Anatocismo, Usura Bancaria, Analisi econometriche

UDINE: Clienti della Banca di Vicenza: da risparmiatori a debitori

Esposto in Procura da parte di due pensionati friulani che avevano acquistato azioni grazie ad un prestito

UDINE: Clienti della Banca di Vicenza: da risparmiatori a debitori
UDINE: Clienti della Banca di Vicenza: da risparmiatori a debitori

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UDINE: Clienti della Banca di Vicenza: da risparmiatori a debitori

UDINE. Da risparmiatori a debitori. Da titolari di azioni, che ora hanno perso valore, a sottoscrittori di fidi onerosi non fronteggiabili. Nell’intricata vicenda della Banca Popolare di Vicenza emergono ulteriori dettagli. I primi due esposti presentati alla Procura di Udine all’indirizzo dell’istituto di credito portano la firma di un dirigente dell’Inps e di un ispettore superiore della Polizia di Stato, entrambi in pensione.

Nei loro confronti sarebbe stato adottato lo stesso modus operandi da parte di due funzionari, direttore e vicedirettore, di una filiale della banca nel centro storico di Udine.

Dietro a un’operazione ponte di durata breve sarebbe stato concesso loro un finanziamento non oneroso e senza rischi, per l’acquisto di ulteriori azioni. Nel modulo della domanda di acquisto come finalità sarebbero state indicate quelle di natura mutualistica «in quanto l’acquisto delle azioni – come riporta il documento – è prevalentemente finalizzato alla partecipazione alla vita sociale della banca, nonché ad usufruire dei servizi riservati ai soci della banca a condizioni di favore».

A distanza di quasi due anni da quella sottoscrizione, però, i due pensionati hanno dovuto prendere atto non solo che le azioni già in loro possesso hanno perso valore, ma anche che, ora, si ritrovano esposti nei confronti dell’istituto di credito per il finanziamento fatto per comprare i titoli in aggiunta. Da qui la presentazione degli esposti al vaglio ora della Procura di Udine.

In entrambi i casi il finanziamento sarebbe stato proposto a gennaio del 2014. L’ex ispettore di polizia, in particolare, già possessore di 2 mila 549 azioni per un valore di circa 160 mila euro, l’85 per cento dei suoi risparmi in banca, avrebbe sottoscritto un finanziamento dell’importo di 125 mila euro dietro la promessa del riacquisto dei titoli di lì a pochi mesi. L’operazione sarebbe stata contabilizzata il 31 marzo dello stesso anno. Ma alla richiesta sei mesi più tardi di cessione delle azioni, la banca avrebbe segnalato la necessità di tempi maggiori.

Alcuni giorni dopo il pensionato si sarebbe presentato in banca dopo aver fissato un appuntamento e si sarebbe sentito dire dal capo area che «solo se si fosse riconosciuto debitore di quei 125 mila euro, si sarebbe potuto sedere al tavolo tecnico per concordare una dilazione di rientro». Insomma oltre al danno di non poter riavere le vecchie azioni, anche la beffa di dover ripianare l’esposizione debitoria.

L’ex dirigente dell’Inps avrebbe invece sottoscritto un finanziamento di 200 mila euro, dietro promessa che per l’operazione avrebbe ricevuto una remunerazione intorno all’1 per cento. Ma c’è di più. Le azioni, stando all’esposto presentato dal pensionato, non sarebbero state di nuova emissione, ma già giacenti presso la banca e quindi appartenenti a precedenti proprietari.

Un giallo nel giallo, insomma, visto che come riportato nell’inchiesta de “L’Espresso” di alcuni giorni fa sono molti i casi di soci “eccellenti” che hanno potuto brindare al lieto fine grazie al fatto che la banca ha potuto ricomprare i loro titoli.

Tra questi anche piccoli risparmiatori
della provincia di Udine che sono riusciti a svignarsela prima che il sistema mostrasse le prime crepe. Molti altri, invece, come questi due pensionati si ritrovano intrappolati in fidi di centinaia di migliaia di euro e ora non sanno come uscirne.

fonte: messaggeroveneto.it

www.usurainbanca.it
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