Anatocismo, Usura Bancaria, Analisi econometriche

L’inchiesta punta a Bankitalia

Adusbef e Federconsumatori hanno presentato le denuce in Procura. I reati ipotizzati: truffa, appropriazione indebita e omessa vigilanza

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Anatocismo, Usura Bancaria,Anomalie bancarie

«Truffa, appropriazione indebita, omessa vigilanza della Banca d’Italia e di altri soggetti in primis la Consob che hanno provocato un danno enorme, bruciando il risparmio» di almeno «130mila piccoli azionisti e 20mila bond holders sottoscrittori di obbligazioni subordinate di Banca Marche, CariFerrara, Banca Etruria e del Lazio, CariChieti» e «Fondazioni bancarie».
È la denuncia di Adusbef e Federconsumatori depositata il 3 dicembre scorso in 9 diverse procure della Repubblica, tra le quali Roma e Civitavecchia. Un documento che ricostruisce con dovizia di particolari i presunti effetti del decreto legislativo 180 del 2015, il provvedimento normativo detto «salva banche» che, stando alle stime delle due associazioni dei consumatori, potrebbe aver causato la perdita di circa 1,2 miliardi di euro di piccoli azionisti, sottoscrittori di titoli il cui rendimento era addirittura inferiore a quello dei titoli di Stato. In poche parole, è annotato nella denuncia, «il salvataggio delle quattro banche, peraltro evitabile dato che lo stato di crisi era ben noto da tempo anche alle Autorità di Vigilanza, si è potuto ottenere grazie al bagno di sangue degli azionisti e degli obbligazionisti subordinati, soprattutto quelli di minoranza che erano all’oscuro di tutto e non hanno potuto fare nulla per evitare il danno».

DOMENICA 22 NOVEMBRE

La denuncia ricostruisce tutti i passaggi essenziali del decreto legislativo «salva banche». Si legge che «il Consiglio dei Ministri convocato d’urgenza domenica pomeriggio 22 novembre 2015 aveva disposto la risoluzione affidata alla Banca d’Italia per quattro banche italiane già in amministrazione straordinaria (Banca Marche, Banca Etruria, CaRiFe, CaRiChieti). Utilizzando gli strumenti di tale normativa il valore delle azioni e delle obbligazioni subordinate assimilabili a capitale delle banche interessate è stato azzerato rendendo carta straccia quei bond di tali strumenti ai detentori, che non rientreranno più delle somme investite».

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I 150MILA PICCOLI AZIONISTI

Secondo stime «prudenziali» di Adusbef e Federconsumatori, «130mila piccoli azionisti e 20mila bond holders sottoscrittori di obbligazionisti subordinate di Banca Marche, CariFerrara, Banca Etruria e del Lazio, CariChieti (oltre alle Fondazioni bancarie), potrebbero aver perso oltre 1,2 miliardi di euro dal decreto salvabanche, con pochissime possibilità di recuperare qualche briciola. I sottoscrittori di bond subordinati delle quattro banche, hanno perso quasi 800 milioni di euro contribuendo così al 30% della copertura dei 2,6 miliardi di perdite totali, mentre 133.000 azionisti (60 mila di Banca Etruria; 44 mila di Banca Marche, 22 mila quelli di CariFerrara, 6.000 di CariChieti), hanno subito un brusco risveglio con i loro titoli trasformati in carta straccia».

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Stando alle due associazioni, la Banca d’Italia non avrebbe compiuto la vigilanza prevista dalla legge, «riducendo sul lastrico migliaia di risparmiatori». In particolare, si legge nella denuncia, ha dato «il via libera al salvataggio delle quattro banche italiane in crisi: Banca Marche, Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio, Cassa di Risparmio di Ferrara, CariChieti, approvato dal Consiglio dei Ministri nel decreto legge con il risanamento dei quattro istituti con un’operazione da 3,6 miliardi di euro, basata sulle nuove norme europee in materia di salvataggi e sull’intervento del Fondo di risoluzione nazionale, un fondo alimentato dal sistema bancario italiano, ha ridotto sul lastrico migliaia di risparmiatori».

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RIFORMA DELLE POPOLARI

Alla Procura di Roma, comunque, già esiste un fascicolo d’indagine che riguarda, però, il decreto legge di riforma delle banche popolari. Un’indagine che punta alla presunta diffusione di informazioni privilegiate sulla norma. Informazioni che sarebbero circolate in ambienti finanziari ben prima del 20 gennaio scorso, data in cui il premier, Matteo Renzi, ha illustrato questa modifica. Di fatti, fin dal 3 gennaio si erano diffuse notizie circa la volontà del Governo di modificare la disciplina delle banche popolari, anche se non erano entrate nei dettagli. Tuttavia da quella data sono state registrate operazioni sospette. Fino al 9 febbraio scorso, infatti, «i corsi delle banche popolari – si legge nella relazione del presidente della Consob, Giuseppe Vegas – sono saliti da un minimo dell’8% per Ubi a un massimo del 57% per la Banca popolare dell’Etruria e del Lazio», istituto il cui vice presidente è Pier Luigi Boschi, padre del ministro Maria Elena, la quale risulta essere azionista. Il 16 gennaio successivo c’è la certezza: Renzi, a mercati chiusi, «annuncia» l’imminente riforma, ma ancora una volta senza specificare i dettagli. E, ancora una volta, si registrano altre operazioni sospette – riportate anche nell’informativa di Vegas – come i 43mila 920 euro di azioni di Ubi comprate il 16 gennaio scorso da Andrea Moltrasio, presidente del Consiglio di sorveglianza dello stesso istituto.

fonte: iltempo.it    di : Ivan Cimmarusti

www.usurainbanca.it
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