Anatocismo, Usura Bancaria, Analisi econometriche

Popolare di Vicenza, parte la mediazione: a Udine chiesti 2,5 milioni

L’Adusbef sta curando la procedura in Camera di commercio per nove risparmiatori. L’avvocato Colautti: «Prodromiche alle cause di merito davanti al giudice civile»

 

Popolare di Vicenza, parte la mediazione: a Udine chiesti 2,5 milioni
Anatocismo, Usura Bancaria,Anomalie bancarie

Popolare di Vicenza, parte la mediazione: a Udine chiesti 2,5 milioni

 

Popolare di Vicenza, parte la mediazione: a Udine chiesti 2,5 milioni

UDINE. I casi già approdati davanti al mediatore della Camera di commercio di Udine sono cinque e altri quattro ci arriveranno a giorni. Per un totale di circa 2,5 milioni di euro di danno.

Cioè di soldi spariti dalla disponibilità di correntisti friulani che alla Banca popolare di Vicenza avevano affidato i propri risparmi e che da quella stessa banca, ora in piena bufera finanziaria e giudiziaria, pretendono di essere risarciti. Euro su euro. A costo di trascinare l’istituto di credito davanti al giudice civile.

A sostenere anche in Friuli le istanze di alcuni dei risparmiatori – in migliaia pure nella nostra regione – traditi dalla fiducia riposta nella banca di Gianni Zonin c’è anche l’Associazione difesa consumatori e utenti bancari, finanziari e assicurativi.

Sue le prime lettere di diffida che erano state spedite per conto degli associati già sei mesi fa sia all’indirizzo della Banca di Vicenza, sia a quello della Banca d’Italia.

Poi, a seguito di un recente incontro a Padova del comitato Adusbef del Triveneto – presenti una dozzina tra delegati e consulenti, oltre che il vicepresidente nazionale, avvocato Antonio Tanza, autore dei ricorsi che, nel 1999, portarono alla dichiarazione d’illegittimità dell’anatocismo – l’accelerata e la presentazione all’ente camerale di cinque richieste di attivazione della procedura di mediazione obbligatoria.

«Un’azione prodromica alle cause di merito», spiega l’avvocato Lorenzo Colautti, di Udine, che insieme ai colleghi Federico Capalozza e Paola Tanzi rappresenta il Friuli Venezia Giulia, e che annuncia come imminente il deposito di ulteriori quattro istanze, tutte relative a grossi imprenditori friulani e per un valore complessivo superiore ai due milioni di euro.

«E altre ancora – aggiunge – sono in corso di predisposizione, a fronte dell’unica finora attivata a Padova e Vicenza». Lungo l’elenco delle contestazioni sollevate (nei casi più complessi, fino a 23 punti): si va dalla violazione totale dei principi di trasparenza e chiarezza previsti dal Testo unico della finanza, a quella dell’ordine cronologico delle vendite e dal conflitto di interessi dei funzionari, alla mancata raccomandazione personalizzata imposta a chi svolge attività di consulenza.

Nel mirino, insomma, una montagna di dubbi sul comportamento tenuto dai funzionari nei confronti dei clienti. O meglio, di quelli rimasti con un pugno di mosche in mano, dopo la decisione con la quale, l’11 aprile scorso, l’assemblea dei soci della popolare di Vicenza deliberò il drastico abbattimento del valore unitario delle azioni dai 62,50 euro del 2014 a 48 euro.

La strada, a questo punto, pare tracciata. Salvo improbabili sorprese, all’incontro che il mediatore fisserà in Camera di commercio la banca (cioè la resistente) non aderirà a una soluzione transattiva per il risarcimento dei danni e il tentativo di conciliazione finirà quindi con un niente di fatto.

Il che lascerà all’associazione l’unica alternativa della via giudiziaria. Davanti al giudice del tribunale di Udine, quindi. Sono stati anche i riscontri alle lettere inviate sei mesi fa a imprimere un’accelerata decisiva all’azione dell’Adusbef.

«La Banca di Vicenza – spiega Colautti – rispose con dichiarazioni molto
rilevanti in merito alla perizia di stima dell’azione, e la Banca d’Italia, per la prima volta e inaspettatamente, decise di fare chiarezza sui rapporti intercorsi tra i suoi stessi uffici e la BpVi. Non era successo neppure per i casi Cirio e Parmalat».

fonte: messaggeroveneto.it

www.usurainbanca.it
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