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Risvolti della decisione di Draghi: preambolo di interventi finanziari imbavagliati?

Risvolti della decisione di Draghi: preambolo di interventi finanziari imbavagliati? Il governatore della BCE delude il mercato: non basta tagliare il tasso sui depositi e allungare il Qe fino al marzo 2017


La Bce e la politica monetaria poco espansiva
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Nemmeno un settimana fa Draghi decideva di tagliare il tasso d’interesse sui depositi che le banche pagano alla BCE, da -0,20% a -0,30 %. Quella sui tassi non è l’unica misura che è stata messa in atto però. Un’altra misura adottata dal Consiglio Direttivo e da Draghi ha riguardato infatti la durata del Qe (Quantitative Easing): la banca centrale ha infatti esteso il programma di acquisto di titoli di debito pubblico, di prestiti cartolarizzati e di bond garantiti fino al marzo 2017. Non c’è stato invece l’atteso aumento del ritmo mensile di acquisti, che oggi è fissato a 60 miliardi. Draghi ha inoltre  adottato altre misure quali l’allargamento della lista dei titoli che la Bce può comprare, il tasso di rifinanziamento dei titoli in scadenza allo 0,05% e la prosecuzione degli interventi di liquidità straordinaria per le banche LTRO. La questione del livello dei tassi di deposito per la verità era sul tavolo da settimane, anche perché tale misura potrebbe consentire alla BCE di aumentare in futuro gli acquisti del Qe.

Draghi però ha deluso il mercato

Quello che il mercato si aspetta però non era questo, ma interventi più incisivi. Almeno a detta di Janet Yellen, presidente della Federal Reserve che ha sostenuto che tali misure sono inidonee a produrre i risultati sperati. Questo perché le proposte veramente risolutive e incisive del governatore della Bce spesso si scontrano contro il muro del Consiglio Direttivo. Il Consiglio Direttivo che in questa occasione ha rigettato l’idea di Draghi di aumentare da 60 miliardi a 75 miliardi l’importo del Qe e di estendere a due anni la durata degli acquisti di titoli di Stato dei paesi dell’eurozona. Ecco dunque che la politica espansiva ha dovuto cedere il passo ad una meno espansiva dei Paesi del Nord, sebbene l’obiettivo delle misure Draghi fosse quello di riportare l’inflazione vicino al 2%. Un traguardo che però sembra allontanarsi sempre di più come conferma anche lo staff di economisti della banca centrale che ha rivisto al ribasso le stime dell’inflazione.

Federal Reserve e Bce: due modi diversi di reagire alla crisi economica

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Janet Yellen sottolinea appunto come la debolezza della politica economica messa in atto da Draghi sia stata evidente già nel lontano 2008, l’anno in cui è iniziata la crisi economica. E purtroppo i fatti le danno ragione perché se la Fed ha lottato contro la crisi adottando solo 3 strumenti di politica monetaria validi ed efficaci, alla Bce invece non sono serviti quasi a nulla gli 8 strumenti monetari messi sul campo. I cui effetti sono stati solo una crescita pari a zero e la disoccupazione che al contrario continua a crescere. Quello che preoccupa di più è però la spaccatura dell’Europa, preludio di una fine acclarata e oramai certa dell’Unione europea. Risultato anche di scelte sbagliate e non abbastanza tempestive che hanno influenzato negativamente il corso della storia. Anche il Qe di Draghi se messo in atto nel 2011 avrebbe cambiato le cose. E la ricetta per uscire dal pantano economico forse sta proprio nel ruolo della Bce che dovrebbe riprendersi il ruolo che gli spetta: quello cioè di erogare liquidità alle banche per assicurare livelli di crescita e di occupazione ottimali. Solo cosi’ si assicurerebbe una certa stabilità finanziaria ai correntisti e a tutto il sistema bancario nel suo complesso. Niente di eccezionale, si tratterebbe di copiare quello che nel 2008 ha già fatto la Federal Reserve. Per info di economia premi il tasto segui accanto al nome.

fonte: itblastingnews.com

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