scherzato. Decine di pagine di giornale, le delibere dell’assemblea dei soci del 30 luglio, un fiume di dichiarazioni pubbliche che comprendono l’ultima, datata appena tre giorni fa, del presidente dell’Associazione bancaria italiana, Antonio Patuelli, a garanzia del fatto che il Fondo interbancario sarebbe intervenuto a salvare la cassa ferrarese e gli altri tre istituti in crisi, nonostante l’opposizione dell’Europa. Tutto spazzato via da 24 ore che hanno cambiato completamente le carte in tavola: per salvare le quattro banche dovrà convocarsi il governo in seduta straordinaria, di domenica pomeriggio, e affidarsi direttamente a Bankitalia. Di fatto viene azzerato il lavoro svolto finora soprattutto da Carife, che come noto ha da mesi varato l’aumento di capitale da 300 milioni per consentire un ingresso del Fitd che, a questo punto, non avverrà. Lo strumento di salvataggio sarà un altro, l’Autorità nazionale di risoluzione delle crisi bancarie appena istituita da Bankitalia e guidata da Stefano De Polis, che avrebbe dovuto prioritamente occuparsi dei piani di risoluzione di Intesa, Unicredit e Mps, ma sarà chiamato a risolvere entro fine anno il problema di Carife e delle altre. L’Autorità disporrà di Fondo di risoluzione nazionale (istituto che si affianca al Fondo di garanzia dei depositi delle banche) che dovrà chiedere subito il contributo 2015 alle banche italiane: il contributo e’ pari all’1% dei depositi protetti, circa 500 milioni.

E qui si pone il primo problema, visto che l’importo complessivo per il salvataggio delle quattro banche (Banca Marche, Etruria e Carichieti le altre) era stimato attorno a 2,2 miliardi. Si torna quindi a parlare di conversione di una parte delle obbligazioni subordinate, e poi dell’intervento dello Stato, che la direttiva Ue appena recepita dall’Italia mette all’ultimo posto tra i possibili strumenti. Questa parte, tra l’altro, non è stata inserita nella normativa di recepimento, ma basterebbe un decreto legge ad hoc, come ipotizzava ieri il Sole 24 Ore, di qui l’esigenza di un Consiglio dei ministri straordinario. L’idea di base sarebbe di costituire quattro bad bank in cui far confluire i crediti deteriorati, e altrettante good bank, più piccole di quelle attuali, da rilanciare per poi rimettere sul mercato.

In ogni caso Carife finisce in pieno nel calderone delle altre banche, perdendo così il vantaggio dei 300 milioni di euro già stanziati dal Fondo interbancario. «La banca è salva» è l’sms arrivato ieri sera sul telefonino di uno dei “lobbisti” ferraresi impegnati sul fronte Carife, ed è senz’altro rassicurante che Renzi in persona si stia occupando della salvezza di questi piccoli istituti di credito. Non si può che rimanere sconcertati, però, di come si è dipanata questa vicenda, e del resto è rimasto senza parole lo stesso Riccardo Maiarelli, presidente della Fondazione, «posso solo dire che non abbiamo informazioni dirette su quanto sta succedendo».

fonte: lanuovaferrara  di: Stefano Ciervo

www.usurainbanca.it
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