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S.QUIRINO (PN) Teme per il posto e si uccide in azienda un Avianese di 36 anni

ha atteso di rimanere da solo in fabbrica a San Quirino. Trovato quando era ormai tardi

SAN QUIRINO. «I fanciulli trovano il tutto nel nulla. Gli uomini il nulla nel tutto». Chissà quante volte, entrando alla Effetitex, Beta Ghiorghita Katalin avrà visto quella frase incorniciata nel quadretto, all’ingresso dell’azienda, nella zona industriale di San Quirino.
Puntuale ogni mattina, il 36enne di origine rumena, residente ad Aviano, si recava al lavoro nell’azienda di via Masieres. Ieri ne ha varcato la soglia per l’ultima volta. Per abbracciare il nulla.
Tristi pensieri gli mulinavano in capo da qualche mese. Sposato con una connazionale, senza figli, il suo stipendio era l’unica fonte di reddito della giovane coppia.
C’erano difficoltà economiche in casa. Raccontava, ai colleghi, minimizzando, di non riuscire a dormire bene e di sentirsi nervoso, chiedendo loro consiglio su come guarire dall’insonnia. Si era sottoposto anche a visite mediche.
In questo momento di sconforto, si è aggiunta una nuova preoccupazione. Beta Ghiorghita era l’unico operaio della Effetitex.
Era in previsione che la ditta, specializzata nella produzione e commercializzazione di ricambi e accessori per macchinari tessili, chiudesse i battenti. Il giovane temeva di perdere il suo posto di lavoro nell’azienda, in cui lavorava dal 2008. Così, a tu per tu con se stesso, a un certo punto ha deciso. Fuori, però, non ha lasciato trapelare nulla del proposito che stava covando.
Un collega che lavora nella fabbrica vicina, Oscar Moras, l’ha salutato prima di andare in pausa pranzo: nessuna avvisaglia di quanto stava per accadere.
«Era tranquillissimo, stava mangiando il pranzo in fabbrica – racconta Moras, ancora scosso dall’accaduto –. Doveva fare un lavoro, gli ho detto che se voleva l’avremmo visto insieme. L’ho salutato e gli ho detto: ci vediamo dopo alle 14.30». Beta è rimasto solo nella fabbrica.
Ha preso una corda, l’ha legata a un cassone e si è impiccato. Erano le 13.30. Al ritorno dalla pausa pranzo, Moras l’ha trovato appeso al cassone. Ormai non c’era più nulla da fare.
«Ho provato a scuoterlo per le gambe e a sollevarlo, ma non si muoveva più. Subito ho chiamato il 118. Sto male per quello che è successo: era un bravissimo ragazzo». Le indagini dei carabinieri di Aviano e della compagnia di Sacile hanno escluso ogni responsabilità di terzi.

Anatocismo, Usura Bancaria,Anomalie bancarie

fonte: messaggeroveneto

www.usurainbanca.it
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