Anatocismo, Usura Bancaria, Analisi econometriche

Tribunale di Pescara: Banca Condannata a Restituire EURO 428.000 perAnatocimo

Il Giudice con sentenza n.1276 15 del 23 07 2015, condanna una primaria banca alla restituzione di euro 428464,98 alla società, revoca il decreto ingiuntivo avanzato dalla banca, dichiara l’illegittimà della segnalazione del nominativo degli opponenti alla Centrale Rischi e, per l’effetto, ordina l’immediata cancellazione, condanna per colpa grave e risarcimento danni la banca al pagamento nei confronti della società di euro 40000,00, condanna la banca al pagamento delle spese processuali in favore degli opponenti alla somma di euro 21387,00.

TRIBUNALE DI PESCARA: BANCA CONDANNATA A RESTITUIRE EURO 428.000 PER ANATOCISMO
TRIBUNALE DI PESCARA: BANCA CONDANNATA A RESTITUIRE EURO 428.000 PER ANATOCISMO

TRIBUNALE DI PESCARA: BANCA CONDANNATA A RESTITUIRE EURO 428.000 PER ANATOCISMO

Tribunale di Pescara: Il Giudice con sentenza n.1276 15 del 23 07 2015, condanna una primaria banca alla restituzione di euro 428464,98 alla società, revoca il decreto ingiuntivo avanzato dalla banca, dichiara l’illegittimà della segnalazione del nominativo degli opponenti alla Centrale Rischi e, per l’effetto, ordina l’immediata cancellazione, condanna per colpa grave e risarcimento danni la banca al pagamento nei confronti della società di euro 40000,00, condanna la banca al pagamento delle spese processuali in favore degli opponenti alla somma di euro 21387,00.

Anatocismo, Usura Bancaria,Anomalie bancarie

La Banca aveva presentato un decreto ingiuntivo nei confronti dell’azienda, al fine di recuperare il credito (almeno apparente) che vantava nei suoi confronti. Il Giudice, dopo aver verificato i conteggi attraverso l’ausilio di un consulente tecnico, anziché ordinare al cliente di pagare il debito verso la Banca, ha ordinato alla Banca di restituire la somma di Euro 428.000, in forza delle irregolarità compiute dalla Banca.

Non sempre un decreto ingiuntivo presentato dalla Banca risulta fondato, sia nella legittimità della richiesta che negli importi oggetto della pretesa. Sovente accade che l’azienda risulta essere a credito verso la Banca anziché a debito, e per giunta per importi molto rilevanti.

È consigliabile , pertanto, di verificare la correttezza dei contratti bancari e delle condizioni effettivamente applicate all’azienda, sia su conti correnti che sui mutui, sui leasing e sugli strumenti derivati. Una perizia analitica e ben fondata può mettere in seria difficoltà la Banca, permettendo al cliente addirittura di ribaltare la situazione e recuperare importi rilevanti.

La Banca aveva presentato in giudizio, nei confronti di un’azienda correntista, un decreto ingiuntivo per Euro 131.570,85: l’importo derivava in parte dal debito di un finanziamento chirografario stipulato per ripianare l’esposizione debitoria sul conto corrente intrattenuto con la stessa Banca, ed in parte dal debito generato da anticipi su fatture non pagate alla scadenza, secondo quanto previsto nell’ambito dell’affidamento concesso.
Il cliente, opponendosi al decreto ingiuntivo, ha richiesto al Giudice la revoca del decreto ingiuntivo sulla base di irregolarità rintracciate nel rapporto di conto corrente oggetto di vertenza, in essere sin dagli anni Novanta.
Il Consulente Tecnico d’Ufficio, incaricato dal Giudice di stabilire la reale consistenza del debito del cliente, ha totalmente invertito la situazione “debito-credito” tra azienda e Banca, avendo ravvisato la nullità di  numerose clausole contrattuali a causa dei seguenti motivi:
(1) illegittimo rinvio ai cd. “usi piazza” (condizioni abitualmente praticate sul mercato per prodotti analoghi);

(2) illegittima capitalizzazione degli interessi (capitalizzazione trimestrale degli interessi debitori a fronte di una capitalizzazione annuale degli interessi creditori);
(3) mancanza di una valida pattuizione delle CMS ed altri oneri e spese, applicati ma non espressamente pattuiti.

Una volta depurato il conto dell’azienda dalle somme ingiustamente addebitate, l’effettivo saldo è risultato in un credito dell’azienda nei confronti della Banca di ben Euro 428.464,98, anziché del debito per il quale era stato richiesto dalla Banca il decreto ingiuntivo.

In conseguenza di ciò, il Giudice ha condannato la Banca alla restituzione della somma di Euro 428.464,98 oltre  interessi legali, unitamente al risarcimento dei danni nei confronti del cliente – liquidati in ulteriori Euro 40.000 – a causa dell’illegittima segnalazione in Centrale Rischi effettuata dalla Banca, segnalazione che pertanto dovrà essere cancellata.

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