Anatocismo, Usura Bancaria, Analisi econometriche

La lettera di Bankitalia ai PM : “GIU’ LE MANI DAL NOSTRO UOMO”.

La lettera di Bankitalia ai PM : “GIU’ LE MANI DAL NOSTRO UOMO”.  La procura archivia l’indagine su Sora commissario di Etruria, dopo il SALVACONDOTTO della Vigilanza ” HA EVITATO ALLARMI NELLA CLIENTELA “….  La lettera di Bankitalia 16 dicembre 2015 sul @fattoquotidiano

La lettera di Bankitalia ai PM : "GIU' LE MANI DAL NOSTRO UOMO".
La lettera di Bankitalia ai PM : “GIU’ LE MANI DAL NOSTRO UOMO”.

La lettera di Bankitalia ai PM : “GIU’ LE MANI DAL NOSTRO UOMO”.

Anatocismo, Usura Bancaria,Anomalie bancarie

fonte: ilfattoquotidiano.it  articolo di : Giorgio Meletti

Informazioni Utili :

La Banca d’Italia, giornalisticamente nota anche come Bankitalia, è la banca centrale della Repubblica Italiana, parte integrante dal 1998 del sistema europeo delle banche centrali (SEBC).

La Banca d’Italia è un istituto di diritto pubblico come stabilito dal Regio decreto-legge 12 marzo 1936, n. 375 (legge bancaria del 1936) e dallo stesso statuto all’articolo 1, 1 comma, e come ribadito anche da una sentenza della Corte suprema di cassazione.

La sede centrale della Banca d’Italia è nel Palazzo Koch a Roma, con sedi secondarie e succursali in tutta Italia. L’attuale governatore è Ignazio Visco, nominato il 20 ottobre 2011.

La Convenzione per la formazione della Banca d’Italia ed il suo Statuto sono stati approvati a Firenze[2], che al tempo era la Capitale del Regno, il 23 ottobre 1865 (atti n. 2585). Il medesimo giorno la Banca nazionale assumeva l’onere di servizio di Tesoreria dello Stato (atti n. 2586)[3].

La Banca d’Italia viene istituita con la legge n. 449 del 10 agosto 1893, dalla fusione di quattro banche: la Banca Nazionale nel Regno d’Italia (già Banca Nazionale negli Stati Sardi), la Banca Nazionale Toscana, la Banca Toscana di Credito per le Industrie e il Commercio d’Italia e dalla liquidazione della Banca Romana in seguito al cosiddetto scandalo della Banca Romana. Con una serie complessa di fusioni fra queste banche, si forma quella che diventerà l’attuale Banca d’Italia. Artefici dell’operazione sono alcune famiglie di banchieri, soci storici: Bombrini, Bastogi, Balduino. Nel 1926 la Banca d’Italia ottiene l’esclusiva sull’emissione della moneta (viene così abrogato il regio decreto del 28 aprile 1910, n. 204, che aveva confermato la prerogativa anche al Banco di Napoli ed al Banco di Sicilia). Nel 1928 la Banca viene riorganizzata. Al direttore generale viene affiancato un governatore, dotato di poteri maggiori.

Nel 1936 la Banca d’Italia diventa istituto di diritto pubblico (articolo 3 della legge bancaria del 1936 ovvero il regio decreto-legge 12 marzo 1936, n. 375, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 marzo 1938, n. 141, e successive modificazioni e integrazioni), le viene assegnato il compito di vigilare sulle banche italiane e ottiene la conferma del potere di emissione della moneta.
Dopo l’armistizio dell’8 settembre le autorità tedesche pretesero la consegna della riserva aurea. 173 tonnellate d’oro furono trasferite dapprima presso la sede di Milano, e poi a Fortezza. Successivamente se ne persero le tracce.[4] Nel 1948 viene conferito al governatore il compito di regolare l’offerta di moneta e decidere il tasso di sconto.[5]

Nel luglio 1981 venne avviata, per decisione dell’allora Ministro del tesoro Beniamino Andreatta, la separazione consensuale fra lo stato e la sua banca centrale. Da quel momento l’istituto non era più tenuto ad acquistare le obbligazioni che il governo non riusciva a piazzare sul mercato, cessando quindi la monetizzazione del debito pubblico italiano che aveva eseguito dal secondo dopoguerra fino a quel momento. Tale decisione fu osteggiata dal Ministro delle finanze Rino Formica, il quale avrebbe voluto che la Banca d’Italia fosse tenuta a rimborsare almeno una quota di questi titoli, e si giunse dall’estate 1982 ad una serie di scontri verbali intra-governativi fra i due ministri nota come la Lite delle comari, cui seguì la caduta del secondo governo Spadolini pochi mesi dopo.

