Anatocismo, Usura Bancaria, Analisi econometriche

Renzi regala alle banche i capannoni delle imprese in crisi

Doccia fredda per le imprese. Da ieri, con solo tre rate insolute l’imprenditore può subire l’esproprio del bene dato in pegno.
Questo è ciò che prevede l’articolo 2 al comma 5 del Decreto legge
sulle banche n.52 varato due giorni fa. Questo provvedimento mira a
accelerare il recupero dei crediti da parte delle banche. Viene così
introdotto il cosiddetto patto marciano.  Si tratta di
un accordo con il quale il debitore, a garanzia della soddisfazione di
un proprio debito, mette a disposizione un proprio bene, con l’intesa
che, verificatosi l’inadempimento, detto bene passerà in proprietà del
creditore.  Le parti, ovviamente, sono libere di apporre questa
clausola. Ma, ciò che viene presentato come una nuova opportunità a
tutela del creditore, rischia, però, di avere effetti vessatori e
controproducenti.

Vediamo perché. Con il patto marciano, l’imprenditore può garantire un prestito con un immobile:
se non paga tre rate anche non consecutive, dopo sei mesi la banca può
farlo vendere. Questa clausola vale per i contratti futuri e per quelli
vecchi se aggiunto con atto notarile.  Si può parlare di inadempimento
inoltre quando il mancato pagamento si protrae per oltre sei mesi dalla
scadenza anche di una sola rata, se il rimborso è a rate superiori al
mese.  Se il debitore non paga il creditore si rivolge al Tribunale e,
decorsi sessanta giorni, può nominare un perito terzo per la valutazione
dell’immobile.

Quando si parla di banche, perfino un bambino capisce la sproporzione di forze tra debitore e creditore.
 Oggi un imprenditore è disposto a tutto pur di avere un prestito da
una banca. Dopo anni di stretta creditizia è disposto ad accettare
qualsiasi condizione, anche la più iniqua. Ed è in questi casi che la
politica deve difendere l’economia reale. L’impresa e la banca non
possono essere messe sullo stesso piano. Il debitore è un soggetto che
merita una tutela specifica. Chi chiede prestiti per investire traina l’economia.


Anatocismo, Usura Bancaria,Anomalie bancarie

E questo dunque sarebbe un governo amico delle imprese? Pare proprio
di no. Ecco perché tale provvedimento è dannoso per l’intera economia e
non solo per le imprese. Anche se il legislatore ha voluto mostrarsi
comprensivo nei confronti dei debitori morosi. È stato introdotto,
infatti, il «pegno mobiliare non possessorio» in modo da permettere alle
imprese di continuare a produrre reddito anche in fase di accesso al
credito. “In base al decreto, l’imprenditore potrà costituire il pegno
sui beni mobili destinati all’esercizio di impresa continuando a
utilizzarli nel processo produttivo, senza subire lo spossessamento”.
Ma, quale utilità economica può trarre un istituto di credito da un
pignoramento non possessorio di un macchinario? Rafforzeremo, forse, le nostre banche pignorando qualche tornio o qualche montacarichi?

E qui arriviamo al punto, forse al punto più importante: l’inefficacia di questo provvedimento. “Secondo il Tesoro- come riporta il Corriere della Sera- con il patto marciano
il creditore potrebbe ottenere l’immobile in 7-8 mesi rispetto ai
quaranta attualmente stimati per le esecuzioni immobiliari attraverso la
procedura giudiziale”. Come era già stato detto, al netto dei discorsi
su aggregazioni et similia, sulle banche italiane gravano circa 200 miliardi di sofferenze”.
Serve a poco anticipare i tempi delle esecuzioni quando poi l’immobile
rimane invenduto a causa della staticità del mercato immobiliare. Le banche, così avranno case invendute invece di crediti inesigibili.
Quale vantaggio, dunque, avrà il nostro sistema creditizio? Questo
ancora non è chiaro. Ma c’è un altro dato che non possiamo non
aggiungere: secondo l’analisi di Unimpresa,
basata su dati di Banca d’Italia, a febbraio 2016 sul totale di 154,6
miliardi di sofferenze delle imprese italiane (aziende e imprese
familiari), 62,3 miliardi sono legati al mattone (40,30%).  In
particolare, sul totale di prestiti concessi dagli istituti di credito e
non ripagati dalle imprese, pari a 154 miliardi, più di sessantadue
miliardi si riferiscono, infatti, al settore delle attività immobiliari e
a quello delle costruzioni; mentre altri trentasei miliardi sono
relativi a prestiti concessi all’industria (manifattura ed estrazione).
 Secondo Paolo Longobardi presidente di Unimpresa: “Bisognava andare in
una direzione diversa: più che dare una mano alle banche ad acquisire la
proprietà dei beni delle imprese con il pegno non possessorio, era
opportuno mettere quei settori, che rappresentano il traino
dell’economia italiana, nelle condizioni di ripartire, crescere e quindi
tornare a pagare con regolarità anche le rate dei finanziamenti
concessi dagli istituti di credito”.

Proviamo a fare anche qualche altro esempio. In Banca Etruria i maggiori crediti inesigibili sono nel settore immobiliare con Francesco Bellavista Caltagirone, la coop Castelnuovese del presidente Lorenzo Rosi, l’altra coop rossa del mattone Consorzio Etruria. Raramente il settore manifatturiero è stato causa di insolvenza per le banche.
Lo stesso non si può dire per i palazzinari. Il governo ancora una
volta ha preso un abbaglio. Con queste misure di politica economica
l’Italia non riparte. Con buona pace di Renzi & Co.

Salvatore Recupero


Renzi regala alle banche i capannoni delle imprese in crisi

www.usurainbanca.it
Please follow and like us:
0

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *