Anatocismo, Usura Bancaria, Analisi econometriche

Rimborsi dalle banche? C’è chi li attende da 15 anni

La storia di Giovanni Vallesi, unico di un gruppo di 73 truffati ad essere rimasto all’asciutto

 

 

 

 

 

 

 

La storia di Giovanni Vallesi, unico di un gruppo di 73 truffati ad essere rimasto all’asciutto 
di Robert Vignola
Non solo vittime del salva-banche, non solo obbligazionisti ormai con carta straccia, eppure rovente, in mano, non solo correntisti che avvertono nel bail-in ormai entrato a regime una trappola aperta sotto i loro piedi, con quei conti che peraltro (unico effetto del per il resto inefficace bazooka di Draghi) virano ormai verso interessi addirittura negativi.
Lo strapotere delle banche, anche quando i loro manager si dimostrano incapaci, è una vicenda che per Giovanni Vallesi ha quasi la maggiore età. Ormai da tre lustri questo dipendente statale cerca infatti giustizia rispetto alle acrobazie di un istituto di credito, la Cassa di Risparmio di Pescara, che partendo dal denaro del suo conto corrente ha creato un buco di milioni di euro.
Non è stato l’unico, Vallesi, ad incappare nella vicenda, una specie di antesignana delle storture che stanno mettendo a repentaglio l’intero sistema bancario nazionale al giorno d’oggi. Il crac dei derivati che interessò Caripe risale infatti al 2001, tanto in là che allora l’istituto si chiamava Banca Popolare Italiana (ex Lodi). I “risparmi di intere generazioni”, come li ha definiti lo sventurato protagonista di questa storia, sono spariti, insieme ad altri creando una voragine da cento miliardi di lire. Fu il nono di 73 persone ad aderire a quei titoli tossici su spinta dei solerti funzionari bancari, che gli mostrarono le mirabolanti performance dei prodotti affibbiati ad otto persone prima di lui. Quei funzionari sono stati nel tempo condannati, e quelle persone risarcite: 72. Vale a dire tutti, tranne lui.
Tutta colpa anche e soprattutto di un complesso cambio di casacche articolatosi, perdita dopo perdita, agli sportelli di Pescara. Caripe, Banca di Lodi, Popolare Adriatica e via discorrendo: le insegne cambiavano ma i soldi non sono mai ricomparsi. Ora le richieste di Vallesi si sono spostate sulla “erede” Banca Popolare di Bari, alla quale inevitabilmente il signor Vallesi ha fatto presente che attende giustizia. Anche perché nel corso degli anni, da quel lontano 2001, l’anno d’ingresso nell’euro della mirabolante finanza, gli interessi passivi sono naturalmente esplosi nelle sue tasche ormai vuote. Ha interessato Consob, Bankitalia, Procure (da Pescara, a L’Aquila, a Campobasso) senza vedersi tuttavia soddisfatto e con l’incredibile presa in giro di interessi milionari che gli vengono tuttora richiesti. È il destino che attende quello di molti italiani, o la giustizia finalmente smaschererà coloro che hanno iniziato a far circolare questi velenosi strumenti finanziari, intossicando il sistema bancario e rovinando la vita alle persone come Vallesi?

 

www.usurainbanca.it
Please follow and like us:
0

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *