Anatocismo, Usura Bancaria, Analisi econometriche

«Veneto Banca azzerata, il piano si chiama Basilea 3»

Miatello (Coordinamento Soci “Don Torta”): «conti ancora non trasparenti e zone d’ombra». Ma a monte c’é un disegno. Europeo

miatello
Credo ci siano pochi margini per rimettere in sesto un sistema bancario veneto sano e vitale per le persone e le imprese. Ma se così non accadrà la nostra regione prima o poi andrà incontro ad un rovescio sociale di dimensioni difficilmente quantificabili». Parla con l’amaro in bocca Patrizio Miatello (nella foto da https://exponews2015.wordpress.com, in primo piano), uno degli animatori più conosciuti, anche per il capello fluente e l’eloquio sanguigno, del “Coordinamento Don Torta“, il raggruppamento di associazioni che da mesi battaglia per una soluzione del nodo delle popolari venete «che non stringa definitivamente il cappio al collo ai risparmiatori». L’attivista, che di mestiere fa l’imprenditore, ha sotto mano la stampa di oggi: inevitabilmente lo sguardo cade sull’ennesimo smacco patito dai soci di Veneto Banca, le cui azioni, già svalutate, hanno toccato una soglia prossima allo zero.
Questa forchetta di prezzo tra 10 e 50 centesimi è stata una sorpresa? E se non lo è stata perché non lo è stata?
Io parlo per me. E non si è trattato di una sorpresa perché proprio quel range lo avevo identificato e pubblicamente dichiarato diversi mesi fa. Era la situazione intrinseca alla banca a suggerire questa indicazione. Devo dire però che anche nel nostro gruppo c’era chi stentava a credermi. Forse perché nel suo inconscio sperava di poter vendere a un prezzo maggiore.
Il professor Loris Tosi, mente dell’associazione dei grandi soci, si è detto scandalizzato del valore a 10 centesimi. Come giudicate l’azione dell’associazione “Per Veneto Banca” e dei suoi uomini ai vertici dell’istituto? Detto in altri termini: come è possibile che si straccino le vesti se hanno i loro uomini dentro il consiglio di amministrazione?
Questo bisognerebbe domandarlo a loro. Faccio notare però che da questo punto di vista il gruppo che fa capo a Tosi e quello che fa capo ai piccoli soci, capitanati fino a poco fa dall’attuale vicepresidente Luigi Schiavon, si sono comportati in modo contraddittorio.
Sarebbe a dire?
Prima di entrare in consiglio spiegavano che avrebbero chiesto e ottenuto trasparenza e pulizia. Poi alle parole non sono seguiti i fatti.
Se qualcuno del vostro coordinamento fosse stato nel cda, si sarebbe comportato diversamente dal presidente Stefano Ambrosini, dal consigliere Matteo Cavalcante e dagli altri?
Certamente sì.
Come?
Perché avremmo per prima la cosa più importante. La creazione di un comitato d’inchiesta aperto all’esterno col potere di passare ai raggi X i conti della banca e col compito di andare a sezionare, nomi, cognomi, incagli, prestiti, disparità di condizioni nella resa delle azioni e quant’altro. Il tutto in un’ottica di massima trasparenza e pubblicità.
Prevedete che anche per Veneto Banca non si andrà in Borsa e quindi finirà tutta in pasto ad Atlante? O, nonostante questo prezzo bassissimo, pensate sia fattibile che, come ha detto Bruno Zago, il presidente di “Per Veneto Banca”, 250 milioni potrebbero saltar fuori dal cosiddetto territorio?
Le possibilità di un approdo in Borsa non sono molte. Ma con la banca in queste condizioni mi domando se il tema sia davvero cruciale. Onestamente poi faccio fatica a esprimere un parere motivato dal momento che non ci hanno fatto vedere i conti della banca.
Sui media è scoppiato il caso Schiavon. Il quale si ritiene vittima di un dossieraggio partito anche dall’interno della banca. Le preoccupazioni del vicepresidente sono fondate?
