Anatocismo, Usura Bancaria, Analisi econometriche

Il ritorno dello Stato banchiere Monte dei Paschi, le due venete, il nodo liquidità: pronti 20 miliardi di euro

Vent’anni dopo lo Stato italiano torna in banca. Il ritorno dello Stato banchiere Monte dei Paschi, le due venete, il nodo liquidità: pronti 20 miliardi di euro

Il ritorno dello Stato banchiere

Il ritorno dello Stato banchiere

Anatocismo, Usura Bancaria,Anomalie bancarie

 

Il ritorno dello Stato banchiere Monte dei Paschi, le due venete, il nodo liquidità: pronti 20 miliardi di euro

Vent’anni dopo lo Stato italiano torna in banca. Uscito dal capitale dei grandi istituti di credito con la quotazione delle tre Bin (Commerciale, Credito, Banco di Roma) e della Banca nazionale del Lavoro, si riaffaccia oggi per sanare due situazioni esplosive generate da decenni di mala gestione, che l’intervento dei privati non ha avuto la forza, o la capacità, di salvare.

A Siena come a Nordest, tra la Popolare di Vicenza e Veneto Banca, serve lo Stato per chiudere i conti con il passato. Il sistema bancario italiano che si era sforzato di passare indenne attraverso la grande crisi del 2008 – nonostante 356 miliardi di prestiti che negli anni non sono stati restituiti generando una montagna di sofferenze – ha dovuto alzare bandiera bianca davanti alle gestioni di Giuseppe Mussari e Antonio Vigni al Monte dei Paschi (entrambi oggi a processo a Milano) e di Vincenzo Consoli e Flavio Trinca a Montebelluna e Gianni Zonin e Samuele Sorato a Vicenza, in attesa loro invece che si compiano ancora le indagini affidate a procure che si proclamano inadeguate, per numeri e competenze, ad analizzare i fatti che hanno condotto le due ex banche popolari alla rovina. In ballo, a Siena, c’è il destino della più antica banca del mondo, a Nordest il presente di 210 mila soci truffati e beffati. In entrambi i casi i riflessi sistemici sarebbero catastrofici ed è per questo che lo Stato è pronto a mettere sul tavolo fino a venti miliardi di euro per chiudere la partita.

I conti

Al Monte dei Paschi, ha detto la Vigilanza Ue alla vigilia di Natale, non bastano i 5 miliardi prospettati nell’aumento fallito a dicembre 2016. Ne servono almeno 8,8 di cui 4,5 a carico dello Stato e 4,3 a carico degli obbligazionisti. Di questi almeno altri due sarebbero in verità a carico dello Stato come garante dei piccoli obbligazionisti. Il conto così salirebbe a 6,5 miliardi. Cifre non distanti da quanto servirà tra Veneto e Vicenza. Il Fondo Atlante ha già immesso nelle loro casse 3,5 miliardi di euro per la stragrande maggioranza privati. Ma non basta. La Vicenza si avvia a chiudere il 2016 in rosso per 1,880 miliardi e il totale con la Veneto rischia di sfiorare i 4 miliardi. Serve, per ripianare i buchi e dare un minimo di solidità all’istituto unico che dovrebbe nascere dalla fusione, una cifra tra 5 e 7 miliardi. Le autorità dell’Ue, analizzando conti e prospettive, stanno cercando di definirla con precisione.

Di certo Atlante, da solo, non ha più denari da investire. Lo Stato potrebbe essere chiamato a mettere circa 5 miliardi di euro in aggiunta all’impegno di Atlante, su un esborso complessivo di 20 miliardi di euro. Di questi ben 11,5 potrebbero essere necessari solo per sanare le due crisi più acute. Il resto andrebbe a toccare le altre situazioni di sofferenza minore e a garantire al sistema liquidità a medio-lungo termine.

Il confronto

Il governo di Roma, come detto, muove dopo tutti i principali paesi. E lo fa sperando non solo di evitare effetti disastrosi, ma anche di ricavarne qualcosa, sulla falsariga di quanto è riuscito a Washington e a Londra. Nella tabella di questa pagina vedete riassunti gli importi dei principali interventi pubblici a sostegno dei sistemi bancari. Il più rapido e consistente intervento è stato quello del governo americano, all’epoca guidato da George W. Bush. Il 3 ottobre 2008, diciotto giorni dopo il crac Lehman Brothers, il Trouble Asset relief program (Tarp) divenne legge, con una autorizzazione di spesa fino a 700 miliardi di dollari. Di questi ne vennero investiti 426,4 per acquistare asset tossici e partecipazioni in alcune delle più rilevanti istituzioni finanziarie degli Stati Uniti, dai due big delle garanzie immobiliari Freddie Mac e Fannie Mae, fino a Goldman Sachs, Morgan Stanley, Jp Morgan, l’assicurazione Aig, Citigroup, Bank of America, Merrill Lynch, State Street, Wells Fargo e Bank of Ny Mellon.

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