La legge del 7 febbraio 1992 n. 82, proposta dall’allora Ministro del tesoro Guido Carli, chiarisce che la decisione sul tasso di sconto è di competenza esclusiva del governatore e non deve essere più concordata di concerto con il ministro del Tesoro (il precedente decreto del presidente della Repubblica, viene modificato in relazione alla nuova legge con il DPR del 18 luglio). Il d.lgs 10 marzo 1998 n. 43 sottrae la Banca d’Italia alla gestione da parte del governo italiano, sancendo l’appartenenza della stessa al sistema europeo delle banche centrali. Da questa data quindi la quantità di moneta circolante viene decisa in autonomia dalla Banca centrale. Il 13 giugno 1999 il senato della Repubblica, nel corso della XIII Legislatura discute il disegno di legge n. 4083 “Norme sulla proprietà della Banca d’Italia e sui criteri di nomina del Consiglio superiore della Banca d’Italia”. Tale disegno di legge vorrebbe far acquisire dallo stato tutte le azioni dell’istituto, ma non viene mai approvato.

Palazzo della Banca d’Italia a Milano

Il 4 gennaio 2004 il numero 1 di “Famiglia Cristiana” riporta, per la prima volta nella storia, l’elenco dei partecipanti al capitale della Banca d’Italia con le relative quote. La fonte è un dossier di Ricerche & Studi di Mediobanca, diretta dal ricercatore Fulvio Coltorti, il quale, indagando a ritroso sui bilanci di banche, assicurazioni ed enti, ed annotando mano a mano le quote che segnalavano una partecipazione al capitale della Banca d’Italia è riuscito a ricostruire gran parte dell’elenco dei partecipanti della massima istituzione finanziaria italiana.

Il 20 settembre 2005 l’elenco degli azionisti viene reso ufficialmente disponibile da Bankitalia; fino a questo momento era considerato riservato. Il 19 dicembre 2005, dopo intense campagne di stampa e critiche al suo operato nell’ambito dello scandalo di Bancopoli, il governatore Antonio Fazio si dimette. Pochi giorni dopo, viene nominato al suo posto Mario Draghi, che si insedierà il 16 gennaio 2006.

La legge 28 dicembre 2005, n. 262, nell’ambito di varie misure a tutela del risparmio, introduce per la prima volta un termine al mandato del governatore e dei membri del direttorio. Essa ha inoltre affrontato (articolo 19, comma 10) il tema della proprietà del capitale della Banca d’Italia prevedendo la ridefinizione dell’assetto partecipativo dell’Istituto mediante un regolamento governativo da emanarsi entro tre anni dall’entrata in vigore della legge stessa. Tale regolamento avrebbe dovuto disciplinare le modalità di trasferimento delle quote in possesso di “soggetti diversi dallo Stato o da altri enti pubblici”. La delega operata dalla legge 262/2005 è dunque venuta a scadenza senza che sia stato emanato il regolamento, ma il diritto alla titolarità delle quote degli attuali partecipanti è comunque salvaguardato da una norma dello Statuto della Banca. Sulla base della legge 262/2005, Mario Draghi diventa il primo governatore ad avere un mandato a termine di sei anni, rinnovabile una sola volta per ulteriori sei anni.

Con D.P.R. del 12 dicembre 2006[6][7] viene approvato il nuovo statuto che recepisce, tra le altre cose, le indicazioni della BCE e prevede[7]

  • la riaffermazione della natura pubblicistica della Banca, nonché dell’autonomia e dell’indipendenza dell’operato;
  • le procedure di nomina e rinnovo del mandato del Governatore in base a quanto già avviene in Europa
  • la nomina degli alti dirigenti quali il direttore generale
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