Io ovviamente parlo a titolo personale. E dico solo una cosa: se a ragione si chiede chiarezza su una vicenda di regali da 16mila euro, allora se tanto mi dà tanto, bisogna andare a far luce su operazioni passate di tutti i tipi. Comprese le più oscure.
Altrimenti?
Altrimenti il caso Schiavon rischia di diventare la cortina fumogena per situazioni ben più gravi.
Fra gli aspetti oscuri c’è per caso anche quello di chi sostiene che ci sia un disegno premeditato per azzerare le due ex popolari venete non quotate e fonderle. È vero o no?
Non credo che ci sia un disegno per fare fondere le due banche. Ma ce n’è uno ben più preoccupante per prenderne gli asset primari: i cespiti pesanti, come si diceva nei testi di ragioneria bancaria di un tempo.
Ma questo piano ha un nome e un cognome? Chi lo ha ideato?
Questo piano si chiama “Basilea 3″. Che detto in termini grezzi è un protocollo il quale prevede che le banche debbano aumentare i capitali a garanzia dei prestiti in forma immediatamente liquida, cash o oro per intenderci, abbassando i coefficienti, o meglio svalutando, il valore in primi dei beni immobili. Ecco il trucchetto con cui i grandi gruppi bancari faranno shopping low cost dei beni e delle imprese dei veneti, e non solo dei veneti.
“Basilea 3″ è però un parto della Banca dei regolamenti internazionali, il sancta sanctorum del potere finanziario internazionale. Questo piano partirebbe secondo voi da un livello tanto alto?
Ma va? I pasticci combinati negli anni dalle popolari venete hanno aumentato in modo drastico la vulnerabilità degli istitituti esponendoli più facilmente a questi appetiti. Inoltre la classe dirigente, politica, imprenditoriale, accademica nonché la società civile nostrana non si è mai resa conto di quanto già dal 2011 stesse accadendo.
Sì però negli anni si sono levate parecchie voci durissime al riguardo. Basti pensare al professor Marco Onado, al professor Emiliano Brancaccio, agli analisti indipendenti come Alfonso Scarano, persone che sono andate in tv, il cui pensiero circola in rete. O no?
Non è bastato. Perché la voce dominate era ed è un’altra. Chi ricorda il giornalista Oscar Giannino che un tempo pontificava sulla necessità di dare fiducia alle popolari e oggi sostiene il contrario? Per non parlare del mondo delle imprese.
Ovvero?
Nel 2011 presi la parola alla famosa convention della Confindustria della Marca a Conegliano quale membro di Unindustria Treviso. Snocciolai uno per uno i pericoli che correvano gli imprenditori che si legavano mani e piedi alle popolari. Fui mandato via in modo poco educato dall’allora presidente Alessandro Vardanega. Disgustato sbattei la porta in faccia a Unindustria. Poi è successo quello che è successo. La questione grave è che una marea di miei colleghi imprenditori è legata a doppio filo alla sorte delle banche. Sono persone col cappio alla gola che rischiano che la botola si apra da un momento all’altro. Vogliamo capirlo o no?
Come coordinamento avete chiesto a Renzi una commissione d’inchiesta parlamentare sulla crisi di Vebeto Banca e BpVi, definendola emergenza nazionale. È davvero possibile che a Roma qualcuno intenda fare qualche mossa concreta che inevitabilmente coinvolgerebbe anche Banca d’Italia e Consob?
È chiaro che per questi motivi la commissione non si farà. Abbiamo avuto conferma di questo orientamento dal viceministro Enrico Zanetti, il tutto in barba ai parlamentari veneti della maggioranza che sostengono il contrario. Qualcosina invece ha fatto la Regione Veneto con la sua commissione. Ma è poca cosa rispetto alla dimensione del dramma. Per questo spero che tutte le associazioni che hanno a cuore il disastro patito dagli azionisti tornino a confrontarsi assiduamente.

fonte: vvox.it


www.usurainbanca.it
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