Anatocismo, Usura Bancaria, Analisi econometriche

Usura : la legge parla chiaro ma nessuno la applica

Usura : la legge parla chiaro ma nessuno la applica

Usura : la legge parla chiaro ma nessuno la applica

Usura : la legge parla chiaro ma nessuno la applica

Benjamin Franklin scrive sul suo “l’Almanacco del povero Riccardo”: “Se vuoi renderti conto del valore del denaro, prova a chiedere un prestito”. Non sappiamo se da politico lungimirante, Franklin avesse previsto con largo anticipo gli effetti nefasti del difficile rapporto tra banche e utenti. Un fatto è certo: con il suo aforisma, Franklin, ha anticipato l’attuale realtà dei fatti. Sì, perché quando gli istituti che dovrebbero garantire l’accesso al credito legalmente riconosciuto vìolano palesemente norme di legge e regolamenti attuativi, solo allora il cittadino si accorge del reale “valore del denaro” che tiene in piedi la sua attività lavorativa e, in molti casi, la sua stessa vita familiare. Diciamolo apertamente e senza troppe perifrasi: oggi parlare di “usura bancaria” significa scoperchiare il vaso di Pandora del sistema italiano di credito, guardarvi dentro e accorgersi come i cittadini, siano essi semplici correntisti o imprenditori alle prese con una serie di prodotti e servizi bancari, paghino interessi che, in molte situazioni, superano in gran lunga il tasso di usura previsto dalla legge.
E’ ormai evidente come in Italia il credito usuraio si muova su due binari ben distinti: non esiste più solo l’usura da strada quella, tanto per intenderci, operata dalla criminalità organizzata; sempre più di frequente i media accendono i riflettori della cronaca su situazioni imbarazzanti che coinvolgono istituti regolarmente controllati dalla Banca d’Italia. Solo qualche mese fa (giugno 2014) alcuni quotidiani si sono occupati della chiusura dell’inchiesta da parte della Procura di Trani sui tassi usurai applicati da alcune importanti banche italiane: 62 persone – molti i nomi in vista orbitanti tra Bankitalia e ministero dell’Economia – hanno ricevuto dalle Fiamme Gialle l’avviso di notifica di fine indagine. Quel che dovrebbe far riflettere, ovviamente, è quanto viene contestato dalla Procura pugliese ai vertici degli stessi istituti indagati. Il reato, infatti, è quello che solitamente viene affibbiato ai criminali comuni e a quelli organizzati: usura. Eppure la legge parla chiaro. La 108 del 1996, la normativa che chiarisce una volta per tutte “chi” e “cosa” rappresentino usura, è arrivata a sostituire un intero articolo del Codice Penale: “Chiunque, fuori dei casi previsti (…), – recita il testo – si fa dare o promettere, sotto qualsiasi forma, per sé o per altri, in corrispettivo di una prestazione di denaro o di altra utilità, interessi o altri vantaggi usurari, è punito con la reclusione da uno a sei anni e con la multa da lire sei milioni a lire trenta milioni”. Quel “chiunque”, oltre che da un punto di vista grammaticale, avrebbe dovuto sciogliere ogni dubbio anche sul fronte giurisprudenziale. Malgrado l’inequivocabile incipit della normativa, il Legislatore ritenuto opportuno abbattere ostacoli invisibili, uscendo dal dogma secondo il quale la banca, o chi per essa, fosse intoccabile (e avesse sempre ragione). Ecco quindi l’innalzamento delle pene (“aumentate da un terzo alla metà”) se “il colpevole – è quanto indica la normativa – ha agito nell’esercizio di una attività professionale, bancaria o di intermediazione finanziaria mobiliare”. Ma la sanzione è stata inasprita anche nei casi in cui “il colpevole ha richiesto in garanzia partecipazioni o quote societarie o aziendali o proprietà immobiliari; se il reato è commesso in danno di chi si trova in stato di bisogno; se il reato è commesso in danno di chi svolge attività imprenditoriale, professionale o artigianale; se il reato è commesso da persona sottoposta con provvedimento definitivo alla misura di prevenzione della. sorveglianza speciale durante il periodo previsto di applicazione e fino a tre anni dal momento in cui è cessata l’esecuzione”. Trarre le dovute conclusioni, almeno allo stato attuale dei fatti, non è facile, ma un paio di consigli ci sentiamo di fornirli a titolo gratuito: oggi gli strumenti per capire se un mutuo o un conto corrente bancario siano “usurati” ci sono. Combattere l’asimmetria informativa che favorisce sempre la banca a danno del cliente è possibile. L’importante è cercare soluzioni idonee che mettano in grado un’azienda di non crollare sotto i colpi di un “rientro forzato”, e che consentano a un imprenditore e alla sua famiglia di non morire di credito.

Anatocismo, Usura Bancaria,Anomalie bancarie

Usura : la legge parla chiaro ma nessuno la applica
(fonte iogiornalista.com)

 

www.usurainbanca.it
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