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La Banca ingiunge un pagamento di 40.000 euro, il Tribunale lo cancella e la condanna a restituirne 32.000!

 

Il tribunale di Roma ribalta il debito a favore del correntista poiché l’art. 1284 c.c. prevede la nullità degli interessi se non pattuiti per iscritto

La Banca ingiunge un pagamento di 40.000 euro, il Tribunale lo cancella e la condanna a restituirne 32!
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La Banca ingiunge un pagamento di 40.000 euro, il Tribunale lo cancella e la condanna a restituirne 32!

La Banca ingiunge un pagamento di 40.000 euro, il Tribunale lo cancella e la condanna a restituirne 32!

Il tribunale di Roma, nella persona del Giudice dott. Cricenti, ha praticamente ribaltato il debito di una correntista e del garante (suo padre) nei confronti della banca che ingiungeva il pagamento di 40.000 euro.

La vicenda ha inizio nel 2009, quando la banca Monte dei Paschi di Siena, Gestione Crediti Banca S.p.A., notifica a S.G., titolare di un’edicola, e a M.G., suo padre e garante, un decreto ingiuntivo pari a 40.203,24 euro, con l’aggiunta di interessi convenzionali e spese legali. La banca motiva la sua richiesta come saldo dei rapporti di conto corrente intercorsi.

Tuttavia i due presunti debitori non saldano la cifra e, anzi, si rivolgono agli avvocati sostenendo l’infondatezza del credito in quanto determinatosi nel corso degli anni a causa dell’addebito di interessi che non sarebbero mai stati validamente pattuiti nel tasso effettivamente applicato dalla banca. A questi si sarebbero aggiunte commissioni e spese anche queste non dovute, peraltro capitalizzate trimestralmente insieme agli interessi in violazione di legge. Padre e figlia, inoltre, sottolineano nella loro motivazione l’usurarietà degli interessi addebitati, con la diretta conseguenza della perdita del diritto, da parte della banca, di percepirli.

Con queste motivazioni, gli avvocati chiedono che la banca sia condannata alla restituzione di quanto indebitamente percepito nel corso degli anni. Alla prima udienza l’avvocato difensore della banca continua ad insistere per ottenere l’esecuzione del decreto ingiuntivo, ma il Giudice rigetta l’istanza. A questo punto viene disposta una consulenza tecnica d’ufficio, che conferma la validità delle motivazioni della correntista e dei suoi avvocati: “E’ ormai acquisito che i patti che prevedono interessi in misura superiore alla forma scritta devono essere stipulati per iscritto (art 1284 uc. c.c.) (da ultimo Cass. N. 2072 del 2013)”, recita la sentenza.

La vicenda si è conclusa lo scorso 23 dicembre 2014,con la sentenza del Tribunale di Roma che ha:

  1. revocato il decreto ingiuntivo della banca;
  2. condannato l’istituto di credito alla restituzione di 31.310,43 euro alla sig.ra S.G. e 542,33 euro al sig. M.G.;
  3. condannato l’Istituto al pagamento delle spese legali per un ammontare di euro 3.500;
  4. condannato l’Istituto al pagamento delle spese della consulenza tecnica.

La vicenda, tuttavia, non risolve tutti i problemi dei due correntisti, i quali hanno subito il pignoramento di una casa, con sentenza del tribunale di Roma, sempre da parte del Monte dei Paschi di Siena. In questo caso si tratterebbe di un mutuo fondiario stipulato nell’anno 2003; i correntisti sostengono che il capitale, ammontante a 160.000 euro, non sarebbe mai stato concesso, tranne che per una cifra di 40.000 euro, effettivamente erogata. Il resto della somma non sarebbe mai stato concesso essendo stato destinato dall’istituto di credito ad estinzione di un presunto debito su conti correnti intrattenuti in precedenza.

Il sig. M.G., colpito da malattia, chiede che siano accertati l’effettivo dare-avere e la legittimità della pretesa da parte della banca, per poter eventualmente pagare solo quanto dovuto piuttosto che perdere la casa.

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Dott.ssa Marzia Muzi

fonte: oltreildiritto

www.usurainbanca.it
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